Apertamente

di Stefano Pizzin da Fuocolento del 26/8/2019 - Nascita e giovinezza di due bevande ben più affini di quanto possiamo immaginare.  Vino e birra, due mondi lontani, due storie differenti per origini e cultura. Almeno così ci sembra, ma non è vero. Le due più conosciute bevande alcoliche hanno una storia simile, a tratti parallela, capace poi di differenziarsi e fare percorsi diversi, ma sono vicini, quasi parenti, di quanto noi possiamo pensare. Nate entrambe per caso, una dalla fermentazione dei cereali, l’altra da quella degli acini d’uva, non hanno un inventore, solo qualcuno che ha dimenticato i succhi dell’uva o dei cereali nell’acqua, e qualche altro, un tipo coraggioso che dovremmo tutti ringraziare, che si è preso la briga di assaggiare cosa ne era venuto fuori. Storia e leggenda concordano nello stabilire che il primo vino sia stato prodotto nel Caucaso, in Armenia, e da lì, attraverso un progressivo passaggio dall’uso della vite selvatica a quella coltivata, si è diffuso in Mesopotamia e nel bacino del Mediterraneo. Una storia che si può far risalire almeno al 5000 avanti Cristo.
E la birra? Una delle prime narrazioni dell’umanità è la cosiddetta epopea di Ghilgamesh, un ciclo epico, nato nel mondo dei Sumeri, sempre in Mesopotamia, tra il 2500 e il 3000 avanti Cristo. Si tratta dei racconti poetici delle gesta di Gilgamesh, un re Sumero, e che raccoglieva leggende e miti anche più antichi. I diversi popoli che abitarono la terra tra i fiumi Tigri ed Eufrate ebbero disparate versioni di quelle storie. Nella racconto dei viaggi del re sumero troviamo due versioni differenti dell’incontro tra Ghilgamesh e Siduri, l’oste della terra di Dilmun che, secondo la versione del popolo degli Akkadi, è un uomo che produce il vino in delle vasche d’oro, mentre in quella degli Hittiti è una donna che produce e mesce della birra.
Così, secondo quella narrazione, vino e birra sarebbero gemelli o perlomeno fratelli di quelle terre, dal Caucaso alla Mezzaluna fertile, che hanno visto nascere la civiltà. Proprio la birra, infatti, nascendo dai cereali è il tipico prodotto dell’uomo che ha scoperto l’agricoltura, abbandonando lo stato nomade.
Ma già dalla nascita la strada delle due bevande si divide. La birra, figlia dei cereali, è prevalentemente cibo e bevanda per gli uomini, il vino, invece, viene dedicato agli dei. Alimento e non solo bevanda, una sorta di pane liquido, lontanissima da ciò che beviamo oggi, la birra  veniva consumata calda e, come ci mostrano diverse immagini, con una cannuccia per evitare di ingoiare i sedimenti prodotti dalla fermentazione.
La nascita del vino si colloca nel mondo del mito e della religione, e così per i Greci la coltivazione della vite viene attribuita al dio Dioniso e per gli ebrei è Noè il primo a usare il vino, ubriacandosi; la birra, invece, più prosaicamente, diventa oggetto delle leggi umane. Nel codice di Hammurabi, la più antica raccolta di leggi della storia umana, si sancisce perfino la pena capitale per chi non produce la birra secondo le regole stabilite o la annacqua.
Anche gli antichi egizi consumavano vino e birra. Più costoso il primo era destinato alle classi nobiliari (diversi vasi contenenti vino sono stati ritrovati nelle tombe dei faraoni), più economica la seconda che era appannaggio delle classi più povere che la consideravano una bevanda nutriente e medicamentosa, così tanto da farla assaggiare anche ai bambini più piccoli.
Furono i Fenici, i grandi mercanti dell’antichità, a trasportare vino e birra in tutto il Mediterraneo. Greci e Romani le consumavano entrambe, quasi mai in purezza, ma con l’aggiunta di acqua, miele o altri aromi. Sia a Roma che ad Atene le due bevande si erano divise le classi sociali di riferimento, il vino ai più ricchi e la birra ai più poveri. Anche la loro simbologia differiva, con la birra legata a un ruolo laico e alimentare e il vino ad assumere una dimensione che andava dal ludico al religioso. Probabilmente ciò derivò dal fatto che l’ebrezza si raggiunge ben prima con il vino, grazie alla sua maggiore alcolicità, portando gli uomini a quegli stati di allucinazione e incoscienza propri delle esperienze mistiche.
L’estendersi dell’Impero Romano porta vino vino e birra a diffondersi nell’Europa continentale, ma se la vite, bisognosa di sole e caldo, non può essere coltivata troppo a nord, la birra comincia a radicarsi come bevanda tipica dei barbari del settentrione. Sono i popoli germanici a diffondere ulteriormente la birra verso nord e verso est, dall’Irlanda, dove secondo la leggenda gli abitanti dell’isola discenderebbero dai Formoriani, un popolo mitologico reso immortale dal consumo di birra, agli slavi, tra i quali i Cechi, che oggi sono i più grandi consumatori di birra pro capite del mondo.
Mentre le rigide regole alimentari dell’ebraismo e il divieto del consumo di alcolici dell’Islam allontanano le due bevande dalla sponda sud del Mediterraneo, l’affermarsi del Cristianesimo dà un ulteriore impulso alla loro produzione e consumo. Se il vino è diventato il “sangue di Cristo” ed elemento fondamentale della liturgia, la birra ha conosciuto la sua maggiore evoluzione nella tecnica e nel gusto grazie all’opera delle abbazie, dove frati e persino suore si dedicarono alla sua produzione, introducendo in modo definitivo il luppolo e calibrando il gusto come lo conosciamo oggi.
Birra e vino sono così gemelli, nati negli stessi luoghi e poi viaggiatori in luoghi diversi. Il vino con lo sguardo più rivolto agli dei, la birra agli uomini.

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