Apertamente

di Giuseppe Croce ed Emanuela Ghignoni da Italiani Europei - Il rischio di sovraistruzione, cioè di ottenere un posto di lavoro per il quale non è necessario il titolo di studio posseduto, non può essere attribuito a un eccesso di laureati né a livelli di reddito esageratamente alti. Il problema, piuttosto, è che il sistema produttivo italiano continua a esprimere una domanda complessivamente modesta di lavoro istruito. Esso non è stato in grado, fino a oggi, di trarre giovamento dalle condizioni favorevoli rappresentate da una crescita ancora sostenuta del numero di laureati e dal costo relativamente basso del lavoro qualificato. Quali misure bisogna allora mettere in campo per invertire questo fenomeno che coinvolge ormai una quota non trascurabile di persone qualificate anche nel nostro paese? ISTRUZIONE E CRESCITA. UNA RELAZIONE (UN TEMPO?) FORTE

La crescita economica, così come l’hanno conosciuta le economie avanzate almeno dalla metà del secolo scorso, ha avuto tra i suoi pre­supposti l’aumento dei livelli di istruzione della popolazione. Que­sto, a sua volta, ha interagito strettamente con l’innovazione tecnolo­gica e le trasformazioni del sistema produttivo. L’evoluzione coerente di domanda e offerta di lavoro qualificato è stata una condizione necessaria della crescita e, al tempo stesso, ha consentito un’adeguata valorizzazione economica dell’istruzione, via via crescente, acquisita da strati sempre più ampi della popolazione.1

Tuttavia non è scontato che nei prossimi anni questo processo conti­nuerà a svilupparsi con lo stesso slancio. Il dibattito in corso sulla na­ tura dell’evoluzione tecnologica in atto, sulle sue prospettive e sulle sue implicazioni per il lavoro, segnala una fase di grande incertezza. Il rallentamento della dinamica della produttività e della crescita ag­grava questa incertezza.2

La sovraistruzione (overeducation) rappresenta forse un sintomo delle difficoltà delle economie avanzate a proseguire lungo il percorso di accumulazione e valorizzazione del capitale umano. Una persona è considerata sovraistruita quando occupa un posto di lavoro per il quale non è richiesto il titolo di studio che essa possiede.

Abbiamo ormai una massa sufficiente di evidenze empiriche per po­ter affermare che questo fenomeno coinvolge una quota non trascu­rabile di persone qualificate in tutte le economie avanzate. E tut­tavia, va riconosciuto con onestà, esso è ancora un fenomeno per più aspetti poco conosciuto. Gli sforzi fin qui prodotti da studiosi ed esperti non hanno portato a individuare un modo affidabile per riconoscerlo e misurarne l’estensione. Né appare facile, nel concreto, distinguere chiaramente le sue determinanti e valutare le sue impli­cazioni per le persone coinvolte e per i sistemi economici nel loro insieme. Su tutti questi aspetti un’ampia letteratura economica non ha ancora raggiunto risultati univoci.3

Il primo allarme di un rischio di sovraistruzione di massa fu lanciato negli Stati Uniti negli anni Settanta del secolo scorso da Richard Freeman, che denunciò le difficoltà dei laureati di veder adeguatamente ripagate nel mercato del lavoro le qualifiche acquisite. Quell’allarme si rivelò ben presto infondato. Negli anni successivi, infatti, i redditi dei laureati presero a correre a un ritmo ben più veloce di quelli di chi era meno istruito. Tuttavia, da allora, è cresciuta l’attenzione e la preoccupazione nei riguardi del fenomeno.

Per inquadrare l’analisi delle sue cause si devono distinguere quelle che si manifestano a livello aggregato da quelle relative al funziona­mento del mercato del lavoro. A livello aggregato si ha sovraistru­zione quando il volume di lavoro istruito in uscita dal sistema for­mativo risulta eccessivo rispetto alle quantità domandate dal sistema produttivo. Tuttavia, anche in presenza di un perfetto bilanciamento tra le quantità domandate e offerte di lavoro qualificato vi può esse­ re sovraistruzione come conseguenza delle difficoltà che lavoratori e imprese incontrano nella ricerca di una combinazione soddisfacente (matching) tra le conoscenze possedute e quelle richieste.

La valutazione del fenomeno è più complessa se si passa da una visio­ne statica, strettamente legata al momento presente, a una dinamica, che tiene conto delle implicazioni per il futuro. Da un punto di vista statico la sovraistruzione si presenta come uno spreco di risorse. Tuttavia essa potrebbe essere solo una situazione transitoria. A livello aggre­gato, un’accumulazione eccessiva di lavoro qua­lificato potrebbe facilitare il cambiamento tec­nologico e lo sviluppo del sistema produttivo. È quanto è avvenuto negli Stati Uniti negli ultimi decenni del secolo scorso. A livello individuale la sovraistruzione potrebbe corrispondere a una fase iniziale della vita professionale in cui si ac­cumulano esperienza e informazioni necessarie a passare a una più soddisfacente occupazione.4 La gravità dei fenome­ni di sovraistruzione, quindi, dipende anche dalla distinzione, non sempre facile da operare sul piano empirico, tra situazioni transitorie e permanenti, tra gli effetti immediati e quelli differiti.

LAUREATI IN ITALIA: POCHI E POCO RETRIBUITI

Stime recenti indicano che in Italia sarebbe sovraistruito il 37% dei laureati (fino ai 64 anni di età).5 Una quota molto elevata ma pari a quella di Germania e Regno Unito. Tuttavia, questa stima è presu­mibilmente distorta per eccesso per effetto della particolare meto­dologia con la quale è ottenuta. Adottando un diverso approccio, la stima per l’Italia scende al 19%. Germania, Francia e Regno Unito in questo caso stanno, rispettivamente, al 18%, 21% e 24%.

Nel decennio 2005-15 la quota di giovani di età compresa tra i 25 e i 34 anni in possesso di un titolo di studio di livello terziario ha continuato a crescere nelle economie avanzate facendo registrare un incremento di 10 punti percentuali.6 In Italia l’incremento è stato quasi di pari ampiezza (+9%). La possibilità di accedere a posti di lavoro qualificati per le nuove coorti di laureati dipende sia dai posti qualificati lasciati liberi dai lavoratori più anziani sia dalla creazio­ne di nuovi posti. In fasi di accentuato cambiamento tecnologico è soprattutto questa seconda componente che dovrebbe assorbire i giovani in uscita dal sistema formativo.

Il confronto con il resto delle economie avanzate smentisce l’ipo­tesi che in Italia si possa parlare di un eccesso di offerta qualificata e, anzi, restituisce un’immagine di segno opposto. Nel 2015 solo il 18% della popolazione italiana tra i 25 e i 64 anni era in possesso di un’istruzione di livello terziario, contro il 35% della media dei paesi OCSE. Solo in Messico e in Turchia tale quota era inferiore, mentre in Germania, un paese in cui l’istruzione accademica ha diffusione relativamente limitata, era comunque al 28% e nel Regno Unito al 43%. La situazione non mi­gliora se si considera la fascia di età più giovane. Tra i 25-34enni il 25% degli italiani è laureato, quindi meno dei giovani tedeschi (30%) e molto meno dei giovani francesi (45%) e inglesi (49%) (la media OCSE è 42%).

Le informazioni relative ai redditi da lavoro offrono ulteriori elementi di analisi. I laurea­ti italiani nel 2015 guadagnavano in media un reddito inferiore del 7% (del 13% per le don­ne) rispetto a quello medio OCSE. Sebbene largamente al di sopra di quello registrato, ad esempio, in Turchia o in Grecia, esso risulta assai inferiore al reddito dei laureati nella gran parte degli altri paesi (ma in Francia e in Spagna i laureati percepiscono in media redditi inferiori a quelli italiani).

In una situazione perfino peggiore si trovano i laureati italiani negli ambiti scientifici e tecnologici, vale a dire la porzione di personale qualificato le cui competenze dovrebbero essere tra le più richieste in un’economia che procede sulla via del cambiamento tecnologico. I laureati in scienze, matematica e informatica guadagnano in Italia il 10% meno dei loro colleghi dei paesi OCSE. La distanza si allarga fino al 17% per gli ingegneri industriali e edili.

In Italia il reddito medio dei giovani laureati è solo il 14% più alto di quello medio dei diplomati. Negli altri paesi il “premio” ottenuto da un giovane in possesso della laurea è ben più ampio: 59% negli Stati Uniti, 49% nel Regno Unito e 36% in Francia, per fare degli esempi. Solo nei paesi scandinavi, che hanno strutture salariali tradi­zionalmente compresse, il differenziale è più stretto.

Per finire, in Italia la laurea rende ai giovani assai meno che ai lau­reati delle generazioni più anziane. Se, come visto, i giovani laureati guadagnano solo il 14% in più dei giovani diplomati, il reddito dei laureati più anziani è 64 punti percentuali più alto dei loro coetanei diplomati. Sebbene questo fatto non sia di per sé sorprendente, anco­ra una volta va notato che l’ampiezza del divario tra giovani e anziani (50 punti percentuali) è maggiore di quella prevalente negli altri paesi (nel Regno Unito è di soli 10 punti, negli Stati Uniti di 19).

L’insieme di queste evidenze indica non solo che la percentuale di lau­reati in Italia è bassa e fortemente in ritardo rispetto a tutti i paesi avan­zati, ma che a ciò si accompagna una debole capacità dell’economia di retribuire il lavoro più istruito, anche delle componenti più diretta­mente coinvolte nella gestione dei processi di innovazione tecnologica.

I livelli retributivi dei laureati, e soprattutto quelli dei giovani, sono inferiori a quanto ci si aspetterebbe dato il loro numero relativamen­te esiguo e appaiono schiacciate verso il basso a confronto con gli altri paesi.

La sovraistruzione, quindi, non può essere attribuita a un eccesso di laureati né a livelli di reddito esageratamente alti. Il problema, piut­tosto, è che il sistema produttivo continua a esprimere una domanda complessivamente modesta di lavoro istruito. Esso non è stato in grado, fino a oggi, di trarre giovamento dalle condizioni favorevoli rappresentate da una crescita ancora sostenuta del numero di laureati e dal costo relativamente basso del lavoro qualificato.

Ciò suggerisce che il processo di cambiamento del sistema produttivo è stato fin qui troppo debole, frenato da un alto grado di persistenza dei suoi caratteri dominanti, probabilmente per effetto di rigidità e ostacoli che rallentano la crescita di attività nei settori a maggiore intensità di conoscenza. Le difficoltà di accesso al credito, la preva­lenza di imprese di piccole dimensioni e a gestione familiare, il bas­so livello di istruzione prevalente tra gli imprenditori, il permanere di posizioni di carattere monopolistico all’interno di diversi settori, sono alcuni dei fattori che possono irrigidire il sistema produttivo e rallentare la creazione di posti di lavoro qualificati.

UN’ANALISI ESPLORATIVA: SOVRAISTRUZIONE E INSODDISFAZIONE TRA I NEOLAUREATI

Nell’indagine sull’inserimento professionale dei laureati svolta dall’I­stat nel 2015 è stato chiesto ai neolaureati occupati: «Per accedere alla sua attuale attività lavorativa era espressamente richiesta la lau­rea?». Gli intervistati potevano rispondere: «Sì, era richiesta; no, non era richiesta ma è stata utile; no, non era richiesta e non è stata utile». Una prima analisi dei dati ci permette di affermare che il fenomeno della sovraistruzione riguarda circa un terzo dei neolaureati, con dif­ferenze di genere estremamente contenute, e con circa un 10% di individui definibili come “fortemente sovraistruiti”, nel senso che ritengono che la laurea non sia stata né richiesta né utile per accedere alla loro attuale posizione lavorativa.

Un altro tipo di informazione ricavabile dal questionario, general­mente ritenuta connessa alla sovraistruzione,7 riguarda il grado di soddisfazione dei neolaureati in merito ad alcuni aspetti della loro occupazione. A tale proposito la Figura 1 riporta la percentuale di individui che attribuiscono un voto da 0 (“per niente soddisfatto”) a 10 (“completamente soddisfatto”) a varie dimensione dell’attivi­tà lavorativa attualmente svolta. Per comodità espositiva, il grafico riporta separatamente le dimensioni che ottengono un punteggio mediamente superiore (Figura 1a) e le dimensioni che riportano in media un punteggio più insoddisfacente (Figura 1b).

Come si può notare, per quanto riguarda il livello di soddisfazione relativo al tipo di mansioni svolte, al grado di autonomia e responsa­bilità sul posto di lavoro e alle possibilità di arricchimento professio­nale, gli istogrammi di frequenza si configurano approssimativamen­te secondo una distribuzione gaussiana, con percentuali più basse sulle code della serie e la moda in corrispondenza di un punteggio pari a 8. Al contrario, per quanto riguarda il grado di soddisfazione relativo alle prospettive di stabilità e sicurezza del posto di lavoro, al grado di utilizzo delle conoscenze acquisite durante il percorso di studi, al trattamento economico e alle possibilità di carriera si nota come la maggioranza relativa degli individui si posizioni su punteggi insufficienti (da 0 a 5) e solo una quota di molto inferiore si dichiari altamente soddisfatta.


1_2017_fig.1_1b_Croce_Ghignoni



In particolare, coerentemente con il dato aggregato, la Figura 1b mostra come quasi il 30% degli intervistati attribuisca un voto in­sufficiente all’utilizzo delle proprie conoscenze nello svolgimento del proprio lavoro.

Sembra utile evidenziare che tra le dimensioni che possiamo definire “dinamiche”, in quanto più direttamente collegate ai possibili svilup­pi futuri nel corso della vita attiva, solo le possibilità di arricchimen­to professionale nell’attuale posto di lavoro vengono valutate posi­tivamente dalla maggioranza degli intervistati. Al contrario, pochi valutano positivamente le proprie possibilità di carriera nell’attuale (instabile) posto di lavoro e molti, non utilizzando a pieno le cono­scenze acquisite, rischiano di perderle o di renderle obsolete.

Esaminando la relazione tra la sovraistruzione e la soddisfazione di­chiarata sul posto di lavoro (si veda la Figura 2) si nota che le dif­ferenze nel grado di soddisfazione tra coloro che dichiarano che il titolo di studio posseduto è stato necessario per accedere al proprio posto di lavoro e coloro che dichiarano che la laurea non è stata richiesta, ma si è rivelata comunque utile per l’accesso all’attuale po­sizione lavorativa, sono trascurabili per (quasi) tutti gli aspetti del posto di lavoro considerato e, di conseguenza, per quanto riguarda il livello di soddisfazione totale.

In particolare si noti che i neolaureati per i quali la laurea non è stata necessaria (anche se utile) per l’accesso al lavoro hanno un grado di sod­disfazione media sugli aspetti di stabilità e sicurezza del posto di lavoro leggermente superiore rispetto a quella di chi occupa un posto di lavoro per il quale la laurea era espressamente richiesta. Questo risultato non è nuovo nella letteratura economica e mette in luce la possibilità che al­cuni individui attuino uno “scambio” tra un buon “match” sul mercato del lavoro e la stabilità/sicurezza del posto di lavoro.8 In pratica, alcune persone potrebbero preferire un posto di lavoro nel quale risultano so­vraistruiti ma che assicura una minore precarietà dell’occupazione.

Per quanto riguarda, invece, i neolaureati “fortemente sovraistuiti” (laurea non richiesta e inutile per l’accesso all’attuale lavoro), si nota una decisa insoddisfazione riguardo a tutti gli aspetti dell’attività la­vorativa. In particolare, il punteggio di soddisfazione media è quasi sempre sotto la sufficienza.

1_2017_fig.2_Croce_Ghignoni

SOVRAISTRUZIONE E RICERCA DI UN NUOVO POSTO DI LAVORO:A QUALI CONDIZIONI?

Nella letteratura economica non mancano autori che tendono a con­siderare la sovraistruzione, da un lato, un’inefficienza nell’allocazione delle risorse ma, dall’altro, una possibile fonte di benefici sociali. Ad esempio, Felix Büchel, Andries de Grip e Antje Mertens affermano che: «If without this surplus education workers find it more diffi­cult to find any employment and are more likely to be unemployed, overeducation may lead to savings in unemployment benefits and active labour market policies aimed at the insertion of workers in the labour market».9 Gran parte della letteratura, comunque, concorda nel ritenere che la sovraistruzione comporti uno spreco di risorse, sia a livello micro che macroeconomico, e a una perdita di efficienza del sistema economico.

Non a caso, il 49% degli individui “fortemente sovraistruiti” è in cerca di un nuovo lavoro (si veda la Figura 3) contro il 30% di colo­ ro che non sono sovraistruiti, e tra questi la maggioranza relativa (il 47%) lo fa per trovare un lavoro più qualificante e con maggiori pro­spettive di carriera. L’intensità della ricerca, tra coloro che cercano un nuovo lavoro, non sembra molto diversa tra sovraistruiti e non, con quasi il 70% di individui in entrambe le categorie che dichiara di aver fatto almeno un’azione di ricerca negli ultimi 30 giorni.

1_2017_fig.3_Croce_ghignoni

Riguardo ad alcune condizioni di lavoro richieste, gli individui “for­temente sovraistruiti” sembrano meno selettivi rispetto ai non sovrai­struiti. In particolare, una quota maggiore di essi si dice indifferente tra un lavoro a tempo pieno o part time, e tra un lavoro autonomo o dipendente. La disponibilità alla mobilità territoriale è invece leg­germente minore per gli individui “fortemente sovraistruiti” rispetto agli altri (si veda ancora la Figura 3). In effetti, solo il 38% di essi (contro il 46% dei non sovraistruiti) sarebbe disposto a cambiare cit­tà (anche al di fuori della Regione di residenza attuale) per accettare un’occasione di lavoro.

In ogni caso le richieste salariali degli individui sovraistruiti in cerca di un nuovo lavoro appaiono più contenute rispetto ai non sovrai­struiti che si trovano nella stessa condizione. Secondo i dati ana­lizzati, il salario (mensile netto) minimo che coloro che abbiamo definito “fortemente sovraistruiti” sarebbero disposti ad accettare è pari a poco più di 1200 euro, inferiore a quello richiesto dagli altri due gruppi (quasi 1400 euro per coloro che ritengono la laurea non necessaria ma utile per l’attuale occupazione, e oltre 1500 per coloro che al momento occupano un posto di lavoro per il quale la laurea è requisito essenziale).

In generale, i dati mettono in evidenza l’esistenza di un nucleo di neolaureati che sperimenta, nella prima fase della propria carriera la­vorativa, una condizione di pesante sovraistruzione e di grave insod­disfazione riguardo alle proprie condizioni lavorative. Gran parte di questi individui sembrano, però, non rassegnati all’attuale situazione e cercano attivamente un nuovo lavoro ponendo condizioni di riserva non particolarmente elevate, che appaiono comunque non riuscire a intercettare la domanda di lavoro. La relativamente ridotta disponibi­lità alla mobilità territoriale potrebbe, però, rappresentare un ostacolo al raggiungimento di una nuova posizione lavorativa più soddisfacen­te e più in linea con la formazione universitaria ricevuta.10

Lo stato delle conoscenze a oggi disponibili ci consente di trarre solo conclusioni provvisorie sul tema della sovraistruzione. Tuttavia, è evidente che il percorso che, attraverso la laurea, porta a un inse­rimento nel lavoro si presenta oggi particolar­mente accidentato. Il rischio di sovraistruzione, cioè di ottenere un posto di lavoro per il quale non è necessaria la laurea, si aggiunge ai rischi di abbandono degli studi prima del consegui­mento del titolo, al prolungamento eccessivo del fuori corso, alla disoccupazione, alla preca­rietà, alla difficile mobilità nel mercato del la­voro. Tutto ciò riduce gli incentivi e aumenta i costi dell’istruzione e può giungere a erodere la fiducia degli italiani nell’istruzione come via per la realizzazione personale. Per fronteggiare questa situazione appare necessario migliorare l’offerta formativa universitaria, aumentare gli investimenti pubblici e privati nell’istruzione e continuare ad am­modernare la regolazione del mercato del lavoro. Ma tutto ciò non può bastare se l’economia italiana non entra in un nuovo ciclo di in­novazione e crescita basato sull’utilizzo delle conoscenze e dei saperi.

[1] C. Goldin, L. F. Katz, The Race between Education and Technology, Belknap Press, Harvard University Press, Cambridge (Mass.) 2010.

[2] OCSE, The Future of Productivity, Parigi 2015, disponibile su www.oecd.org/eco/ OECD-2015-The-future-of-productivity-book.pdf; R. J. Gordon, The Rise and Fall of American Growth: The U.S. Standard of Living since the Civil War, Princeton Uni­versity Press, Princeton 2016.

[3] E. Leuven, H. Oosterbeek, Overeducation and Mismatch in the Labor Market, in E. A. Hanushek, S. Machin, L. Woessmann (a cura di), Handbook of the Econo­mics of Education, vol. 4, 2011.

[4] G. Croce, L’overeducation in Europa e in Italia. Dobbiamo prenderla sul serio?, in “Meridiana”, 71-72/2011, pp. 75-100.

[5] European Commission, Employment and Social Developments in Europe 2015, Publi­cations Office of the European Union, Lussemburgo 2016.

[6] OCSE, Education at a Glance 2015, Parigi 2015; OCSE, Education at a Glance 2016, Parigi 2016.

[7] D. Verhaest, E. Omey, Objective Over-education and Worker Well-being: A Shadow Price Approach, in “Journal of Economic Psychology”, 3/2009, pp. 469-81.

[8] G. Croce, E. Ghignoni, Demand and Supply of Skilled Labour and Overeducation in Europe: A Country-level Analysis, in “Comparative Economic Studies”, 2/2012, pp. 413-39; E. Ghignoni, A. Verashchagina, Educational Qualifications Mismatch in Europe. Is it Demand or Supply Driven?, in “Journal of Comparative Economics”, 3/2014, pp. 670-92.

[9] F. Büchel, A. de Grip, A. Mertens, Overeducation in Europe. Current Issues in Theory and Policy, Edward Elgar, Northampton (Mass.) 2003.

[10] G. Croce, E. Ghignoni, Educational Mismatch and Spatial Flexibility in Italian Local Labour Markets, in “Education Economics”, 1/2015, pp. 25-46.

News - Italia

Quale orizzonte per la sinistra

Indagine SWG per Apertamente

Scarica l'indagine >>>

Galleria fotografica

Consigliati

La Brigata d’Assalto “Triestina” nella Zona di Operazioni Litorale Adriatico Una storia militare 1943 – 1945

La Brigata d’Assalto “Triestina” nella Zona di Operazioni Litorale Adriatico Una storia militare 1943 – 1945
di Enrico Cernigoi - Il libro, dedicato alla storia della Brigata d’Assalto Triestina, ne analizza l’aspetto militare tralasciando ogni riferimento politico già ampiamente analizzato dalla storiografia locale e nazionale. La storia della Brigata...

Contro il fascismo oltre ogni frontiera

Contro il fascismo oltre ogni frontiera
di Marco Puppini - Questo libro di Nerina Fontanot, Anna Digiannantonio e Marco Puppini racconta l’avventura umana e politica straordinaria della famiglia Fontanot, avventura che si svolge attraverso mezza Europa dai primi anni del Novecento sino alla...

Aleksandrinke o les goriciens

Aleksandrinke o les goriciens
di Maria Pia Monteduro da Vespertilla - Inserito nell’interessante collana di gialli I luoghi del delitto, grazie alla quale “i lettori possono indagare aspetti sconosciuti di città notissime o di intere regioni”, il romanzo di Elena De Vecchi...

Di condizione precaria

Di condizione precaria
Nel corso di appena un ventennio il termine precarietà ha assunto una rilevanza
davvero significativa all’interno delle ricerche, delle analisi e delle teorizzazioni
delle scienze sociali.

Chi ha rubato il confine?

Chi ha rubato il confine?
Video - MAURO MANZIN è nato a Trieste nel 1960. Giornalista de Il Piccolo si occupa da oltre vent’anni di Balcani ed Europa dell’est. Ha pubblicato...

Tra padri e figli

Tra padri e figli
Franco Belci, attualmente segretario generale della Cgil del Friuli Venezia Giulia, è padre di due figli con i quali intesse in questo libro un intenso colloquio. Figlio di Corrado, parlamentare della Democrazia...

Il jihadista della porta accanto

Il jihadista della porta accanto
di Fouad Allam Khaled - Che cos'è l'ISIS e cosa si nasconde dietro la proclamazione del "Nuovo Califfato Globale"? Dove ci porterà il jihad lanciato contro l'Occidente che in pochi mesi...

Office at night

Office at night
di Guido Salvini - “Office at night. Appunti non ortodossi di un giudice” è il libro del giudice Guido Salvini ricco di riflessioni e scritti  pensati “quasi sempre a tarda sera nel Palazzo ormai deserto”....

Doppio livello. Come si organizza la destabilizzazione in Italia

Doppio livello. Come si organizza la destabilizzazione in Italia
di Stefania Limiti - L'Italia e un paese sempre in cerca della verità, incapace di fare i conti col proprio passato. Il doppio livello non è la fotografia di una mente diabolica che avrebbe deciso i destini del nostro...

Ulderico e il figlio irrequieto

Ulderico e il figlio irrequieto
Dopo aver sfogliato gli album dei reportage africani di UldericoBressan, giovane ufficiale, serio eimpeccabile nella bella divisa biancae ascoltato i tanti racconti del figlio Carlo

Il nuovo Jihadismo in Nord Africa e nel Sahel

Il nuovo Jihadismo in Nord Africa e nel Sahel
A cura dell’ISPI (Istituto per gli Studi Politica Internazionale)

Le nostre parole

Le nostre parole
di Matteo Orfini - Rompere i paradigmi, ricostruire un linguaggio, il suo linguaggio: questa è la priorità della sinistra, se vuole "tornare avanti", se vuole ricominciare ad essere forza di cambiamento, di fronte...

Il signore del sorriso

Il signore del sorriso
Un racconto travolgente quanto la cavalcata che ha portato in trionfo il personaggio a cui è liberamente ispirato: Silvio Berlusconi. Tra realtà e finzione, l’ironia dell’autrice intesse una storia che si muove al passo di un destino predestinato,...

Il rumore dei morti

Il rumore dei morti
«Nel silenzio profondo, il rumore dei morti – a saperlo ascoltare – diventa musica. I morti hanno fretta più dei vivi che giustizia sia fatta e di andare… dove devono andare». La frase del professor Federico Gerace, protagonista di questo...

L'Orient Express di Dos Passos

L'Orient Express di Dos Passos
Ai luoghi e ai popoli che incontra Dos Passos guarda sempre attraverso la sua lente di viaggiatore occidentale. Non gli è estranea una visione “orientalista”. Tuttavia il libro "Orient Express" offre un ritratto prezioso sia degli osservati che...

La via dei conventi

La via dei conventi
Non un libro sul turismo religioso ma un approfondimento storico sul movimento ustascia in Croazia, prima e durante la Seconda guerra mondiale e sui suoi influssi e riflussi nella Jugoslavia titina. Una ricostruzione fatta sulla base di documenti doplomatici...

Prestiti scaduti

Prestiti scaduti
Sentivo la mancanza di Kostas Charitos. Mi domandavo che ne fosse di lui, se non gli fosse successo qualcosa, proprio come ci capita di pensare per un vecchio amico che non si fa vivo da un po’ di tempo. Ed ecco che è uscito il nuovo romanzo della...

La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi

La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi
A trent’anni dalla scoperta della P2, per la prima volta disponibili gli appunti segreti di Tina Anselmi, presidente della Commissione parlamentare sulla Loggia segreta, cui erano iscritti militari, agenti dei servizi segreti, parlamentari, ministri,...

La cavalcata dei morti

La cavalcata dei morti
Qualcuno ha bruciato vivo nella sua Mercedes un vecchio magnate della finanza e dell'industria. Forse è stato un ragazzo di banlieu, ma Adamsberg non ci crede. Ha bisogno di prendere tempo. Ed ecco gli arriva, dai boschi della Normandia, un omicidio...

Il memoriale della Repubblica

Il memoriale della Repubblica
«A distanza di oltre trent'anni dal rapimento e dalla morte di Aldo Moro, del cosiddetto memoriale restano duecentoquarantacinque fotocopie, che riproducono gli autografi dell'interrogatorio a cui il prigioniero fu sottoposto dalle Brigate rosse e...

Le stelle che stanno giù

Le stelle che stanno giù
Da una delle più autorevoli giornaliste bosniache, autrice di formidabili reportage per Nazione Indiana e Osservatorio dei Balcani, diciotto cronache, in gran parte inedite.

Metamorfosi etniche

Metamorfosi etniche
Questo libro, tesi di dottorato dell’autore, illustra la storia dei movimenti migratori da e per la Venezia Giulia e le dinamiche di appartenenza nazionale della sua popolazione a partire dallo scoppio della prima guerra mondiale fino al Trattato...

Le mie memorie

Le mie memorie
Da Aiello, piccolissimo paese del Friuli orientale, alla Cina passando dalla Russia dopo esser cresciuto in Brasile.

Trieste la città dei venti

Trieste la città dei venti
Su un molo del porto di Trieste non a caso c’è una rosa dei venti: Trieste è la città dei venti.
  • 1
  • 2

logo

L'Associazione, senza fini di lucro, ha lo scopo di promuovere e diffondere i valori e la cultura del riformismo, i valori della giustizia sociale e delle libertà civili. Nel solco della storia e della cultura del socialismo democratico e del liberalismo, l'Associazione si propone di affrontare i diversi temi politici, economici e sociali, attraverso il metodo dell'analisi e della discussione.
L'Associazione si propone di realizzare occasioni pubbliche di incontro e dibattito al fine di diffondere e radicare nella società un approccio intellettuale concreto ed oggettivo nell'analisi dei problemi del mondo contemporaneo, con particolare riguardo alla realtà locale/regionale.

Array

NOTA! Nel rispetto della Direttiva 2009/136/CE, continuando a navigare nel sito si accetta l'utilizzo dei cookies. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information