Apertamente

di Gianni De Fraja da Lavoce.info del 3/6/2016 - Chi è il nuovo sindaco di Londra? Appena eletto ha parlato di speranza e unità. È laburista, ma lontano dalla nuova dirigenza. È contro la Brexit, come il primo ministro conservatore. E il fatto che sia di religione islamica non ha influenzato gli elettori. Il nodo del sistema dei trasporti. “Sarò il sindaco di tutti i londinesi” Un mese fa Sadiq Kahn vinceva in modo netto l’elezione a sindaco di Londra. Un mese passato senza titoli eclatanti e con la promessa che la capitale continuerà la sua straordinaria traiettoria di successo degli ultimi decenni. L’annuncio ufficiale dei risultati elettorali nel Regno Unito segue un rituale un po’ d’altri tempi: finito il conteggio, il direttore dell’ufficio elettorale proclama il vincitore, mentre tutti i candidati restano schierati in piedi sulla pedana. Oltre a dare un tocco locale e personale alla nottata televisiva dello spoglio delle schede, il discorso dell’eletto a volte anticipa importanti cambiamenti sociali e culturali. Molti ricordano ancora quello di Ben Bradshaw, il primo deputato apertamente gay: nel 1997 strappò ai Tory un seggio di provincia e ringraziò individualmente tutti gli altri candidati, tranne appunto quello dei Tory, che aveva condotto contro di lui una disgustosa campagna omofoba. Accadrà lo stesso, penso, per il discorso di accettazione di Khan: la sua dichiarazione di voler far “prevalere la speranza sulla paura e l’unità sulle divisioni” si è già tradotta in un’azione significativa: al momento della nomina ha ringraziato tutti i candidati, compreso quello di “Britain first”, che ha contraccambiato voltandogli la schiena, e soprattutto il Tory, che aveva attaccato Khan con una campagna razzista tanto disperata quanto indegna, con infondate accuse di estremismo, aspramente criticata da molti membri del suo partito. Un’altra decisione che indica l’intenzione di Khan di governare per tutti i londinesi, sia i cittadini che vogliono una città a misura d’uomo, sia le aziende private che vedono opportunità di profitto, è il suo annuncio di voler prendere in considerazione una versione modificata del garden bridge. Il ponte pedonale, un lungo giardino sospeso sul Tamigi, è un progetto fortemente voluto da Boris Johnson, tra sospetti di corruzione e favoritismi nell’assegnazione dei contratti e un costo esorbitante di 220 milioni di euro. Le critiche riguardano anche le numerose restrizioni al pubblico previste a favore di sponsor e finanziatori. Durante la campagna elettorale, Khan si è dichiarato contrario al progetto e ora il ponte pedonale verrà ri-disegnato per ridurne il costo e aumentarne l’uso da parte dei londinesi. Un altro cantiere si aggiungerà ai moltissimi già aperti: se New York è la città che non dorme mai, Londra è quella che non smette mai di costruire: appartamenti privati in grattacieli o depositi abbandonati o storici simboli, noti non solo a chi ama i Pink Floyd, nuove linee ferroviarie e della metropolitana, la futuristica estensione del museo Tate Modern: gru ruspe e muratori (polacchi?) dappertutto.
Le strade variegate del successo politico
Le strade che hanno portato Sadiq Khan e David Cameron al comizio comune contro la Brexit sono polarmente opposte. Indovinate chi è cresciuto in un pittoresco villaggio che i cultori dell’ispettore Barnaby riconoscerebbero subito e chi nelle grigie case popolari della periferia londinese; chi ha studiato in una ordinaria scuola statale (e fu uno dei suoi insegnanti a incoraggiarlo a studiare legge, invece di cercare di diventare dentista, l’ambizione di molti immigranti) e chi invece a Eton, la più prestigiosa scuola privata per maschi. Quale dei due è poi andato a Oxford e quale in una delle nuove università dove si insegna e basta. Chi ha fatto tutta la carriera politica negli uffici studi del partito e chi invece ha percorso la faticosa strada di consigliere comunale, assessore, deputato, poi sottosegretario, fino a ministro ombra. Diverse anche le connessioni all’estero dei loro padri: uno gestiva fondi di investimento in nero a Panama, l’altro, nato e cresciuto in Pakistan, ha poi guidato autobus a Londra. In comune hanno invece la moderata partecipazione religiosa, seppure per fedi diverse, uno cristiano anglicano, l’altro musulmano sunnita. Sottolineata nei titoli da molta stampa estera, a parte il fallito tentativo della campagna Tory di fomentare antipatie anti-islamiche, la religiosità di Khan è stata in pratica totalmente ignorata dagli elettori e dal pubblico inglese.
Da Corbyn al nodo dei trasporti
Khan ha appoggiato la candidatura di Jeremy Corbyn a leader del Labour. Come altri suoi colleghi, intendeva “stimolare il dibattito interno” al partito, pur non essendo necessariamente un suo sostenitore. E infatti, la lista non ufficiale che, un po’ come Tripadvisor, ha classificato tutti i deputati laburisti in cinque categorie, ha inserito Khan nel gruppo dei più ostili a Corbyn. Il neo-sindaco ha evitato di coinvolgerlo nella sua campagna e quasi nessuno nel governo ombra ha pensato di ascrivere l’elezione di Khan a un successo della nuova linea del partito, nonostante Londra sia stata l’unica stella a brillare per il Labour nella buia notte elettorale: terzo partito in Scozia, senza più maggioranza in Galles, il partito laburista ha addirittura perso seggi nelle elezioni locali, cosa che non era mai successa al partito di opposizione. La sfida per ogni sindaco è il sistema dei trasporti. Nel complesso a Londra funzionano, grazie anche all’approccio non ideologico dei due precedenti sindaci: dalla tassa di circolazione voluta da Ken Livingstone alle bici di Boris, all’uso di fondi pubblici e sponsor privati, alla mano ferma ma pragmatica nei rapporti sindacali. Se Khan continuerà per questa strada ed eviterà l’egocentrismo e la megalomania dei suoi predecessori, sarà senz’altro un sindaco di successo.

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