di Davide Strukelj del 26/8/2019 - Chiunque frequenti l'informazione di oggi, e credo che sia la quasi totalità delle persone del cosiddetto mondo "civilizzato", è soggetto ad un quotidiano bombardamento di notizie, tra le quali una notevole dose delle cosiddette "fake news". Accanto alle false notizie, spesso assistiamo anche a imponenti discussioni su temi che paiono importanti ma spesso sono del tutto insignificanti o fuori contesto, che compaiono dal nulla e spesso senza un vero motivo scatenante, e si propagano a dismisura occupando spazi e tempi decisamente sproporzionati rispetto alla natura e rilevanza dell'argomento trattato. Altre volte ancora un fatto specifico, magari particolarmente drammatico, viene enormemente amplificato e generalizzato fino a divenire un tema sociale universale come se il comportamento esclusivo di uno o pochi individui fosse il malcostume tipico di tutti o di una specifica classe di persone.

Generalizzando, si tratta insomma di notizie false, oppure di informazioni i cui contenuti vengono manipolati e ampiamente divulgati per dare loro connotati e importanza esagerati.
Considerato che produrre informazioni (vere o false che siano) è un lavoro oneroso e specialistico, che dare alle stesse una diffusione significativa è spesso complesso e materia da veri tecnici del settore, e che trasformare una notizia in tema di discussione è cosa da navigati professionisti, pare scontato porsi almeno due domande, che in verità sono due facce della stessa medaglia.
La prima riguarda il "chi". Quali sono le persone, i gruppi di persone o gli enti che si occupano di questa attività?
La seconda riguarda il "perché". A che fine viene messa in campo tale attività, che di certo rappresenta un costo sia di tempo che di mezzi e denari?

In via preliminare tralascerei la prima domanda poiché ritengo che derivi direttamente dalla risposta alla seconda.

Per cercare una (possibile ancorché non esaustiva) soluzione, partirei da un personaggio del 1700, tale Christian Schubart, che conobbe alterne fortune e vicende, in particolare a causa di una vita dissoluta e del suo spirito critico e provocatorio, un po’ rivoluzionario, un po’ massone ed un po’ anticlericale, ma in qualche modo votato alla critica sociale senza “peli sulla lingua”, atteggiamento che gli costò severe punizioni, inclusi esilio e carcere.

Schubart fu poeta e compositore, oltre che commentatore ed editore (senza grandi fortune), e si dedicò, tra le altre cose, anche alla scrittura di Lieder, composizioni brevi di argomento "popolare" che avevano notevole diffusione e che spesso contenevano metafore e precetti. Tra questi canti, uno dei più celebri è "Die Forelle" , la trota.

"Die Forelle" conobbe una gloria postuma soprattutto grazie alla composizione per voce e pianoforte del quasi omonimo Franz Schubert, che poi ne trasse anche un componimento per quintetto di archi e pianoforte, sempre riprendendo il celebre “guizzo” sulla tastiera che immediatamente riporta la mente allo zampillare dell’acqua di un ruscello. Di seguito, anche il grande Franz Liszt riprese il quarto movimento scritto da Schubert per ricavarne alcune composizioni per pianoforte, straordinariamente rivisitate secondo lo stile del maestro ungherese.

Tornando alla trota, il nostro Schubart descrive con ammirazione il suo guizzare allegro e veloce come metafora della piena felicità ed integrazione col suo ambiente, per l’appunto un ruscello dalle acque chiare e fresche. Ma la trota richiama anche l’interesse di un pescatore di passaggio, che però vede nel pesce solo una potenziale cattura ed inizia infatti la sua attività predatoria. Schubart osserva quasi divertito, perché sa che la trota nelle acque cristalline riconoscerà l’insidia della lenza e non cadrà mai nel tranello tessuto dal pescatore. Ma il “furfante”, come lo definisce l’autore, capisce ben presto il problema e decide di agire diversamente. Lesto, intorbida l’acqua del ruscello e in men che non si dica “il pesciolino” è catturato, e a Schubart, “turbato, non rimane che guardare la trota ingannata”.

Certo Schubart non sapeva nulla di social media o di ciò che l'informazione sarebbe diventata 200 anni dopo la sua morte, ma ritornando al tema in premessa, forse l'uso continuo di fake news e di polemiche inconsistenti è proprio un mezzo per intorbidire l'informazione e confondere la trota per farla abboccare all'amo del pescatore.

Continuando con la metafora del Lieder, sull'ipotizzare chi possa essere la trota, chi il pescatore e cosa possa nascondere l'esca, lascio a ciascuno la libera interpretazione... Rimane la conclusione con la trota ingannata e catturata, e il pescatore "furfante" che ha raggiunto il suo scopo, qualsiasi esso sia.

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