Apertamente

di Stefano Pizzin del 15/4/2017 - "Siamo andati avanti e continueremo. Nessuno potrà fermarci". Così, Geert Wilders, capo del Partito della libertà (Pvv), l'estrema destra olandese, islamofoba e anti Unione Europea, ha commentato l'esito delle recenti elezioni; e non gli si può dare torto. I nostri media, sempre superficiali quando si tratta di politica estera, hanno archiviato l'esito delle elezioni olandesi annunciando la vittoria del premier uscente e del suo partito liberale popolare (Vvd), europeista e conservatore, e la sconfitta della destra di Wilders. Ma se andiamo a guardare bene i risultati, ci accorgeremmo che le cose sono un po' più complicate. Va detto, intanto, che l'Olanda ha un sistema elettorale proporzionale, senza sbarramento, e una grande frammentazione della rappresentanza parlamentare. Sono ben tredici i partiti entrati nell'assemblea legislativa, con una altissima partecipazione al voto che ha raggiunto l'81,9%. I liberali di governo del premier Rutte sono rimasti il primo partito del Paese ma hanno perso il 5,3% dei voti e 8 seggi, mentre la destra di Wilders, pur non ottenendo il successo che i sondaggi gli promettevano, ha portato a casa un 3% in più di voti e più 5 seggi. Veri vincitori della competizione sono stati Verdi di sinistra (Gl) del popolare leader Jesse Klaver, con un più 6,8% e 10 seggi. Altrettanto bene, sul lato destro dello schieramento politico i democristiani (Cda), più 3,9% e più 6 seggi e buona prestazione dei liberali di sinistra (D66). Chi invece ha perso in modo rovinoso sono stati i laburisti (Pvda), lo storico partito della sinistra socialdemocratica olandese ha pagato carissima l'alleanza di governo con i liberali e l'adesione alle politiche di austerità (laburista è il commissario europeo Dijsselbloem, inflessibile e un po' stupido guardiano delle politiche rigoriste dell'Unione). I laburisti sono passati dal 24,8% delle precedenti elezioni al 5,7%, tenendo appena 9 seggi dei 19 precedenti e facendosi largamente scavalcare dai socialisti di sinistra (Sp). Il resto del Parlamento dell'Aja è occupato da una caterva di partiti per tutti i gusti. Da sinistra a destra: Denk (Pensiero) il partito degli immigrati islamici, moderato e di sinistra, che ha ottenuto importanti successi nei quartieri ad alto tasso di immigrazione musulmana di Amsterdam; 50 Plus, il partito dei pensionati locale, strenuo difensore del generoso welfare del Paese dei tulipani; il Partito degli animali (Pvdd), ecologisti e animalisti progressisti; i due tradizionali partiti religiosi, l'Unione cristiana (Cu), più moderata, e i calvinisti radicali del Partito politico dei riformati (Sgp); infine, ultimo a entrare in parlamento, il Forum per la democrazia (Fvd), un partito di estrema destra propugnatore della democrazia diretta. Ce n'è per tutti i gusti, e la formazione del nuovo governo porterà via un bel po' di tempo e di complesse trattative.
Ma da dove vengono Wilders e il suo partito? Come si è affermata una forza politica che ha fatto tramontare l'immagine dell'Olanda Paese della tolleranza e dell'accoglienza? Wilders e i suoi escono alcuni anni fa dai liberali, collocandosi su posizioni di destra, in particolare sul tema dell'immigrazione. È l'Islam e la sua presenza nelle grandi città la bestia nera di Wilders. Per lui quella religione è incompatibile con la democrazia e le tradizioni olandesi. Il sogno è quello di bloccare l'immigrazione degli islamici e, magari, cacciare chi c'è già. Quella di Wilders per l'Islam è una vera ossessione, interventi, articoli, libri, anche un film dal titolo "Fatma", per raccontare gli orrori perpetrati dalla religione di Maometto. Nella sua narrazione non c'è spazio per un Islam diverso che non sia solo tagliagole e integralismo, contano poco per lui i tanti musulmani che si sono integrati e convivono con la democrazia, come il fatto che l'Olanda abbia avuto come colonia il Paese musulmano più popoloso del mondo: l'Indonesia. "Siamo in guerra", ribadisce spesso e "dobbiamo vincerla con ogni mezzo" la cosa interessante è che per attaccare l'Islam, Wilders difende le più libertarie leggi olandesi che farebbero inorridire ogni reazionario medio: droga legale, eutanasia, controllo delle nascite, diritti degli omosessuali, tutti leggi che il Partito delle libertà difende in nome del "modello olandese". Su questi aspetti Wilders ha pienamente raccolto l'eredità che colui che per primo pose l'attenzione sul fallimento dell'Olanda multiculturale: Pim Fortuyn. Diversi per aspetto: Wilders con un'improbabile zazzera bionda, Fortuyn calvo, per stile: elegante e colto il primo, più greve e brutale il secondo, hanno entrambi mostrato come l'immigrazione lontana dall'avere raggiunto da una piena integrazione, ha occupato le periferie cittadine dove, poco alla volta, si è costruito un muro di incomprensione tra le diverse comunità. Fortuyn era partito da Rotterdam, imponendo la sua narrazione anti immigrati, venata di uno stravagante orgoglio per la tradizione libertaria olandese. Omosessuale dichiarato, "Non sono contro gli immigrati, sono stato a letto con molti di loro", credeva di dovere difendere la "purezza" culturale ed etnica del suo Paese dalle ondate migratorie. Fortuyn venne ucciso da un estremista ambientalista, ma certe posizioni politiche avevano cominciato a fare breccia nell'opinione pubblica e vennero raccolte da Wilders e il suo partito delle libertà.
Già nel 2010 il Pvv aveva ottenuto un exploit elettorale, andando al governo assieme ai liberali di Rutte. Certi temi erano così stati sdoganati e anche se nel 2012 l'alleanza si ruppe e Wilders andò incontro a una sconfitta nelle elezioni anticipate dello stesso anno, il rifiuto dell'immigrazione e dell'Islam e la critica all'Unione europea erano diventati popolari nell'opinione pubblica. La critica all'Unione europea è infatti il secondo aspetto più rilevante della propaganda del Partito delle libertà: il loro obiettivo è uscire dall'Europa e in Olanda, nazione che già nel 2005 con un referendum boccio la Costituzione europea, l'ostilità verso Bruxelles è diventata popolare ben oltre l'elettorato di estrema destra. In effetti gli europeisti di governo sono riusciti a declinare l'adesione ai principi dell'Unione solo nella difesa delle politiche di austerità e la critica verso i Paesi del sud, un modo, insomma, per vedere nell'Unione europea non il progetto di una unione continentale ma uno strumento per garantire i vantaggi economici dei Paesi del nord. Ma austerità ha voluto dire tagli al ricco welfare dei Paesi Bassi e negli ultimi tempi, con una spericolata capriola politica, Wilders si era spostato si posizioni più "sociali" e meno liberiste.
Così in questi anni gli olandesi sono diventati tra i meno europeisti del continente e la famose terra dell'accoglienza e tolleranza tra i polder e i mulini a vento non esiste più. Il voto a Wilders, in fondo, non è nemmeno così impegnativo, il sistema frammentato e proporzionale olandese riesce ad attenuare l'avanzata dell'altra destra, ma ormai sono in molti ad avere accettato, magari in modo più moderato, certe posizioni, e se il bizzarro politico dalla chioma bionda non ha trionfato nelle urne, forse, le sue idee sono già entrate nella testa di molti olandesi. Di sicuro, dopo le ultime elezioni, credere che l'ondata xenofoba e populista sia stata fermata dalle famose dighe olandesi, mi pare molto azzardato è piuttosto auto consolatorio.

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