Apertamente

di Roberto Romano da Sbilanciamoci.info del 27/6/2017 - Sebbene la ricerca e sviluppo sia il miglior modo per sciogliere i vincoli che costringono la crescita, negli ultimi anni gli investimenti in ricerca e innovazione in Italia sono crollati. Il Rapporto RIO della Commissione Europea. La Commissione Europea, attraverso il JRC Science for policy Report[1], ha presentato un rapporto che indaga lo stato della ricerca e dell’innovazione per Paese (RIO- Rapporto Paese 2016: Italia, – L. Nascia, M. Pianta e L. Isella -). La cornice economica, sociale e di struttura del Paese che emerge dal rapporto è quella tipica di un sistema industriale ed economico che ha rinunciato a misurarsi con le sfide che le imprese e la pubblica amministrazione dovrebbero aver già affrontato da tempo. Infatti, con il passare degli anni non solo la “conoscenza” è il tratto caratteristico della crescita economica, ma è diventata anche l’unica via per creare lavoro buono e affrontare le sfide di struttura che il sistema economico nel suo insieme deve affrontare. Tra queste sfide tecnologiche emerge, con prepotenza, quella relativa alla green economy che necessità di una programmazione finanziaria e tecnologica che ha pochi precedenti storici[2].
È proprio nei momenti di sofferenza economica che un Paese dovrebbe investire nel futuro. Se poi consideriamo che l’attuale crisi nazionale è più lunga e profonda di quella degli anni trenta, l’assenza di una strategia industriale, di ricerca e sviluppo, unitamente alla continua contrazione delle risorse finanziarie destinare all’innovazione, diventano un vincolo che potrebbe posizionare il Paese ai margini dello sviluppo e della divisione internazionale del lavoro.
Il Report illustra con molti dati lo stato dell’innovazione italiana e le strategie adottate. Sebbene la ricerca e sviluppo (R&S) sia il miglior modo per sciogliere i vincoli che costringono la crescita (il Report ricorda che il PIL italiano non è ancora tornato ai livelli pre-crisi), durante questi ultimi anni si registra una caduta degli investimenti privati e delle risorse finanziarie destinate alla ricerca e all’innovazione, soprattutto se la confrontiamo con la media europea (p. 5). Inoltre, si osserva anche che il sistema italiano di Ricerca e Innovazione è caratterizzato da una serie di fattori che influiscono sulla programmazione della stessa. In particolare, si constata la frammentazione delle strategie (regionali e nazionali), unitamente all’instabilità e all’incertezza degli stanziamenti di bilancio (p.5). Si avverte, sostanzialmente, una manifesta incapacità strutturale del sistema industriale nel sostenere la ricerca e sviluppo. Sebbene la particolare struttura molecolare delle imprese nazionali abbia permesso negli anni passati un certo benessere, le attuali caratteristiche dello sviluppo (knowledge intensive) necessitano di competenze e sapere che le microimprese nazionali non possiedono e, aspetto ben più grave, non possono sviluppare e/o acquistare. Il Report è molto puntuale sul punto: “le piccole imprese non sono in grado di investire in maniera significativa nelle attività di R&S, come illustrato dall’ultimo quadro di valutazione (“scoreboard”) degli investimenti nella ricerca industriale 2015, da cui emerge che oltre il 60% della BERD delle imprese italiane elencate in tale pubblicazione è riconducibile a quattro sole società: Finmeccanica (settore aerospazio e difesa), Telecom Italia (telecomunicazioni), Unicredit e Intesa Sanpaolo (settore finanziario)” (p. 14). Se la ricerca e sviluppo è concentrata in 4 società (il 60% della R&S privata), che tra le altre cose non sono nemmeno società così performanti se comparate alla media delle corrispondenti società europee, i problemi di struttura del Paese emergono in tutta la loro gravità. Il punto politico non è se e come sostenere finanziariamente la spesa in ricerca e sviluppo delle imprese[3], piuttosto è quello di modificare la struttura produttiva in essere che, autonomamente, non può spostarsi da una produzione a basso valore aggiunto verso una attività a maggiore contenuto tecnologico. Come ricorda il Report: “La struttura economica italiana si differenzia da quella di altre importanti economie dell’UE per la minore presenza di industrie e servizi ad alto contenuto tecnologico (…) Nello stesso anno (2015) i servizi ad alta intensità di conoscenza rappresentavano il 33,8%, mentre il valore aggiunto totale nel settore manifatturiero ad alta e media tecnologia rappresentava solo il 6,3%. La concentrazione dell’imprenditoria italiana nelle attività tipiche del “Made in Italy” è generalmente associata ad attività a bassa e media tecnologia” (p. 9). Nonostante questa indiscutibile tendenza, la manifattura nazionale, almeno quella che ancora investe in ricerca e sviluppo, destina risorse finanziarie in R&S pari al doppio di quelle stanziate dal settore dei servizi. Quest’ultimi, inoltre, hanno ridimensionato la spesa in R&S in misura preoccupante.
Il posizionamento tecnologico delle imprese condiziona anche l’offerta di lavoro fin dalle sue fondamenta. Infatti, “la percentuale dei 30-34enni con un’istruzione terziaria era del 24,9%, un dato che pone l’Italia in fondo alla graduatoria europea, ben al di sotto della media dell’UE-28 pari al 38,5%” (p. 9). Sebbene il presente sia poco stimolante per conseguire dei livelli di istruzione più alti, ancor più preoccupante è il calo delle immatricolazioni tra il 2001-2 e il 2014-5. In qualche misura si intravvede la sfiducia dei giovani che, in ragione di una domanda di lavoro qualitativamente troppo bassa rispetto ai livelli potenziali di sapere legati al percorso universitario, rinunciano ancor prima di cominciare (completare) al percorso formativo. Tra il 2001 e il 2015 le immatricolazioni diminuiscono del 24,5%. Infatti, “il numero di immatricolati che, secondo le statistiche del MIUR, era a quota 319.264 nel 2001-2002, ha raggiunto il picco di 338.036 nel 2003-2004 ed è in seguito diminuito ogni anno fino a toccare un minimo di 252.457 nel 2013-2014, per poi registrare un modesto incremento, fino a 255.293 nel 2014-2015, concentrato nelle regioni del Nord” (p. 9)[4].
Il Report consegna comunque alcune buone notizie. La prima è legata alla novità programmatica del 2016 è il Programma nazionale per la ricerca (PNR) per il quinquennio 2015-2020, che prevede un nuovo quadro strategico per la politica nazionale in materia di R&I; la seconda è legata alla Strategia nazionale di specializzazione intelligente 2015-2020 sulla base dell’analisi territoriale di Invitalia (2014) che ha definito cinque aree tematiche: 1) Aerospazio e difesa; 2) Salute, alimentazione, qualità della vita; 3) Industria intelligente e sostenibile, energia e ambiente; 4) Turismo, patrimonio culturale e industria della creatività; 5) Agenda digitale, smart communities, infrastrutture e sistemi di mobilità intelligente. Si tratta di una cornice più o meno utile qualora la politica volesse condizionare la struttura produttiva. L’Italia non è competitiva in tutte le 5 aree economiche indicate[5], ma concentrare gli sforzi economici, finanziari e industriali dove possiamo ancora partecipare con cognizione di causa alla catena del valore europeo, magari industrializzando la ricerca pubblica, potrebbe diventare una buona politica.


[1] La missione del Centro Comune di Ricerca JRC, che costituisce il servizio scientifico interno della Commissione Europea, è fornire un supporto scientifico e tecnico indipendente basato su dati ufficiali, alle politiche dell’UE durante l’intero processo della loro definizione.
[2] R. Romano, 15 giugno 2017, Svolta energetica e crescita 1,5 gradi, ed. Dipartimento degli Studi di Genova, Dipartimento di Architettura e Design.
[3] Il Report descrive puntualmente le iniziative governative sul tema. Si tratta, sostanzialmente, di incentivi fiscali e crediti di imposta per tutte le iniziative innovative adottate dalle imprese. La valutazione di questi strumenti fiscali è sempre difficile, non solo perché non sappiamo se finanziano investimenti che le imprese diversamente non avrebbero fatto, ma soprattutto perché non cambiano la matrice dello sviluppo. La spesa in ricerca e sviluppo è, in fondo, direttamente proporzionale alla specializzazione produttiva.
[4] Innovation Scoreboard (IUS), edizione 2016.
[5] Conoscendo abbastanza bene i fondi strutturali europei. Osservo solo che tutte le regioni italiane hanno riprodotto il modello di cui sopra, sollevando almeno una questione di metodo e di merito: tutte le regioni italiane hanno lo stesso target produttivo e la stessa specializzazione?

News - Italia

Quale orizzonte per la sinistra

Indagine SWG per Apertamente

Scarica l'indagine >>>

Galleria fotografica

Consigliati

La Brigata d’Assalto “Triestina” nella Zona di Operazioni Litorale Adriatico Una storia militare 1943 – 1945

La Brigata d’Assalto “Triestina” nella Zona di Operazioni Litorale Adriatico Una storia militare 1943 – 1945
di Enrico Cernigoi - Il libro, dedicato alla storia della Brigata d’Assalto Triestina, ne analizza l’aspetto militare tralasciando ogni riferimento politico già ampiamente analizzato dalla storiografia locale e nazionale. La storia della Brigata...

Contro il fascismo oltre ogni frontiera

Contro il fascismo oltre ogni frontiera
di Marco Puppini - Questo libro di Nerina Fontanot, Anna Digiannantonio e Marco Puppini racconta l’avventura umana e politica straordinaria della famiglia Fontanot, avventura che si svolge attraverso mezza Europa dai primi anni del Novecento sino alla...

Aleksandrinke o les goriciens

Aleksandrinke o les goriciens
di Maria Pia Monteduro da Vespertilla - Inserito nell’interessante collana di gialli I luoghi del delitto, grazie alla quale “i lettori possono indagare aspetti sconosciuti di città notissime o di intere regioni”, il romanzo di Elena De Vecchi...

Di condizione precaria

Di condizione precaria
Nel corso di appena un ventennio il termine precarietà ha assunto una rilevanza
davvero significativa all’interno delle ricerche, delle analisi e delle teorizzazioni
delle scienze sociali.

Chi ha rubato il confine?

Chi ha rubato il confine?
Video - MAURO MANZIN è nato a Trieste nel 1960. Giornalista de Il Piccolo si occupa da oltre vent’anni di Balcani ed Europa dell’est. Ha pubblicato...

Tra padri e figli

Tra padri e figli
Franco Belci, attualmente segretario generale della Cgil del Friuli Venezia Giulia, è padre di due figli con i quali intesse in questo libro un intenso colloquio. Figlio di Corrado, parlamentare della Democrazia...

Il jihadista della porta accanto

Il jihadista della porta accanto
di Fouad Allam Khaled - Che cos'è l'ISIS e cosa si nasconde dietro la proclamazione del "Nuovo Califfato Globale"? Dove ci porterà il jihad lanciato contro l'Occidente che in pochi mesi...

Office at night

Office at night
di Guido Salvini - “Office at night. Appunti non ortodossi di un giudice” è il libro del giudice Guido Salvini ricco di riflessioni e scritti  pensati “quasi sempre a tarda sera nel Palazzo ormai deserto”....

Doppio livello. Come si organizza la destabilizzazione in Italia

Doppio livello. Come si organizza la destabilizzazione in Italia
di Stefania Limiti - L'Italia e un paese sempre in cerca della verità, incapace di fare i conti col proprio passato. Il doppio livello non è la fotografia di una mente diabolica che avrebbe deciso i destini del nostro...

Ulderico e il figlio irrequieto

Ulderico e il figlio irrequieto
Dopo aver sfogliato gli album dei reportage africani di UldericoBressan, giovane ufficiale, serio eimpeccabile nella bella divisa biancae ascoltato i tanti racconti del figlio Carlo

Il nuovo Jihadismo in Nord Africa e nel Sahel

Il nuovo Jihadismo in Nord Africa e nel Sahel
A cura dell’ISPI (Istituto per gli Studi Politica Internazionale)

Le nostre parole

Le nostre parole
di Matteo Orfini - Rompere i paradigmi, ricostruire un linguaggio, il suo linguaggio: questa è la priorità della sinistra, se vuole "tornare avanti", se vuole ricominciare ad essere forza di cambiamento, di fronte...

Il signore del sorriso

Il signore del sorriso
Un racconto travolgente quanto la cavalcata che ha portato in trionfo il personaggio a cui è liberamente ispirato: Silvio Berlusconi. Tra realtà e finzione, l’ironia dell’autrice intesse una storia che si muove al passo di un destino predestinato,...

Il rumore dei morti

Il rumore dei morti
«Nel silenzio profondo, il rumore dei morti – a saperlo ascoltare – diventa musica. I morti hanno fretta più dei vivi che giustizia sia fatta e di andare… dove devono andare». La frase del professor Federico Gerace, protagonista di questo...

L'Orient Express di Dos Passos

L'Orient Express di Dos Passos
Ai luoghi e ai popoli che incontra Dos Passos guarda sempre attraverso la sua lente di viaggiatore occidentale. Non gli è estranea una visione “orientalista”. Tuttavia il libro "Orient Express" offre un ritratto prezioso sia degli osservati che...

La via dei conventi

La via dei conventi
Non un libro sul turismo religioso ma un approfondimento storico sul movimento ustascia in Croazia, prima e durante la Seconda guerra mondiale e sui suoi influssi e riflussi nella Jugoslavia titina. Una ricostruzione fatta sulla base di documenti doplomatici...

Prestiti scaduti

Prestiti scaduti
Sentivo la mancanza di Kostas Charitos. Mi domandavo che ne fosse di lui, se non gli fosse successo qualcosa, proprio come ci capita di pensare per un vecchio amico che non si fa vivo da un po’ di tempo. Ed ecco che è uscito il nuovo romanzo della...

La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi

La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi
A trent’anni dalla scoperta della P2, per la prima volta disponibili gli appunti segreti di Tina Anselmi, presidente della Commissione parlamentare sulla Loggia segreta, cui erano iscritti militari, agenti dei servizi segreti, parlamentari, ministri,...

La cavalcata dei morti

La cavalcata dei morti
Qualcuno ha bruciato vivo nella sua Mercedes un vecchio magnate della finanza e dell'industria. Forse è stato un ragazzo di banlieu, ma Adamsberg non ci crede. Ha bisogno di prendere tempo. Ed ecco gli arriva, dai boschi della Normandia, un omicidio...

Il memoriale della Repubblica

Il memoriale della Repubblica
«A distanza di oltre trent'anni dal rapimento e dalla morte di Aldo Moro, del cosiddetto memoriale restano duecentoquarantacinque fotocopie, che riproducono gli autografi dell'interrogatorio a cui il prigioniero fu sottoposto dalle Brigate rosse e...

Le stelle che stanno giù

Le stelle che stanno giù
Da una delle più autorevoli giornaliste bosniache, autrice di formidabili reportage per Nazione Indiana e Osservatorio dei Balcani, diciotto cronache, in gran parte inedite.

Metamorfosi etniche

Metamorfosi etniche
Questo libro, tesi di dottorato dell’autore, illustra la storia dei movimenti migratori da e per la Venezia Giulia e le dinamiche di appartenenza nazionale della sua popolazione a partire dallo scoppio della prima guerra mondiale fino al Trattato...

Le mie memorie

Le mie memorie
Da Aiello, piccolissimo paese del Friuli orientale, alla Cina passando dalla Russia dopo esser cresciuto in Brasile.

Trieste la città dei venti

Trieste la città dei venti
Su un molo del porto di Trieste non a caso c’è una rosa dei venti: Trieste è la città dei venti.
  • 1
  • 2

logo

L'Associazione, senza fini di lucro, ha lo scopo di promuovere e diffondere i valori e la cultura del riformismo, i valori della giustizia sociale e delle libertà civili. Nel solco della storia e della cultura del socialismo democratico e del liberalismo, l'Associazione si propone di affrontare i diversi temi politici, economici e sociali, attraverso il metodo dell'analisi e della discussione.
L'Associazione si propone di realizzare occasioni pubbliche di incontro e dibattito al fine di diffondere e radicare nella società un approccio intellettuale concreto ed oggettivo nell'analisi dei problemi del mondo contemporaneo, con particolare riguardo alla realtà locale/regionale.

Array

NOTA! Nel rispetto della Direttiva 2009/136/CE, continuando a navigare nel sito si accetta l'utilizzo dei cookies. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information