Apertamente

di Giovanni Del Re da Linkiesta - Le sofferenze bancarie nell'Ue nel 2011 hanno toccato un nuovo record: per la precisione 1.007 miliardi di euro, oltre il doppio del 2008, l'anno del crack della Lehman. Dopo la Grecia (che tra il 2010 e il 2011 è salita da 27 a 40 miliardi), nell'eurozona il record negativo, in termini d'aumento, nel 2011 ce l'ha l'Italia, le cui sofferenze bancarie sono schizzate del 37% rispetto all'anno precedente, da 78 miliardi di euro a 107. In Germania tra il 2010 e il 2011 la situazione è rimasta inalterata a 196 miliardi di euro, ed è comunque migliorata rispetto al 2009. L’Europa è sempre più spaccata. BRUXELLES- Il Nord e il Sud dell'eurozona si allontanano sempre più, anche sul fronte delle sofferenze bancarie. È il dato che si può ben evincere da uno studio pubblicato a Francoforte da Pricewaterhouse Coopers (PwC), una importante società di consulenza finanziaria, sui "non performing loans", i crediti non ripagati. Lo studio evidenzia come complessivamente le sofferenze nell'Ue nel 2011 abbiano toccato un nuovo record: per la precisione 1.007 miliardi di euro, oltre il doppio del 2008, l'anno del crack della Lehman Brothers (allora la cifra per l'Ue era di "soli" 493 miliardi di euro), e in crescita anche rispetto al 2010 (922 miliardi). La società, peraltro, accende un riflettore anche sui "non core assets", i titoli non essenziali che rischiano di appesantire gli istituti soprattutto in tempi di crisi: secondo PwC ammontano a 1.500 miliardi di euro gli asset di cui gli istituti (incluso quelli tedeschi) vorrebbero disfarsi ma per i quali hanno grosse difficoltà a trovare compratori.

Soprattutto, lo studio mostra benissimo come anche nel campo dei prestiti non restituiti la situazione continua a peggiorare nel Sud Europa (e in Irlanda), mentre il Nord, Germania in testa, "tiene". «L'incremento delle sofferenze (a livello europeo ndr) - si legge nel comunicato di PwC - è da ricondurre anzitutto all'aumento di crediti problematici in Grecia e Spagna, ma anche in Italia». In effetti, dopo la Grecia (che tra il 2010 e il 2011 è salita da 27 a 40 miliardi), nell'eurozona il record negativo, in termini d'aumento, nel 2011 ce l'ha proprio il Belpaese, le cui sofferenze bancarie sono schizzate del 37% rispetto all'anno precedente, da 78 miliardi di euro a 107. Anche in Spagna crescono, ma meno, e cioè del 23% (da 111 a 136 miliardi). In Irlanda le sofferenze crescono da 109 a 119 miliardi. Sviluppi negativi ma meno drammatici si registrano in Portogallo (da 10 a 12 miliardi).

Se invece ci spostiamo nel Nord "sano", il quadro è tutt'altro. In Germania tra il 2010 e il 2011 la situazione è rimasta inalterata a 196 miliardi di euro, ed è comunque migliorata rispetto al 2009, quando la cifra era di 204 miliardi di euro. Stesso quadro in Olanda e Finlandia (rispettivamente ferme a 52 e 1 miliardo), nonché, fuori dall'eurozona, in Gran Bretagna (stabile a 172 miliardi). Appena peggiore, con un aumento minimo, la situazione di Francia (da 87 a 88 miliardi) e Austria (da 17 a 18 miliardi). «Gli sviluppi negativi nell'Europa del Sud» commenta Markus Burghardt, che guida il reparto Servizi Finanziari di Pwc «lo scorso anno, com'era da aspettarsi, hanno portato a più insolvenze di creditori».

Questa ennesima prova della spaccatura dell'eurozona fa da sfondo al montare delle polemiche contro la Grecia in Germania. Berlino, soddisfatta delle proprie performance ma preoccupata di ritrovarsi alla fine essa stessa nel vortice, è sempre meno convinta della necessità di svenarsi per salvare Atene, ormai da molti considerato un caso disperato. Non a caso oltre le Alpi il cosiddetto "Grexit" fa sempre meno paura, come hanno dimostrato nei giorni scorsi le dichiarazioni di numerosi politici, a cominciare dal vicecancelliere, liberale, Philipp Rösler, per non parlare dei bavaresi della Csu. Il premier greco Antonis Samaras il 24 agosto sarà a Berlino per chiedere - stando almeno al Financial Times - un slittamento di due anni, dal 2014 al 2016, degli ulteriori tagli da 11,5 miliardi di euro, adducendo come motivazione anzitutto l'ulteriore peggioramento della recessione. Il ministro degli Esteri liberale Guido Westerwelle ha mostrato una certa disponibilità a considerare almeno il "tempo perduto" per la doppia tornata elettorale ellenica, ma si parla di pochi mesi - e non due anni - e oltretutto il peso politico di Westerwelle è ormai ai minimi termini.

E in effetti è difficile trovare in Germania chi scommetta su un assenso della cancelliera, già nei giorni scorsi il suo portavoce Steffen Seibert ha ribadito che «il governo federale si riconosce pienamente nel memorandum d'intesa, Atene deve rispettare gli impegni presi», mentre Rösler ha avvertito che «non ci sarà alcuno sconto». Secondo Spiegel Online, ormai la coalizione al potere a Berlino avrebbe deciso che va salvato il "cuore" dell'eurozona, e questo includendo la terza e quarta economia (Italia e Spagna). Per eventuali aiuti a Madrid e Roma, però, la condizione posta alla cancelliera dalle sue truppe è quella di abbandonare la Grecia al suo destino. Anche perché, scrivono compatti i media tedeschi, trovare una maggioranza al Bundestag per un terzo pacchetto di aiuti ad Atene sarebbe pressoché impossibile, tanto più in vista delle elezioni dell'autunno 2013. Una condizione che Angela Merkel non dovrebbe avere troppe difficoltà ad accettare.

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