Apertamente

di Massimo Florio da Economia e politica del 2/11/2014 - Ogni tanto capita di leggere che il problema del debito pubblico italiano potrebbe avere soluzione alienando in blocco buona parte del patrimonio dello Stato e degli enti locali*. Un anno fa,  sul Corriere della Sera, “Forza, vendete (e giù le tasse)”, 5 Novembre 2013, Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, offrivano la loro versione di questa ricetta. Vendere le quote pubbliche in Eni, Enel, Terna, Finmeccanica, Fincantieri, SACE, ST Microelectronics, Poste Italiane, Cassa Depositi e Prestiti “produrrebbe circa 60 miliardi di euro”. Le Ferrovie “secondo alcune stime, altri 36”. Poi ci sono le aziende pubbliche locali: “Roberto Perotti e Luigi Zingales stimano il loro valore in circa 30 miliardi”. Infine, ci sono gli immobili, che “secondo alcune stime” valgono 300 miliardi. Dalle cessioni azionarie lo Stato potrebbe incassare il 6% del Pil e “fino al 15% dalle cessioni immobiliari”. Senza ridurre il debito, pari al 133% del Pil, su cui si pagano 85 miliardi l’anno di interessi, “il 5,4% del Pil”, il default non è escluso, le tasse in queste condizioni non si possono ridurre. Ci sono due sole alternative, o si vende il vendibile del patrimonio pubblico o si tassano i patrimoni privati degli onesti: “intanto i ricchi, preoccupati che la loro ricchezza venga colpita da una patrimoniale una tantum, l’avranno già nascosta all’estero”. Ergo, vendere! Il governo Renzi sembra adesso volere seguire questa strada.

Le privatizzazioni sono la ricetta sbagliata per ridurre il debito. Le principali attività reali di uno Stato, e di chiunque, sono i beni immobili che possiede. Quelle finanziarie sono i diritti che derivano dalla proprietà di azioni e altri titoli. Se lo Stato è proprietario di un’azione dell’ENI, è titolare dei flussi di dividendi che ne derivano nel tempo (ENI da sempre anni paga ottimi dividendi allo Stato). Scambiare i diritti sui dividendi futuri con il prezzo dell’azione oggi può o meno convenire, dipende dal prezzo cui si vende l’azione in rapporto alla previsione dei dividendi (senza considerare il valore strategico di una impresa petrolifera per un paese importatore). Lo stesso vale per i beni immobili, considerando anche l’apprezzamento nel tempo. Occorre quindi fare bene I conti.

Accettiamo pure di ragionare solo sul rapporto debito/Pil. Si consideri il grafico qui sotto. Fra il 1946 e il 1960 è stato di circa il 40%. All’inizio degli anni ‛80 era ancora intorno al 60%, livello considerato in seguito di riferimento dai trattati UE. In poco più di un decennio, fra la seconda metà degli anni ‛80 (grossomodo coincidente con governi ‘pentapartito’) e fino al governo di emergenza di Ciampi, il rapporto debito/Pil raddoppia, giungendo al 120%. Lì rimane, con oscillazioni, negli anni della ‘seconda Repubblica’. Da Monti ad oggi (2011-2014) c’è un ulteriore balzo di altri 12-15 punti ( a seconda di come si fanno I conti). In tutto questo periodo l’avanzo primario (cioè il saldo al netto degli interessi) è positivo: i cittadini (non evasori) pagano più tasse del costo dei servizi che ricevono, buoni o cattivi che siano. Il rapporto fra debito/Pil è in definitiva determinato da un lato dal rapporto fra disavanzo annuo e tasso di interesse sul debito, che influenzano il numeratore, e dall’altro dal tasso di crescita del prodotto che influenza il denominatore. Nell’ultimo decennio la crescita del Pil è zero e più recentemente addirittura negativa. Il denominatore non può che restare indietro rispetto al numeratore del rapporto debito/Pil. Se si propone la ricetta ‘privatizzazione una tantum+riduzione delle imposte+riduzione contestuale della spesa pubblica’, l’effetto di crescita (senza cui non c’è verso di ridurre il rapporto debito/Pil per interessi reali maggiori di zero) dovrebbe derivare dal fatto che la riduzione bilanciata della spesa pubblica e delle imposte abbia un effetto positivo sulla domanda.

Ma l’effetto sulla sostenibilità del debito a medio termine facilmente potrebbe non esserci o essere di segno opposto: se non altro perché i  mercati finanziari potrebbero non credere  all’ipotetico effetti di  domanda e comportarsi come creditori che sanno che il loro debitore si è mangiato il patrimonio. Se ci sono squilibri di fondo, (s)vendere il patrimonio dello Stato sposta un po’ in avanti la crisi, e poi la peggiora.

Il debito italiano è espressione di una crisi fiscale profonda, che contrappone da tempo diverse parti (classi, ceti, territori) della società italiana. La soluzione dei governi nella fase finale della ‘prima repubblica’ è stata quella di sedare le tensioni fra chi pagava le imposte e chi no, fra chi otteneva pensioni smisurate rispetto ai contributi versati e chi al contrario pagava più contributi di quanto riceveva, fra delinquenti ed onesti, fra lavoro e rendite, fra imprese e parassiti di ogni tipo, il tutto variamente mescolato, propinando la panacea del debito. Questo conflitto distributivo e civile non solo non è finito, ma è la radice materiale dell’emergenza . La contropartita della crescita del debito pubblico soprattutto negli anni ‛80 è stata la crescita di patrimoni privati da evasione, elusione, e favore fiscale (derivanti dalla cattura dei governi da parte di corposi interessi che non hanno nulla a che vedere con l’impresa e con il lavoro). A fronte del nostro grande debito pubblico, il patrimonio netto dei privati in Italia (o almeno la parte che si riesce a stimare) è nell’ordine di almeno il 450% del Pil, fra i più alti del mondo (la Germania è intorno al 300%, gli Usa al 350%: dati Credit Suisse per il 2010; il Global Wealth Report del 2013 conferma che la ricchezza per ciascun adulto è maggiore in Italia (182mila Euro) che ad es. in Germania, Olanda, Austria, intorno ai 130mila Euro); stime della BCE confermano che l’Italia dispone di una ricchezza privata maggiore della Germania. Dato che il reddito pro-capite in Italia è minore che in Germania, il fatto che il patrimonio privato vi sia maggiore (e anche più concentrato) dovrebbe far concludere che se   non si riescono a tassare i redditi, e i consumi lo sono già abbastanza, tassare i patrimoni è in effetti l’unica alternativa al default. Gi strumenti possono essere (a) una imposta patrimoniale che gravi sia sulle persone fisiche che giuridiche (per evitare l’elusione); (b) la reintroduzione dell’imposta di successione. L’imposta patrimonale dovrebbe inizialmente essere straordinaria, con aliquota abbastanza elevata, poi diventare ordinaria, con aliquota contenuta, ed esenzione al di sotto di una certa soglia. Le aliquote dovrebero essere moderatamente progressive. Inoltre, crucialmente, si dovrebbero prevedere  regimi diversi per chi può dimostrare l’origine del patrimonio . Alla persona fisica o giuridica che sia intestataria di immobili e di valori mobiliari andrebbe chiesta una dichiarazione esaustiva del patrimonio contestuale alla dichiarazione del reddito, ma anche verrebbe data la scelta fra una tassazione elevata del patrimonio, se non si è in grado di dimostrare lo scostamento fra lo stesso e redditi pregressi dichiarati, eredità o donazioni, oppure  una aliquota piu’ tenue se vi è congruità fra reddito e patrimonio. L’imposta di successione e sulle donazioni a sua volta dovrebbe avere aliquota elevata (come in passato) al di sopra di una data soglia esente.

Tenuto conto della distribuzione molto diseguale dei patrimoni all’interno di un paese come l’Italia,  la grande maggioranza dei contribuenti sarebbe esente dall’imposta patrimoniale e di successione.  Il gettito nel giro di pochi anni si porterebbe il rapporto debito/pil al di sotto della soglia psicologica del 100%, senza ridurre la spesa pubblica ed invece avendo margini per ridurre la tassazione del lavoro e sostenere gli investimenti pubblici. Entrambe le misure avrebbero un sicuro effetto di stimolo della domanda. Non è questa le sede per entrare in dettagli tecnici. Basta avere suggerito la direzione che andrebbe presa. Quanto all’obiezione sulla fuga all’estero dei capitali, e alla prudenza di Piketty a riguardo, che la subordina ad accordi internazionali, se c’è qualcosa di negoziabile con la UE, potrebbe proprio essere l’introduzione per un certo numero di anni di un  regime straordinario di controllo dei capitali. Inoltre, una base imponibile che riguardi sia le persone fisiche che giuridiche, se ben congegnata, avrebbe maglie sufficientemente strette per restituire alla finanza pubblica un parte consistente di ciò che le è stato sottratto negli anni. Le privatizzazioni del patriomonio pubblico non hanno nulla a che vedere con la crisi di fondo del patto fiscale, e non ne sono la cura, che va cercata nell’accumulazione anormale di patrimonio privato.



(*) Una parte del testo sintetizza un articolo apparso su Leftwing.

News - Economia

Galleria fotografica

Consigliati

Appuntamento a Chinguetti. Le vie del destino

Appuntamento a Chinguetti. Le vie del destino
di Cristina Cristofoli La Caravella Editrice Caprarola, 2019; br., pp. 184

Le 10 imprevedibili qualità di un bravo manager

Le 10 imprevedibili qualità di un bravo manager
di Michele Degrassi - Breve vademecum su come affrontare le nuove sfide della gestione manageriale

Guardare al futuro. La politica contro l’inerzia della crisi

Guardare al futuro. La politica contro l’inerzia della crisi
di Franklin D. Roosevelt - a cura di Giuseppe Amari e Maria Paola Del Rossi; prefazione di James K. Galbraith; Roma: Castelvecchi Editore, p. 340.

La nube di vapore

La nube di vapore
di Mario Faraone - Il volume La nube di vapore raccoglie una scelta dei contributi presentati in occasione delle due giornate di studio organizzate dall’associazione Apertamente di Monfalcone, ovvero Integrazione, nuovo confine? (2 ottobre 2010) e...

La Brigata d’Assalto “Triestina” nella Zona di Operazioni Litorale Adriatico Una storia militare 1943 – 1945

La Brigata d’Assalto “Triestina” nella Zona di Operazioni Litorale Adriatico Una storia militare 1943 – 1945
di Enrico Cernigoi - Il libro, dedicato alla storia della Brigata d’Assalto Triestina, ne analizza l’aspetto militare tralasciando ogni riferimento politico già ampiamente analizzato dalla storiografia locale e nazionale. La storia della Brigata...

Contro il fascismo oltre ogni frontiera

Contro il fascismo oltre ogni frontiera
di Marco Puppini - Questo libro di Nerina Fontanot, Anna Digiannantonio e Marco Puppini racconta l’avventura umana e politica straordinaria della famiglia Fontanot, avventura che si svolge attraverso mezza Europa dai primi anni del Novecento sino alla...

Aleksandrinke o les goriciens

Aleksandrinke o les goriciens
di Maria Pia Monteduro da Vespertilla - Inserito nell’interessante collana di gialli I luoghi del delitto, grazie alla quale “i lettori possono indagare aspetti sconosciuti di città notissime o di intere regioni”, il romanzo di Elena De Vecchi...

Di condizione precaria

Di condizione precaria
Nel corso di appena un ventennio il termine precarietà ha assunto una rilevanza
davvero significativa all’interno delle ricerche, delle analisi e delle teorizzazioni
delle scienze sociali.

Chi ha rubato il confine?

Chi ha rubato il confine?
Video - MAURO MANZIN è nato a Trieste nel 1960. Giornalista de Il Piccolo si occupa da oltre vent’anni di Balcani ed Europa dell’est. Ha pubblicato...

Tra padri e figli

Tra padri e figli
Franco Belci, attualmente segretario generale della Cgil del Friuli Venezia Giulia, è padre di due figli con i quali intesse in questo libro un intenso colloquio. Figlio di Corrado, parlamentare della Democrazia...

Il jihadista della porta accanto

Il jihadista della porta accanto
di Fouad Allam Khaled - Che cos'è l'ISIS e cosa si nasconde dietro la proclamazione del "Nuovo Califfato Globale"? Dove ci porterà il jihad lanciato contro l'Occidente che in pochi mesi...

Office at night

Office at night
di Guido Salvini - “Office at night. Appunti non ortodossi di un giudice” è il libro del giudice Guido Salvini ricco di riflessioni e scritti  pensati “quasi sempre a tarda sera nel Palazzo ormai deserto”....

Doppio livello. Come si organizza la destabilizzazione in Italia

Doppio livello. Come si organizza la destabilizzazione in Italia
di Stefania Limiti - L'Italia e un paese sempre in cerca della verità, incapace di fare i conti col proprio passato. Il doppio livello non è la fotografia di una mente diabolica che avrebbe deciso i destini del nostro...

Ulderico e il figlio irrequieto

Ulderico e il figlio irrequieto
Dopo aver sfogliato gli album dei reportage africani di UldericoBressan, giovane ufficiale, serio eimpeccabile nella bella divisa biancae ascoltato i tanti racconti del figlio Carlo

Il nuovo Jihadismo in Nord Africa e nel Sahel

Il nuovo Jihadismo in Nord Africa e nel Sahel
A cura dell’ISPI (Istituto per gli Studi Politica Internazionale)

Le nostre parole

Le nostre parole
di Matteo Orfini - Rompere i paradigmi, ricostruire un linguaggio, il suo linguaggio: questa è la priorità della sinistra, se vuole "tornare avanti", se vuole ricominciare ad essere forza di cambiamento, di fronte...

Il signore del sorriso

Il signore del sorriso
Un racconto travolgente quanto la cavalcata che ha portato in trionfo il personaggio a cui è liberamente ispirato: Silvio Berlusconi. Tra realtà e finzione, l’ironia dell’autrice intesse una storia che si muove al passo di un destino predestinato,...

Il rumore dei morti

Il rumore dei morti
«Nel silenzio profondo, il rumore dei morti – a saperlo ascoltare – diventa musica. I morti hanno fretta più dei vivi che giustizia sia fatta e di andare… dove devono andare». La frase del professor Federico Gerace, protagonista di questo...

L'Orient Express di Dos Passos

L'Orient Express di Dos Passos
Ai luoghi e ai popoli che incontra Dos Passos guarda sempre attraverso la sua lente di viaggiatore occidentale. Non gli è estranea una visione “orientalista”. Tuttavia il libro "Orient Express" offre un ritratto prezioso sia degli osservati che...

La via dei conventi

La via dei conventi
Non un libro sul turismo religioso ma un approfondimento storico sul movimento ustascia in Croazia, prima e durante la Seconda guerra mondiale e sui suoi influssi e riflussi nella Jugoslavia titina. Una ricostruzione fatta sulla base di documenti doplomatici...

Prestiti scaduti

Prestiti scaduti
Sentivo la mancanza di Kostas Charitos. Mi domandavo che ne fosse di lui, se non gli fosse successo qualcosa, proprio come ci capita di pensare per un vecchio amico che non si fa vivo da un po’ di tempo. Ed ecco che è uscito il nuovo romanzo della...

La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi

La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi
A trent’anni dalla scoperta della P2, per la prima volta disponibili gli appunti segreti di Tina Anselmi, presidente della Commissione parlamentare sulla Loggia segreta, cui erano iscritti militari, agenti dei servizi segreti, parlamentari, ministri,...

La cavalcata dei morti

La cavalcata dei morti
Qualcuno ha bruciato vivo nella sua Mercedes un vecchio magnate della finanza e dell'industria. Forse è stato un ragazzo di banlieu, ma Adamsberg non ci crede. Ha bisogno di prendere tempo. Ed ecco gli arriva, dai boschi della Normandia, un omicidio...

Il memoriale della Repubblica

Il memoriale della Repubblica
«A distanza di oltre trent'anni dal rapimento e dalla morte di Aldo Moro, del cosiddetto memoriale restano duecentoquarantacinque fotocopie, che riproducono gli autografi dell'interrogatorio a cui il prigioniero fu sottoposto dalle Brigate rosse e...
  • 1
  • 2

logo

L'Associazione, senza fini di lucro, ha lo scopo di promuovere e diffondere i valori e la cultura del riformismo, i valori della giustizia sociale e delle libertà civili. Nel solco della storia e della cultura del socialismo democratico e del liberalismo, l'Associazione si propone di affrontare i diversi temi politici, economici e sociali, attraverso il metodo dell'analisi e della discussione.
L'Associazione si propone di realizzare occasioni pubbliche di incontro e dibattito al fine di diffondere e radicare nella società un approccio intellettuale concreto ed oggettivo nell'analisi dei problemi del mondo contemporaneo, con particolare riguardo alla realtà locale/regionale.

Array

NOTA! Nel rispetto della Direttiva 2009/136/CE, continuando a navigare nel sito si accetta l'utilizzo dei cookies. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information