Apertamente

di Fabio Sabatini da MicroMega del 20/11/2013 - A partire dalla scoppio della Grande Crisi nel 2008 giornali e televisioni sono stati invasi da un numero incredibile di economisti o sedicenti tali. Ma sono davvero tutti competenti? E a che titolo rivendicano il proprio ruolo di “esperti”? Prima puntata di una inchiesta/censimento su economisti e media italiani. Chi sono gli economisti che scrivono sui giornali? Dove scrivono e dove insegnano? Sono davvero tutti economisti? O ci sono degli intrusi? Questo articolo contiene alcune note a margine di un censimento degli economisti (o sedicenti tali) presenti su giornali e newsmagazine, cartacei e online. I risultati sono riportati in questa tabella.

L’operazione serve a farsi un’idea di come (da quali persone, afferenti a quali atenei) sia rappresentato sulla stampa e sul web (per la televisione ci stiamo attrezzando) il dibattito scientifico su alcuni temi di politica economica. In una seconda fase del censimento, che spero di completare in tempi brevi, proverò ad associare a ciascun economista degli indicatori che sintetizzano il suo orientamento rispetto ad alcune questioni chiave come, per esempio, il rapporto tra Stato e mercato, la sostenibilità del debito pubblico e la permanenza nell’unione monetaria. Per poi vedere come si distribuiscono determinate posizioni sui mezzi di informazione, e quali sono le dimensioni e l’orientamento potenziale del pubblico che possono raggiungere. Ciò che state leggendo è dunque la prima parte di un lavoro più ampio, sul quale proposte di collaborazione sono più che benvenute.

Il censimento è utile anche perché consente di individuare gli economisti-che-non-lo-sono che popolano le testate giornalistiche italiane auto-attribuendosi una preparazione e una professionalità da “economista” o da “studioso”. Sotto questo punto di vista, sulla stampa e nel web la situazione è meno grave di quanto si potrebbe temere dopo un quarto d’ora di zapping televisivo. In ogni caso le caselle della tabella dedicate ai non-economisti sono da tenere d’occhio, anche perché l’esperienza insegna che da tali caselle alla celebrità televisiva il passo è spesso breve.

Gli economisti, quelli veri, che scrivono sui giornali sono molti, assai più degli “intrusi”. L’ateneo più rappresentato è la Bocconi di Milano con 11 firme. Segue l’Università Cattolica del Sacro Cuore con 7, la Sapienza e Tor Vergata con 6 e l’Università di Milano con 5. Milano vince di gran lunga il titolo di città più rappresentata (30 firme sono affiliate ad atenei o istituti di ricerca milanesi), seguita da Roma (23). 16 economisti che scrivono sui giornali sono affiliati ad atenei o istituzioni estere. Per l’Italia, si nota una netta prevalenza del nord. È chiaro che, se non si effettua alcuna ponderazione, questi numeri valgono solo a soddisfare piccole curiosità e non hanno particolare contenuto informativo. Per valutare meglio bisognerebbe tenere conto della natura delle pubblicazioni (se sono solo sul web o anche cartacee) della loro diffusione, del numero di articoli firmati dagli economisti e della loro collocazione (in prima pagina, nell’inserto culturale, nelle pagine economiche o nei blog), dei temi trattati (più o meno ricchi di implicazioni di politica economica). A questi aspetti sarà dedicato il seguito della mia piccola indagine.

Poi, ci sono i non-economisti. Separare gli economisti dai non-economisti non serve a creare un nuovo ordine professionale, o a difendere gli interessi di una piccola casta. È un modo per informare i lettori affinché possano distinguere tra chi si auto-attribuisce (legittimamente) l’etichetta di economista perché si sente “esperto di economia” pur senza aver mai svolto alcuna attività di ricerca scientifica, da coloro che, in qualità di ricercatori, hanno seguito un percorso professionale ed esistenziale molto particolare, nel quale si dedica di fatto la propria vita alla ricerca scientifica fin dagli studi avanzati che, dopo la laurea, portano generalmente al conseguimento di uno o due dottorati di ricerca.

Col termine “economista” intendo tutti coloro che svolgano o abbiano svolto continuativamente e per un periodo congruo di tempo attività di ricerca scientifica in campo economico in qualità, appunto, di ricercatori (con qualsiasi forma contrattuale, dall’assegno di ricerca alla posizione a tempo indeterminato, anche come professori associati o ordinari), presso istituzioni di ricerca serie, accademiche e non. Nella mia definizione, lo svolgimento dell’attività di ricerca non può in alcun modo prescindere dal confronto continuo con la comunità scientifica internazionale. Ciò implica che il lavoro di ciascuno sia incessantemente sottoposto al vaglio di una comunità globale di pari: un esercizio durissimo (ma impareggiabilmente stimolante, per un ricercatore) che il trader o il giornalista che si attribuiscono da sé la definizione di economista non conoscono e non conosceranno mai. Il confronto nel dibattito scientifico internazionale implica, oltre alla ricerca in sé, la presentazione dei suoi risultati a conferenze di rilevanza scientifica (non solo a quelle divulgative), la preparazione di paper sui temi affrontati e l’invio di tali paper a riviste scientifiche internazionali dotate di un serio e rigoroso sistema di valutazione anonima per l’eventuale pubblicazione.

Che male c’è a chiamare “economisti” il giornalista economico o il consulente finanziario che, pur non avendo le competenze per confrontarsi nel dibattito scientifico internazionale come sopra descritto, “si occupano” e/o si sentono esperti di economia? Alberto Bisin ha dato una risposta molto efficace su noiseFromAmerika: «Non vi è nulla di male, dopotutto le definizioni sono convenzioni e basta intendersi. Anche se le definizioni servono a distinguere cose diverse e il lettore ammetterà che l’economista di cui parlo io è molto diverso ad esempio da un trader che operi con competenza sui mercati finanziari e abbia opinioni al proposito. Ma il punto cruciale è che il giornalista economico o il trader che si auto-definiscano “economista” tipicamente lo fanno per millantare conoscenze che non hanno. Il trader che scrive di mercati finanziari o il giornalista che commenta gli ultimi dati sul mercato del lavoro in Italia non si auto-definiscono “economisti”. »

E magari, aggiungerei io, il trader che interviene nel dibattito pubblico può anche fornire un contributo per certi aspetti più utile e attendibile – su determinate questioni – dell’economista accademico, che non si confronta quotidianamente con le dinamiche concrete dei mercati finanziari, non è immerso nei loro umori e nei loro rumors, non partecipa costantemente delle atmosfere, dei dibattiti, delle paure e delle euforie interne alle diverse centrali operative. Allo stesso modo il giornalista economico è spesso in grado di intrecciare questioni politiche, storiche ed economiche in un prezioso quadro interdisciplinare che magari l’economista non è in grado di cogliere nel suo insieme. Spesso la lettura di un buon pezzo di giornalismo economico si rivela assai più preziosa della lettura di un paper accademico. Ciò non toglie che – non a caso – gli analisti e i giornalisti economici più avveduti si guardino bene dal definirsi economisti.

«Lo fa invece», e riprendiamo qui le parole di Bisin, «chi commenta sulla disciplina (le scienze economiche, n.d.r.), così come essa è praticata, e che auto-definendosi “economista” mira a far credere al lettore di essere all’interno della disciplina che sta criticando. Oppure lo fa chi sfrutta la psicologia di massa per proporre soluzioni a problemi economici che pur se errate (o scorrette, o imprecise, o mal formulate) sono quello che la massa desidera sentirsi dire».

Ora, a che serve un simile sforzo per accreditarsi presso i lettori? Per alcuni può essere un modo per farsi notare, sia dal pubblico sia dai conduttori di salotti televisivi. L’invito a un programma televisivo vale una fortuna, nell’ottica di chi mira ad aumentare la propria popolarità per ragioni di vario tipo (dal procurarsi nuove opportunità di lavoro all’immancabile ascesa in politica). In altri termini, è un espediente per tirare acqua al proprio mulino (e questo di per sé va bene, lo facciamo tutti), ma in modo scorretto, come ho provato a spiegare su il Fatto Quotidiano a proposito dei titoli millantati da Oscar Giannino.

Cito ancora Bisin su nFA: «Il venditore di olio di serpente contro il cancro deve dire di essere un medico; un medico critico della disciplina, ma un medico; altrimenti la massa lo prende per venditore di olio di serpente quale è. È ovvio, in altre parole, che una critica interna alla disciplina abbia molto più valore, negli occhi del lettore che non ha gli strumenti per distinguere, di una critica esterna. Per questo l’operazione di auto-definirsi “economisti”" è disonesta intellettualmente –perché con “economisti” essi intendono proprio “economisti accademici”, così come io li ho caratterizzati. Non è un caso che queste persone (Borghi, Gawronski, Napoleoni sono esempi perfetti) tipicamente cerchino contratti di insegnamento all’università. Per quanto diano, in Italia, diritto ad auto-qualificarsi “professore” nei biglietti da visita, i contratti di insegnamento sono oggetti diversissimi dalle posizioni accademiche e non soddisfano nessuna delle proprietà di cui sopra. Sono sabbia negli occhi del lettore.»

Il problema ovviamente non riguarda solo il lettore di giornali ma anche lo spettatore televisivo. Prendiamo per esempio un talk show in cui un timido luminare si confronta con un navigato giornalista (o politico, o semplicemente blogger appassionato di economia) che si professa “economista”. Supponiamo che, come spesso accade, i due propongano ricette diverse per risolvere un determinato problema.

Il giornalista abituato alle telecamere avrà probabilmente strumenti dialettici superiori, che uniti a una conoscenza “di seconda mano” dei complicati meccanismi dell’economia potrebbe far prevalere il suo punto di vista. Tuttavia, è probabile anche che il timido luminare sia in grado di capire meglio le implicazioni delle proposte alternative, e che il dissenso tra i due sia dovuto proprio a una differenza sostanziale nella capacità di analizzare problemi complessi.

Ora, se si presenta il confronto come un dibattito tra due economisti, il pubblico valuterà le ragioni dei due in un certo modo. Se invece è chiaro che il dibattito si svolge tra un brillante giornalista e un accademico che studia la sua materia con metodo scientifico da trenta anni, il pubblico terrà nella dovuta considerazione le incertezze dialettiche dell’economista e la sua mancanza di conoscenza dei “trucchi” per una comunicazione ad effetto.

Né, del resto, è corretto definirsi “studiosi” di economia o di macroeconomia, come pure a volte fanno i non-economisti. Perché in tal modo si usa un cavillo lessicale per alimentare un equivoco ben più sostanziale. “Studioso è colui che studia”, ho sentito dire da alcuni di essi. Dunque anche tutti gli studenti del mio corso di Scienza delle finanze sono degli studiosi di Scienza delle finanze. Al pari di Joseph Stiglitz, per dire. Eppure scommetto che nessuno di loro, nel suo curriculum, si definisce “Studioso di Scienza delle finanze”. Come mai? Perché nell’immaginario collettivo il termine “studioso” è giustamente associato alla figura dello “scienziato”: una persona profondamente immersa nel dibattito scientifico (che, di nuovo, vuol dire conferenze, paper, libri e riviste di rilevanza scientifica, non solo paccottiglia divulgativa). Paul Krugman, per esempio, è uno studioso di macroeconomia. Il consulente bancario che nel tempo libero legge gli scritti divulgativi di Krugman invece è un “appassionato di macroeconomia”. Non certo uno studioso di quella materia.

Una persona che studia fisica o biologia molecolare per passione, nel tempo libero e senza alcun rapporto con la comunità scientifica, non può credibilmente definirsi un fisico o un biologo molecolare. Io ho una gran passione per il calcetto ma ciò non mi autorizzerebbe a qualificarmi come “calciatore” qualora mi mettessi in testa di scrivere un blog sul calcio. Perché, per usare ancora le parole di Bisin, getterei sabbia negli occhi del lettore, che normalmente usa quel termine per identificare persone che non solo tirano calci a un pallone ogni volta che possono, ma che dedicano (o hanno dedicato) la loro vita ad allenamenti e competizioni agonistiche.

Alcune istruzioni per la lettura della tabella

- Per semplicità tutti coloro che afferiscono a istituzioni universitarie sono qui classificati come “economisti”, nonostante non pochi economisti “di ruolo” nelle università abbiano una produzione scientifica meramente simbolica. Questo nella presunzione che gli accademici, nell’adempimento dei loro doveri istituzionali, svolgano o abbiano svolto per un periodo congruo di tempo attività di ricerca scientifica. Lo so, è una presunzione forte che se analizzassimo con cura ogni nome nella tabella non sempre verrebbe soddisfatta. Proposte per arricchire la classificazione tenendo conto di questo problema nel rispetto del pluralismo degli approcci scientifici sono benvenute.

- Va precisato che molti accademici in materie economiche sono di fatto degli “ex”, dato che hanno smesso di fare ricerca per ragioni di vario tipo. Basti pensare a coloro che interrompono l’attività accademica per assumere incarichi istituzionali (nella tabella, per esempio, si trovano Romano Prodi e alcuni membri del Parlamento). Per maggiore chiarezza, medito di redigere una seconda tabella in cui distinguere tali economisti.

- Nel suo post su nFA, Alberto Bisin elenca quattro caratteristiche che definiscono un economista, per spiegare al pubblico in che cosa consiste il “mestiere” dopo una polemica invero assai buffa (ma costruttiva, da parte di Bisin) con uno degli economisti-che-non-lo-sono. Rispetto a tale impostazione, la mia tabella è costruita in modo più inclusivo, e comprende nei “ricercatori in economia” almeno, ma non solo, coloro che soddisfano i punti uno, due e tre:

1) un economista ha un dottorato in materie economiche, 2) un economista fa ricerca, che si manifesta nello scrivere articoli per riviste scientifiche internazionali, non solo libri, 3) un economista presenta regolarmente il suo lavoro a seminari e conferenze.

Nella mia tabella tali tre punti sono applicati in modo molto largo, poiché vengono inclusi anche coloro che per un periodo congruo di tempo si siano cimentati nelle attività in questione salvo interromperle per ragioni istituzionali, per chi pur avendo conseguito il dottorato in materie non economiche si sia profittevolmente accostato alla ricerca scientifica in campo economico successivamente, oppure per coloro che sui giornali scrivono di economia dal punto di vista della sociologia economica (per esempio Maurizio Ferrera e Luciano Gallino).

- Sono presi in considerazione sia coloro che scrivono esclusivamente sulle versioni cartacee delle testate, sia coloro che scrivono sulle versioni online o su testate esclusivamente online.

- Nel campo “Autodefinizione” è riportato il modo in cui gli Economisti-che-non-lo-sono amano definirsi o farsi definire (per esempio sui blog, nelle biografie, nei talk show).

- Per brevità nella tabella non ho incluso quelle testate online di economia fondate e curate integralmente o quasi da economisti quali, per esempio, le ottime EconomiaePolitica, inGenere.it, La Voce.info, nelMerito.com e Sbilanciamoci.info.

- La tabella è stata redatta scartabellando le prime pagine dei quotidiani, i siti web di quotidiani e newsmagazine, e i cv degli economisti. Sono stati inclusi coloro che per le testate in questione hanno scritto nel 2013, o che figurano esplicitamente nell’organico degli autori delle testate, o che nei loro cv riportano esplicitamente di collaborare con esse. Certamente avrò dimenticato testate, economisti e non economisti, e alcune persone incluse nella tabella avranno smesso di scrivere sui giornali: ogni segnalazione in proposito è benvenuta.

- Più in generale, anche la classificazione è aperta a suggerimenti e cambiamenti. Nonostante questa nota sia ormai pubblicata su MicroMega, la tabella (che risiede sul mio sito personale) sarà continuamente aggiornata con l’eventuale feedback dei lettori: il mio indirizzo è Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , questa la pagina facebook

News - Economia

Galleria fotografica

Consigliati

Appuntamento a Chinguetti. Le vie del destino

Appuntamento a Chinguetti. Le vie del destino
di Cristina Cristofoli La Caravella Editrice Caprarola, 2019; br., pp. 184

Le 10 imprevedibili qualità di un bravo manager

Le 10 imprevedibili qualità di un bravo manager
di Michele Degrassi - Breve vademecum su come affrontare le nuove sfide della gestione manageriale

Guardare al futuro. La politica contro l’inerzia della crisi

Guardare al futuro. La politica contro l’inerzia della crisi
di Franklin D. Roosevelt - a cura di Giuseppe Amari e Maria Paola Del Rossi; prefazione di James K. Galbraith; Roma: Castelvecchi Editore, p. 340.

La nube di vapore

La nube di vapore
di Mario Faraone - Il volume La nube di vapore raccoglie una scelta dei contributi presentati in occasione delle due giornate di studio organizzate dall’associazione Apertamente di Monfalcone, ovvero Integrazione, nuovo confine? (2 ottobre 2010) e...

La Brigata d’Assalto “Triestina” nella Zona di Operazioni Litorale Adriatico Una storia militare 1943 – 1945

La Brigata d’Assalto “Triestina” nella Zona di Operazioni Litorale Adriatico Una storia militare 1943 – 1945
di Enrico Cernigoi - Il libro, dedicato alla storia della Brigata d’Assalto Triestina, ne analizza l’aspetto militare tralasciando ogni riferimento politico già ampiamente analizzato dalla storiografia locale e nazionale. La storia della Brigata...

Contro il fascismo oltre ogni frontiera

Contro il fascismo oltre ogni frontiera
di Marco Puppini - Questo libro di Nerina Fontanot, Anna Digiannantonio e Marco Puppini racconta l’avventura umana e politica straordinaria della famiglia Fontanot, avventura che si svolge attraverso mezza Europa dai primi anni del Novecento sino alla...

Aleksandrinke o les goriciens

Aleksandrinke o les goriciens
di Maria Pia Monteduro da Vespertilla - Inserito nell’interessante collana di gialli I luoghi del delitto, grazie alla quale “i lettori possono indagare aspetti sconosciuti di città notissime o di intere regioni”, il romanzo di Elena De Vecchi...

Di condizione precaria

Di condizione precaria
Nel corso di appena un ventennio il termine precarietà ha assunto una rilevanza
davvero significativa all’interno delle ricerche, delle analisi e delle teorizzazioni
delle scienze sociali.

Chi ha rubato il confine?

Chi ha rubato il confine?
Video - MAURO MANZIN è nato a Trieste nel 1960. Giornalista de Il Piccolo si occupa da oltre vent’anni di Balcani ed Europa dell’est. Ha pubblicato...

Tra padri e figli

Tra padri e figli
Franco Belci, attualmente segretario generale della Cgil del Friuli Venezia Giulia, è padre di due figli con i quali intesse in questo libro un intenso colloquio. Figlio di Corrado, parlamentare della Democrazia...

Il jihadista della porta accanto

Il jihadista della porta accanto
di Fouad Allam Khaled - Che cos'è l'ISIS e cosa si nasconde dietro la proclamazione del "Nuovo Califfato Globale"? Dove ci porterà il jihad lanciato contro l'Occidente che in pochi mesi...

Office at night

Office at night
di Guido Salvini - “Office at night. Appunti non ortodossi di un giudice” è il libro del giudice Guido Salvini ricco di riflessioni e scritti  pensati “quasi sempre a tarda sera nel Palazzo ormai deserto”....

Doppio livello. Come si organizza la destabilizzazione in Italia

Doppio livello. Come si organizza la destabilizzazione in Italia
di Stefania Limiti - L'Italia e un paese sempre in cerca della verità, incapace di fare i conti col proprio passato. Il doppio livello non è la fotografia di una mente diabolica che avrebbe deciso i destini del nostro...

Ulderico e il figlio irrequieto

Ulderico e il figlio irrequieto
Dopo aver sfogliato gli album dei reportage africani di UldericoBressan, giovane ufficiale, serio eimpeccabile nella bella divisa biancae ascoltato i tanti racconti del figlio Carlo

Il nuovo Jihadismo in Nord Africa e nel Sahel

Il nuovo Jihadismo in Nord Africa e nel Sahel
A cura dell’ISPI (Istituto per gli Studi Politica Internazionale)

Le nostre parole

Le nostre parole
di Matteo Orfini - Rompere i paradigmi, ricostruire un linguaggio, il suo linguaggio: questa è la priorità della sinistra, se vuole "tornare avanti", se vuole ricominciare ad essere forza di cambiamento, di fronte...

Il signore del sorriso

Il signore del sorriso
Un racconto travolgente quanto la cavalcata che ha portato in trionfo il personaggio a cui è liberamente ispirato: Silvio Berlusconi. Tra realtà e finzione, l’ironia dell’autrice intesse una storia che si muove al passo di un destino predestinato,...

Il rumore dei morti

Il rumore dei morti
«Nel silenzio profondo, il rumore dei morti – a saperlo ascoltare – diventa musica. I morti hanno fretta più dei vivi che giustizia sia fatta e di andare… dove devono andare». La frase del professor Federico Gerace, protagonista di questo...

L'Orient Express di Dos Passos

L'Orient Express di Dos Passos
Ai luoghi e ai popoli che incontra Dos Passos guarda sempre attraverso la sua lente di viaggiatore occidentale. Non gli è estranea una visione “orientalista”. Tuttavia il libro "Orient Express" offre un ritratto prezioso sia degli osservati che...

La via dei conventi

La via dei conventi
Non un libro sul turismo religioso ma un approfondimento storico sul movimento ustascia in Croazia, prima e durante la Seconda guerra mondiale e sui suoi influssi e riflussi nella Jugoslavia titina. Una ricostruzione fatta sulla base di documenti doplomatici...

Prestiti scaduti

Prestiti scaduti
Sentivo la mancanza di Kostas Charitos. Mi domandavo che ne fosse di lui, se non gli fosse successo qualcosa, proprio come ci capita di pensare per un vecchio amico che non si fa vivo da un po’ di tempo. Ed ecco che è uscito il nuovo romanzo della...

La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi

La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi
A trent’anni dalla scoperta della P2, per la prima volta disponibili gli appunti segreti di Tina Anselmi, presidente della Commissione parlamentare sulla Loggia segreta, cui erano iscritti militari, agenti dei servizi segreti, parlamentari, ministri,...

La cavalcata dei morti

La cavalcata dei morti
Qualcuno ha bruciato vivo nella sua Mercedes un vecchio magnate della finanza e dell'industria. Forse è stato un ragazzo di banlieu, ma Adamsberg non ci crede. Ha bisogno di prendere tempo. Ed ecco gli arriva, dai boschi della Normandia, un omicidio...

Il memoriale della Repubblica

Il memoriale della Repubblica
«A distanza di oltre trent'anni dal rapimento e dalla morte di Aldo Moro, del cosiddetto memoriale restano duecentoquarantacinque fotocopie, che riproducono gli autografi dell'interrogatorio a cui il prigioniero fu sottoposto dalle Brigate rosse e...
  • 1
  • 2

logo

L'Associazione, senza fini di lucro, ha lo scopo di promuovere e diffondere i valori e la cultura del riformismo, i valori della giustizia sociale e delle libertà civili. Nel solco della storia e della cultura del socialismo democratico e del liberalismo, l'Associazione si propone di affrontare i diversi temi politici, economici e sociali, attraverso il metodo dell'analisi e della discussione.
L'Associazione si propone di realizzare occasioni pubbliche di incontro e dibattito al fine di diffondere e radicare nella società un approccio intellettuale concreto ed oggettivo nell'analisi dei problemi del mondo contemporaneo, con particolare riguardo alla realtà locale/regionale.

Array

NOTA! Nel rispetto della Direttiva 2009/136/CE, continuando a navigare nel sito si accetta l'utilizzo dei cookies. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information