di Enza Plotino da Strisciarossa del 20/6/2019 - Il libro“Titanic, come Renzi ha affondato la sinistra” di Chiara Geloni, giornalista e testimone diretta, si avventura nella esplicitazione dei passaggi sostanziali della rovinosa disfatta del più importante partito della sinistra. Una cronistoria delle evoluzioni e, man mano, della deriva renziana. In realtà, come scrive Geloni nell’introduzione, “la storia comincia dove si è interrotta l’altra, quella di Giorni bugiardi, il libro mio e di Stefano Di Traglia sui fatti del 2013: le primarie, le elezioni, il rifiuto di Bersani di fare un governo con Berlusconi, il tradimento dei 101, la rielezione di Napolitano”. Ed è una vera e propria parabola verso il precipizio che la Geloni ci descrive, con dovizia di particolari fino ad oggi sconosciuti ai cerchi ristretti (e forse anche a questi ultimi).
L’ascesa e la caduta
L’ascesa, il massimo fulgore e poi la rovinosa caduta della stella di Renzi, servono a fissare, nel dipanarsi del racconto, i momenti della storia in cui man mano quel partito di nobili origini, perde prima la dignità, poi la lealtà politica, l’equilibrio democratico e infine il limite, tutti principi che ne avevano fatto una grande comunità democratica e che lasciano il posto al sistema liquido renziano , dove di solido c’è solo il senso del potere per il capo.
“E’ stato ai tempi della scissione, che è stata raccontata, ma soprattutto interpretata, come una decisione di una minoranza mossa da rancori, ‘rosicona’, e non spinta, come era stato in realtà, da ragioni politiche importanti. Esplicitare i fatti – racconta Geloni – così come erano avvenuti ha significato salvare una posizione di sinistra che era stata delegittimata a tal punto da essere definita dissidente. E, la metafora del Titanic rendeva perfettamente l’accaduto e la drammaticità dei fatti, perché alla stessa stregua della nave passeggeri che nel 1912 si schiantò contro un iceberg, il Pd sotto il comando di Renzi, indebolito dalla retorica della rottamazione, dalla delegittimazione della sua storia e silenziato dal racconto renziano che gli imputava una sequela di fallimenti, si è piegato ai desiderata del capo. Ed è stato l’inizio della fine”.
Il sistema mediatico
Un ruolo centrale in questo racconto ce l’ha il sistema mediatico, in parte asservito, un po’ demonizzato e in gran misura scalzato dall’introduzione della teoria renziana della “disintermediazione”. “E’ dalla prima Leopolda – dice la giornalista – che appare chiaro che il renzismo di fatto ritenga che il ruolo della stampa sia superato. Si coniuga un nuovo termine ‘disintermediazione’: la comunicazione si fa con i social e i media si comportano veramente come follower amplificando e raccogliendo senza troppo preoccuparsi di ri-mediare. Il sistema mediatico, non tutto però, è rimasto affascinato dall’idea di una sinistra non più ossessionata dal rispetto dell’autonomia della politica. Piace il partito personale di Renzi e così molti media si conformano al “Renzi pensiero”, si uniformano alla stregua di come ampiamente fatto da molti dirigenti del partito, entusiasti ma, sul piano umano, ingenerosi. E così diventa traditore chi rimane fedele ai principi del partito e Renzi diventa il beniamino della stampa plaudente. La scalata alla dirigenza del Pd comincia così”.
Ed è una valanga che travolge il Partito. E che oggi fa dire a Chiara Geloni che “c’è stato un vero e proprio cedimento culturale dell’idea stessa di pluralismo da reinventare ogni giorno, della casa comune in cui tutti potevano concorrere e tutte le idee avere cittadinanza”. All’interno di quella comunità, dove le donne sono diventate solo comparse, si afferma imperiosamente il paradigma del “gettone nell’iphone”, come ricorda la Geloni, espresso da Renzi in una delle Leopolde, e poi divenuto uno slogan del processo di rottamazione che ha reso estranea quella casa comune ai suoi più autorevoli abitanti.
Reduci e dinosauri
La minoranza diventa “reduce”, gli intellettuali “dinosauri”: “Si è creata ad un certo punto la situazione paradossale che, chi aveva fatto politica prima, doveva scusarsi e i ‘padri nobili’ applauditi se assenzienti, demonizzati se dissenzienti. Ogni colpa attribuita ai ritardi della propria parte politica, un’aggressività verso la storia e i protagonisti della Sinistra che arriva a contraddire i principi fondanti dell’Ulivo senza – anche qui – che nessun padre più o meno nobile abbia alzato un sopracciglio per eccepire”.
Un “terreno minato, però”, come scrive la giornalista, un processo di svuotamento che snatura il partito e, pian piano, a forza di strappi vistosi , fa perdere consenso e porta a disastrosi esiti elettorali. Il libro affronta il ruolo del “metodo Boffo” ovvero della macchina del fango che affonda qualsiasi voce dissonante, segna i momenti catartici della salita, ma anche, con dovizia di particolari, la fragorosa discesa. E rimette al giusto posto, ridandogli dignità, le ragioni di chi ha deciso, ad un certo punto, di andare via e… la ricostruzione diventa attualità.
La storia lascia il passo ai giorni nostri e alle difficoltà di riprendere il filo di una ricomposizione di un campo di Sinistra che cerchi di “riprendere dal bosco” (una felice espressione di Bersani), dove si è rifugiato, un elettorato disperso.

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