Apertamente

di Ferdinando Nelli Feroci da Italiani Europei del 2/9/2014 - I pur incoraggianti segnali di ripresa sono ancora insufficienti per far riassorbire gli alti livelli di disoccupazione che affliggono l’Europa. È quindi giunto il momento di spostare l’attenzione sull’economia reale e sulle imprese e promuovere un Rinascimento industriale europeo. Per far ciò bisogna però agevolare l’accesso delle imprese ai mercati e ai fattori di produzione, a partire dal credito, investire nell’innovazione come fonte di competitività e migliorare il quadro normativo specifico. Tutto ciò non può ovviamente prescindere da aggiustamenti nella governance microeconomica per evitare politiche contraddittorie tra gli Stati membri. Un’industria competitiva è il presupposto essenziale per ridare all’Europa il suo ruolo di protagonista sulla scena globale.

L’Unione europea sta lentamente uscendo dalla recessione più lunga della sua storia. I recenti segnali di ripresa sono incoraggianti ma ancora deboli. L’export industriale europeo si conferma positivo, con un surplus a livello continentale di circa 365 miliardi di euro nel 2013. Un miliardo al giorno. Tuttavia, tali segnali sono ancora insufficienti per una ripresa che sia in grado di riassorbire l’elevata disoccupazione, specie giovanile, che in molte parti d’Europa ha raggiunto ormai livelli inaccettabili. Nel solo comparto manifatturiero, dall’inizio della crisi, sono stati persi quasi quattro milioni di posti di lavoro e circa 350 miliardi di euro di investimenti.

L’Europa ha oggi più che mai bisogno di lavoro, crescita, equità e più democrazia. Le priorità dell’agenda europea stanno gradualmente cambiando: se l’obiettivo della disciplina di bilancio ha giocato un ruolo di primo piano in questi anni di crisi, è ora giunto il momento di spostare l’attenzione sull’economia reale e sulle imprese. Le misure adottate per garantire la sostenibilità dei conti pubblici e il consolidamento fiscale hanno permesso di far fronte alla fase più grave della crisi e stabilizzare l’eurozona. Tuttavia, oggi vi è una consapevolezza sempre più diffusa che le priorità dell’agenda europea devono concentrarsi sulla crescita e sulla lotta alla disoccupazione.

Sotto questo profilo sono convinto che il futuro dell’Europa dipenda anche dalla sua capacità di assumere di nuovo il ruolo di leader in campo industriale. I dati mostrano come l’80% dell’innovazione privata europea sia generato dall’industria. Se ne deduce che senza un’ampia e robusta base industriale la nostra economia perderebbe il suo principale motore di innovazione e produttività e sarebbe destinata a un inesorabile, lento declino.

Per questi motivi la Commissione ha ribadito la necessità di promuovere un Rinascimento industriale europeo in grado di invertire il processo di deindustrializzazione dell’Europa, con l’obiettivo di portare al 20% la quota di PIL proveniente dall’industria entro il 2020, a fronte dell’attuale 15%. Il Consiglio europeo di marzo 2014 ha fatto proprio questo invito, approvando la Comunicazione della Commissione “Per un Rinascimento industriale europeo” come base per una politica industriale concepita in modo da favorire investimenti e innovazione. Nelle sue conclusioni, il Consiglio ha definito gli orientamenti e le priorità della nuova politica e ha richiesto esplicitamente che gli obiettivi di competitività industriale siano parte integrante di tutte le politiche dell’UE. Il Consiglio ha, dunque, chiaramente riconosciuto la centralità economica dell’industria, considerata come volano essenziale di ripresa economica e occupazionale.

Il Consiglio europeo ha anche chiesto alla Commissione di elaborare una tabella di marcia (roadmap) dettagliata per l’attuazione di questa strategia di politica industriale. La logica che sarà alla base della roadmap è piuttosto semplice e si basa sul presupposto che le imprese hanno bisogno di quattro elementi per avviare la crescita: un mercato; l’accesso ai mezzi di produzione (finanziamenti, energia, materie prime); un’industria “intelligente” dove l’innovazione sia la chiave dell’investimento industriale; un quadro regolamentare più favorevole alle imprese. Questi elementi rappresentano, dunque, le quattro priorità della nostra azione.



La roadmap della nuova politica industriale

La prima priorità è agevolare l’accesso delle imprese ai mercati. In base a uno studio recentemente realizzato dal Parlamento europeo, il mercato interno ha ancora un potenziale di crescita pari al 4% del PIL dell’Unione. Solo attraverso il pieno completamento del mercato interno dei servizi è possibile raggiungere questo potenziale. In questo contesto diventa necessario far progressi anche nella creazione di un mercato interno digitale e nel completamento delle grandi reti infrastrutturali.

Oltre al mercato interno, è fondamentale facilitare l’accesso delle imprese europee ai mercati globali. Un ruolo chiave in questo ambito è svolto dalla conclusione di nuovi accordi bilaterali di libero scambio con i nostri principali partner commerciali, a cominciare da quello con gli Stati Uniti. Attualmente sono in corso ben dodici negoziati per accordi commerciali e di investimento. Questi accordi dovranno garantire un accesso facilitato delle imprese europee ai mercati dei paesi terzi, ma anche tutelare gli interessi difensivi dell’industria europea. Allo scopo di fornire ulteriore supporto alle nostre imprese che vogliono internazionalizzare, stiamo rinforzando la Rete europea di impresa (Enterprise Europe Network), che consiste in una capillare rete di centri d’informazione e supporto alle imprese di cui fanno parte 580 organizzazioni locali di cinquanta paesi diversi, e attivando missioni per la crescita nei paesi terzi con centinaia di imprenditori europei.

La seconda priorità riguarda l’accesso ai fattori di produzione. Iniziando dall’acceso al credito, la Commissione ha sviluppato strumenti di finanziamento per le piccole e medie imprese (PMI), come il programma COSME (Competitiveness of Enterprises and Small and Medium-sized Enterprises). Questo programma, il primo della storia dell’Unione interamente dedicato alle PMI, partirà nei prossimi giorni e fornirà garanzie e interventi sotto forma di partecipazione al capitale delle PMI per un valore di 1,4 miliardi di euro.

Un altro capitolo fondamentale per l’industria è quello dell’energia: il “pacchetto” di azioni per i prossimi sette anni in materia di energia, cambiamento climatico e ambiente è coerente con una politica industriale che punti al miglioramento della competitività. Anche in questo ambito il completamento del mercato interno è fondamentale. Infine, dobbiamo intraprendere un’ambiziosa campagna per migliorare le competenze e le capacità dei giovani e dei cittadini europei. Il programma Erasmus+ ha dato buona prova, attivando programmi di interscambio per oltre quattro milioni di giovani, tra cui 650.000 tra studenti e apprendisti. Tuttavia, molta strada resta ancora da fare in questo campo: il programma è stato esteso agli imprenditori e alla formazione professionale ma, per un impatto più incisivo, abbiamo bisogno di un maggiore coinvolgimento degli Stati membri su questo terreno.

Per quanto riguarda la terza priorità, l’Unione europea sta investendo con determinazione nell’innovazione quale principale fonte di competitività. Con poche risorse naturali ed energetiche, l’innovazione è il miglior strumento per la crescita e l’occupazione in Europa. In quest’area assume particolare rilevanza la promozione delle Tecnologie chiave abilitanti (KETs), come lo sviluppo del manifatturiero avanzato e della green economy. Per la prima volta sarà possibile utilizzare congiuntamente, in progetti specifici, i fondi del programma Orizzonte 2020 e i fondi strutturali e di investimento europei per progetti che abbiano come obiettivo il miglioramento della competitività industriale. In particolare, Orizzonte 2020 destina circa la metà dei suoi 80 miliardi di euro per finanziare investimenti in ricerca orientata al mercato per il periodo 2014-20, equivalente a un incremento del 30% rispetto al precedente periodo di programmazione. Questo sforzo finanziario, notevole per il bilancio dell’UE – complessivamente quasi 150 miliardi di euro, se si sommano i fondi strutturali e di investimento, i fondi di Orizzonte 2020 e COSME –, necessita però anche di investimenti privati in innovazione per mobilitare i quali occorre creare nuove e attraenti opportunità per le imprese e migliorare il business environment.

Infatti, la quarta e ultima priorità si concentra proprio su quest’ultimo elemento attraverso il miglioramento del quadro regolamentare e normativo. Stiamo già lavorando su questo, rafforzando le valutazioni d’impatto e i controlli sui costi cumulativi della legislazione che gravano sulle imprese e, attraverso il programma REFIT (Regulatory Fitness and Performance), stiamo cercando di migliorare la qualità generale della normativa europea. Inoltre, con la revisione dello Small Business Act (SBA) intendiamo ridurre ulteriormente il costo per la creazione di un’impresa, i tempi di rilascio delle licenze e la semplificazione degli obblighi per le PMI. A breve lanceremo una consultazione pubblica a questo scopo. Infine, intensificheremo anche le misure di sostegno diretto e di assistenza alle PMI, inclusa la difesa della proprietà intellettuale. Molte azioni della nostra strategia di politica industriale riguardano le piccole e medie imprese. Siamo, infatti, convinti che nessuna strategia di crescita industriale possa riuscire senza il coinvolgimento decisivo delle PMI, che oggi contribuiscono per circa il 26% al PIL europeo e danno lavoro a oltre 80 milioni di europei.

Un elemento orizzontale rispetto alle quattro priorità citate è rappresentato dal cosiddetto “mainstreaming della politica industriale”. Con questo termine si intende l’integrazione degli elementi di competitività industriale anche in altre politiche europee. In tale ambito, è degna di nota la riforma delle norme comunitarie in materia di aiuti di Stato. Stando alle previsioni, grazie alla nuova normativa semplificata circa tre quarti degli attuali aiuti e circa due terzi delle sovvenzioni non saranno più soggetti a notifica alla Commissione, alleggerendo l’onere amministrativo per le imprese, le amministrazioni pubbliche e la stessa UE. Le imprese avranno la possibilità di beneficiare di varie tipologie di aiuto per una gamma più ampia di attività e per importi maggiori, senza aver bisogno di sottoporre i propri progetti al controllo preventivo delle autorità europee.

L’integrazione dello sviluppo industriale nella politica di coesione rappresenta un altro importante elemento innovativo della nostra politica industriale. La Commissione sta cooperando con le Regioni, gli Stati membri e le imprese per garantire il successo di questo nuovo orientamento della nostra politica regionale, che metterà a disposizione delle imprese più di 100 miliardi di euro per investimenti produttivi per il periodo 2014-20. Infine, la Commissione ha adottato alcune misure specifiche, in quanto alcuni settori richiedono approcci ad hoc. Un buon esempio è il Piano d’azione per l’acciaio, che fornisce un quadro adeguato per permettere a questo settore di competere nel mercato globale.



La governance della nuova politica industriale

L’industria e il manifatturiero sono fondamentali per la ripresa economica. In tal senso, si va consolidando un crescente consenso tra le istituzioni dell’Unione sulla necessità di spostare l’attenzione sull’economia reale e sul sostegno alle imprese per rilanciare la crescita e riconquistare la fiducia dell’opinione pubblica attorno al progetto europeo. Il successo di questo nuovo approccio di politica industriale implica, tuttavia, necessari aggiustamenti nella governance microeconomica. Il coordinamento tra tutti i soggetti interessati – a livello europeo, nazionale e regionale – è fondamentale per raggiungere quest’obiettivo. Infatti, secondo il dettato dell’articolo 173 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, spetta soprattutto agli Stati membri sviluppare politiche idonee al rilancio dell’industria europea. All’UE sono affidate, in questo ambito, solo competenze di supporto. Gli Stati membri si stanno dotando, in questi ultimi anni, di strategie di politica industriale. Per una politica di successo a livello europeo è dunque necessario costruire una base comune ed evitare politiche contraddittorie ed effetti di spillover negativi tra le varie strategie. Per questo, ritengo opportuno che il sostegno alla competitività attraverso un’efficace politica industriale sia inserito in modo più efficace e visibile anche nel processo del semestre europeo e nelle raccomandazioni specifiche per paese, al fine di garantire il necessario coordinamento e, al tempo stesso, dare maggiore rilievo alle iniziative degli Stati membri su questo terreno. Inoltre, giudico positivamente un rafforzamento del Consiglio “Competitività”, che dovrebbe assumere un ruolo più incisivo in sede di elaborazione e valutazione delle raccomandazioni specifiche per paese e di monitoraggio dei progressi compiuti dagli Stati membri.

Per avanzare in questa direzione, già da quest’anno rafforzeremo il nostro rapporto annuale sulle “Politiche degli Stati membri in tema di competitività”, per offrire un’analisi approfondita delle azioni intraprese a livello nazionale a favore della competitività industriale. Da ultimo, la competitività industriale dovrà essere tra i pilastri della strategia Europa 2020, che sarà oggetto di revisione nella primavera del 2015. Rivitalizzare gli investimenti in capitale e innovazione deve essere il nostro traguardo: solo così l’Europa potrà contare su un settore industriale più competitivo ed essere in grado di riconquistarsi un ruolo da protagonista sulla scena globale.

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