Apertamente

di Guido Viale da Il Manifesto del 18/2/2014 - Lavoro. Perché l’ortodossia classica (liberista e keynesiana) che suggerisce di passare a produzioni ad alto valore aggiunto non risolve più, oggi, la crisi industriale italiana. Che chiede un’altra riconversione possibile. Che fare quando il padrone di un’azienda decide di chiu­derla, o di tra­sfe­rirla all’estero per pagare meno tasse, o per pagare meno gli ope­rai, o per poter inqui­nare l’ambiente senza tante sto­rie? A lume di naso, la prima cosa da fare è requi­sire l’azienda (i sin­daci hanno il potere di farlo, se non altro per motivi di ordine pub­blico) e impe­dir­gli di por­tar via i mac­chi­nari. Poi biso­gne­rebbe bloc­car­gli i conti e farsi resti­tuire i fondi che, 90 pro­ba­bi­lità su 100, ha già rice­vuto dallo Stato sotto forma di con­tri­buti a fondo per­duto, cre­dito age­vo­lato, sconti fiscali e con­tri­bu­tivi (ma qui dovreb­bero inter­ve­nire anche altre isti­tu­zioni: Governo e magi­stra­tura). A mag­gior ragione que­sto vale se l’imprenditore in que­stione pone delle con­di­zioni inac­cet­ta­bili per “restare”: per esem­pio dimez­zare i salari, come all’Electrolux.
Ma quello che non biso­gne­rebbe asso­lu­ta­mente fare è cer­care un nuovo padrone, che è invece il modo in cui il Governo ita­liano finge di affron­tare le situa­zioni di crisi (sul tema sono aperti al mini­stero dello Svi­luppo eco­no­mico più di 160 “tavoli”). Se ci fosse un “impren­di­tore” o un gruppo dispo­sto a rile­vare l’impresa alle con­di­zioni esi­stenti si sarebbe già fatto avanti per conto suo. E infatti, le poche aziende ita­liane che vanno ancora bene, soprat­tutto sui mer­cati esteri, tro­vano facil­mente dei com­pra­tori: sono state sven­dute quasi tutte. Ma quelle che non reg­gono più hanno biso­gno di un’altra cura: devono ricon­ver­tire la pro­du­zione e cer­care nuovi sboc­chi, pos­si­bil­mente nei campi che hanno un futuro, per­ché sono quelli nei quali la crisi ambien­tale ren­derà pre­sto inde­ro­ga­bile inve­stire.
Natu­ral­mente una ricon­ver­sione del genere non può gra­vare solo sulle spalle delle mae­stranze abban­do­nate. Devono far­sene carico, accanto a loro, sin­daci e ammi­ni­stra­tori locali, sin­da­cati, uni­ver­sità e cen­tri di ricerca, asso­cia­zioni. Per­ché è pro­prio nel ter­ri­to­rio, o nei ter­ri­tori che sono tea­tro di vicende ana­lo­ghe, che si devono andare a cer­care gli sboc­chi per i nuovi assetti pro­dut­tivi.
Vice­versa, se un nuovo padrone — o impren­di­tore — si fa avanti solo ora, è per­ché si aspetta dallo Stato con­di­zioni di favore — cioè un sacco di soldi — e pos­siamo essere sicuri che lo fa per inta­scar­seli. Un esem­pio illu­mi­nante: i due ban­ca­rot­tieri che si erano fatti avanti per rile­vare l’impianto Fiat di Ter­mini Ime­rese. I risul­tati si vedono: l’impianto è ancora a lì, vuoto, a quat­tro anni da quando si sa per certo che sarebbe stato dismesso; e que­gli aspi­ranti impren­di­tori si sono dis­solti nel nulla; o sono in galera. Un’azienda che “se ne vuole andare” non ha alcun inte­resse a lasciare a un poten­ziale con­cor­rente mar­chio, bre­vetti, mer­cati, o anche solo una mano­do­pera ben adde­strata; e quindi farà di tutto per ren­dere one­roso e non red­di­ti­zio il suben­tro. La Jabil di Cas­sina de’Pecchi fa scuola; li c’era tutto per andare avanti: mano­do­pera com­pe­tente, impianti e pro­dotti di avan­guar­dia, clienti inte­res­sati; ma la pro­prietà non intende favo­rire un poten­ziale con­cor­rente e pre­fe­ri­sce man­dare tutto in malora. Tante le espe­rienze sotto i nostri occhi: Alcoa, Alca­tel, Jabil, Nokia, Lucent, Luc­chini, Maflow, Micron Tech­no­logy, e chi più ne ha più ne metta. Quando il Governo dice che biso­gna attrarre inve­sti­tori esteri, non è certo a impianti come que­sti che pensa. Pensa solo a “fare cassa” ven­dendo quello che fun­ziona ancora o che comun­que rende: auto­strade, fer­ro­vie, poste, Eni, Enel, Terna, ecc.

Le minacce di “andar­sene” o la deci­sione di chiu­dere o ven­dere sono altret­tante mosse di una corsa al ribasso per spre­mere sem­pre di più i lavo­ra­tori: la vicenda Elec­tro­lux inse­gna. Se si accet­tano le regole della glo­ba­liz­za­zione libe­ri­sta, che affida alla con­cor­renza al ribasso l’organizzazione e la distri­bu­zione ter­ri­to­riale e set­to­riale della pro­du­zione, a que­sta logica non c’è scampo. Ma, obiet­tano i cul­tori dell’ortodossia eco­no­mica (che in que­sto ambito acco­muna libe­ri­sti e key­ne­siani), per non sot­to­stare a que­sta logica una strada c’è: pas­sare a pro­du­zioni a più alto valore aggiunto e mag­giori mar­gini: invece di pro­durre uti­li­ta­rie, pro­durre Mase­rati e Jeep, invece di lava­trici e frigo, impianti indu­striali di refri­ge­ra­zione, ecc. Più in gene­rale, pas­sare a pro­du­zioni a mag­gior con­te­nuto di tec­no­lo­gie e di ricerca.

Intanto per i pro­dotti ad alto valore aggiunto biso­gna tro­vare un mer­cato, per lo più già occu­pato da qual­cun altro. Per esem­pio, la Fiat (ora Fca) ha ben poche carte in mano per sot­trarre quote del mer­cato euro­peo di fascia alta a Mer­ce­des, Bmw o Audi. Per que­sto la pro­du­zione auto­mo­bi­li­stica di Fca Ita­lia, e con essa i suoi sta­bi­li­menti, sono in gran parte con­dan­nati a morte. Per addi­tare una via di uscita i teo­rici dell’ortodossia ricor­rono a una vec­chia teo­ria dello svi­luppo degli anni ’60 di Albert Hir­sch­man, detta delle “ani­tre volanti”: le eco­no­mie sono come uno stormo di ana­tre che volano una die­tro l’altra. Mano a mano che quelle di testa pas­sano a livelli tec­no­lo­gici e più avan­zati, quelle che seguono vanno a occu­pare le posi­zioni abban­do­nate dalle prime; e così, tutte insieme, pro­muo­vono lo svi­luppo glo­bale. Ma quella teo­ria rispec­chiava l’andamento delle cose cinquant’anni fa (Stati uniti in testa e, a seguire, Europa, Giap­pone, Corea, ecc.). Ma oggi non fun­ziona più per il sem­plice motivo che molti dei paesi a più bassi livelli sala­riali e di pro­te­zione dell’ambiente, che pro­prio per que­sto sono diven­tate le mani­fat­ture del mondo (prima tra essi, la Cina), oggi sono anche molto più avanti di noi — e non solo dell’Italia, ma anche dell’Europa — nella ricerca scien­ti­fica e tec­no­lo­gica: è deva­stante com­pe­tere con loro sui livelli sala­riali, anche se molte imprese non vedono altra strada per cer­care di soprav­vi­vere; ma in molti casi è anche impos­si­bile com­pe­tere sui livelli tec­no­lo­gici; soprat­tutto in Ita­lia dove istru­zione e ricerca sono ambiti disprez­zati e negletti.
C’è un ambito in cui l’Italia e l’Europa man­ten­gono ancora qual­che van­tag­gio “com­pe­ti­tivo” (ma meglio sarebbe dire, in que­sto caso, coo­pe­ra­tivo), anche se è anch’esso in via di sman­tel­la­mento per via delle teo­rie libe­ri­ste che ridu­cono tutto al dollar-value, al denaro. Quest’ambito è la com­ples­sità sociale, l’abitudine alla vita asso­ciata, una dimen­sione fon­da­men­tale della socia­lità, il radi­ca­mento in una tra­di­zione di cui il patri­mo­nio cul­tu­rale rap­pre­senta la stra­ti­fi­ca­zione incom­presa (e per que­sto tra­scu­rata). È un fat­tore che non può essere costruito, rico­struito, o recu­pe­rato in pochi anni e di cui lo svi­luppo tumul­tuoso delle eco­no­mie emer­genti ha pri­vato gran parte delle rispet­tive comu­nità pro­prio nei loro punti di mag­gior forza; senza l’accortezza di con­ser­varlo o di sosti­tuirlo con qual­cosa di equivalente.

È que­sto il pre­sup­po­sto di una rico­stru­zione su basi fede­ra­li­ste di un’economia euro­pea auto­suf­fi­ciente (ma non autar­chica), non com­pe­ti­tiva (nel senso di non più impe­gnata in quella corsa al ribasso che è sotto gli occhi di tutti), che sap­pia uti­liz­zare le tec­no­lo­gie dispo­ni­bili e i saperi dif­fusi, sia tec­nici che “espe­rien­ziali”, per riag­gan­ciare la pro­du­zione ai biso­gni con­di­visi della popo­la­zione attra­verso il poten­zia­mento di una nuova “gene­ra­zione” di ser­vizi pub­blici locali in forme par­te­ci­pate, sotto il con­trollo dei governi dei ter­ri­tori: in campo ener­ge­tico (impianti dif­fusi, dif­fe­ren­ziati e inter­con­nessi di uti­lizzo delle fonti rin­no­va­bili ed effi­cien­ta­mento dei cari­chi ener­ge­tici) e in quello agroa­li­men­tare (agri­col­tura di qua­lità ed indu­stria ali­men­tare a km0); nel campo di una mobi­lità fles­si­bile, inte­grando tra­sporto di massa e tra­sporto per­so­na­liz­zato, sia di merci che di pas­seg­geri, attra­verso la con­di­vi­sione dei vei­coli; nel campo del recu­pero e della valo­riz­za­zione delle risorse (quello che noi oggi chia­miamo gestione dei rifiuti), nella sal­va­guar­dia e nella valo­riz­za­zione del ter­ri­to­rio (assetti idro­geo­lo­gici, urba­ni­stici, pae­sag­gi­stici, monu­men­tali, indu­stria turi­stica, ecc.) e, soprat­tutto, nei campi della cul­tura, della ricerca, dell’istruzione, della difesa della salute fisica e men­tale di tutti.

Ecco, allora, pro­fi­larsi un destino diverso per le aziende abban­do­nate e senza più sboc­chi; ecco un ruolo stra­te­gico per le ammi­ni­stra­zioni locali che inten­dono farsi carico delle con­di­zioni di vita, ma anche del patri­mo­nio di espe­rienza, di cono­scenza, di saperi tec­nici, di abi­tu­dine alla coo­pe­ra­zione delle mae­stranze messe alla porta dai loro datori di lavoro; ed ecco, infine, il pre­sup­po­sto irri­nun­cia­bile per pro­muo­vere un’alternativa di governo, a par­tire dall’iniziativa locale, per far fronte al caos a cui ci sta con­dan­nando l’attuale gover­nance euro­pea. Detta così sem­bra un’utopia: ma andiamo incon­tro a tempi in cui pro­spet­tare solu­zioni estreme e finora “impen­sa­bili” diven­terà necessario.

News - Economia

Galleria fotografica

Consigliati

Appuntamento a Chinguetti. Le vie del destino

Appuntamento a Chinguetti. Le vie del destino
di Cristina Cristofoli La Caravella Editrice Caprarola, 2019; br., pp. 184

Le 10 imprevedibili qualità di un bravo manager

Le 10 imprevedibili qualità di un bravo manager
di Michele Degrassi - Breve vademecum su come affrontare le nuove sfide della gestione manageriale

Guardare al futuro. La politica contro l’inerzia della crisi

Guardare al futuro. La politica contro l’inerzia della crisi
di Franklin D. Roosevelt - a cura di Giuseppe Amari e Maria Paola Del Rossi; prefazione di James K. Galbraith; Roma: Castelvecchi Editore, p. 340.

La nube di vapore

La nube di vapore
di Mario Faraone - Il volume La nube di vapore raccoglie una scelta dei contributi presentati in occasione delle due giornate di studio organizzate dall’associazione Apertamente di Monfalcone, ovvero Integrazione, nuovo confine? (2 ottobre 2010) e...

La Brigata d’Assalto “Triestina” nella Zona di Operazioni Litorale Adriatico Una storia militare 1943 – 1945

La Brigata d’Assalto “Triestina” nella Zona di Operazioni Litorale Adriatico Una storia militare 1943 – 1945
di Enrico Cernigoi - Il libro, dedicato alla storia della Brigata d’Assalto Triestina, ne analizza l’aspetto militare tralasciando ogni riferimento politico già ampiamente analizzato dalla storiografia locale e nazionale. La storia della Brigata...

Contro il fascismo oltre ogni frontiera

Contro il fascismo oltre ogni frontiera
di Marco Puppini - Questo libro di Nerina Fontanot, Anna Digiannantonio e Marco Puppini racconta l’avventura umana e politica straordinaria della famiglia Fontanot, avventura che si svolge attraverso mezza Europa dai primi anni del Novecento sino alla...

Aleksandrinke o les goriciens

Aleksandrinke o les goriciens
di Maria Pia Monteduro da Vespertilla - Inserito nell’interessante collana di gialli I luoghi del delitto, grazie alla quale “i lettori possono indagare aspetti sconosciuti di città notissime o di intere regioni”, il romanzo di Elena De Vecchi...

Di condizione precaria

Di condizione precaria
Nel corso di appena un ventennio il termine precarietà ha assunto una rilevanza
davvero significativa all’interno delle ricerche, delle analisi e delle teorizzazioni
delle scienze sociali.

Chi ha rubato il confine?

Chi ha rubato il confine?
Video - MAURO MANZIN è nato a Trieste nel 1960. Giornalista de Il Piccolo si occupa da oltre vent’anni di Balcani ed Europa dell’est. Ha pubblicato...

Tra padri e figli

Tra padri e figli
Franco Belci, attualmente segretario generale della Cgil del Friuli Venezia Giulia, è padre di due figli con i quali intesse in questo libro un intenso colloquio. Figlio di Corrado, parlamentare della Democrazia...

Il jihadista della porta accanto

Il jihadista della porta accanto
di Fouad Allam Khaled - Che cos'è l'ISIS e cosa si nasconde dietro la proclamazione del "Nuovo Califfato Globale"? Dove ci porterà il jihad lanciato contro l'Occidente che in pochi mesi...

Office at night

Office at night
di Guido Salvini - “Office at night. Appunti non ortodossi di un giudice” è il libro del giudice Guido Salvini ricco di riflessioni e scritti  pensati “quasi sempre a tarda sera nel Palazzo ormai deserto”....

Doppio livello. Come si organizza la destabilizzazione in Italia

Doppio livello. Come si organizza la destabilizzazione in Italia
di Stefania Limiti - L'Italia e un paese sempre in cerca della verità, incapace di fare i conti col proprio passato. Il doppio livello non è la fotografia di una mente diabolica che avrebbe deciso i destini del nostro...

Ulderico e il figlio irrequieto

Ulderico e il figlio irrequieto
Dopo aver sfogliato gli album dei reportage africani di UldericoBressan, giovane ufficiale, serio eimpeccabile nella bella divisa biancae ascoltato i tanti racconti del figlio Carlo

Il nuovo Jihadismo in Nord Africa e nel Sahel

Il nuovo Jihadismo in Nord Africa e nel Sahel
A cura dell’ISPI (Istituto per gli Studi Politica Internazionale)

Le nostre parole

Le nostre parole
di Matteo Orfini - Rompere i paradigmi, ricostruire un linguaggio, il suo linguaggio: questa è la priorità della sinistra, se vuole "tornare avanti", se vuole ricominciare ad essere forza di cambiamento, di fronte...

Il signore del sorriso

Il signore del sorriso
Un racconto travolgente quanto la cavalcata che ha portato in trionfo il personaggio a cui è liberamente ispirato: Silvio Berlusconi. Tra realtà e finzione, l’ironia dell’autrice intesse una storia che si muove al passo di un destino predestinato,...

Il rumore dei morti

Il rumore dei morti
«Nel silenzio profondo, il rumore dei morti – a saperlo ascoltare – diventa musica. I morti hanno fretta più dei vivi che giustizia sia fatta e di andare… dove devono andare». La frase del professor Federico Gerace, protagonista di questo...

L'Orient Express di Dos Passos

L'Orient Express di Dos Passos
Ai luoghi e ai popoli che incontra Dos Passos guarda sempre attraverso la sua lente di viaggiatore occidentale. Non gli è estranea una visione “orientalista”. Tuttavia il libro "Orient Express" offre un ritratto prezioso sia degli osservati che...

La via dei conventi

La via dei conventi
Non un libro sul turismo religioso ma un approfondimento storico sul movimento ustascia in Croazia, prima e durante la Seconda guerra mondiale e sui suoi influssi e riflussi nella Jugoslavia titina. Una ricostruzione fatta sulla base di documenti doplomatici...

Prestiti scaduti

Prestiti scaduti
Sentivo la mancanza di Kostas Charitos. Mi domandavo che ne fosse di lui, se non gli fosse successo qualcosa, proprio come ci capita di pensare per un vecchio amico che non si fa vivo da un po’ di tempo. Ed ecco che è uscito il nuovo romanzo della...

La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi

La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi
A trent’anni dalla scoperta della P2, per la prima volta disponibili gli appunti segreti di Tina Anselmi, presidente della Commissione parlamentare sulla Loggia segreta, cui erano iscritti militari, agenti dei servizi segreti, parlamentari, ministri,...

La cavalcata dei morti

La cavalcata dei morti
Qualcuno ha bruciato vivo nella sua Mercedes un vecchio magnate della finanza e dell'industria. Forse è stato un ragazzo di banlieu, ma Adamsberg non ci crede. Ha bisogno di prendere tempo. Ed ecco gli arriva, dai boschi della Normandia, un omicidio...

Il memoriale della Repubblica

Il memoriale della Repubblica
«A distanza di oltre trent'anni dal rapimento e dalla morte di Aldo Moro, del cosiddetto memoriale restano duecentoquarantacinque fotocopie, che riproducono gli autografi dell'interrogatorio a cui il prigioniero fu sottoposto dalle Brigate rosse e...
  • 1
  • 2

logo

L'Associazione, senza fini di lucro, ha lo scopo di promuovere e diffondere i valori e la cultura del riformismo, i valori della giustizia sociale e delle libertà civili. Nel solco della storia e della cultura del socialismo democratico e del liberalismo, l'Associazione si propone di affrontare i diversi temi politici, economici e sociali, attraverso il metodo dell'analisi e della discussione.
L'Associazione si propone di realizzare occasioni pubbliche di incontro e dibattito al fine di diffondere e radicare nella società un approccio intellettuale concreto ed oggettivo nell'analisi dei problemi del mondo contemporaneo, con particolare riguardo alla realtà locale/regionale.

Array

NOTA! Nel rispetto della Direttiva 2009/136/CE, continuando a navigare nel sito si accetta l'utilizzo dei cookies. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information