di Carlo Bressan del 23/8/2018 - Confesso, mi sono scoperto sovranista! Di Aiello naturalmente, non certo di Joannis e tanto meno con i “ ‘taglians ” di Palma o di Ontagnano. Dicono “cjase” e non “cjasa”, non intonacavano le facciate per non pagare le tasse che i Savoia avevano genialmente inventato, arrivavano fino alla quinta elementare mentre noi avevamo la classe sesta. Ovviamente fino al 1918, ma son cose che non si possono dimenticare perché fan parte della Nostra Identità culturale di aiellesi. Questi sovranisti dell’ultima ora, dopo aver cercato d’inglobarci nell’improbabile Padania, vorrebbero unirci in un unico Stato Sovrano. Non sia mai! Nella nostra regione abbiamo già almeno 15 repubbliche che hanno poco in comune, figurarsi se dovessimo mescolarci con i piavoti, con i lumbard o con i terroni. La nostra identità andrebbe irrimediabilmente perduta.

Uno studente americano, residente a Udine, non riusciva a capacitarsi di tutte queste divisioni fino a quando l’ho posto difronte ad un problema concreto.
- Se vai a Trieste e vuoi parlare con una ragazza devi sapere che si chiama “mula”. È una Repubblica a sè, formata alla fine del Settecento da veneti, friulani, slavi, austriaci, ebrei, ungheresi, greci, armeni, napoletani. Mescolati i cromosomi sono uscite le mule de Trieste, belle, atletiche, indipendenti, sveglie. Noi friulani sgobboni e invidiosi diciamo che i triestini non hanno voglia di lavorare e che, appena possono, vanno a Barcola.
Il giovane studente capisce l’importanza della storia a fini pratici e mi segue assentendo.
- Sul Carso il discorso è del tutto diverso. È popolato da gente slava, dura, orgogliosa, lavoratrice. Qua ti rivolgi alle ragazze chiamandole punca.??? verifica
- Passato il Timavo, dove fino al 1954 c’era il confine tra il Territorio libero e l’Italia, metti piede in bisiacheria, terra abitata da ex galeotti di Venezia, così dicono, senza provarlo però. Resta il fatto che sono baruffanti che venivano in Friuli a cercar morose. Niente a che fare con noi, tantomeno Capello che viene spacciato dai giornalisti ‘tagliani come friulano.
Vecchie provincie e Repubbliche marinare
- Passato il ponte sull’Isonzo finalmente metti piede nel Friuli orientale delle vecchie province dell’Impero.
- Quale Impero? Non c’è la Repubblica anche ad Aiello? - mi chiede l’ingenuo americano.
- Ma sicuro, solamente che fino al 1918 c’era l’Imperatore e il Paese era un paese ordinato. Se devi avvicinare una ragazza devi chiamarla fantata. La nostra Repubblica va da Aquileia fino a Cormons e Gorizia, decisamente la migliore, anche perché sono di Aiello.
- Verso il mare, precluso al Friuli, troviamo la Repubblica di Grado. Le ragazze si chiamano mamole, ma non devi farti ingannare dal nome dolce. A Grado sono terribili ed in continuo conflitto con la Repubblica marinara di Marano per il controllo della pesca, delle vongole, oltre che per il calcio. A Marano la lingua veneta ha lasciato forti segni e la ragazza la chiamano tosa.
Friuli italiano, i ‘talians
- Passato il confine a Visco lasci le vecchie province ed entri in Italia. Puoi passare anche da Nogaredo dove due nostri contadini hanno fatto arrestare un terrorista croato, un certo Oberdank, che voleva ammazzare quella buonanima dell’Imperatore. Poi gli abbiamo dedicato una piazza all’italianissimo Oberdan.
- In Italia, come puoi solo aspettarti, troverai una situazione caotica. La ragazza la chiamerai fantate, ma da Palazzolo a San Daniele devi far attenzione alle pronunce. È una Repubblica dove si coltiva il mais. Attento alla “brava di Mortean”, se possono ti imbrogliano. Ad Aiello c’è ancora “al nevod dal ‘talian”, figlio di un signore la cui madre era di Fauglis, paese emblematico di quelle terre al di là del vecchio confine.
- Udine viene considerata, a torto, la capitale del Friuli. Si parla prevalentemente un dialetto veneto e alla ragazza ti rivolgi chiamandola putela. Ricordati che sono cittadini. Non fidarti troppo.
- Ad Ovest, al di là del Tagliamento, entri in un territorio popolato da genti mezzosangue, un po’ come il figlio di Tex. Sono mezzi veneti ed oltre che gran lavoratori sono imprenditori. Il Nord Est infatti finisce a Pordenone. Per cercar morosa devi chiamarla fantascina.
- La Carnia è una Repubblica a sé. Ha poco a che fare con il friulano classico; parlano con suoni gutturali difficili da comprendere. Girano il mondo più degli altri ma ritornano sempre nella loro Carnia: cencje Diu e cencje Madone, altro che Carnia fidelis.
- Al centro della Carnia c’è un piccolo paese famoso per lo speck. Sauris è un’enclave dove si parla un tedesco arcaico, incomprensibile per tutti gli altri. Lasciamo perdere le ragazze perché non ce ne sono molte.
Le valli del Natisone, Resia e il Canal del Ferro
- Ad Est, dopo Cividale, verso la Slovenia, entri nelle valli del Natisone. Altra Repubblica, altra lingua slava, altra gente tenace che difende lingua e territorio: la ragazza la chiamano Puema???
- Infine troverai le repubbliche del Canal del Ferro che porta da Moggio a Tarvisio. Fino a Pontebba non cambia molto rispetto al Friuli italiano. Mastri operai che girano il mondo, belle ragazze, bieli fantatis, mia moglie è di Resiutta, l’antico birrificio Dormisc e grissini per i triestini che tornano dallo sci.
Da Resiutta imbocchi verso Est la val di Resia. Non aspettarti che parlino friulano anche se una canzone fa: sin di Resia, sin furlans. Anche qua un’enclave del ‘500 dove si parla russo arcaico. Famosi arrotini e grandi muratori. Le ragazze non sono molte ma le puoi chiamare Ponasin.
- Attraversato il ponte ti ritrovi a Pontafel, territorio tedesco su fino a Campo Rosso e trovi le mädchen. Attraversi però Ugovizza che nulla ha a che fare con il tedesco perché si tratta di una enclave slava.
- Giunti a Tarvisio la situazione si fa nuovamente complicata perché nella cittadina troverai una Repubblica napoletana costituita dai commercianti del mercato coperto che vendevano vestiti a buon prezzo agli austriaci. Un doppio salto mortale e la ragazza la chiamerai guagliona.
L’amico americano è sconcertato. Mi fa: – Come fate ad andare d’accordo?
Facile, gli rispondo. Discutiamo, litighiamo, lavoriamo, ci beviamo un bicchiere e ci prendiamo per il sedere. In grande l’Italia è questa e a me piace così, con le sue tante storie, le sue cucine, le sue parti politiche così diverse e così uguali. Piace anche il Mondo, con le sue diversità e le sue infinite storie. Per questo l’unico sovranismo che difendo è quello del mio paese, Aiello, Daèl, anche se tra quelli di piazza Roma e quelli della Moravizza non corre buon sangue.

Conseguenze inevitabili
Il sovranismo ha le sue conseguenze ed io non mi sottraggo al pesante fardello dei doveri. Lo scontro è inevitabile e non è uno scherzo. I sovranisti ‘taliani, ed in particolare i piavoti (veneti), minacciano la Nostra Identità friulana e quella delle Vecchie Province dell’Impero. Si tratta di attacchi subdoli non solo alla lingua e alle infrastrutture, ma anche al Prosecco e al Tiramisù. La miglior difesa è l’attacco e per questo prepariamo le divisioni del già esercito austroungarico nel quale militavano i nostri avi: 12° compagnia, 97° reggimento, denominato demoghèla/ dèmoghela/ tagliamo la corda. In effetti non tagliarono la corda perché nell’agosto 1914 nei pressi di Leopoli, furono falciati dalle mitragliatrici russe (sempre cattivi) e sopravvisse solamente il 5% (cinque percento, fonte Slataper). Questa volta li fermeremo noi sul Piave. Il 97° reggimento sarà formato solo da ultra settantenni, perché è ora di finirla di mandar giovani al macello. Meglio sacrificare i vecchi come me per la difesa dello Stato Sovrano. Ce la giocheremo a briscola e tresette con i veneti e vinca il migliore! Per le guerre europee ricorreremo allo scopone scientifico.

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