Apertamente

di Franklin D. Roosevelt - a cura di Giuseppe Amari e Maria Paola Del Rossi; prefazione di James K. Galbraith; Roma: Castelvecchi Editore, p. 340.

È nota l’argomentazione di Lakoff che i “progressisti” democratici, accettando le modalità di pensiero dei conservatori per paura di dire ciò in cui credono realmente, incontrino difficoltà nel costruire una narrazione
persuasiva per i propri elettori e per quelli incerti. Rinunciando a prospettare una visione del mondo realmente alternativa depotenziano il loro linguaggio e l’immaginario ad esso correlato, indebolendo la
carica emotiva rispetto allo statu quo conservatore.
Non è il caso di Franklin Delano Roosevelt quando alla Convenzione democratica del 2 luglio 1932 afferma che i “nostri leader repubblicani ci parlano di leggi economiche – sacre, inviolabili, immutabili - che causano
situazioni di panico che nessuno può prevenire. Ma mentre essi blaterano di leggi economiche, uomini e donne muoiono di fame. Dobbiamo essere coscienti del fatto che le leggi economiche non sono fatte dalla
natura. Sono state fatte da esseri umani”. Si tratta di un rovesciamento radicale delle priorità politiche repubblicane che percorre il suo Looking Forward - la raccolta degli articoli e dei discorsi sviluppati nel corso della sua campagna elettorale per le presidenziali del 1933 - la cui traduzione è apparsa in questi giorni per i tipi della Castelvecchi editore. Il libro, Guardare al futuro. La politica contro l’inerzia della crisi, a cura di Giuseppe Amari e Maria Paola Del Rossi ha un’introduzione di J. K. Galbraith e comprende anche il Discorso di insediamento (4 marzo 1933) e la Prima chiacchierata al caminetto sul bank holiday (12 marzo 1933) dello stesso Roosevelt, le due lettere inviategli da Keynes (del 1934 e del 1938) sul suo New Deal e un articolo su Il popolo d’Italia del 1933 nel quale Mussolini rivendica al fascismo l’originalità dell’interventismo rooseveltiano. Una seconda parte raccoglie le riflessioni di Federico Caffè su quell’esperienza e i quattro contributi di Giovanna Leone, Maurizio Franzini, Giuseppe Amari e Adolfo Pepe che, da angolature diverse, valutano il ruolo di Roosevelt nella trasformazione del capitalismo di quel periodo. Completa il volume l’appendice di Maria Paola Del Rossi sulla cronologia dei provvedimenti del New Deal.
In tempi in cui si reclama da più parti il ricorso a un “nuovo New Deal” è merito dei curatori aver reso disponibili i materiali necessari a una riflessione su quel progetto riformatore che tanto rilievo ha avuto per gli sviluppi successivi della società occidentale. Come noto, alla base dell’azione roosveltiana è la valutazione che la crisi del 1929 era l’espressione di un radicale malfunzionamento del meccanismo economico, quello che ha prodotto una situazione in cui «gran parte dei nostri macchinari e delle nostre strutture rimane inutilizzata, mentre milioni di uomini e donne capaci e intelligenti, che versano in una terribile indigenza, chiedono a gran voce un’opportunità di lavoro. ... Il nostro vero problema non era la scarsezza di capitale: era l’insufficiente distribuzione del potere d’acquisto unita alla speculazione di sovrapproduzione». La crisi produttiva ha radici nell’iniqua distribuzione del reddito e del potere che deprime le prospettive di ampi strati della popolazione: «insieme all’aspettativa di una vita sicura, è svanita la certezza del pane quotidiano, del vestiario e di un tetto sopra la testa», proprio quando la «maggior parte dei giovani di questo Paese, preparati e pronti al lavoro nel mondo, non sono stati messi in grado di entrare a far parte della società produttiva o sono gravemente preoccupati per il loro futuro anche lì dove sono stati così fortunati da trovare un’occupazione redditizia». La precarietà economica è la manifestazione di un
profondo squilibrio sociale con ampie implicazioni “morali” per la manifesta contraddizione tra la realtà e le aspettative costituzionali di libertà e felicità sul quale si è formata la società.
Il dilagare della disoccupazione di massa è espressione della crisi della convivenza sociale nella quale sono coinvolti anche ceti medi e piccola borghesia costretti a prendere coscienza della precarietà delle loro condizioni economiche; la caduta di fiducia nel futuro colpisce tutti, anche imprenditori, economisti, politici 2 che non riescono a intravvedere soluzioni entro la cornice della vecchia economia liberale. Da ciò la convinzione di Roosevelt della necessità di una trasformazione delle istituzioni produttive e distributive per garantire il diritto al lavoro quale elemento cruciale dell’equilibrio sociale: «il compito attuale del governo,nella sua relazione con gli affari, è di contribuire allo sviluppo di una dichiarazione economica dei diritti, di un ordine costituzionale economico (corsivo mio). Questo è l’obiettivo comune dell’uomo politico e dell’uomo d’affari. Questo è il requisito minimo per uno stabile e sicuro ordine sociale. Fortunatamente i tempi suggeriscono che creare questo ordine non è soltanto un’opportuna azione politica da parte del governo, ma è anche l’unica via di salvezza per il nostro sistema economico». Il suo rifiuto «a sedersi e a rimanere inermi» impone di rigettare – in linea con l’affermazione del 1932 - la fede «intimamente penetrata nelle menti di alcuni nostri leader ... nelle immutabili leggi economiche» per affermare invece la fede «che io ... posseggo ... nell’abilità dell’uomo di controllare ciò che ha creato».
Roosevelt, nel rivendicare che la “cultura reale” non è altro che capire «le aspirazioni e la mancanza di
opportunità, le speranze e le paure di milioni di esseri umani», organizza su questa base la sua (nuova)
politica economica definendone gli obiettivi e individuando i relativi strumenti. L’obiettivo è il voler
«assicurare ad ogni uomo la possibilità di avere il necessario grazie al proprio lavoro. Ogni uomo ha diritto
alla sua proprietà, il che significa il diritto di vedersi garantita, nel massimo grado conseguibile, la sicurezza
dei suoi guadagni. Solo così gli uomini possono sopportare il carico di quelle fasi della vita che, è nella
natura delle cose, impossibilitano al lavoro: l’infanzia, la malattia e la vecchiaia. Di tutti i diritti, questo è il
più sacro; tutti gli altri vengono dopo». Ne segue, come strumento, la necessità dell’intervento pubblica
perché «se, secondo questo principio, dobbiamo limitare la libertà dello speculatore, del manipolatore, anche
del finanziere, credo che si debba accettare tale restrizione come necessaria non per ostacolare l’individuo,
ma per proteggerlo». Una posizione che richiede, scontando l’ovvia opposizione dei grandi gruppi
capitalistici e finanziari ritenuti i principali responsabili della crisi, di ridimensionare – come bene sottolinea
Maurizio Franzini nel suo intervento – l’intollerabile «concentrazione del potere economico e l’instaurarsi di
un sistema oligarchico incompatibile, in assenza di correttivi, con i valori dei Costituenti americani»: una
ristrutturazione del potere economico (reform) per poter garantire l’eguaglianza delle opportunità e la libertà
sostanziale per tutti, considerato da Roosevelt, a differenza di Keynes, più urgente e più importante della
stessa ripresa (recovery) dell’attività economica.
L’implementazione degli strumenti del New Deal si realizza in tempi rapidi fornendo una struttura
istituzionale che rifonda il rapporto tra stato ed economia, tra potere politico e società. Per garantire «il
diritto a un lavoro, il diritto a cibo e vesti adeguate, il diritto di svolgere ogni impresa in un’atmosfera di
libertà, il diritto a un’abitazione decorosa, alle cure mediche, alla protezione dal timore del bisogno
economico nella vecchiaia, in caso di malattia e disoccupazione, e infine il diritto a una buona istruzione» si
innova profondamente il sistema istituzionale attraverso le legislazioni, come scandisce l’Appendice di
Maria Paola Del Rossi, sulla sicurezza sociale (SSA), sulle relazioni di lavoro (Wagner Act), sulla
regolamentazione industriale (NIRA). L’ampliamento dell’intervento dello stato nell’economia è una
“rivoluzione” attraverso la quale lo stato federale assume un ruolo di stimolo e di regolamentazione senza
precedenti: «Il contrasto alla disoccupazione di massa e alla miseria sociale, la regolazione dei salari e degli
orari di lavoro, il sostegno del reddito in agricoltura, i diritti e i poteri dell’organizzazione sindacale a livello
aziendale e settoriale, la protezione sanitaria e previdenziale pubblica rientravano a pieno titolo nei parametri
essenziali della politica economica del governo, al pari degli investimenti nelle infrastrutture materiali e
culturali, della funzione regolata e allargata del credito, del disciplinamento della finanza, della politica
monetaria e commerciale». L’obiettivo è disporre di una struttura capace di realizzare, in modo duraturo, una
distribuzione del reddito nazionale più ragionevole e più equa tale che «la ricompensa per un giorno di
lavoro deve essere più grande, in media, di quanto sia stata finora, e il guadagno del capitale, specialmente
quello speculativo, deve essere minore». Il New Deal roosveltiano non è solo spesa pubblica, esso è
ristrutturazione dell’apparato produttivo e sociale e, a questo fine, ristrutturazione dello stato e dell’azione
3
pubblica; per un piano cosciente diretto a costruire «la strada per una durevole salvaguardia della nostra vita
economica e sociale, ... una pianificazione economica valida non solo per questo periodo, ma per i nostri
bisogni futuri». È la costruzione del necessario “spazio politico” che fornisca allo Stato gli strumenti per
conciliare gli interessi di ciascuno con gli interessi collettivi della nazione, per costruire una reale comunità
di interessi.
Come osserva Giuseppe Amari, le reform del New Deal modificano profondamente il funzionamento del
sistema istituzionale statunitense attivando quella struttura della politica economica che sarà contrassegnata
dalla triade Big Business, il Big Labor e il Big Government funzionale a incorporare nel meccanismo
economico «la questione sociale intesa come questione prioritaria del lavoro organizzato e rappresentato
sindacalmente, dei suoi diritti, dei suoi interessi economici, dei suoi stessi valori di coesione e di solidarietà,
ma anche di energia conflittuale». Si tratta di una trasformazione “costituzionale” che, come puntualmente
argomenta Adolfo Pepe nella postfazione, permette agli Stati Uniti un’uscita originale – rispetto alle altre
esperienze politiche del periodo - dal capitalismo in crisi percorrendo quella via «di trasformazione e di
consolidamento del rapporto tra istituzioni politiche liberali, sistema capitalistico e questione sociale» che si
prolungherà nei primi decenni del secondo dopoguerra, per poi affievolirsi – si veda il grafico in calce - con
il ridimensionamento del potere organizzato dei lavoratori e la ripresa della centralità politica delle oligarchie
economiche e finanziarie (non più esclusivamente nazionali).
Elemento cruciale di supporto del New Deal Elemento è peraltro il rapporto tra governanti e governati, la
questione della democrazia. In Roosevelt è ben presente che chi «deride i partiti politici, ignora che il sistema
partitico del governo è uno dei più grandi metodi di unificazione, poiché insegna loro a pensare in termini di
civilizzazione comune» e che il consenso politico-elettorale e la favorevole disposizione etica e psicologica a
partecipare alle trasformazioni del Paese dipende non solo dalla credibilità delle pratiche di governo, ma
anche dal sostegno intellettuale e dalla fiducia nella capacità del personale politico: «La vera leadership
consiste nel definire prima gli obiettivi e una volta stabilite le linee d’azione ottenere la sincera cooperazione
di tutti gli interessati, e ciò significa il supporto e l’azione dei gruppi dei nostri cittadini intelligenti e
localmente influenti»; non basta «la sola onestà ... per portare a termine i progetti; è urgente ottenere una
maggiore efficienza». Solo combinando tutti questi aspetti è possibile «raccogliere poi il consenso
dell’opinione pubblica. … Il risultato di un buon governo è pertanto una lunga e lenta sfida». La complessità
di una tale strategia di politica economica e sociale appare con evidenza nei “discorsi del caminetto” la cui
finalità è per Roosevelt di rendere partecipe la popolazione dei propositi e degli sviluppi della sua attività
riformatrice. La loro efficacia comunicativa sta nel «colpire la fantasia delle masse», come evidenzia
l’attenta analisi di Giovanna Leone; non vengono nascoste le difficoltà, i problemi e i “nemici” («i
“ciecamente egoisti” e coloro che, pur non essendolo, non vedono le conseguenze sociali ed economiche
delle loro azioni nelle moderne comunità economicamente interdipendenti»), ma è proprio facendo leva sulla
consapevolezza del conflitto, degli interessi contrastanti in gioco, delle difficoltà oggettive e soggettive che il
discorso del Presidente dà senso alla speranza riformatrice e mobilita le intelligenze a mettersi al servizio
della parte più debole della società.
Alla domanda di quanto vale ancora, qui e ora, l’esperienza del New Deal non si può rispondere senza tener
conto, come suggerisce la riflessione di Giuseppe Amari, di quanto diverso sia l’attuale capitalismo globale
da quello di allora. Tuttavia, un’attualizzazione di quella esperienza si può, e forse lo si deve, fare solo se si è
in grado di declinare in maniera aggiornata gli elementi che ne hanno caratterizzato la strategia di fondo sia
in termini di obiettivi che di strumenti. A ben vedere non si può dire che sia superata né la necessità di
affrontare le disuguaglianze create dalle nuove oligarchie produttive e finanziarie, né la necessità di un
potere collettivo che le sappia contrastare, anche dal punto di vista culturale, per mantenere aperte le vie per
una vera uguaglianza delle opportunità.

 

RokNewsPager - Top Headlines

Galleria fotografica

Consigliati

Guardare al futuro. La politica contro l’inerzia della crisi

Guardare al futuro. La politica contro l’inerzia della crisi
di Franklin D. Roosevelt - a cura di Giuseppe Amari e Maria Paola Del Rossi; prefazione di James K. Galbraith; Roma: Castelvecchi Editore, p. 340.

La nube di vapore

La nube di vapore
di Mario Faraone - Il volume La nube di vapore raccoglie una scelta dei contributi presentati in occasione delle due giornate di studio organizzate dall’associazione Apertamente di Monfalcone, ovvero Integrazione, nuovo confine? (2 ottobre 2010) e...

La Brigata d’Assalto “Triestina” nella Zona di Operazioni Litorale Adriatico Una storia militare 1943 – 1945

La Brigata d’Assalto “Triestina” nella Zona di Operazioni Litorale Adriatico Una storia militare 1943 – 1945
di Enrico Cernigoi - Il libro, dedicato alla storia della Brigata d’Assalto Triestina, ne analizza l’aspetto militare tralasciando ogni riferimento politico già ampiamente analizzato dalla storiografia locale e nazionale. La storia della Brigata...

Contro il fascismo oltre ogni frontiera

Contro il fascismo oltre ogni frontiera
di Marco Puppini - Questo libro di Nerina Fontanot, Anna Digiannantonio e Marco Puppini racconta l’avventura umana e politica straordinaria della famiglia Fontanot, avventura che si svolge attraverso mezza Europa dai primi anni del Novecento sino alla...

Aleksandrinke o les goriciens

Aleksandrinke o les goriciens
di Maria Pia Monteduro da Vespertilla - Inserito nell’interessante collana di gialli I luoghi del delitto, grazie alla quale “i lettori possono indagare aspetti sconosciuti di città notissime o di intere regioni”, il romanzo di Elena De Vecchi...

Di condizione precaria

Di condizione precaria
Nel corso di appena un ventennio il termine precarietà ha assunto una rilevanza
davvero significativa all’interno delle ricerche, delle analisi e delle teorizzazioni
delle scienze sociali.

Chi ha rubato il confine?

Chi ha rubato il confine?
Video - MAURO MANZIN è nato a Trieste nel 1960. Giornalista de Il Piccolo si occupa da oltre vent’anni di Balcani ed Europa dell’est. Ha pubblicato...

Tra padri e figli

Tra padri e figli
Franco Belci, attualmente segretario generale della Cgil del Friuli Venezia Giulia, è padre di due figli con i quali intesse in questo libro un intenso colloquio. Figlio di Corrado, parlamentare della Democrazia...

Il jihadista della porta accanto

Il jihadista della porta accanto
di Fouad Allam Khaled - Che cos'è l'ISIS e cosa si nasconde dietro la proclamazione del "Nuovo Califfato Globale"? Dove ci porterà il jihad lanciato contro l'Occidente che in pochi mesi...

Office at night

Office at night
di Guido Salvini - “Office at night. Appunti non ortodossi di un giudice” è il libro del giudice Guido Salvini ricco di riflessioni e scritti  pensati “quasi sempre a tarda sera nel Palazzo ormai deserto”....

Doppio livello. Come si organizza la destabilizzazione in Italia

Doppio livello. Come si organizza la destabilizzazione in Italia
di Stefania Limiti - L'Italia e un paese sempre in cerca della verità, incapace di fare i conti col proprio passato. Il doppio livello non è la fotografia di una mente diabolica che avrebbe deciso i destini del nostro...

Ulderico e il figlio irrequieto

Ulderico e il figlio irrequieto
Dopo aver sfogliato gli album dei reportage africani di UldericoBressan, giovane ufficiale, serio eimpeccabile nella bella divisa biancae ascoltato i tanti racconti del figlio Carlo

Il nuovo Jihadismo in Nord Africa e nel Sahel

Il nuovo Jihadismo in Nord Africa e nel Sahel
A cura dell’ISPI (Istituto per gli Studi Politica Internazionale)

Le nostre parole

Le nostre parole
di Matteo Orfini - Rompere i paradigmi, ricostruire un linguaggio, il suo linguaggio: questa è la priorità della sinistra, se vuole "tornare avanti", se vuole ricominciare ad essere forza di cambiamento, di fronte...

Il signore del sorriso

Il signore del sorriso
Un racconto travolgente quanto la cavalcata che ha portato in trionfo il personaggio a cui è liberamente ispirato: Silvio Berlusconi. Tra realtà e finzione, l’ironia dell’autrice intesse una storia che si muove al passo di un destino predestinato,...

Il rumore dei morti

Il rumore dei morti
«Nel silenzio profondo, il rumore dei morti – a saperlo ascoltare – diventa musica. I morti hanno fretta più dei vivi che giustizia sia fatta e di andare… dove devono andare». La frase del professor Federico Gerace, protagonista di questo...

L'Orient Express di Dos Passos

L'Orient Express di Dos Passos
Ai luoghi e ai popoli che incontra Dos Passos guarda sempre attraverso la sua lente di viaggiatore occidentale. Non gli è estranea una visione “orientalista”. Tuttavia il libro "Orient Express" offre un ritratto prezioso sia degli osservati che...

La via dei conventi

La via dei conventi
Non un libro sul turismo religioso ma un approfondimento storico sul movimento ustascia in Croazia, prima e durante la Seconda guerra mondiale e sui suoi influssi e riflussi nella Jugoslavia titina. Una ricostruzione fatta sulla base di documenti doplomatici...

Prestiti scaduti

Prestiti scaduti
Sentivo la mancanza di Kostas Charitos. Mi domandavo che ne fosse di lui, se non gli fosse successo qualcosa, proprio come ci capita di pensare per un vecchio amico che non si fa vivo da un po’ di tempo. Ed ecco che è uscito il nuovo romanzo della...

La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi

La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi
A trent’anni dalla scoperta della P2, per la prima volta disponibili gli appunti segreti di Tina Anselmi, presidente della Commissione parlamentare sulla Loggia segreta, cui erano iscritti militari, agenti dei servizi segreti, parlamentari, ministri,...

La cavalcata dei morti

La cavalcata dei morti
Qualcuno ha bruciato vivo nella sua Mercedes un vecchio magnate della finanza e dell'industria. Forse è stato un ragazzo di banlieu, ma Adamsberg non ci crede. Ha bisogno di prendere tempo. Ed ecco gli arriva, dai boschi della Normandia, un omicidio...

Il memoriale della Repubblica

Il memoriale della Repubblica
«A distanza di oltre trent'anni dal rapimento e dalla morte di Aldo Moro, del cosiddetto memoriale restano duecentoquarantacinque fotocopie, che riproducono gli autografi dell'interrogatorio a cui il prigioniero fu sottoposto dalle Brigate rosse e...

Le stelle che stanno giù

Le stelle che stanno giù
Da una delle più autorevoli giornaliste bosniache, autrice di formidabili reportage per Nazione Indiana e Osservatorio dei Balcani, diciotto cronache, in gran parte inedite.

Metamorfosi etniche

Metamorfosi etniche
Questo libro, tesi di dottorato dell’autore, illustra la storia dei movimenti migratori da e per la Venezia Giulia e le dinamiche di appartenenza nazionale della sua popolazione a partire dallo scoppio della prima guerra mondiale fino al Trattato...
  • 1
  • 2

logo

L'Associazione, senza fini di lucro, ha lo scopo di promuovere e diffondere i valori e la cultura del riformismo, i valori della giustizia sociale e delle libertà civili. Nel solco della storia e della cultura del socialismo democratico e del liberalismo, l'Associazione si propone di affrontare i diversi temi politici, economici e sociali, attraverso il metodo dell'analisi e della discussione.
L'Associazione si propone di realizzare occasioni pubbliche di incontro e dibattito al fine di diffondere e radicare nella società un approccio intellettuale concreto ed oggettivo nell'analisi dei problemi del mondo contemporaneo, con particolare riguardo alla realtà locale/regionale.

Array

NOTA! Nel rispetto della Direttiva 2009/136/CE, continuando a navigare nel sito si accetta l'utilizzo dei cookies. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information