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Jovan DivjakDopo l'arresto di Jovan Divjak, avvenuto in Austria giovedì 3 marzo, si sono moltiplicate le reazioni e le manifestazioni di sostegno all'ex generale bosniaco. Due le petizioni per la sua liberazione, in Italia e in Bosnia Erzegovina. Lo conobbi, pensate, a testa in giù. Jovan Divjak era in posizione yoga, dritto come un palo sulla scrivania. Lontano si sentivano colpi di mortaio. Era il settembre 1992, a Sarajevo, nel quartier generale delle truppe di difesa, le milizie che lui stava mettendo assieme dal nulla. Mi disse “Si accomodi” in francese, spiegò che non dormiva da un mese e quello era il solo modo di ricuperare. Cominciammo guardandoci al contrario, come i fanti della stessa carta di tressette. Poi mi spiegò la situazione sul fronte.

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rigattiPatrizio: Emilio Rigatti è il professore-ciclista che ha girato il mondo sulle due ruote, quello che ha scritto "Se la scuola avesse le ruote", e poi "Italia fuorirotta", "Minima pedalia" e "La strada per Istambul" ecc ecc. L'ultima volta ci siamo visti al Festivaletteratura di Mantova, in cui presentava un suo libro dedicato "Alla mia prima bicicletta", fatto - tra gli altri - con Margherita Hack. Ma non va solo in bicicletta: da un anno e mezzo a questa parte si diverte e viaggiare in kayak. E ultimamente ha realizzato quello che, per me, è da sempre un sogno: andare a Venezia in barca! Noi, anni fa, con Adriatica ci siamo andati, a vedere la festa del Redentore.

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Nasce "E", il mensile di Emergency. Direttore, Gianni Mura. Editore Gino Strada. Un'intervista a due voci per raccontare una scommessa: "Bella ed elegante scrittura, in una cornice etica e civile"di LUIGI BOLOGNINI - Le prove generali - o come si dice in gergo giornalistico il numero 0 - sono finite. E il 6 aprile uscirà il numero 1 di E, testata che riprende il simbolo di Emergency: 128 pagine, prima tiratura 150mila copie, vendita in edicola a 4 euro. Direttore, Gianni Mura. Che col suo editore, Gino Strada, racconta che giornale sarà.  E allora Mura, come sarà? GM "Due aggettivi, bello e utile".  Iniziamo da bello GM "Sarà a colori, ricco di foto, elegante nella grafica, con articoli spesso molto lunghi, molto più di quelli a cui i giornali hanno ormai abituato i lettori negli ultimi anni. E ci tengo molto che sia scritto bene: nel senso che non ci devono essere refusi, neanche per i termini stranieri, ma anche nel senso della bella scrittura, elegante e ariosa".

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femminismoIl termine femminismo è stato rimosso dal vocabolario pubblico italiano ed è perciò spesso del tutto ignoto alle giovani generazioni e liquidato frettolosamente dalle meno giovani. Per femminismo intendiamo un ampio e complesso processo collettivo che inizia nel mondo occidentale alla età dell’Ottocento, quando prende corpo la cosiddetta “prima ondata”, che prosegue più o meno fino agli anni Venti del secolo successivo.

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testamentoIl rischio del "dispotismo etico", evocato a sproposito per inveire contro chi opera perché sia ricostruito quel minimo di moralità pubblica inscindibile dalla democrazia, si è già materializzato alla Camera dei deputati, dove è in corso la discussione sul progetto di legge che disciplina le modalità da seguire se si vogliono dare "indicazioni" per il tempo della fine della vita, ispirato non al principio di libertà, ma a quello di autorità. Se questa legge venisse approvata, ciascuno di noi perderebbe il diritto fondamentale ad autodeterminarsi, verrebbe espropriato del potere di governare liberamente la propria vita. Una politica incapace di guardare ai problemi veri della società si fa di colpo prepotente, si dichiara padrona dei corpi delle persone, pretende di impadronirsi davvero delle "vite degli altri".

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Negli ultimi quindici anni, alla crescente qualità delle attività e dei servizi offerti dagli istituti culturali è corrisposta una sempre minore disponibilità di fondi pubblici. Alle istituzioni viene chiesto di non appoggiarsi ai soli finanziamenti statali. Attrarre finanziamenti privati però non dipende tanto dalla qualità delle attività svolte, quanto da politiche fiscali che rendano “conveniente” per le imprese e per i cittadini investire in cultura.
L’Italia è una delle nazioni europee più ricche di fondazioni, centri e istituti culturali. Alcuni sono in attività da secoli, altri sono nati da pochi anni. Una felice biodiversità, diffusa nel paese, con alcune (poche) istituzioni costituite per iniziativa pubblica e altre (la maggioranza) sorte per iniziativa privata. Tutte – grandi o piccole – si propongono come luoghi di elaborazione e di divulgazione della cultura umanistica o scientifica. Poche si sono conquistate nel tempo un ruolo importante e riconosciuto nel panorama culturale nazionale e internazionale.

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fL'idea di progressiva inclusione di tutto l'Est è impopolare tra i cittadini Ue. Ancor di più l'adesione della Turchia. Perché crisi economica e deriva populista dei partiti maggiori hanno reso l'immigrazione un tema tabù. Lo spiega l'analisi Transatlantic Trends in 8 Stati. Con l'Italia in evidenza per scetticismo e poca informazione “L’opinione pubblica europea è da anni contro l’allargamento, come evidenziato da Eurobarometro e da diversi sondaggi sul campo. Se i governi decideranno di proseguire comunque su questa strada, lo faranno contro i propri cittadini”.

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editoriaI cambiamenti che il mercato editoriale sta attraversando con il passaggio al digitale della distribuzione e, in alcuni casi, dei supporti stessi per la lettura, rappresentano una sfida ma anche un’opportunità. Tratto specifico di questa evoluzione non è la disintermediazione, ma un rafforzamento del ruolo della mediazione informativa (compresa quella editoriale), realizzata però in forme nuove.

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Mai colonizzazione fu più sfortunata di quella italiana in Libia. E pensare che tutto era parso facile nell'ottobre del 1911, quando le truppe italiane inviate dal governo liberale di Giovanni Giolitti erano sbarcate a Tobruk, Derna, Bengasi e si erano avventurate in quella terra senza quasi incontrare resistenza da parte dei duemila mal equipaggiati soldati ottomani lasciati a presidio dalla Turchia. Casomai il nostro esercito ebbe qualche problema da parte dei senussi, gli islamici che, senza entrare in conflitto con Istanbul, dalla metà dell'Ottocento (nel 1843 Muhammad al-Sanusi si era stabilito a sud-ovest di Cirene), avevano dato alle genti della Tripolitania e della Cirenaica nuove forme di organizzazione politico-sociale (oltre a una versione del tradizionale credo religioso maomettano più moderna, più adatta alla mentalità e alle esigenze delle popolazioni beduine).

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I giornali e le tv (non tutti, ovviamente) hanno dato risalto alla manifestazione del 13 febbraio nelle grandi città: Roma e Milano, poco più. È rilevante però anche ciò che è successo nei tanti altri luoghi d’Italia in cui le donne si sono fatte sentire con un’energia che nessuno aveva previsto (ma come sono diventate sorde le antenne della politica, in tempi di sfrenato sondaggismo!). Catania è stato uno di questi luoghi: la dolce mattinata siciliana si è riempita delle sciarpe bianche, degli allegri richiami, dei gesti colorati di parecchie migliaia di persone che in questa processione laica si sono riprese le strade e le piazze, si sono riappropriate del diritto sia di indignarsi e di dire di no, sia di dar voce a quella voglia di cittadinanza attiva che non si esaurisce in una croce su una scheda, che non si identifica con l’audience.

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