Apertamente

di Emilio Carnevali - Parafrasando Brecht cercheremo di inserirci nel vivace dibattito in corso sulla legge elettorale sedendoci direttamente dalla parte del torto, visto che tutti gli altri posti sono già occupati.
E la parte del torto – ça va sans dire – è quella della “famelica casta” che in questi giorni si sta mettendo d'accordo alle spalle dei cittadini. In molti hanno gridato al “grande inciucio” ordito dall'ormai famigerato gruppo ABC (dai leader della maggioranza parlamentare Alfano, Bersani, Casini). Ora, posto che ci pare praticamente unanime il giudizio negativo sull'attuale legge, la prima domanda da porsi è: chi mai dovrebbe modificarla questa benedetta – anzi, maledetta – legge? I vertici del Comitato Olimpico Internazionale? Il consiglio di amministrazione della Fiat? La giuria di San Remo? Un circolo di intellettuali di sinistra riunito in qualche teatro? A noi sembra che lo strumento più idoneo sia il Parlamento, considerazione verso la quale siamo stati indirizzati da un ragionamento non particolarmente sofisticato: si tratta dell'unico organo costituzionale preposto a tale compito.

E dato che l'accordo va trovato in Parlamento, e in questo Parlamento, e con una maggioranza formata da questi stessi deputati e senatori, ci permettiamo anche di ricordare, sommessamente, che si tratterebbe di una norma approvata dai legittimi rappresentanti del popolo italiano. Eletti dai cittadini italiani, non fatti piovere da Marte né nominati da una giunta militare. «Nominati dalle segreterie di partito!», è l'obiezione che già ci sentiamo rivolgere. Sì, rispondiamo, ed è per questo che si sta cercando di cambiare la legge elettorale. Altrimenti si torna a votare con il Porcellum.

«Ma questa gente non ci rappresenta!», è la successiva, prevedibile obiezione. Davvero? Questi tre partiti alle ultimi elezioni hanno raccolto il 75% dei voti. Per quel che può valere, chi scrive ritiene che gli italiani abbiano votato malissimo e spera che alle prossime elezioni votino molto diversamente; tuttavia – e per fortuna – essendo la nostra una democrazia parlamentare questi sono i numeri che contano (le cose approvate dentro i teatri dal circolo di cui sopra non hanno forza di legge). Certamente si può anche ritenere che questo Parlamento non goda della credibilità, dell'autorevolezza e della legittimità morale necessarie a fare una riforma così importante e “di sistema”: la conseguenza logica di questa tesi, però, non può che essere quella di ingaggiare una battaglia esplicita per tornare a votare con il Porcellum e far cambiare la legge dal nuovo Parlamento.

Ma facciamo attenzione sopratutto ad un punto. L'argomento del “questa gente non vi rappresenta” è proprio quello che sta usando Monti per togliere ogni spazio di mediazione su alcune misure particolarmente inique e impopolari varate dal suo governo: «Ho l'impressione che la maggioranza degli italiani percepisca questa riforma del lavoro come un passo necessario nell'interesse dei lavoratori», ha dichiarato ieri dal Giappone il premier. «Nonostante alcuni giorni di declino a causa delle misure sul lavoro, questo governo sta godendo di un alto consenso nei sondaggi, i partiti no».

Uno dei leder della “strana maggioranza” nei giorni scorsi è invece intervenuto dicendo: «Sono sereno che sull'art.18 si vorrà ragionare, altrimenti chiudiamo il Parlamento e così i mercati si rassicurano». Consigliamo al segretario del Pd Pier Luigi Bersani di precisare con grande chiarezza la natura provocatoria ed ironica della sua esternazione. Qualcuno potrebbe prenderlo alla lettera e cominciare la raccolta delle firme...

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