Apertamente

di Federico Pontoni da Lavoce.info dell'8/4/2014 - Anche il nuovo presidente del Consiglio ha promesso la riduzione del costo dell’elettricità. Che passa inevitabilmente da un taglio degli oneri di sistema. Come finanziarlo? Una tassa sulla rendita generata dall’idroelettrico potrebbe dare più di un miliardo. COME RIDURRE LA BOLLETTA ELETTRICA Dopo Enrico Letta, anche Matteo Renzi ha promesso la riduzione del costo dell’elettricità. Il presidente del Consiglio, numerologicamente innamorato del dieci, è convito di ridurlo di almeno il 10 per cento, quantomeno alle piccole e medie imprese (l’entità complessiva del taglio, secondo una mia stima un po’ grezza, potrebbe essere di quasi 800 milioni di euro). Ora, non so come si possa ridurre ex lege il prezzo di un bene compravenduto su un mercato liberalizzato di un’esatta percentuale. Tuttavia, è ipotizzabile che dietro l’annuncio ci sia la volontà di ridurre le accise o gli altri oneri gravanti sulla bolletta. Della questione ho già parlato su lavoce.info, qui avanzo una proposta, che si può riassumere in uno slogan: diamo liquidità alle rinnovabili. (1)
La bolletta elettrica è gravata dai cosiddetti oneri di sistema, dentro i quali c’è un po’ di tutto: dalla messa in sicurezza del nucleare (componente MCT), alla promozione dell’efficienza energetica (UC7), dal sostegno alla ricerca (A5) al finanziamento degli incentivi alle rinnovabili (A3). Proprio la A3, nel 2014, raggiungerà quota 12 miliardi. Pertanto, una riduzione del costo dell’elettricità passa inevitabilmente da un taglio di tali oneri o dal reperimento di risorse alternative per finanziarli. Ed è da qui che nasce la proposta, volta a ridurre il peso dell’A3 in bolletta.
Due premesse sono necessarie. Anzitutto, forse non tutti sanno che l’idroelettrico, la più matura delle fonti rinnovabili, è una delle tecnologie più economiche per generare energia elettrica, non solo se paragonata alle altre energie rinnovabili, ma anche rispetto al gas e al carbone. La seconda premessa è che in questi anni scadono molte concessioni per la produzione di energia idroelettrica, concessioni che saranno rimesse a gara.

LA RENDITA ECONOMICA DELL’IDROELETTRICO

L’acqua utilizzabile a fini idroelettrici è limitata e in Italia, oggi, è impossibile aumentare in maniera rilevante l’apporto dell’idroelettrico a soddisfacimento della domanda di elettricità. Da questa condizione di scarsità della risorsa si genera, per chi la possiede e la utilizza, una rendita. Questo perché, semplificando, il prezzo della borsa elettrica è determinato da tecnologie più costose dell’idroelettrico, che fanno sì che quest’ultima ottenga un profitto superiore a quello “normale”, chiamato, appunto rendita. In economia, infatti, la rendita è un extra-profitto, in altre parole, un saldo positivo che rimane dopo aver ripagato tutti i costi, compreso il costo del capitale (che potremmo volgarmente chiamare il profitto). Chiaramente, la dimensione della rendita sarà tanto maggiore quanto maggiore sarà la quantità di energia venduta e quanto più ampia la differenza tra prezzo di vendita e costi di produzione. (2)
Il problema insito nella rendita è la sua allocazione, cioè chi dovrebbe goderne i benefici. È un problema essenzialmente politico, l’economia può solo suggerire metodi redistributivi che non alterino l’utilizzo ottimale della risorsa. Il diritto di godimento della rendita è un argomento complesso, soprattutto quando si tratta di rendite derivanti dallo sfruttamento di risorse naturali perché nella maggior parte dei paesi, Italia inclusa, le risorse naturali sono di proprietà dello Stato che ne concede, normalmente, lo sfruttamento ai privati. La ripartizione della rendita fra Stato (proprietario della risorsa) e privato (che ne rende possibile la valorizzazione economica) dipenderà dagli obiettivi politici.

L’ESEMPIO DELLA VALTELLINA

Nell’ambito del progetto Idea, è stata effettuata un’analisi della rendita del settore idroelettrico della provincia di Sondrio per il periodo 2004-2011. (3) La provincia di Sondrio ha una produzione idroelettrica media annua di circa 5 TWh, pari a quasi l’11 per cento della produzione idroelettrica nazionale e una capacità installata di circa 2.206 MW, pari al 18 per cento del totale della potenza idroelettrica italiana e a circa il 2 per cento della potenza elettrica totale.
Qui di seguito, sono presentati i risultati degli studi per le sole medie e grandi derivazioni, in altre parole quelle superiori ai 10 MW di potenza installata (che, in provincia di Sondrio rappresentano il 95 per cento del totale).
Anche stimando la rendita dal prezzo medio di mercato dell’energia elettrica, si può notare come, ogni anno, l’idroelettrico della Valtellina ottenga una rendita di circa 170 milioni di euro. Fra canoni, sovra-canoni, Imu e tassazione societaria, lo Stato se ne accaparra poco più della metà.
Azzardando che la rendita generata dalle medie e grandi derivazioni italiane sia in linea con quella degli impianti presenti in provincia di Sondrio, possiamo dedurre che l’importo complessivo della rendita idroelettrica italiana oscilli fra i 1,4 e i 2,3 miliardi di euro l’anno, a seconda che si valorizzi la produzione al prezzo medio o al prezzo di picco e che lo Stato riesca a “catturarne”, al massimo, fra i 600 e gli 800 milioni.

Rendita idroelettrica in provincia di Sondrio, media anni 2004-2011
Schermata 2014-04-07 alle 12.15.38

Ecco dunque la proposta: al netto di canoni e sovra-canoni, giustamente da riconoscere a comuni e provincie su cui la produzione idroelettrica insiste, pari a un ammontare complessivo di circa 250 milioni di euro, con l’occasione dei rinnovi di concessione si potrebbe introdurre una tassazione sulla rendita idroelettrica (già presente in Norvegia e allo studio in Francia) che, accoppiata con i proventi Ires della tassazione sulla produzione stessa, potrebbe alimentare ogni anno con circa 1 miliardo un fondo a riduzione degli oneri in bolletta legati agli incentivi sulle rinnovabili.
Secondo le mie stime, questo garantirebbe comunque un rendimento della produzione idroelettrica superiore al 10 per cento e, soprattutto, consentirebbe ai nuovi concessionari di investire sia nell’ammodernamento degli impianti sia nella mitigazione degli impatti sull’ecosistema fluviale.

(1) Proprio sull’idroelettrico il 14 aprile si terrà un convegno all’università Bocconi.
(2) Nel trattare la rendita idroelettrica occorre tenere presente la variabilità annuale della produzione di energia idroelettrica, che dipende da fattori climatici come la quantità e il periodo delle precipitazioni, la temperatura estiva ed eventuali periodi di siccità, la necessità di organizzare tutti i molteplici utilizzi della risorsa idrica. La variabilità della produzione può essere sostanziale e quindi può consentire di spalmare i costi fissi legati al funzionamento e alla manutenzione degli impianti, nonché al loro ammortamento su quantità variabili di prodotto. Il costo dell’energia al chilowattora può quindi variare di anno in anno andando a erodere la redditività dell’investimento e l’ammontare della rendita che se ne trae. Di conseguenza, è opportuno considerare la rendita idroelettrica come una quantità di lungo periodo, che si distingua chiaramente da un eventuale guadagno temporaneo.
(3) Il progetto è finanziato da Fondazione Cariplo, volto a valutare l’impatto ambientale degli impianti idroelettrici in provincia di Sondrio, ed è stato condotto da Cirf e università di Udine. Si veda: Massarutto, A., Pontoni, F., 2013. Hydropower rent in Northern Italy: economic and environmental concerns in the renewal procedure, DIES Working Paper Series, n. 8/2013.


*Docente di diritto del lavoro nell’Università del Sannio
- See more at: http://www.economiaepolitica.it/index.php/lavoro-e-sindacato/quella-incostituzionale-liberalizzazione-del-contratto-a-termine/#.U0bMvFfPv7E

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