Apertamente

di Benjamin Wilhelm da ItalianiEuropei del 9/7/2013 - A due mesi dalle elezioni federali, il Partito Socialdemocratico Tedesco sembra avere difficoltà a trasformare in consenso elettorale le opportunità offerte dalla crisi economica e dalle risposte a essa fornite dal governo conservatore. Determinanti per l’esito delle elezioni e la formazione del governo saranno le performance elettorali di due partiti: Die Linke e il Partito Liberale Democratico. Le attuali condizioni politiche dell’Europa rendono difficile immaginare un futuro migliore, mentre cercare di far rivivere il passato sembra quasi naturale. Per queste ragioni, in Germania i progressisti si trovano di fronte a due sfide che renderanno la campagna per le elezioni del 22 settembre una missione gravosa. Innanzitutto, i partiti conservatori al governo si trovano nella condizione di non avere bisogno di proporre una nuova prospettiva all’elettorato tedesco al fine di guadagnare consenso. A questo si aggiunga che le argomentazioni care ai progressisti confliggono con un più generale sentimento di nostalgia diffuso nella società tedesca. Ne consegue che, fino al giorno delle elezioni, il Partito Socialdemocratico Tedesco dovrà impegnarsi per dare un’accelerazione alla sua campagna e indicare i fallimenti della coalizione di governo con l’obiettivo di imprimere una svolta all’attuale politica tedesca fortemente rivolta verso il passato.

Una maggioranza di sinistra potrebbe materializzarsi qualora il liberista Partito Liberale Democratico (Freie Demokratische Partei, FDP) rimanesse al di sotto della soglia del 5% e dunque fuori dal Bundestag. Più saranno forti i socialdemocratici, più saranno deboli i nostalgici del mercato senza regole, meglio sarà per la società tedesca così come per il futuro del progetto europeo.

Le politiche socialdemocratiche darebbero un contributo concreto a entrambi i livelli di interazione politica. Un salario minimo di 8,50 euro, ad esempio, non avrebbe un impatto positivo soltanto sui lavoratori tedeschi ma concorrerebbe a relazioni di import/export più equilibrate a livello europeo. Una tale politica sociale, infatti, accrescerebbe la domanda in Germania e dunque le importazioni anche dagli altri paesi europei.

Investimenti pubblici nei trasporti, nell’energia, nell’istruzione e nella ricerca, finanziati attraverso aliquote maggiori per i redditi più alti così come per quelli da capitale, porterebbero non solo a un maggiore dinamismo economico in Europa, ma aiuterebbero a invertire l’attuale iniqua distribuzione della ricchezza creata da un’industria finanziaria che, specialmente nell’ultimo decennio, è stata senza freni.

Si tratta di politiche orientate al futuro che si pongono in aspro contrasto con quanto proposto dai partiti al governo, i quali promettono all’elettorato benefici che finirebbero per perpetuare le diseguaglianze sociali, si pensi ad esempio a sostegni economici o a esenzioni fiscali per le famiglie che non tengono conto della loro reale situazione finanziaria. Nonostante ciò, i progressisti tedeschi non sono stati, fino a questo momento, in grado di trasformare i potenziali effetti positivi di politiche volte a creare una società più equa in sostegno da parte dell’elettorato.

Eppure si tratta di un passaggio essenziale. Le condizioni socioeconomiche in Germania sono messe in ombra dai più generali sviluppi in Europa. Le persistenti conseguenze della crisi finanziaria hanno colpito la Germania in primo luogo attraverso la sua dipendenza dalle esportazioni e dalla partecipazione delle sue banche nel settore finanziario statunitense. I salvataggi delle banche tedesche, i pacchetti di stimolo interno e le basse entrate fiscali hanno significato per la Germania un aumento del deficit, che da 1,55 trilioni di euro nel 2007 è passato a 2,03 nel 2011, dei quali 0,69 trilioni sono ancora a rischio a causa delle promesse di credito legate alla crisi europea.
Nel breve termine, il welfare malandato per le fasce più basse pone la Germania in una posizione economica migliore rispetto ai paesi dell’Europa meridionale. Tuttavia, una disamina più ampia rivela che i redditi reali dei lavoratori dipendenti tedeschi non sono cresciuti tra il 1995 e il 2012. A questi sviluppi vanno aggiunti i ridotti schemi per la disoccupazione che hanno finito per allargare la fascia dei redditi più bassi.

A livello transnazionale, la lentezza del processo decisionale europeo nella gestione della crisi finanziaria potrebbe aver danneggiato i mercati e, soprattutto, le società europee per lungo tempo.

Sono questi tutti elementi che potrebbero essere di supporto alle politiche socialdemocratiche. Eppure, guardando ai sondaggi, i socialdemocratici risultano godere di circa il 25% dei consensi, hanno dunque perso circa il 3%; al contrario, le forze conservatrici hanno guadagnato il 3%, assestandosi al 41%. I loro partner di coalizione, la FDP, si trova in una posizione stagnante, intorno al 5%. Se si guarda ai singoli politici, il cancelliere Merkel sta ancora guidando la lista dei politici più famosi in termini di popolarità; mentre il leader dei socialdemocratici, Peer Steinbrück, occupa l’ottava posizione in una classifica di dieci nomi. Le previsioni per le elezioni regionali in Baviera, che avranno luogo una settimana prima del voto federale, mostra tendenze simili.

A livello federale, la formazione della coalizione di governo dipende in gran parte dalle performance del partito di sinistra Die Linke (che al momento si attesta intorno al 7% dei consensi) e della FDP. Se si considerano le differenze tra l’estrema sinistra e i socialdemocratici, solo nel contesto di un sistema a tre partiti – CDU/CSU, SPD e verdi (Die Grüne) – sembra possibile l’eventualità di una coalizione di sinistra. Al momento, prendendo seriamente i sondaggi, una nuova grosse Koalition sembrerebbe essere l’esito più probabile delle elezioni.

I sondaggi, tuttavia, non tengono in considerazione eventi imprevedibili. Fallimenti di leadership (si veda in proposito il più recente caso del ministro della difesa de Maizière) o conseguenze controproducenti della posizione assunta dai conservatori sulla crisi europea assumono dinamiche proprie quando messi in relazione con i processi elettorali. Rimane il fatto che il tempo a disposizione per compiere questa importante scelta tra la politica del “guardare indietro” e quella del “guardare avanti” è ormai molto breve.

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