Apertamente

di Božidar Stanišić da BalcaniCaucaso.org del 08/11/2019 - Una riflessione, amara e sofferta, ma lontana da sentimenti nostalgici, sull'89 e sui trent'anni trascorsi dalla caduta del Muro di Berlino. All’epoca della caduta del Muro di Berlino vivevo in Jugoslavia, in una piccola città della Bosnia. Quel 9 novembre 1989 suonò il telefono e quando alzai la cornetta sentii la voce di un mio amico. “Sai cosa sta accadendo?”, mi chiese. Non feci nemmeno in tempo a rispondere che egli proseguì. “Accendi la televisione, il Muro sta cadendo!” “Solo un muro?”, gli chiesi scherzoso. Ogni tanto racconto questo aneddoto – che appartiene ad un altro tempo e ad un altro luogo – durante le presentazioni dei miei libri in Italia, suscitando talvolta conversazioni, seppur brevi. Me ne ricordo alcune. “La caduta del Muro preannunciò la dissoluzione della Jugoslavia?”. “Questo bisognerebbe chiederlo ai distruttori della Jugoslavia, quelli interni ed esterni, nonché ai suoi falsi salvatori”.
Sono trascorsi trent’anni da quel giorno in cui scherzai sulla caduta del Muro. Potete stare tranquilli, non scriverò in questa sede della costruzione di quel mostro, diventato principale simbolo della Guerra fredda, né di quanto fosse alto, lungo e largo, e tanto meno scriverò di Walter Ulbricht che lo ideò, né di Nikita Chruščëv che lo fece cadere, né dei libri, reportage, fotografie e film dedicati al Muro… Di documenti su questo argomento ce ne sono tanti – potete leggerli e guardarli finché volete. Ma su una cosa devo soffermarmi: non riesco a dimenticare quel momento in cui dalle macerie del Muro, nel bel mezzo della festa con fuochi d’artificio, i leader politici europei ci promisero un’Europa migliore e più bella. In realtà, si riferivano all’intero mondo, sostenendo che sarebbe diventato più giusto.
Il fatto che queste promesse siano rimaste disattese suscita qualche preoccupazione in tutti quelli che si rifiutano di bere l’acqua del fiume Lete. A dire il vero, sono meno preoccupati quelli che sanno che fin dai tempi antichi la menzogna e la politica spesso vanno di pari passo; si preoccupa di più invece chi non è cieco di fronte ai muri di filo spinato contro i migranti e chi non è sordo di fronte alla verità, e la verità è che questi muri non sono solo muri ungheresi, sloveni, bulgari… sono i nostri muri, muri europei. E quando cadranno questi muri?

Già che parliamo di preoccupazioni, oggi, a distanza di trent’anni dalla caduta del Muro, la nostra preoccupazione dovrebbe essere ancora più forte e grande. Quando dico nostra mi riferisco a tutti noi che siamo nati in ex Jugoslavia, ma anche a quelli più giovani che provengono dai paesi sorti dalle ceneri della Jugoslavia.
Primo, con la sanguinosa dissoluzione della Jugoslavia abbiamo dato un ottimo esempio a tutte quelle forze retrograde che sostengono che ogni società multiculturale sia destinata al fallimento e che rappresenti un pericolo. Secondo, la maggior parte delle persone provenienti dall’ex Jugoslavia, dove si giurava di rispettare il principio di fratellanza e unità, ha rigettato il sistema socialista costruito sulla base dell’ideologia comunista per abbracciare il nazionalismo, un’ideologia dei perdenti inconsapevoli di ciò che stanno perdendo. Terzo, se a Tito e ai comunisti viene rimproverato di aver preso le distanze dall’Europa (ovvero dal capitalismo, dall’economia di mercato, etc.), allora che dire di quegli “uomini nuovi” che hanno approfittato della transizione dal comunismo alla democrazia per svendere i beni pubblici alle aziende straniere e ai tycoon locali, e per trarre vantaggi personali.
Se togliamo la polvere dell’oblio dal passato, ci ricorderemo come le banche e fabbriche venissero vendute ad un euro. Ci ricorderemo sicuramente anche di quei “benefattori” locali che durante gli anni Novanta, ma anche dopo, intenzionalmente portarono queste banche e fabbriche alla rovina e a una svalutazione totale. Ma questa situazione è ormai irrimediabile e solo gli scrittori e sceneggiatori ne traggono spunto per le loro opere.
Qualche tempo fa, un uomo proveniente dall’ex Jugoslavia – fedele a Dio, Patria e Famiglia – si domandava meravigliato come fosse potuto accadere uno scandalo come quello di Agrokor. “E perché non sarebbe potuto accadere?”, gli dissi. Se era necessario che crollasse la Jugoslavia affinché venisse creato Agrokor, diventato simbolo di tante altre aziende simili e di una transizione infinita dal socialismo al capitalismo (selvaggio), e affinché i pochi potessero arricchirsi ai danni dei milioni di cittadini ridotti alla povertà, non resta che citare il vecchio Krleža che diceva che ogni cosa è peritura tranne la stupidità. Occorre però interrogarsi su come si fosse disgregata la Jugoslavia e quanti morti, invalidi, ex prigionieri dei campi di concentramento, sfollati, orfani e vedove avesse lasciato dietro di sé.
Ah quanto è ampio e profondo il registro della nostra Vergogna!
Quell’uomo mi guardò a lungo, potete facilmente immaginare in che modo. Mi disse che ero pessimista e che lui aveva menzionato la vicenda di Agrokor solo en passant. Quando raccontai questo episodio ad un mio amico che vive in America, egli rimase sorpreso dal fatto che io avessi lasciato che quell’uomo mi portasse sul suo terreno. Mi chiese di non raccontargli di nuovo del mio metodo che consiste nello sperimentare tutto sulla propria pelle, un metodo molto efficace di percezione e osservazione della realtà. Mi disse anche che ero stato fortunato ad aver avuto quella discussione in Italia. Se per caso quello “scambio di opinioni” avesse avuto luogo lì, sarebbe andata ben diversamente! Lì nella democrazia postjugoslava. Lì dove i dissidi tra serbi, croati, bosniaci e montenegrini non accennano a placarsi, perché vengono alimentati in continuazione. Lì dove i nazionalisti di tutti i colori si accusano a vicenda, ma non possono far a meno gli uni degli altri.
Potrei andare avanti ancora a lungo a elencare i problemi sorti negli ultimi trent’anni… ne emergerebbe una lunga lista in cui troverebbero posto anche l’America, la Russia, la Turchia, e di certo anche la Bruxelles della nostra cara Mogherini. Ma questa volta non parlerò di loro, loro sono arrivati dopo, come Fortebraccio che è arrivato a Elsinore quanto tutto era ormai finito.
Anche i ricordi pesano sull’interpretazione di tutto ciò che è accaduto negli ultimi trent’anni. Quando qualcuno mi chiede cosa non riesco a dimenticare, di solito rimango in silenzio. (Una volta ho risposto a un curioso interlocutore sconosciuto chiedendogli se ci fossero altri argomenti, più allegri di cui parlare). Anche oggi, a trent’anni dalla caduta del Muro, non so da dove cominciare. Da certi fenomeni che vanno assolutamente condannati, come il revisionismo storico, o la tendenza a giustificare e glorificare quelli che durante la Seconda guerra mondiale si schierarono dalla parte sbagliata? Da quelli che sono ancora vivi o da quelli che sono morti?
Tra i vivi ricordo i volti delle persone che nel periodo immediatamente precedente l’inizio dell’Epoca dei cambiamenti si tolsero gli abiti rossi per indossare quelli neri, ma anche tutti quei volti buoni, seppur confusi. Non ho mai dimenticato – come avrei potuto? – la mia esperienza come membro di un movimento pacifista che era attivo in quella cittadina della Bosnia dove vivevo e lavoravo prima della guerra.
Quell’esperienza mi fece capire quanto fossero numerosi non solo quelli che erano contro la guerra, ma anche, purtroppo, quelli che erano favorevoli alla guerra. Questi ultimi erano troppo numerosi. Dopo una nostra protesta, alla quale parteciparono circa 10mila persone, un uomo politico che era al potere all’epoca ci inviò un messaggio semplice, affermando: “Noi possiamo portare in piazza un numero di persone tre volte maggiore”. Usò il verbo più adeguato: portare. Quelli che usano le parole con troppa leggerezza spesso dimenticano che il verbo portare viene usato anche in riferimento agli animali: portare le pecore al pascolo, portare a spasso gli asini, etc. Da allora sono trascorsi 27 anni, i miei sono perlopiù emigrati, vivono nella cosiddetta diaspora, mentre i loro governano nei paesi dell’ex Jugoslavia, si dividono il potere politico e diffondono la propria influenza anche nell’ambito economico e culturale. Governano ormai da molto tempo. Senza alcun progetto per il futuro. Pardon, hanno un progetto, un progetto per riempire le proprie tasche e quelle dei loro complici.
Loro governano e i giovani se ne vanno all’estero.
L’ex Jugoslavia si sta svuotando. Non solo le repubbliche ex jugoslave che aspettano ancora di entrare nell’Unione europea, ma anche quelle che sono già membri dell’Unione. Respingo a priori ogni eventuale critica secondo cui questo testo sarebbe un lamento. È vero, ci si può anche lamentare, o piangere di fronte ai fatti, ma tutti sappiamo che è meglio agire. Non ditemi nemmeno che sto scrivendo tutto questo perché provo nostalgia per qualcosa che non c’è più e che, come sostengono alcuni, era solo una grande illusione! Scrivo, ma non sono preso dalla nostalgia.
E quegli altri volti?
Tra i tanti volti buoni non posso dimenticare quello di una madre di un bambino di tre anni morto durante la guerra in Bosnia, che avevo incontrato dopo la guerra al cimitero nella mia città natale. Un piccolo cubo di marmo e su di esso inciso il nome del bambino, che la madre aveva chiamato con il nome di un personaggio di un romanzo di Turgenev. La data di morte: un anno di guerra. Ci sono momenti in cui la terra e il cielo sembrano ammutolire e ogni nuvola sembra trasformarsi in un perché destinato a rimanere senza risposta.
Conoscevo un ragazzo di nome M. Frequentava il liceo in quella città bosniaca dove io ero venuto per insegnare. Giocava a pallacanestro, la sua ragazza era una mia alunna. Rimase gravemente ferito sul fronte, morì nella prima estate di guerra. I suoi commilitoni si ricordano che ripeteva: “Non voglio morire…”.
Quindi, tutto è negativo? Ci sono solo i nuovi Muri e i loro riflessi? Certo che no, i corifei del nazionalismo non sono riusciti nel loro intento di schiacciare ogni differenza a favore di un appiattimento ideologico. Non sono riusciti a soffocare le voci dissenzienti, né a scoraggiare le attività di gruppi e individui che si oppongono al nazionalismo e la collaborazione tra gruppi etnici diversi. A dire il vero, sono molto più abili nell’intrattenere rapporti di collaborazione con la criminalità organizzata e con diversi tycoon. Sono felice ogni volta che sento parlare di uno spettacolo teatrale, un film, un romanzo o una mostra dedicata al tema della resistenza a quella versione della realtà che i vincitori cercano di imporci. E soprattutto quando leggo le reazioni positive che queste attività culturali suscitano in altri paesi. Sì, mi sento felice, anche se ritengo che le vie della cultura e dell’arte siano lunghe e che le vie di una politica e un’economia frettolosa di solito portino a conseguenze catastrofiche. Mi piacerebbe tanto citare almeno alcuni dei nomi dalla mia lunga lista dell’opposizione culturale dalle Caravanche a Ohrid, ma non vorrei offendere quelli che magari ho tralasciato. Chiedo perdono a tutti quelli che lottano con le loro penne, videocamere, musica, colori!
Purtroppo hanno vinto loro, i nazionalisti. (Non voglio nemmeno immaginare cosa potrebbe accadere se i nazionalisti dovessero vincere anche in altre parti d’Europa.) Ma non hanno vinto solo i nazionalisti, hanno vinto anche quelli che hanno saputo adeguarsi al modello della pseudopolitica e della sottocultura imposto dai nazionalisti. Ciononostante, voglio credere che la loro vittoria, pur essendo duratura e patriottica, non sia l’atto finale dello scontro tra noi e loro. Voglio credere ancora e ancora – anche se so che non ci sarò più quando verrà quel momento (“sono nel fiore degli anni”) – che la vittoria del nazionalismo e del neoliberismo lì, nei Balcani, sia segno di una profonda crisi che, per niente paradossalmente, potrebbe diventare un’occasione per innescare cambiamenti radicali. Voglio credere, nonostante tutte le mie delusioni, che almeno in Europa ci sia ancora una maggioranza decisa a lottare contro il nazionalismo e il razzismo. Voglio crederci anche se vedo che molti si rifiutano di imparare dall’esempio balcanico. “Noi siamo diversi”, quante volte l’ho sentito dire nel paese del mio esilio.
Per concludere, nessuna lezione, solo un’osservazione: non saremo mai diversi se non ci rendiamo conto che il nazionalismo è la principale arma di autodistruzione di ogni società. Di ciò non dovrebbe dubitare nessun cittadino europeo che crede nella Ragione, nella Memoria e nel Bene.

News - Europa

Galleria fotografica

Consigliati

Appuntamento a Chinguetti. Le vie del destino

Appuntamento a Chinguetti. Le vie del destino
di Cristina Cristofoli La Caravella Editrice Caprarola, 2019; br., pp. 184

Le 10 imprevedibili qualità di un bravo manager

Le 10 imprevedibili qualità di un bravo manager
di Michele Degrassi - Breve vademecum su come affrontare le nuove sfide della gestione manageriale

Guardare al futuro. La politica contro l’inerzia della crisi

Guardare al futuro. La politica contro l’inerzia della crisi
di Franklin D. Roosevelt - a cura di Giuseppe Amari e Maria Paola Del Rossi; prefazione di James K. Galbraith; Roma: Castelvecchi Editore, p. 340.

La nube di vapore

La nube di vapore
di Mario Faraone - Il volume La nube di vapore raccoglie una scelta dei contributi presentati in occasione delle due giornate di studio organizzate dall’associazione Apertamente di Monfalcone, ovvero Integrazione, nuovo confine? (2 ottobre 2010) e...

La Brigata d’Assalto “Triestina” nella Zona di Operazioni Litorale Adriatico Una storia militare 1943 – 1945

La Brigata d’Assalto “Triestina” nella Zona di Operazioni Litorale Adriatico Una storia militare 1943 – 1945
di Enrico Cernigoi - Il libro, dedicato alla storia della Brigata d’Assalto Triestina, ne analizza l’aspetto militare tralasciando ogni riferimento politico già ampiamente analizzato dalla storiografia locale e nazionale. La storia della Brigata...

Contro il fascismo oltre ogni frontiera

Contro il fascismo oltre ogni frontiera
di Marco Puppini - Questo libro di Nerina Fontanot, Anna Digiannantonio e Marco Puppini racconta l’avventura umana e politica straordinaria della famiglia Fontanot, avventura che si svolge attraverso mezza Europa dai primi anni del Novecento sino alla...

Aleksandrinke o les goriciens

Aleksandrinke o les goriciens
di Maria Pia Monteduro da Vespertilla - Inserito nell’interessante collana di gialli I luoghi del delitto, grazie alla quale “i lettori possono indagare aspetti sconosciuti di città notissime o di intere regioni”, il romanzo di Elena De Vecchi...

Di condizione precaria

Di condizione precaria
Nel corso di appena un ventennio il termine precarietà ha assunto una rilevanza
davvero significativa all’interno delle ricerche, delle analisi e delle teorizzazioni
delle scienze sociali.

Chi ha rubato il confine?

Chi ha rubato il confine?
Video - MAURO MANZIN è nato a Trieste nel 1960. Giornalista de Il Piccolo si occupa da oltre vent’anni di Balcani ed Europa dell’est. Ha pubblicato...

Tra padri e figli

Tra padri e figli
Franco Belci, attualmente segretario generale della Cgil del Friuli Venezia Giulia, è padre di due figli con i quali intesse in questo libro un intenso colloquio. Figlio di Corrado, parlamentare della Democrazia...

Il jihadista della porta accanto

Il jihadista della porta accanto
di Fouad Allam Khaled - Che cos'è l'ISIS e cosa si nasconde dietro la proclamazione del "Nuovo Califfato Globale"? Dove ci porterà il jihad lanciato contro l'Occidente che in pochi mesi...

Office at night

Office at night
di Guido Salvini - “Office at night. Appunti non ortodossi di un giudice” è il libro del giudice Guido Salvini ricco di riflessioni e scritti  pensati “quasi sempre a tarda sera nel Palazzo ormai deserto”....

Doppio livello. Come si organizza la destabilizzazione in Italia

Doppio livello. Come si organizza la destabilizzazione in Italia
di Stefania Limiti - L'Italia e un paese sempre in cerca della verità, incapace di fare i conti col proprio passato. Il doppio livello non è la fotografia di una mente diabolica che avrebbe deciso i destini del nostro...

Ulderico e il figlio irrequieto

Ulderico e il figlio irrequieto
Dopo aver sfogliato gli album dei reportage africani di UldericoBressan, giovane ufficiale, serio eimpeccabile nella bella divisa biancae ascoltato i tanti racconti del figlio Carlo

Il nuovo Jihadismo in Nord Africa e nel Sahel

Il nuovo Jihadismo in Nord Africa e nel Sahel
A cura dell’ISPI (Istituto per gli Studi Politica Internazionale)

Le nostre parole

Le nostre parole
di Matteo Orfini - Rompere i paradigmi, ricostruire un linguaggio, il suo linguaggio: questa è la priorità della sinistra, se vuole "tornare avanti", se vuole ricominciare ad essere forza di cambiamento, di fronte...

Il signore del sorriso

Il signore del sorriso
Un racconto travolgente quanto la cavalcata che ha portato in trionfo il personaggio a cui è liberamente ispirato: Silvio Berlusconi. Tra realtà e finzione, l’ironia dell’autrice intesse una storia che si muove al passo di un destino predestinato,...

Il rumore dei morti

Il rumore dei morti
«Nel silenzio profondo, il rumore dei morti – a saperlo ascoltare – diventa musica. I morti hanno fretta più dei vivi che giustizia sia fatta e di andare… dove devono andare». La frase del professor Federico Gerace, protagonista di questo...

L'Orient Express di Dos Passos

L'Orient Express di Dos Passos
Ai luoghi e ai popoli che incontra Dos Passos guarda sempre attraverso la sua lente di viaggiatore occidentale. Non gli è estranea una visione “orientalista”. Tuttavia il libro "Orient Express" offre un ritratto prezioso sia degli osservati che...

La via dei conventi

La via dei conventi
Non un libro sul turismo religioso ma un approfondimento storico sul movimento ustascia in Croazia, prima e durante la Seconda guerra mondiale e sui suoi influssi e riflussi nella Jugoslavia titina. Una ricostruzione fatta sulla base di documenti doplomatici...

Prestiti scaduti

Prestiti scaduti
Sentivo la mancanza di Kostas Charitos. Mi domandavo che ne fosse di lui, se non gli fosse successo qualcosa, proprio come ci capita di pensare per un vecchio amico che non si fa vivo da un po’ di tempo. Ed ecco che è uscito il nuovo romanzo della...

La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi

La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi
A trent’anni dalla scoperta della P2, per la prima volta disponibili gli appunti segreti di Tina Anselmi, presidente della Commissione parlamentare sulla Loggia segreta, cui erano iscritti militari, agenti dei servizi segreti, parlamentari, ministri,...

La cavalcata dei morti

La cavalcata dei morti
Qualcuno ha bruciato vivo nella sua Mercedes un vecchio magnate della finanza e dell'industria. Forse è stato un ragazzo di banlieu, ma Adamsberg non ci crede. Ha bisogno di prendere tempo. Ed ecco gli arriva, dai boschi della Normandia, un omicidio...

Il memoriale della Repubblica

Il memoriale della Repubblica
«A distanza di oltre trent'anni dal rapimento e dalla morte di Aldo Moro, del cosiddetto memoriale restano duecentoquarantacinque fotocopie, che riproducono gli autografi dell'interrogatorio a cui il prigioniero fu sottoposto dalle Brigate rosse e...
  • 1
  • 2

logo

L'Associazione, senza fini di lucro, ha lo scopo di promuovere e diffondere i valori e la cultura del riformismo, i valori della giustizia sociale e delle libertà civili. Nel solco della storia e della cultura del socialismo democratico e del liberalismo, l'Associazione si propone di affrontare i diversi temi politici, economici e sociali, attraverso il metodo dell'analisi e della discussione.
L'Associazione si propone di realizzare occasioni pubbliche di incontro e dibattito al fine di diffondere e radicare nella società un approccio intellettuale concreto ed oggettivo nell'analisi dei problemi del mondo contemporaneo, con particolare riguardo alla realtà locale/regionale.

Array

NOTA! Nel rispetto della Direttiva 2009/136/CE, continuando a navigare nel sito si accetta l'utilizzo dei cookies. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information