Apertamente

di Ahmed Burić da Osservatorio Balcani Caucaso del 24/01/2020 - Sarajevo La capitale bosniaca figura in cima alla lista della classifica delle città più inquinate al mondo. Un recente rapporto della Banca mondiale stima oltre 3000 morti all'anno per inquinamento. Dal riscaldamento domestico alle centrali, le cause sono varie. Anche qui come altrove la politica locale sembra ignorarle. Nel corso dell’ultimo mese Sarajevo ha occupato quasi sempre il primo posto nella classifica delle città più inquinate al mondo. Accanto a megalopoli come Pechino e Nuova Deli, e altre città dove è tradizionalmente dominante l’industria pesante, soprattutto quella metalmeccanica, nelle ultime settimane la capitale bosniaca ha registrato alti livelli di inquinamento, nocivi per la salute umana. Volendo dare qualche numero, i valori dell’Indice di qualità dell’aria (IQA) superiori a 300 sono considerati pericolosi per la salute, e a Sarajevo da metà dicembre fino ad oggi il valore di IQA oscillava tra 392 e 700. La Banca mondiale, in un suo recente rapporto intitolato “Gestione della qualità dell’aria in Bosnia Erzegovina ”, ha cercato di spiegare cosa implicano questi valori.
Nel rapporto si afferma che ogni anno in Bosnia Erzegovina muoiono prematuramente circa 3.300 persone a causa delle conseguenze dell’inquinamento atmosferico. In altre parole, circa il 9% del totale dei decessi è correlato all’inquinamento atmosferico. L’alta concentrazione di polveri fini nell’aria è dovuta soprattutto all’utilizzo diffuso degli impianti individuali di riscaldamento (di cui la maggior parte a carbone e a olio combustibile), nonché all’uso massiccio di veicoli a motore, con un’età media di 17 anni. Si stima che circa il 70% di automobili vecchie sia alimentato a diesel e che più della metà del parco circolante sia di categoria inferiore a Euro 3.
Come già avvenuto molte volte in passato, l’importanza dei dati esposti nel rapporto è stata sminuita nelle sue conclusioni: il rapporto della Banca mondiale suggerisce che l’attuale situazione dell’inquinamento atmosferico in Bosnia Erzegovina sia “dovuta alla mancanza di politiche finalizzate a ridurre le emissioni inquinanti e al massiccio consumo di combustibili fossili per riscaldare le case e per cucinare”, concludendo che “le caldaie a legna e a carbone sono molto più diffuse nei paesi del sud-est Europa e dei Balcani rispetto al resto del continente”. Volendo essere un po’ sarcastici, si potrebbe dire che la “logica” adottata dalla Banca mondiale riecheggia quella famosa frase attribuita, a quanto pare senza fondamento, a Maria Antonietta, che recita: “Se non hanno più pane, che mangino brioche”.
Ma il vero problema è un altro. Le condizioni di vita e l’inerzia mentale dei cittadini bosniaci, e diversi giochi politici, rischiano di soffocare sul nascere ogni possibile mobilitazione civile. Come altrimenti spiegare il fatto che alle manifestazioni organizzate nei giorni scorsi davanti alla sede del governo del cantone di Sarajevo per protestare contro l’inquinamento atmosferico e per chiedere che venga risolta la grave situazione ambientale in cui versa il paese, abbia partecipato solo una cinquantina di persone, a cui si sono aggiunti circa venticinque giornalisti e qualche passante occasionale? Uno spettacolo sconfortante che ha dimostrato quanto pochi siano i cittadini sarajevesi disposti a lottare per l’aria pulita.
Nella marea di interpretazioni dei risultati del monitoraggio della qualità dell’aria e di proposte per risolvere il problema dell’inquinamento atmosferico in Bosnia Erzegovina spicca l’ipotesi secondo cui i principali responsabili dell’inquinamento atmosferico sarebbero le centrali termoelettriche. A differenza dei paesi dell’Europa occidentale, che stanno pian piano chiudendo le centrali termoelettriche (o almeno si sono impegnati a ridurre l’uso del carbone per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile), nei Balcani e nel sud-est Europa le centrali termiche sono ancora molto diffuse. 7 delle 10 centrali termoelettriche più inquinanti d’Europa si trovano nei Balcani.
Allora come evitare, in un ambiente simile, l’esposizione alle polveri sottili PM 2,5 che sono estremamente dannose per la salute perché possono penetrare profondamente nei polmoni e nel flusso sanguigno, causando diverse malattie, e persino la morte? Per cominciare, bisogna capire che i politici al potere devono assumersi le proprie responsabilità. A dire il vero, il premier del governo del cantone di Sarajevo Edin Forto si è rivolto ai presenti alla summenzionata “manifestazione” di protesta, ricorrendo perlopiù a frasi fatte. Ne è uscito un discorso blando, impregnato di retorica tipica del marketing.
Il problema è chiaro, e lo ha spiegato molto bene il professore Azrudin Husika, esperto di problematiche legate all’inquinamento e alle energie rinnovabili. In un’intervista rilasciata alla Radiotelevisione della Bosnia Erzegovina (RTBH), Husika ha dichiarato che la Bosnia Erzegovina ha allineato, in parte, la normativa nazionale in materia ambientale a quella dell’UE, aggiungendo però che mancano sia la consapevolezza che i presupposti economici necessari per avviare una vera lotta all’inquinamento. Si tratta di un processo che richiede tempo, ma nessun governo né partito politico sembra essere disposto a dire la verità agli elettori. E la verità è che la lotta contro l’inquinamento durerà anni e il problema non può risolversi da solo.
In parole povere, si avvicinano le elezioni locali e nessuno vuole assumersi la responsabilità dell’attuale situazione ambientale a Sarajevo. Nel frattempo, i cittadini sono costretti a respirare l’aria inquinata che può causare gravi problemi di salute, tra cui le infezioni del tratto respiratorio inferiore; il tumore alla gola, ai bronchi e ai polmoni, l’ischemia cardiaca, l’ictus, la broncopneumopatia cronica ostruttiva. Oltre a causare dolori e sofferenza, le malattie legate all’inquinamento atmosferico incidono fortemente sulla spesa sanitaria e riducono la produttività sul lavoro.
In Bosnia Erzegovina il numero di morti per l’inquinamento atmosferico è il doppio di quello in Macedonia del Nord (dove ogni anno muoiono 1600 persone a causa dell’inquinamento) ed è ben 4 volte superiore a quello in Kosovo (760 morti all’anno). I più esposti ai rischi legati all’inquinamento atmosferico sono gli adulti di età superiore ai 50 anni.
Tutti questi dati evidentemente non bastano per spingere le autorità a reagire. Per risolvere il problema dell’inquinamento atmosferico in Bosnia Erzegovina bisogna intraprendere interventi politici e legislativi, e investire in diversi settori, compreso il settore edilizio e quello dei trasporti. Nel frattempo, i cittadini continueranno ad ammalarsi e a morire, i partiti politici continueranno ad accusarsi e a incolparsi a vicenda, e la comunità internazionale continuerà a credere che il suo lavoro consista solo nel pubblicare rapporti e garantire il regolare svolgimento di elezioni. Resta però da vedere quanti cittadini bosniaci si recheranno alle urne.

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