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di Enrico Beltramini - RUBRICA UNITED STATES INSIDER. Oggi il dibattito in America verte sulle  ricette per rimettere in sesto i conti pubblici e sulla nuova realtà geopolitica. L’America è in declino? Certamente, quella del declino è una possibilità. Ma non c’è niente di inevitabile nella storia. Il declino, se arriverà, arriverà inaspettato. SAN FRANCISCO - Il primo decennio del XXI secolo è stato il tempo del declino. Il dibattito è stato centrato sul declino. Come possono gli Stati Uniti, l’unica superpotenza rimasta dopo il crollo dell’Unione Sovietica, mantenere il loro status di superpotenza in un mondo esplicitamente minaccioso e fintamente acquiescente?

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di Fabrizio Forquet - Nell'affrontare le ragioni profonde dell'agire, le moderne teorie psicologiche concordano sull'impossibile libertà dal proprio carattere. Ed è solo assimilando la politica italiana alle teorie della psiche che si può spiegare la settimana orribile - appena trascorsa - della manovra finanziaria. Dopo il lampo di unità e decisionismo che ha portato all'approvazione del decreto per il pareggio di bilancio a cavallo di Ferragosto, è bastato il momentaneo distrarsi dei mercati finanziari, rassicurati dagli acquisti della Bce di titoli italiani, a far tornare la politica italiana ai suoi vecchi mali.

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di Francesco Cundari - Uno dei commenti a caldo più acuti fu quello di Bill Clinton, il quale disse che l'attacco alle Torri Gemelle metteva in luce il volto oscuro della globalizzazione». Da questo ricordo prende avvio la riflessione di Massimo D'Alema sul significato dell'11 settembre. L'attacco venne a spezzare l'incantesimo, la fiducia nelle magnifiche sorti e progressive del mondo globale, l'idea che l'unificazione del mondo sotto il segno del capitalismo americano avrebbe portato a una generale pacificazione. Era l'idea, in fondo, di una grande unificazione culturale».

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La complessità geografica del Mediterraneo, dalle coste meridionali dell’Europa a quelle nord-occidentali dell’Asia e a quelle settentrionali dell’Africa, può essere meglio compresa attraverso il fitto intreccio delle sue storie e la ripetuta sovrapposizione dei territori che la rendono, oggi più di ieri, irriducibile al controllo ideologico di una o più frontiere, tantomeno a una unitaria ed eterodiretta narrazione della sua storia. L'edizione 2011 del festival internazionale di danza contemporanea Oriente Occidente vuole contribuire a mostrare - attraverso l’immaginazione delle culture, in questo caso soprattutto musicali e di danza - un mare condiviso da sempre non fra dannati e selvaggi, ma tra alterità ricche, stratificate, complesse. Di seguito il programma.

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di Guido Crainz, da Repubblica, 25 agosto 2011 - L'ultima manovra economica del governo vuole cancellare le festività laiche del 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno. Ma la crisi che stiamo vivendo richiederebbe esattamente il contrario, ovvero il rafforzamento di riferimenti solidi per la nostra convivenza democratica. Lascia senza parole una discussione sui "tagli sostenibili" che infila fra la (mancata) riduzione degli sprechi della politica e le (mancate) misure contro gli evasori anche lo spostamento - e quindi l'appannamento, la perdita di rilievo - di festività che fondano la nostra identità collettiva: il 25 aprile, il I° maggio, il 2 giugno. Dovrebbe essere esattamente il contrario. E' proprio la drammatica emergenza che viviamo, è proprio l'infuriare di venti che possono essere devastanti a imporre il mantenimento, e semmai il rafforzamento, di riferimenti solidi, di bussole decisive.

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di Stefano Torelli - Nella crisi diplomatica tra Ankara e Tel Aviv la pubblicazione del rapporto Palmer sull'assalto israeliano alla nave turca Mavi Marmara è solo un pretesto. I motivi di politica interna e strategia regionale dietro la scelta di Erdoğan. Un altro problema per Netanyahu.  L’abbassamento della rappresentanza diplomatica israeliana in Turchia al livello del secondo segretario, con la conseguente espulsione dell’ambasciatore di Israele in Turchia Gabby Levy e di tutti gli altri diplomatici di livello, segna la consacrazione della crisi dei rapporti tra Ankara eTel Aviv. Con una nota molto lunga e argomentata, il ministro degli Affari Esteri turco Ahmet Davutoğlu ha spiegato, lo scorso 2 settembre, che la decisione è stata presa in seguito alla pubblicazione del cosiddetto rapporto Palmer sull’assalto israeliano alla nave turca Mavi Marmara. La pubblicazione del rapporto, frutto di un’indagine ordinata dalle Nazioni Unite, era stata posticipata già due volte e, sebbene Tel Aviv avesse chiesto un’ulteriore proroga di sei mesi, è stato anticipato dal New York Times lo stesso 2 settembre e conclude che, sebbene il blocco della Strisica di Gaza da parte di Israele sia una “misura di sicurezza legale”, l’azione militare che ha portato all’uccisione di nove cittadini turchi in acque internazionali è stata del tutto “eccessiva, ingiustificata e inaccettabile”.

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Scritto da Dörte Dinger Lunedì 05 Settembre - Il problema della politica europea di Berlino oggi è la mancanza di una strategia coerente, di obiettivi chiari e di una sana dose di passione. Angela Merkel manca del vigore necessario per porre fine a battibecchi all’interno della sua stessa coalizione? Oppure preferisce cedere di fronte alle pressioni interne piuttosto che impegnarsi in una soluzione sostenibile della crisi dell’eurozona? La politica europea della Germania è forse uscita fuori dai binari? Questa sembrerebbe essere l’impressione data dal governo Merkel nel corso della scorsa estate, in cui la crisi del debito di alcuni paesi membri dell’Unione europea è diventata una crisi dell’intera unione monetaria. In una situazione così difficile, Berlino ha impiegato mesi per decidere alla fine di dare il proprio sostegno al Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria prima e al Meccanismo europeo di stabilità poi. Le esitazioni della Germania non solo hanno accresciuto i costi finanziari del salvataggio dei paesi in crisi dell’eurozona, ma hanno anche acuito le insicurezze dei partner europei.

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Scritto da Ubaldo Villani-Lubelli Lunedì 29 Agosto 2011 - La Germania ha saputo risollevarsi dalla crisi economico-finanziaria prima e meglio degli altri paesi europei, grazie a un precoce sistema di riforme ma soprattutto per merito di un’illuminata politica di investimenti nei settori di ricerca, formazione e istruzione, dimostrando come anche da essi sia possibile ottenere concreti benefici economici. Mentre l’Europa fatica a uscire dalla crisi economico-finanziaria, c’è un paese che vive una crescita tale da essere diventato un modello economico e sociale: la Germania. Il sistema tedesco è attualmente un paradigma politico a cui costantemente richiamarsi. Ma qual è il segreto della Repubblica federale tedesca? Come mai la Germania è stato il primo paese dell’area euro a uscire (e bene) dalla crisi economica internazionale?

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di Barbara Spinelli, da Repubblica, 31 agosto 2011 - Hanno la memoria corta, coloro che guardando fuori dalla finestra, e vedendo i tempi come son brutti, concludono che non è sotto cieli sè rabbuiati che si può fare dell'Europa una grande potenza. Una grande potenza decisa a non farsi abbattere dalle raffiche dei mercati e da quel che le raffiche dicono: la crisi di un mondo, non del mondo; la nascita di un universo multipolare, non più egemonizzato da America e Occidente. L'idea dell'unificazione europea non nacque nei sogni di uomini che se ne stavano sdraiati su verdi prati, ma nella tormenta e nella guerra, quando le forze dei nazionalismi e delle dittature mietevano morte.

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di "Azra Nuhefendić" - Secondo alcuni è un monumento alla forza dello spirito umano, altri pensano che fosse un luogo di torture. Viaggio nella storia del tunnel di Sarajevo, 700 metri di percorso sotterraneo che, per gli abitanti della capitale bosniaca, rappresentavano la differenza tra la vita e la morte. E' un clandestino vero e proprio. Esiste, lo sappiamo tutti, anche se negli elenchi telefonici, nei libri ufficiali, nei discorsi pubblici non si menziona. Le indicazioni stradali per trovarlo non ci sono. Eppure è conosciutissimo. Riceve tantissime visite, lo cercano, lo trovano, lo guardano, lo ammirano. E il tunnel di Sarajevo, esiste, ma ufficialmente è come se non ci fosse.

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