Apertamente

di Nicole Corritore da Balcani Caucaso del 23/10/2018 -  Manifestazioni di protesta dei cittadini, colonne di migranti che si incamminano verso il confine con la Croazia: a Bihać e Velika Kladuša, uno degli attuali punti di passaggio della rotta balcanica, la situazione sta diventando ogni giorno più difficile. Un'intervista a Silvia Maraone di Ipsia, che sta seguendo la situazione sul campo. Tra sabato e ieri la popolazione di Bihać è scesa in piazza per protestare in relazione alla situazione dei migranti bloccati qui da mesi. Cosa è accaduto?
Quello che sta accadendo in questi ultimi giorni è conseguenza di una situazione che si protrae, appunto, da mesi. Le manifestazioni di questi giorni rappresentano la prima grande protesta di piazza dei cittadini di Bihać dopo le elezioni. Non è stata una manifestazione politica ma convocata da diversi cittadini e associazioni e che ha visto la partecipazione di alcuni membri del consiglio comunale. E' stata fatta dopo le elezioni da una parte per capire se ci sarebbe stata una risposta a breve da parte delle istituzioni dopo la tornata elettorale del 7 ottobre, dall'altra non è stata fatta prima probabilmente per non rischiare di infrangere il già troppo fragile sistema e gli equilibri politici nel paese.

Vi hanno preso parte centinaia di persone ed è la prima volta che si vede in città, dopo anni, una manifestazione così imponente. Ce n'erano state altre quest'estate ma alle quali c'era stata poca partecipazione. Non è stata una protesta contro la presenza dei migranti ma contro il modo con cui si sta gestendo la situazione dei migranti. L'adesione massiccia di questi tre giorni dimostra che si è arrivati a un limite, anche perché effettivamente il numero dei migranti in questo territorio si stima sia arrivato tra le 3 e le 5mila persone.

Che cosa chiedono i cittadini di Bihać?

I cittadini protestano contro le istituzioni centrali di Sarajevo, ma anche contro IOM e UNHCR , perché ritengono che stiano lasciando solo il Cantone Una-Sana a gestire un problema enorme che sta diventando esplosivo. Quello che i cittadini denunciano è che sembra che i problemi, nonostante i fondi non indifferenti già arrivati dall'Ue per la gestione della crisi migratoria in Bosnia Erzegovina, dati in gestione all'UNHCR e a IOM, non vengano risolti o che non vi sia il tentativo di risolverli.

Il video delle proteste girato da Greta Mangiagalli (archivio Ipsia )

La cittadinanza ha chiesto che venga dichiarato lo stato di allerta, mentre le istituzioni continuano a rispondere che la situazione è sotto controllo e monitorata. Le proteste si sono svolte senza incidenti sebbene la manifestazione di sabato abbia corso il rischio di andare fuori controllo, quando dalla piazza principale di Bihać i cittadini si sono spostati prima sotto gli uffici di IOM urlando "Lopovi, lopovi!" (Ladri, ladri!) e sono andati ad aspettare l'arrivo dell'autobus notturno da Sarajevo, dal quale per fortuna non sono scesi dei migranti e si sono evitati incidenti.

Poi i manifestanti si sono anche spostati ad attendere il treno istituito a luglio che percorre la tratta Sarajevo-Bihać e che i cittadini dicono sia stato fatto apposta per permettere maggior afflusso di migranti verso questa città. Sono cioè convinti che ci sia la volontà di Sarajevo di spostare tutto il problema sul territorio del Cantone Una-Sana.

C'è un grande malumore, un senso di insicurezza diffuso, anche perché i migranti, soprattutto i cosiddetti "single man" hanno provocato alcuni piccoli incidenti: vi sono stati infatti piccoli furti a danno della popolazione locale. In questo momento c'è una forte negatività nei confronti della loro presenza in città.

Sappiamo che la situazione dei migranti nella zona di Bihać e Velika Kladuša non è per nulla facile, come denunciate da mesi...

Sì, è vero e noi di Ipsia , che operiamo qui in collaborazione con la Croce Rossa di Bihać e altri gruppi e associazioni in attività di accoglienza e sostegno dei migranti, lo vediamo da mesi. A Bihać i migranti, per lo più uomini soli, sono accampati al Dom "Borići", un edificio in mezzo ad una specie di parco cittadino, appena fuori dal centro ma praticamente in città, che è sguarnito di tutto.

Le famiglie invece vengono spostate, man mano che arrivano in zona, all'Hotel Sedra. E' un albergo andato in fallimento e che si trova a metà strada tra Bihać e Bosanska Krupa, in vicinanza di Cazin, dove di recente sono finiti i lavori di ristrutturazione realizzati da IOM, per cui la capacità dell'hotel è passata da 200 a 400 posti. Si dice che in realtà le persone qui accolte siano già di più.

Sebbene al Sedra manchi l'acqua potabile i servizi offerti per la categoria vulnerabili sono sicuramente migliori rispetto all'intera regione dove le condizioni di vita rimangono disagevoli, nonostante vi siano associazioni locali e straniere di volontari. Ad esempio al Dom "Borići", che non è che uno stabile senza porte, finestre e servizi igienici, i pasti vengono cucinati e distribuiti dalla Croce Rossa di Bihać che nel complesso prepara 1000 pasti al giorno.

A Velika Kladuša ci sono altre organizzazioni, volontari informali che distribuiscono pasti, abbigliamento, materiale per l'igiene e hanno allestito delle specie di bagni da campo. Ma tutto questo è solo un supporto d'emergenza, per persone che vivono sotto le tende, senza sapere che ne sarà di loro e con l'inverno alle porte.

Questa situazione di disagio in cui vivono i migranti ha portato ieri ad un'altra forma di "protesta". Puoi raccontarci?

Dal campo informale di Velika Kladuša si sono mossi tra i 200 e i 300 migranti in direzione della frontiera tra Bosnia e Croazia con l'intenzione di passarla ed entrare così nell'UE. Un paio di ore dopo di loro si sono incamminate anche delle famiglie, quindi adulti con bambini, dall'Hotel di Sedra in direzione di Bihać.

Il primo gruppo è arrivato al posto di frontiera di Maljevac ma dopo alcune ore, trovando il blocco della polizia, è tornato indietro. Il secondo gruppo di circa 100 persone è arrivato a Bihać scortato dalla polizia bosniaca, si è fermato per qualche ora e poi ha deciso di proseguire verso il confine di Izačić. Sono arrivati qui ieri sera e vi hanno passato la notte. Diversi cittadini del paesino di Izačić li hanno sostenuti distribuendo cibo, bevande calde e rimanendo a parlare con loro.

Si sta muovendo qualcosa affinché si offra un'accoglienza dignitosa e organizzata di queste persone?

Per ora abbiamo ricevuto proprio ieri la notizia dell'apertura di un nuovo campo che dovrebbe migliorare la qualità della vita dei migranti e permettere così di sgomberare sia il campo informale di Velika Kladuša in cui i migranti vivono all'aperto sotto le tende che il fatiscente Dom "Borići". E' stata finalmente individuata una fabbrica, la Bira, che si trova vicino alla stazione di Bihać, che stiamo aspettando venga messa in fuzione a seguito dei tender di IOM per l'installazione di 200 container abitativi e 20 container igienici.

Mentre abbiamo saputo, alla riunione di coordinamento avvenuta ieri a Sarajevo, che la caserma ad Hadžići situatata a sud-est di Sarajevo in grado di ospitare fino a 300 persone dovrebbe aprire mercoledì (domani) e che si sta aspettando solo l'allaccio elettrico.

Tutto questo di certo non fermerà il flusso e il tentativo, da parte di queste persone di paesi come il Pakistan, l'Afghanistan o l'Iran e che sono in viaggio da anni, di varcare le porte dell'Unione.

Silvia Maraone, esperta di migrazioni opera per Ipsia lungo la rotta balcanica fin dal 2015

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