Apertamente

di Marco Macciantelli da articolo1mdp.it del 22/12/2017 - Da qualche tempo, con sempre maggiore insistenza, si parla d’un’economia della cultura. Si guarda, cioè, alla cultura come a un comparto produttivo che non manca di determinare effetti tangibili sulla crescita (intesa soprattutto in senso qualitativo) e l’occupazione. Nondimeno occorre stare attenti: perché nelle cose della cultura, il mercato – a chi qualcosa è diretto – può avere un rilievo, purché non si perda di vista il concreto lavoro di chi effettivamente fa cultura. Più dell’impresa contano le audaci imprese. Diversamente c’è il rischio di una visione strumentale, utilitaristica della cultura. O di una subalternità a logiche aziendalistiche. Mentre il modello dell’opera culturale è molto più consonante con quello dell’artigiano, dell’artefice del lavoro ben fatto.

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News - Cultura

di Giacomo Gabbuti da Sbilanciamoci.info del 4/12/2017 - Dall’Unità in poi l’Italia ha compiuto un percorso “subottimale” ed è sempre cresciuta meno di quanto avrebbe potuto. Una recensione al volume curato da Vasta e Di Martino. Il volume curato da Di Martino e Vasta rappresenta probabilmente una svolta nella crescente pubblicistica storico-economica. Il lavoro, frutto di un collettivo di accademici (oltre agli autori, in ordine di apparizione, E. Felice, G. Cappelli, A. Nuvolari, A. Colli e A. Rinaldi), nasce da uno speciale di Enterprise & Society, intitolato Wealthy by accident? Il punto interrogativo era forse più in linea con l’interpretazione; ma più che in questa, la principale novità del volume sta nel modo in cui si concepisce il ruolo della disciplina nel più generale dibattito pubblico.

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News - Economia

di Michele Nardelli da Balcani Caucaso.org del 5/12/2017 - Dopo la condanna di Mladić e il suicidio di Praljak una riflessione su quando criminali e crimini della dissoluzione jugoslava tengano ancora in ostaggio il futuro dell'Europa. Spenti i riflettori sulla condanna all'ergastolo di Ratko Mladić tutto sembrava riprendere a scorrere nella “normale” indifferenza con cui si guarda a questa parte d'Europa che ci ostiniamo a non considerare tale. E a non capire, alternando reazioni all'emergenza e superficialità. Non è stato infatti diverso nemmeno in larga parte dei commenti sulla condanna di quello che un tempo era il capo militare dei serbo-bosniaci, immortalato sul banco degli imputati all'Aja nei panni di un vecchio livido di rancore che – giustamente – finirà i suoi anni dietro le sbarre.

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News - Mondo

di Francesco Martino da Balcani e Caucaso del 28/11/2017 - La presenza cinese nei Balcani è in crescita, soprattutto nel quadro della sua "Belt and Road Initiative" - la nuova Via della Seta tra Oriente e Occidente - che offre opportunità, ma anche rischi. Un'intervista all'analista Jens Bastian. La “Belt and Road Initiative - BRI" (vedi box) è uno dei progetti più ambiziosi promossi dal governo di Pechino. Qual è il ruolo della cosiddetta “Via della Seta Balcanica” nel più ampio contesto dell'iniziativa?
In generale, le attività cinesi nell’emergente “Via della Seta Balcanica” sono ben accolte dai politici dell’Europa sud-orientale. Nonostante i visibili progressi registrati dalle compagnie cinesi nella regione, il punto di riferimento per l’economia di questi paesi rimane – per il momento – l’Unione europea, ancora e di gran lunga la principale fonte di investimenti esteri, scambi commerciali e assistenza allo sviluppo della regione.

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News - Mondo

di Guglielmo Ragozzino da Sbilanciamoci.info del 23/11/2017 - 15 mila scienziati di 184 paesi hanno sottoscritto un solenne messaggio sullo stato del pianeta, invitando l’umanità a cambiare modello di vita per evitare “una perdita catastrofica di biodiversità”. “Presto sarà TROPPO TARDI…” Il 13 novembre Le Monde, importante quotidiano francese, poco disponibile al sensazionalismo, apre la sua prima pagina con il titolo, a caratteri di scatola, che abbiamo tradotto. L’occhiello è drammatico: “Grido d’allarme di 15.000 scienziati per salvare il pianeta”. Sotto un lungo catenaccio che spiega come 15.000 scienziati di 184 paesi abbiano sottoscritto un solenne messaggio sullo stato del pianeta. Essi invitano l’umanità a cambiare modello di vita per evitare “una perdita catastrofica di biodiversità”. Il riscaldamento climatico e la deforestazione mostrano come il degrado dell’ambiente naturale abbia cause umane.

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News - Mondo

di Alessandra Casarico e Salvatore Lattanzio da LaVoce.info del 12/12/2017 - Nel Regno Unito le grandi aziende sono obbligate a pubblicare i dati sul differenziale di genere nei salari e nei bonus dei loro dipendenti. Una legge simile potrebbe essere utile anche in Italia, per evidenziare un problema persistente nel tempo. Cosa prevede la legge inglese. Il gender pay gap, la differenza tra i salari percepiti da uomini e donne, rappresenta una dimensione critica delle differenze di genere nel mercato del lavoro. I dati Eurostat segnalano che, nella media dei paesi europei, il differenziale è superiore al 15 per cento. Quali strumenti potrebbero portare a una sua diminuzione?

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News - Europa

di Cristina Cecchi da MicroMega del 5/12/2017 - «Infatti è facile vedere come tra le differenze che distinguono gli uomini ve ne siano parecchie che passano per naturali, mentre sono solo il prodotto dell’abitudine e dei diversi generi di vita che gli uomini adottano in società.» «Può esservi un uomo tanto depravato, pigro e feroce, da costringermi a provvedergli i mezzi di vita mentre se ne sta in ozio?» «Ignorate che una moltitudine di vostri fratelli, muore, o soffre nel bisogno di ciò che voi avete di troppo, e che vi ci sarebbe voluto un consenso espresso ed unanime di tutto il genere umano per poter prelevare sui mezzi di sussistenza comune tutto quel che andava al di là del vostro bisogno?»

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News - Economia

di Alessia Amighini da LAVoce.info del 6/12/2017 - Italia e Cina sono ora collegate da una linea ferroviaria diretta per il trasporto merci. In futuro le merci viaggeranno sempre più per via multimodale. Perché il nostro paese ne benefici va superata la frammentazione e la competizione tra diversi poli. Da Mortara a Chengdu. È partito il 28 novembre scorso dal terminal intermodale di Mortara (Timo) il primo treno merci diretto Italia-Cina. Lo aspettano con trepidazione a Chengdu – capoluogo del Sichuan – in un giorno non ben precisato intorno a metà dicembre. È il terzo collegamento diretto con la Cina dall’Europa, dopo quelli da Germania e Belgio, e dovrebbe diventare una delle rotte terrestri più importanti nell’iniziativa promossa nel 2014 dal presidente Xi con il nome di Belt and Road, comunemente tradotta come Nuove vie della Seta.

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News - Mondo

di BRANKO MILANOVIC da MicroMega del 18/11/2017 - Pubblichiamo il capitolo “Dieci brevi riflessioni sul futuro della globalizzazione e della disuguaglianza di reddito” dal libro “Ingiustizia globale. Migrazioni, disuguaglianze e il futuro della classe media” del grande studioso di diseguaglianza sociale Branko Milanovic, appena uscito per Luiss University Press, che ringraziamo per la gentile concessione. 1. Quali forze modelleranno la disuguaglianza globale in questo secolo? Le due forze che modelleranno la disuguaglianza globale sono la convergenza economica e le onde di Kuznets. Le prospettive verso la convergenza, o il fenomeno che vedrà l’Asia raggiungere il passo economico dell’Occidente, sembrano solide. Se anche la crescita della Cina dovesse avere un andamento con alti e bassi, gli elevati tassi di crescita economica di almeno alcuni dei paesi popolosi dell’Asia come l’India, l’Indonesia, il Bangladesh, la Thailandia e il Vietnam proseguiranno il loro corso.

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News - Economia

di Marco Miccinatelli da ArticoloUno MDP del 24/11/2017 - C’era una volta il bipolarismo. Sorto a seguito dell’implosione del sistema fondato sull’unità politica dei cattolici, da ultimo nel formato dell’alleanza di pentapartito, ovvero del CAF (Craxi, Andreotti, Forlani). Sotto la spinta della questione morale, ovvero della questione giudiziaria, quel modello implode, aprendo una transizione che, dopo un quarto di secolo, non ha ancora raggiunto un punto di approdo. Il bipolarismo, sinché ha retto, ha avuto a proprio favore due rinforzi legislativi: la legge 25 marzo 1993, n. 81, relativa all’elezione diretta del sindaco e del presidente della provincia (sino a quando c’è stato); e la legge Mattarella, dal nome del suo relatore, l’attuale presidente della Repubblica, poi ribattezzata, da Giovanni Sartori, Mattarellum, risalente al 4 agosto 1993, in esito del referendum del 18 aprile 1993.

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News - Italia

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