Apertamente

di Emiliano Alessandri da Italiani Europei - I recenti fatti di Bengasi e le proteste internazionali provocate dal film su Maometto hanno appena scalfito la campagna presidenziale statunitense. Ma il Medio Oriente continua a rappresentare per gli Stati Uniti la regione chiave per la politica estera americana, dove non sono permessi atteggiamenti di rassegnazione o di rinuncia.

A meno che non mieta altre vittime americane, l’ondata di proteste che ha investito i paesi musulmani a seguito della diffusione di un video blasfemo su Maometto potrebbe avere un impatto tutto sommato limitato sulle presidenziali di novembre. L’agguato omicida all’ambasciatore Chris Stevens poco più di dieci giorni fa è entrato e uscito dal tritacarne dei media statunitensi, e per l’opinione pubblica americana è ora solo un brutto ricordo. Obama, avvantaggiato dalle continue uscite infelici del suo rivale – comprese quelle a sfondo razzista sui palestinesi e quelle ciniche sull’impossibilità di raggiungere la pace in Medio Oriente –, non sembra averne risentito particolarmente. Anzi, il presidente ha consolidato dalla convention di Charlotte in poi un vantaggio limitato ma significativo su Mitt Romney nei sondaggi.

Ma mentre media ed elettori assorti nelle questioni interne possono forse archiviare quanto accaduto, per la classe dirigente americana sarebbe un grave errore sottovalutare o provare a circoscrivere gli eventi di Bengasi. Le lezioni da trarre dalla recrudescenza della violenza nel mondo arabo sono varie, ma quella centrale da cogliere è che non c’è uscita indolore dell’America da quello che è stato nell’ultimo decennio il teatro principale della sua azione internazionale.

Obama ha provato a voltare pagina, ma tra contraddizioni e tentennamenti che ora tornano al pettine. Soprattutto non ha sciolto un nodo chiave: che ruolo l’America dovrà continuare a ricoprire nella regione. Partito con l’ambizione di trasformare i nemici in amici (l’Iran), di inaugurare un dialogo sgombro da pregiudizi con i popoli arabi (il discorso del Cairo), e di dare nuovo impulso al processo di pace attraverso un polso più fermo con Israele, Obama arriva a fine mandato con ben pochi risultati in pugno e piani vaghi per il futuro.

Le guerre in Afghanistan e Iraq sono state dichiarate chiuse, ma sul campo esse continuano a fare morti. L’Iran non ha reciprocato alla mano tesa e non è chiaro quale sia il piano B. L’avvento delle primavere arabe non ha scalfito la diffidenza dei popoli arabi per l’Occidente. Anzi, una regione sballottata tra impulsi emancipativi e rigurgiti di fanatismo continua a guardare con rabbia a un’America che si dice ora pronta alla “sfida con l’Asia”, ma che in realtà rimane parte delle trame regionali senza neppure un profilo chiaro: attiva potenza militare – come nuovamente dimostrato in Libia – o in ripiego? Schierata con la democrazia, o disposta a interloquire con forze che del pluralismo e del secolarismo si fanno beffa? Dura con Israele nei fatti, o solo a parole?

La responsabilità maggiore di Obama è forse quella di essersi illuso che un’America più rispettosa delle dinamiche regionali e delle aspirazioni delle sue genti, potesse anche essere più defilata. In realtà, ragioni geopolitiche e ideologiche rendono difficile per la potenza americana, per quanto impegnata in una ridefinizione dei propri obiettivi strategici, lasciare il mondo arabo a se stesso. Nonostante le nuove scoperte energetiche nel continente americano, il Medio Oriente resta il luogo in cui il prezzo del petrolio continuerà a essere deciso. Un’America meno presente agevolerebbe la penetrazione cinese che punta all’accaparramento di risorse e a costruire un ponte per la sua già forte presenza in Africa. E mentre ci si interroga sul futuro dell’ordine mondiale nel passaggio alla multipolarità, il Mediterraneo globale del Ventunesimo secolo rimarrà uno dei luoghi chiave di un braccio di ferro storico sul futuro della democrazia e del liberalismo, dalla Turchia al Nord Africa.

Obama conosce i termini della questione, ed è mancato di leadership più che di moral clarity, come accusano invece i repubblicani che gli rimproverano di avere abbandonato Israele per tendere la mano all’Iran e agli islamisti. La comprensione della complessità della regione ha marcato una differenza netta e benvenuta con gli anni di Bush. Ma poi l’abilità del presidente si sarebbe dovuta esprimere in iniziative e azioni decisive senza che fosse persa di vista la posta in gioco in mezzo ai chiaroscuri. Invece si è assistito all’opposto: la progressiva rassegnazione o indecisione su tutti i fronti, dal dialogo con l’Iran a quello con i popoli arabi, passando per la rinuncia a provare a cambiare il modo in cui Israele guarda ai propri interessi.

Ma come dimostrano i fatti di Bengasi, l’attesa non è un’opzione. Un Medio Oriente afflitto da decenni di tensioni interne minaccia di trasformarsi in una polveriera per le regioni circostanti. Il rischio non è solo un’egemonia degli islamisti, ma il fallimento a catena di Stati e società che non sembrano trovare una via pacifica al benessere economico e alla modernità politica – un problema di cui i partiti islamisti sono un sintomo più che la causa.

Se l’America intende rimanere il paese guida dovrà certo rinnovarsi all’interno e volgersi alle sfide del Pacifico, ma anche seguire questa difficilissima transizione regionale – con la forza della sua diplomazia, della sua potenza militare e dei valori che incarna.

Senza il giogo della rielezione, Obama potrebbe usare il secondo mandato per riprendere l’iniziativa, abbandonando il misto di realismo, attendismo, grandi visioni contraddette da prove generali di ritirata che hanno caratterizzato gli ultimi anni. Al contrario di quanto sostiene Romney, il processo di pace tra israeliani e palestinesi dovrebbe tornare a svettare tra le priorità internazionali. È questo, infatti, non solo ancora il più serio conflitto regionale, ma quello in cui il contributo di una potenza esterna come gli Stati Uniti può essere più critico (anche se per questo non risolutivo).

Obama e Romney sanno che il voto di novembre si giocherà sull’economia e gli umori degli elettori del Midwest, ma chiunque vinca sarà chiamato a finire la partita ancora tutta aperta che l’America si gioca nel Middle East.

 

News - Medioriente

Quale orizzonte per la sinistra

Indagine SWG per Apertamente

Scarica l'indagine >>>

Galleria fotografica

Consigliati

La nube di vapore

La nube di vapore
di Mario Faraone - Il volume La nube di vapore raccoglie una scelta dei contributi presentati in occasione delle due giornate di studio organizzate dall’associazione Apertamente di Monfalcone, ovvero Integrazione, nuovo confine? (2 ottobre 2010) e...

La Brigata d’Assalto “Triestina” nella Zona di Operazioni Litorale Adriatico Una storia militare 1943 – 1945

La Brigata d’Assalto “Triestina” nella Zona di Operazioni Litorale Adriatico Una storia militare 1943 – 1945
di Enrico Cernigoi - Il libro, dedicato alla storia della Brigata d’Assalto Triestina, ne analizza l’aspetto militare tralasciando ogni riferimento politico già ampiamente analizzato dalla storiografia locale e nazionale. La storia della Brigata...

Contro il fascismo oltre ogni frontiera

Contro il fascismo oltre ogni frontiera
di Marco Puppini - Questo libro di Nerina Fontanot, Anna Digiannantonio e Marco Puppini racconta l’avventura umana e politica straordinaria della famiglia Fontanot, avventura che si svolge attraverso mezza Europa dai primi anni del Novecento sino alla...

Aleksandrinke o les goriciens

Aleksandrinke o les goriciens
di Maria Pia Monteduro da Vespertilla - Inserito nell’interessante collana di gialli I luoghi del delitto, grazie alla quale “i lettori possono indagare aspetti sconosciuti di città notissime o di intere regioni”, il romanzo di Elena De Vecchi...

Di condizione precaria

Di condizione precaria
Nel corso di appena un ventennio il termine precarietà ha assunto una rilevanza
davvero significativa all’interno delle ricerche, delle analisi e delle teorizzazioni
delle scienze sociali.

Chi ha rubato il confine?

Chi ha rubato il confine?
Video - MAURO MANZIN è nato a Trieste nel 1960. Giornalista de Il Piccolo si occupa da oltre vent’anni di Balcani ed Europa dell’est. Ha pubblicato...

Tra padri e figli

Tra padri e figli
Franco Belci, attualmente segretario generale della Cgil del Friuli Venezia Giulia, è padre di due figli con i quali intesse in questo libro un intenso colloquio. Figlio di Corrado, parlamentare della Democrazia...

Il jihadista della porta accanto

Il jihadista della porta accanto
di Fouad Allam Khaled - Che cos'è l'ISIS e cosa si nasconde dietro la proclamazione del "Nuovo Califfato Globale"? Dove ci porterà il jihad lanciato contro l'Occidente che in pochi mesi...

Office at night

Office at night
di Guido Salvini - “Office at night. Appunti non ortodossi di un giudice” è il libro del giudice Guido Salvini ricco di riflessioni e scritti  pensati “quasi sempre a tarda sera nel Palazzo ormai deserto”....

Doppio livello. Come si organizza la destabilizzazione in Italia

Doppio livello. Come si organizza la destabilizzazione in Italia
di Stefania Limiti - L'Italia e un paese sempre in cerca della verità, incapace di fare i conti col proprio passato. Il doppio livello non è la fotografia di una mente diabolica che avrebbe deciso i destini del nostro...

Ulderico e il figlio irrequieto

Ulderico e il figlio irrequieto
Dopo aver sfogliato gli album dei reportage africani di UldericoBressan, giovane ufficiale, serio eimpeccabile nella bella divisa biancae ascoltato i tanti racconti del figlio Carlo

Il nuovo Jihadismo in Nord Africa e nel Sahel

Il nuovo Jihadismo in Nord Africa e nel Sahel
A cura dell’ISPI (Istituto per gli Studi Politica Internazionale)

Le nostre parole

Le nostre parole
di Matteo Orfini - Rompere i paradigmi, ricostruire un linguaggio, il suo linguaggio: questa è la priorità della sinistra, se vuole "tornare avanti", se vuole ricominciare ad essere forza di cambiamento, di fronte...

Il signore del sorriso

Il signore del sorriso
Un racconto travolgente quanto la cavalcata che ha portato in trionfo il personaggio a cui è liberamente ispirato: Silvio Berlusconi. Tra realtà e finzione, l’ironia dell’autrice intesse una storia che si muove al passo di un destino predestinato,...

Il rumore dei morti

Il rumore dei morti
«Nel silenzio profondo, il rumore dei morti – a saperlo ascoltare – diventa musica. I morti hanno fretta più dei vivi che giustizia sia fatta e di andare… dove devono andare». La frase del professor Federico Gerace, protagonista di questo...

L'Orient Express di Dos Passos

L'Orient Express di Dos Passos
Ai luoghi e ai popoli che incontra Dos Passos guarda sempre attraverso la sua lente di viaggiatore occidentale. Non gli è estranea una visione “orientalista”. Tuttavia il libro "Orient Express" offre un ritratto prezioso sia degli osservati che...

La via dei conventi

La via dei conventi
Non un libro sul turismo religioso ma un approfondimento storico sul movimento ustascia in Croazia, prima e durante la Seconda guerra mondiale e sui suoi influssi e riflussi nella Jugoslavia titina. Una ricostruzione fatta sulla base di documenti doplomatici...

Prestiti scaduti

Prestiti scaduti
Sentivo la mancanza di Kostas Charitos. Mi domandavo che ne fosse di lui, se non gli fosse successo qualcosa, proprio come ci capita di pensare per un vecchio amico che non si fa vivo da un po’ di tempo. Ed ecco che è uscito il nuovo romanzo della...

La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi

La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi
A trent’anni dalla scoperta della P2, per la prima volta disponibili gli appunti segreti di Tina Anselmi, presidente della Commissione parlamentare sulla Loggia segreta, cui erano iscritti militari, agenti dei servizi segreti, parlamentari, ministri,...

La cavalcata dei morti

La cavalcata dei morti
Qualcuno ha bruciato vivo nella sua Mercedes un vecchio magnate della finanza e dell'industria. Forse è stato un ragazzo di banlieu, ma Adamsberg non ci crede. Ha bisogno di prendere tempo. Ed ecco gli arriva, dai boschi della Normandia, un omicidio...

Il memoriale della Repubblica

Il memoriale della Repubblica
«A distanza di oltre trent'anni dal rapimento e dalla morte di Aldo Moro, del cosiddetto memoriale restano duecentoquarantacinque fotocopie, che riproducono gli autografi dell'interrogatorio a cui il prigioniero fu sottoposto dalle Brigate rosse e...

Le stelle che stanno giù

Le stelle che stanno giù
Da una delle più autorevoli giornaliste bosniache, autrice di formidabili reportage per Nazione Indiana e Osservatorio dei Balcani, diciotto cronache, in gran parte inedite.

Metamorfosi etniche

Metamorfosi etniche
Questo libro, tesi di dottorato dell’autore, illustra la storia dei movimenti migratori da e per la Venezia Giulia e le dinamiche di appartenenza nazionale della sua popolazione a partire dallo scoppio della prima guerra mondiale fino al Trattato...

Le mie memorie

Le mie memorie
Da Aiello, piccolissimo paese del Friuli orientale, alla Cina passando dalla Russia dopo esser cresciuto in Brasile.
  • 1
  • 2

logo

L'Associazione, senza fini di lucro, ha lo scopo di promuovere e diffondere i valori e la cultura del riformismo, i valori della giustizia sociale e delle libertà civili. Nel solco della storia e della cultura del socialismo democratico e del liberalismo, l'Associazione si propone di affrontare i diversi temi politici, economici e sociali, attraverso il metodo dell'analisi e della discussione.
L'Associazione si propone di realizzare occasioni pubbliche di incontro e dibattito al fine di diffondere e radicare nella società un approccio intellettuale concreto ed oggettivo nell'analisi dei problemi del mondo contemporaneo, con particolare riguardo alla realtà locale/regionale.

Array

NOTA! Nel rispetto della Direttiva 2009/136/CE, continuando a navigare nel sito si accetta l'utilizzo dei cookies. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information