Apertamente

di Pierluca Merola da EastJournal del 24/7/2017 - Lo scorso 13 luglio in Vaticano la commissione d’inchiesta mista, composta da croati cattolici e serbo-ortodossi, ha terminato i lavori sulla figura, tuttora estremamente controversa, di Alojzije Stepinac. La chiesa cattolica croata, da circa 20 anni, attende la canonizzazione di una delle personalità più significative della sua storia, arcivescovo di Zagabria e primate di Croazia dal 1937 al 1960, condannato da un tribunale partigiano in quanto “collaborazionista ustascia” nell’ottobre 1946. Vissuto a cavallo della Seconda guerra mondiale attraverso Regno di Jugoslavia, Stato Indipendente Croato e Jugoslavia socialista, la vita dell’arcivescovo croato presenta ancora diversi punti oscuri legati al suo rapporto con il regime ustascia di Ante Pavelić. Il tortuoso cammino verso la canonizzazione

Nel 1998 papa Giovanni Paolo II, grande ammiratore del “martire croato” e fiero oppositore della dittatura comunista, non esitò a beatificare Stepinac. In molti si opposero alla decisione del papa: taluni sottolineavano gli aspetti più oscuri dell’attività pastorale di Stepinac, altri riflettevano sull’opportunità di una beatificazione che sembrava celebrare l’indipendenza croata raggiunta con la forza. Sia Giovanni Paolo II che successivamente Benedetto XVI vennero accusati dalla chiesa serbo-ortodossa di ignorare nelle loro preghiere le vittime serbe del regime ustascia, del quale ritengono Stepinac un collaborazionista.

Oggi, papa Francesco, cui è stata lasciata la patata bollente della canonizzazione, ha assunto un atteggiamento prudente, ben conscio che ogni concessione alle chiese dell’Europa centro-orientale incrementerebbe il settarismo etno-confessionale locale e indebolirebbe lo spirito ecumenico e il dialogo inter-religioso portato avanti dal suo pontificato. L’attuale pontefice ha quindi deciso, a luglio 2016, d’accordo con il patriarca della chiesa serbo-ortodossa Irenej, di avviare una commissione di indagine storica comune, formata da dieci esperti e uomini di chiesa – cinque nominati dai vertici cattolici croati e cinque dalla chiesa ortodossa serba – con il compito far luce sulle responsabilità dell’arcivescovo Stepinac riguardo le persecuzioni della popolazione serba nello Stato Indipendente Croato (NDH) sotto il regime ustascia di Ante Pavelić tra 1941 e 1945.

Giovedì 13 luglio la commissione mista si è riunita per l’ultima volta in Vaticano. La commissione presieduta da padre Bernard Ardura, presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, non è stata in grado di emettere un parere certo e unanime, ma riconosce che: “vari eventi, interventi, scritti, silenzi e prese di posizione sono tuttora oggetto di interpretazioni diversificate. Nel caso del cardinale Stepinac, le prevalenti interpretazioni date rispettivamente dai croati cattolici e dai serbi ortodossi restano ancora divergenti”. Tutti i componenti della commissione si dicono però soddisfatti del metodo di lavoro e si augurano che possa essere un modello per affrontare altre questioni storiche che dividono cattolici croati e serbo-ortodossi.
Dal sostegno entusiasta allo Stato Indipendente Croato alla denuncia del “marchio d’infamia” delle persecuzioni razziali

Le ricerche storiche sull’arcivescovo Stepinac sono spesso contraddittorie, influenzate da approcci di parte e dalla supposta contraffazione della documentazione originale. È noto che Stepinac era un cattolico integerrimo animato da uno spirito religioso al limite del fanatismo. In quanto oppositore della separazione tra Stato e Chiesa, non simpatizzava con l’idea di uno stato multi-religioso qual era il Regno di Jugoslavia. Nelle sue omelie spesso sembrava sostenere l’autonomismo croato, ma ne criticava le posizioni repubblicane e la lotta all’ordine costituito. Tuttavia l’arcivescovo accolse con entusiasmo la nascita dello Stato Indipendente Croato nell’aprile del ’41, benedicendo la volontà del regime ustascia di porre il cattolicesimo e la croce al centro dell’identità nazionale croata (Goldstein, 2011). In particolare, Stepinac fu favorevole ad alcune misure approvate dal regime: pena di morte per aborto e bestemmia e divieto di “pornografia” (intesa come semplice riproduzione di immagini femminili).

Il pieno sostegno iniziale si trasformò presto in aperto rimprovero durante le persecuzioni razziali testimoniate da un ampio carteggio (Krpina, 2011). Stepinac condannò fortemente il razzismo dichiarando che “non esistono razze né differenze tra i popoli della terra davanti a dio” e nel febbraio ’43 denunciò pubblicamente il campo di concentramento di Jasenovac come “un marchio d’infamia su tutto il popolo croato”.

Se non ci sono dubbi a proposito degli interventi di Stepinac a favore della popolazione ebraica, l’atteggiamento verso le persecuzioni a danno dei serbo-ortodossi è invece più ambiguo. Dalle ricostruzioni storiche è chiaro che l’arcivescovo considerava le notizie dei massacri di serbi come eccessi nell’ambito dell’attività bellica (Rivelli, 1999) In occasione dei massacri più noti, come quello di Glina nel 1941, Stepinac intervenne presso Pavelić. In generale, però, l’arcivescovo fu titubante, in dubbio se le morti fossero dovute alla ribellione contro lo stato croato o alla politica persecutoria.
Il processo popolare e la questione delle conversioni forzate dei serbi ortodossi

Nell’autunno del 1946, all’indomani della vittoria delle forze guidate da Tito, un tribunale del fronte di liberazione processò Stepinac per cinque capi d’accusa: oltre all’attività della chiesa cattolica in sostegno al regime ustascia, e al supporto fornito alle alte cariche del regime per fuggire all’estero (Pavelić vivrà a Roma fino al 1947 protetto dalla curia), Stepinac veniva processato per le conversioni forzate di massa dei serbi ortodossi perpetuate dagli ustascia col sostegno di monaci e sacerdoti.

Il fenomeno delle conversioni forzate di massa rappresenta uno degli aspetti in cui la responsabilità è più difficile da appurare. In un primo momento Stepinac condannò le conversioni forzate come contrarie alla morale cattolica, mentre successivamente invitava i propri sacerdoti a “convertire gli ortodossi se ciò avrebbe potuto salvargli la vita”. Proprio sull’impegno di Stepinac a favore dei perseguitati e sul suo assenso alle conversioni forzate, si scontrano le posizioni della chiesa cattolica croata e della chiesa serbo-ortodossa.
Il mito di Stepinac “martire” dell’anticomunismo jugoslavo

Con l’arrivo al potere del Fronte di liberazione popolare, le proprietà della chiesa vennero espropriate e gli istituti religiosi temporaneamente chiusi. In questo frangente Stepinac, nel settembre 1945, scrisse una lettera episcopale,  letta in tutte le chiese croate, in cui invitò i cattolici a resistere alle ingerenze del potere secolare. Nel frattempo, alla richiesta di Tito di sostituire l’arcivescovo di Zagabria per la sua vicinanza al regime ustascia, Papa Pio XII rispondeva con un secco rifiuto.

L’arcivescovo Stepinac fu arrestato nel settembre 1946 e condannato a sedici anni di carcere, poi commutati in arresti domiciliari durante i quali poi morirà nel 1960. Papa Pio XII reagì al processo scomunicando Tito e tutti i vertici jugoslavi ed elevando Stepinac al rango cardinalizio nel 1952. Intanto, in ambienti cattolici si andavano diffondendo, anche grazie alla diaspora croata, le gesta del cardinale “vittima del comunismo”. La curia di Papa Pio XII, guidata da un forte anticomunismo, di fatto creò e diffuse il mito di Stepinac (Rivelli, 1999).
La canonizzazione di Stepinac oggi

Nel 1998, papa Giovanni Paolo II che per primo, tra i capi di stato, aveva riconosciuto l’indipendenza della Croazia dalla Jugoslavia, aveva solennemente beatificato l’arcivescovo Stepinac presso il santuario di Marija Bistrica di fronte a più di 500 mila fedeli. La beatificazione, alla presenza del Presidente croato Franjo Tuđman che raggiunge il pontefice sull’altare al termine del rito, dava un messaggio chiaro alla Croazia e ai suoi cittadini: simbolicamente veniva benedetta l’indipendenza croata appena raggiunta.

La canonizzazione di Stepinac è stata oggi investita di nuovi significati, con l’obbiettivo di rinsaldare gli opposti nazionalismi. Se quello croato sostiene la canonizzazione di una delle figure più importanti del proprio novecento, quello serbo la oppone evidenziando le persecuzioni secolari patite dai serbi in Croazia. L’atteggiamento dell’attuale pontefice sulla questione ha spiazzato cattolici e nazionalisti croati mettendo in discussione la secolare alleanza tra Vaticano e stato croato.

Ora, dopo la fine dei lavori della commissione, di ritorno da Roma, in Croazia viene sottolineato che la parte serba ha fallito nel dimostrare che Stepinac abbia collaborato con gli ustascia, mentre in Serbia si evidenzia che la commissione non ha effettivamente terminato il suo lavoro, sostenendo che non sia stato possibile accedere ad alcuni documenti contenuti negli archivi vaticani. Di fatto, entrambe le chiese guardano a papa Francesco: l’una spera nell’istituzione di un’ulteriore commissione, l’altra attendo solo la data finale per la canonizzazione.

News - Europa

Quale orizzonte per la sinistra

Indagine SWG per Apertamente

Scarica l'indagine >>>

Galleria fotografica

Consigliati

La nube di vapore

La nube di vapore
di Mario Faraone - Il volume La nube di vapore raccoglie una scelta dei contributi presentati in occasione delle due giornate di studio organizzate dall’associazione Apertamente di Monfalcone, ovvero Integrazione, nuovo confine? (2 ottobre 2010) e...

La Brigata d’Assalto “Triestina” nella Zona di Operazioni Litorale Adriatico Una storia militare 1943 – 1945

La Brigata d’Assalto “Triestina” nella Zona di Operazioni Litorale Adriatico Una storia militare 1943 – 1945
di Enrico Cernigoi - Il libro, dedicato alla storia della Brigata d’Assalto Triestina, ne analizza l’aspetto militare tralasciando ogni riferimento politico già ampiamente analizzato dalla storiografia locale e nazionale. La storia della Brigata...

Contro il fascismo oltre ogni frontiera

Contro il fascismo oltre ogni frontiera
di Marco Puppini - Questo libro di Nerina Fontanot, Anna Digiannantonio e Marco Puppini racconta l’avventura umana e politica straordinaria della famiglia Fontanot, avventura che si svolge attraverso mezza Europa dai primi anni del Novecento sino alla...

Aleksandrinke o les goriciens

Aleksandrinke o les goriciens
di Maria Pia Monteduro da Vespertilla - Inserito nell’interessante collana di gialli I luoghi del delitto, grazie alla quale “i lettori possono indagare aspetti sconosciuti di città notissime o di intere regioni”, il romanzo di Elena De Vecchi...

Di condizione precaria

Di condizione precaria
Nel corso di appena un ventennio il termine precarietà ha assunto una rilevanza
davvero significativa all’interno delle ricerche, delle analisi e delle teorizzazioni
delle scienze sociali.

Chi ha rubato il confine?

Chi ha rubato il confine?
Video - MAURO MANZIN è nato a Trieste nel 1960. Giornalista de Il Piccolo si occupa da oltre vent’anni di Balcani ed Europa dell’est. Ha pubblicato...

Tra padri e figli

Tra padri e figli
Franco Belci, attualmente segretario generale della Cgil del Friuli Venezia Giulia, è padre di due figli con i quali intesse in questo libro un intenso colloquio. Figlio di Corrado, parlamentare della Democrazia...

Il jihadista della porta accanto

Il jihadista della porta accanto
di Fouad Allam Khaled - Che cos'è l'ISIS e cosa si nasconde dietro la proclamazione del "Nuovo Califfato Globale"? Dove ci porterà il jihad lanciato contro l'Occidente che in pochi mesi...

Office at night

Office at night
di Guido Salvini - “Office at night. Appunti non ortodossi di un giudice” è il libro del giudice Guido Salvini ricco di riflessioni e scritti  pensati “quasi sempre a tarda sera nel Palazzo ormai deserto”....

Doppio livello. Come si organizza la destabilizzazione in Italia

Doppio livello. Come si organizza la destabilizzazione in Italia
di Stefania Limiti - L'Italia e un paese sempre in cerca della verità, incapace di fare i conti col proprio passato. Il doppio livello non è la fotografia di una mente diabolica che avrebbe deciso i destini del nostro...

Ulderico e il figlio irrequieto

Ulderico e il figlio irrequieto
Dopo aver sfogliato gli album dei reportage africani di UldericoBressan, giovane ufficiale, serio eimpeccabile nella bella divisa biancae ascoltato i tanti racconti del figlio Carlo

Il nuovo Jihadismo in Nord Africa e nel Sahel

Il nuovo Jihadismo in Nord Africa e nel Sahel
A cura dell’ISPI (Istituto per gli Studi Politica Internazionale)

Le nostre parole

Le nostre parole
di Matteo Orfini - Rompere i paradigmi, ricostruire un linguaggio, il suo linguaggio: questa è la priorità della sinistra, se vuole "tornare avanti", se vuole ricominciare ad essere forza di cambiamento, di fronte...

Il signore del sorriso

Il signore del sorriso
Un racconto travolgente quanto la cavalcata che ha portato in trionfo il personaggio a cui è liberamente ispirato: Silvio Berlusconi. Tra realtà e finzione, l’ironia dell’autrice intesse una storia che si muove al passo di un destino predestinato,...

Il rumore dei morti

Il rumore dei morti
«Nel silenzio profondo, il rumore dei morti – a saperlo ascoltare – diventa musica. I morti hanno fretta più dei vivi che giustizia sia fatta e di andare… dove devono andare». La frase del professor Federico Gerace, protagonista di questo...

L'Orient Express di Dos Passos

L'Orient Express di Dos Passos
Ai luoghi e ai popoli che incontra Dos Passos guarda sempre attraverso la sua lente di viaggiatore occidentale. Non gli è estranea una visione “orientalista”. Tuttavia il libro "Orient Express" offre un ritratto prezioso sia degli osservati che...

La via dei conventi

La via dei conventi
Non un libro sul turismo religioso ma un approfondimento storico sul movimento ustascia in Croazia, prima e durante la Seconda guerra mondiale e sui suoi influssi e riflussi nella Jugoslavia titina. Una ricostruzione fatta sulla base di documenti doplomatici...

Prestiti scaduti

Prestiti scaduti
Sentivo la mancanza di Kostas Charitos. Mi domandavo che ne fosse di lui, se non gli fosse successo qualcosa, proprio come ci capita di pensare per un vecchio amico che non si fa vivo da un po’ di tempo. Ed ecco che è uscito il nuovo romanzo della...

La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi

La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi
A trent’anni dalla scoperta della P2, per la prima volta disponibili gli appunti segreti di Tina Anselmi, presidente della Commissione parlamentare sulla Loggia segreta, cui erano iscritti militari, agenti dei servizi segreti, parlamentari, ministri,...

La cavalcata dei morti

La cavalcata dei morti
Qualcuno ha bruciato vivo nella sua Mercedes un vecchio magnate della finanza e dell'industria. Forse è stato un ragazzo di banlieu, ma Adamsberg non ci crede. Ha bisogno di prendere tempo. Ed ecco gli arriva, dai boschi della Normandia, un omicidio...

Il memoriale della Repubblica

Il memoriale della Repubblica
«A distanza di oltre trent'anni dal rapimento e dalla morte di Aldo Moro, del cosiddetto memoriale restano duecentoquarantacinque fotocopie, che riproducono gli autografi dell'interrogatorio a cui il prigioniero fu sottoposto dalle Brigate rosse e...

Le stelle che stanno giù

Le stelle che stanno giù
Da una delle più autorevoli giornaliste bosniache, autrice di formidabili reportage per Nazione Indiana e Osservatorio dei Balcani, diciotto cronache, in gran parte inedite.

Metamorfosi etniche

Metamorfosi etniche
Questo libro, tesi di dottorato dell’autore, illustra la storia dei movimenti migratori da e per la Venezia Giulia e le dinamiche di appartenenza nazionale della sua popolazione a partire dallo scoppio della prima guerra mondiale fino al Trattato...

Le mie memorie

Le mie memorie
Da Aiello, piccolissimo paese del Friuli orientale, alla Cina passando dalla Russia dopo esser cresciuto in Brasile.
  • 1
  • 2

logo

L'Associazione, senza fini di lucro, ha lo scopo di promuovere e diffondere i valori e la cultura del riformismo, i valori della giustizia sociale e delle libertà civili. Nel solco della storia e della cultura del socialismo democratico e del liberalismo, l'Associazione si propone di affrontare i diversi temi politici, economici e sociali, attraverso il metodo dell'analisi e della discussione.
L'Associazione si propone di realizzare occasioni pubbliche di incontro e dibattito al fine di diffondere e radicare nella società un approccio intellettuale concreto ed oggettivo nell'analisi dei problemi del mondo contemporaneo, con particolare riguardo alla realtà locale/regionale.

Array

NOTA! Nel rispetto della Direttiva 2009/136/CE, continuando a navigare nel sito si accetta l'utilizzo dei cookies. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information