di Paolo Balduzzi da LaVoce.info del 25/9/2017 - I risultati delle elezioni in Germania, con l’arretramento dei due principali partiti, rendono complessa la formazione di una maggioranza. L’unica certezza è che Merkel sarà di nuovo cancelliera. Ma i nodi da sciogliere sono molti e le sorprese possibili. Risultati annunciati, ma sorprendenti. Il 24 settembre si sono svolte le elezioni politiche federali in Germania. I risultati indicano che i due partiti maggiori – Cdu/Csu (cristiano-democratici, 32,9 per cento) e Spd (socialdemocratici, 20,5 per cento), che componevano la coalizione di governo degli ultimi quattro anni – hanno subito entrambi un forte arretramento, a beneficio dei partiti di opposizione. In particolare, moltiplica i suoi consensi e diventa terza forza, con una percentuale di voti del 12,6 per cento, l’Afd (Alternativa per la Germania), partito di destra anti-europeista, anti-immigrazione e, almeno in alcuni singoli personaggi, legato al mondo neo-nazista. Aumento sensibile di consensi anche per Fdp (liberal-democratici, 10,8 per cento), mentre si confermano in parlamento Verdi (8,9 per cento) e Linke (sinistra, 9,2 per cento).

Per quanto annunciati dagli ultimi sondaggi, i risultati appaiono sorprendenti se si guarda all’andamento economico della Germania negli ultimi anni. Si sa, l’economia spiega molto, ma di certo non spiega tutto. E naturalmente è anche presto per capire esattamente cosa succederà nelle prossime settimane: chi entrerà nella coalizione di maggioranza? Quanta continuità, o discontinuità, caratterizzerà i prossimi quattro anni rispetto agli ultimi? Quanta influenza avrà Afd sulle scelte del nuovo Bundestag? Ma soprattutto quanto questi risultati elettorali sono figli di una contingenza del momento o quanto invece sono segnali di un profondo cambiamento in atto nella società tedesca?

Tutte queste domande sono ovviamente tipiche di ogni day-after elettorale; tuttavia, la perdita di consensi di Cdu/Csu e Spd sembra essere stata così pronunciata che l’incertezza regna sovrana.

Colpa anche della legge elettorale? Forse: l’impianto proporzionale del sistema tedesco rende quasi inevitabile la formazione di coalizioni e ciò ha diverse conseguenze. Da un lato, allunga il processo di formazione di una maggioranza di governo (in Germania, quattro anni fa, ci sono voluti circa tre mesi per trovare un accordo); dall’altro, obbliga i partiti che vi partecipano a scelte sempre meno coraggiose, per non dispiacere i propri elettori, che possono avere esigenze politiche anche piuttosto lontane tra di loro. E la mancanza di scelte coraggiose, vale a dire riforme e investimenti, potrebbe essere la ragione principale del tracollo dei due partiti che hanno governato durante l’ultima legislatura. Non che la Germania voglia rivedere la propria legge elettorale, ma forse qualche insegnamento, almeno per il nostro paese, potremmo trarlo.

A rischio il Merkel IV?

Solo su chi guiderà il prossimo governo sembrano non esserci dubbi: Angela Merkel, comunque vincitrice di queste elezioni. Si tratterà del quarto governo della cancelliera: dal 2005 in poi, Merkel ha dimostrato di saper guidare diversi tipi di coalizioni: “Grosse Koalition” (Cdu/Csu e Spd) nel 2005 e nel 2013, coalizione con Fdp (liberaldemocratici) nel 2009.

Per il momento, Spd ha annunciato di non voler continuare a far parte della maggioranza. Ciò è dovuto da un lato alla volontà e necessità di aumentare i propri consensi (un partito, soprattutto così indebolito, ha maggiore libertà di azione se sta da solo e all’opposizione) e dall’altro alla volontà di non lasciare l’opposizione in mano al terzo partito, Afd, vera forza anti-sistema uscita dalle elezioni. Certo, nelle prossime settimane le cose potrebbero cambiare. Gli scenari possibili sono diversi: da una coalizione tra Cdu/Csu e altri partiti minori, che però già oggi stanno alzando il prezzo della loro partecipazione, al governo di minoranza con maggioranze variabili, alla grande coalizione, se questa dovesse essere l’unica alternativa possibile. Vale peraltro la pena di ricordare che tra breve si dovrebbe tenere il congresso Spd e ciò potrebbe avere ripercussioni sulle scelte del partito proprio rispetto alla formazione del nuovo governo. Infine, rimarrebbe l’opzione di nuove elezioni, come è successo in Spagna di recente, col rischio però per i partiti maggiori di perdere ulteriori consensi.

Non sembrano esserci pericoli per quanto riguarda la tenuta dell’assetto europeo, anche se un cambio di rotta non è da escludere. La Germania, seppure nella sua posizione estremamente rigorosa, continua a mostrare spirito europeista all’interno di quasi tutti i partiti, seppur con sfumature diverse. Tuttavia, è anche vero che i principali partiti euroscettici (Afd e Fdp) sono stati quelli maggiormente premiati dagli elettori rispetto ai risultati di quattro anni fa. E ben si sa quanto i politici siano sensibili a questi argomenti. Infine, mettere insieme queste posizioni all’interno di una possibile coalizione (si pensi ad esempio al caso di un’alleanza Cdu/Csu, Fdp e Verdi) potrebbe risultare quantomeno problematico.

Insomma, diversi i nodi da sciogliere per la cancelliera nelle prossime settimane. E le sorprese potrebbero non mancare.

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