Apertamente

di Paolo Polli del 6/12/2018 - Sono convinto che la dialettica, anche quella politica, sia fattore di crescita culturale, conoscenza e fonte di rispetto.  Rispetto a amicizia che provo da tantissimi anni per Bou Konate, ingegnere, già amministratore locale, italiano e monfalconese, magari non doc come molto si usa e non sempre a proposito, ma che a Monfalcone è a casa sua.  Come sono a casa loro tutti quei monfalconesi che non si riconoscono in un modo di fare fatto di proclami, diktat, insofferenza per il diverso o il non allineato.

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News - Italia

di Daniele Stasi da Italiani Europei del 16/11/2018 -  La rinascita del nazionalismo nei paesi dell’Est Europa può essere fatta risalire a due fenomeni tra loro strettamente connessi: la rottura del patto liberaldemocratico che aveva ispirato le élite politiche della Polonia, della Cecoslovacchia e dell’Ungheria all’indomani delle trasformazioni del 1989; la perdita d’influenza, dopo la crisi finanziaria del 2008, dell’Unione europea, e dell’Occidente in generale, sulle società postcomuniste rispetto all’obiettivo della costruzione di una “democrazia consensuale” e di un’efficiente economia di mercato.

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News - Europa

di Marco Almagisti e Paolo Graziano da Striscia Rossa del 30/11/2018 - Nel dibattito pubblico si fa riferimento sovente alla Costituzione repubblicana discorrendo di riforme mancate. Forse sarebbe opportuno riflettere sui valori che il testo costituzionale veicola e sulla loro attualità. È il caso dell’uguaglianza, nei due stadi in cui può essere distinta, di uguaglianza formale (di fronte alla legge e con il divieto di discriminazioni) e sostanziale (rimozione degli ostacoli che concretamente limitano l’eguaglianza sociale ed economica e, dunque, “il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”). Uguaglianza e partecipazione figurano esplicitamente nel comma 2, art. 3 della Costituzione.

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News - Cultura

di Carlo Favero da LaVoce.info del 30/11/2018 - Le riforme del sistema pensionistico in Italia sono utili per leggere la dinamica del rapporto debito pubblico/Pil. Sono infatti un segnale dell’intenzione di spostarne i costi sulle generazioni future. E se il debito è già alto, i rischi sono enormi. Tutto inizia con la riforma Brodolini. In un bel libro sull’Italia dal 1945 al 2011, Giuliano Amato e Andrea Graziosi (Grandi Illusioni, Il Mulino 2013), propongono un’interpretazione delle origini del debito pubblico nel nostro paese. Secondo i due autori, il miracolo economico del primo dopoguerra, basato sul boom demografico e sul passaggio da una società rurale a una urbana e industriale, generò aspettative crescenti e l’illusione della crescita infinita. Dalla fine degli anni Sessanta, quando la spinta demografica comincia a calare e la transizione si completa, la grande illusione viene alimentata da una politica fiscale espansiva che sposta sulle generazioni future i costi di un debito crescente.

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News - Italia

di Grazia Naletto da Sbilanciamoci del 16/11/2018 - Emendamento della Lega vuole rifinanziare nella legge di Bilancio il bonus bebé (444 milioni di euro): è il “welfare familiare” del contratto di governo che dimentica l’universalismo e i servizi territoriali. Mancano 50 mila posti negli asili, per la Ue strategici per la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Come da tradizione che si rispetti, anche quest’anno è pronto l’ennesimo emendamento al disegno di legge di Bilancio 2019 che dovrebbe reintrodurre il cosiddetto bonus bebè. Nel testo licenziato dal Senato in prima seduta il rifinanziamento del bonus non è infatti previsto. L’emendamento depositato presso la Commissione Bilancio della Camera è stato illustrato dal ministro per la famiglia Lorenzo Fontana e prevede un finanziamento di 444 milioni.

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News - Italia

di Stefano Allievi da Left del 2/12/2018 - Per il governo l’immigrazione sembra essere sempre meno un processo da gestire o eventualmente un problema da risolvere: e sempre più un tema da agitare. Non qualcosa di cui occuparsi, ma qualcosa da cui essere occupati. Non qualcosa da fare, ma qualcosa di cui parlare. Per varie ragioni. Nuovi sbarchi praticamente non ce ne sono più, per cui non c’è più da fare la voce grossa contro di essi (appena 6.500 negli ultimi 5 mesi, 978 in novembre, con un drastico calo tendenziale che prosegue da due anni, accentuatosi negli ultimi mesi con il nuovo governo). Ci sarebbe da lavorare per l’integrazione di richiedenti asilo e immigrati: ed è soprattutto qui che emergono le contraddizioni tra politiche dichiarate e decisioni prese con il “decreto Salvini”.

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News - Italia

di Vittorio Filippi da Balcani Caucaso del 29/11/2018 -  Fu Gabriele D’Annunzio a definire Fiume “città di passione”, inserendola nella narrazione revanscista della “vittoria mutilata” del primo dopoguerra. In realtà Fiume fu una “città di passione” ben al di là del momento dannunziano, perché la città quarnerina è stato il topos in cui si concentrarono alcune delle dinamiche tragiche della lunga contemporaneità dell’Europa di mezzo: conflitti nazionali che misero in crisi le appartenenze di antico regime; passaggio di una città plurale come la Fiume asburgica da un impero plurinazionale a degli “Stati per la nazione”, prima l’Italia e poi la Jugoslavia socialista; oggetto della competizione di potenza fra Roma e Belgrado dopo la grande guerra;

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News - Europa

di Giorgio Fruscione da East Journal del 2/12/2018 - Da BELGRADO – Domani ricorre il centenario della proclamazione dell’unione di serbi, croati e sloveni in un unico regno, ovvero la Jugoslavia, come verrà ufficialmente rinominato il paese nel 1929. La nascita del Regno di Serbi, Croati e Sloveni può considerarsi l’esito più politicamente rilevante della Prima guerra mondiale per la regione balcanica. Uno degli artefici della realizzazione dell’unione, re Aleksandar Karadjordjevic – che si guadagnerà l’epiteto di “unificatore” – sostenne personalmente che l’obiettivo principale dell’esercito serbo nella Grande Guerra fosse quello di arrivare a una liberazione degli slavi nel sud e alla costruzione della Jugoslavia.

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News - Europa

di Vichi De Marchi da Striscia Rossa del 14/11/2018 - Commentando uno degli atlanti che periodicamente pubblica Save The Children sull’infanzia a rischio, Roberto Saviano, alcuni anni fa, scrisse che era come trovarsi a leggere un romanzo drammatico. La drammaticità sta nella condizione dei bambini e degli adolescenti, in quella fetta di infanzia tragicamente dimenticata prima di tutto dalle istituzioni. I capitoli di questo “romanzo” si sono arricchiti anno dopo anno di toni ancora più cupi. Lo testimonia anche l’ultimo Atlante di Save the Children, il nono della serie pubblicato da Treccani, dal titolo “Le periferie dei bambini”.

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News - Cultura

di Simona Maggiorelli da Left del 15/11/2018 - «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». Così la Costituzione antifascista, ad incipit dell’articolo 21. Che poi prosegue: «La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure». La libertà di stampa ha un’importanza vitale per la democrazia. Anche il presidente della Repubblica Mattarella ha sentito la necessità di ribadirlo già in due occasioni in quest’autunno contrassegnato da una ridda di attacchi a chi fa informazione da parte di ministri e portavoce di governo. Sempre più colleghi che lavorano ad inchieste scomode subiscono perquisizioni e intimidazioni. Sempre più sono le querele intimidatorie che colpiscono anche chi fa satira, come denuncia Vauro con un suo corsivo su Left.

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News - Cultura

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