Apertamente

di Nima Baheli - RUBRICA RES PERSICA. Il rapporto dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica non ha trovato prove incontrovertibili della dimensione militare del programma nucleare iraniano. L'Occidente è preoccupato, mentre Russia e Cina sono più caute. WikiLeaks inguaia il direttore dell'Aiea. Sembrerebbe che il virus informatico Stuxnet non abbia bloccato il programma nucleare iraniano, stando perlomeno all’ultimo rapporto di 25 pagine rilasciato martedì dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea). Il rapporto, costruito con "una grande varietà di fonti indipendenti" tratte da più di mille pagine fornite da 10 Stati membri, sostiene come fino al 2003 fossero in fieri attività "rilevanti per lo sviluppo di un ordigno esplosivo nucleare" nell’ambito di un "programma strutturato" e di come, dopo l’annunciata sospensione iraniana "le attività siano continuate e in alcuni casi continuino ancora oggi". Nel 2003 le autorità iraniane, a seguito dell’invasione statunitense dell’Iraq temendo di poter essere l’obiettivo successivo, avevano dato l’ordine di arresto immediato delle attività di ricerca su armi nucleari.

Il resoconto, le cui informazioni sono secondo l’Aiea "coerenti in termini di contenuto tecnico, di tempi, di individui e di organizzazioni coinvolte", esorta l'Iran "a impegnarsi sostanzialmente e senza indugio con l'agenzia al fine di fornire chiarimenti."
Il rapporto è diviso in due parti. La prima si riferisce a ciò che l'Aiea definisce come "impianti nucleari ai sensi dell'Iran's Safeguards Agreement". La conclusione più importante di questa parte è che, a fronte di una forte crescita nello stoccaggio di uranio arricchito, l'Aiea non ne abbia potuto certificare alcuna deviazione verso un programma nucleare militare. Forse è proprio qui, piuttosto che nella seconda parte, che si trovano gli aspetti più preoccupanti e attendibili della relazione.

All'inizio del 2010 il governo iraniano ha deciso di incrementare la propria capacità di arricchimento da un livello di purezza del 3,5% necessario come combustibile nucleare al 20% necessario alla sua conversione in isotopi per il trattamento di pazienti affetti da cancro. Il principale impianto di arricchimento iraniano è situato vicino a Natanz. Ciò nondimeno dal mese di giugno Teheran ha annunciato la propria volontà di spostare i propri macchinari di centrifugazione più avanzati nell’impianto di Fordow, costruito all’interno di una montagna in una ex base militare nelle vicinanze della città santa di Qom. Il documento dell'Aiea riporta come l'Iran vi abbia finora installato due serie di 174 macchine finalizzate a raffinare l'uranio a una purezza del 20%.

L’Agenzia certifica come l'Iran abbia continuato il suo lento ma costante accumulo di uranio arricchito e come ora abbia a propria disposizione 4922 chilogrammi di uranio arricchito al 5% e 73,7 chilogrammi di uranio arricchito al 20%. Tale materiale “grezzo” qualora fosse convertito allo stadio del 90% potrebbe essere sufficiente per la costruzione di tre/quattro testate nucleari.

La seconda parte del rapporto descrive invece "possibili dimensioni militari" del programma nucleare iraniano i cui punti chiave sono:
• Lavori su detonatori ad azione rapida che hanno "possibili applicazioni in un ordigno esplosivo nucleare, e limitate applicazioni civili e militari convenzionali".
• "L'acquisizione di informazioni sullo sviluppo di armi nucleari e la documentazione da una rete clandestina di approvvigionamento nucleare".
• "Il lavoro sullo sviluppo di un progetto indigeno di un'arma nucleare, compreso il test dei componenti."
• Lo sviluppo di ogive avanzate in grado di contenere esplosivi nucleari.
• La produzione di missili a lunga gittata.

Immediate le reazioni iraniane. Il ministro degli Esteri Ali Akbar Salehi ha accusato l'Aiea di aver ceduto alle pressioni degli Stati Uniti sottolineando che ''l'Iran ha già risposto in precedenza a queste accuse tramite uno studio circostanziato di 117 pagine. L'Aiea non dovrebbe operare sotto la pressione di potenze estere ... la questione del nucleare iraniano non è più una questione tecnica o giuridica. È oramai un caso completamente politico''. Il ministro ha rimarcato che "non c'è alcuna prova seria che l'Iran voglia costruire una bomba nucleare … L'Occidente e gli Stati Uniti stanno esercitando pressioni contro l'Iran senza argomenti seri e prove … Abbiamo più volte affermato che non siamo intenzionati a creare armi nucleari … La nostra posizione rimane quella per cui non useremo mai il nostro programma nucleare per scopi diversi da quelli pacifici”.

Dello stesso tono anche le dichiarazioni dell'ambasciatore iraniano presso l'Agenzia internazionale dell'energia atomica, Ali Asghar Soltanieh, che dopo aver criticato l'ultimo rapporto dell'agenzia contro l'Iran, definendolo "un errore storico … sbilanciato, non professionale e preparato con motivazioni politiche e sotto la pressione soprattutto degli Stati Uniti" ha ribadito: "Quasi tutte le voci che sono state espresse nell’allegato sono obsolete e ripetitive, e le abbiamo discusse in precedenza". Soltanieh ha infine sottolineato come il rapporto continui a confermare che "non un grammo" di uranio arricchito è stato deviato a fini illeciti, ma che "siamo pronti a collaborare al fine di dimostrare che il rapporto pubblicato è fondato su bugie ma, nessun passo indietro … l’Iran non rinuncerà mai ai suoi legittimi diritti"; tuttavia, "essendo un paese responsabile continuerà a rispettare gli obblighi derivanti dal Trattato di non proliferazione nucleare".

Da Shahr-e-Kord mercoledì Mahmoud Ahmadinejad ha affermato che l’Aiea è "un burattino degli Stati Uniti e che le informazioni del rapporto sono infondate". Il presidente iraniano ha quindi fortemente rimproverato il direttore dell’Aiea, Yukiya Amano, chiedendogli retoricamente: "Perché stai rovinando il prestigio dell'Agenzia per andare incontro a delle assurdità sostenute dagli Stati Uniti?". "Questa nazione non si ritirerà di una virgola dalla strada che sta percorrendo", ha detto Ahmadinejad, ribadendo che "se l'America vuole affrontare la nazione iraniana, sicuramente se ne pentirà …Stanno dicendo che l'Iran sta cercando di costruire la bomba atomica. Ma dovrebbero sapere che non abbiamo bisogno di una bomba ... Piuttosto agiremo usando la riflessione e la logica. L’America deve sapere che nessun nemico del popolo iraniano ha mai assaggiato la vittoria."
Ahmadinejad ha quindi sottolineato come sia inutile costruire armi nucleari. "La nazione iraniana è saggia. Non costruiremo due bombe da contrapporre alle 20 mila testate nucleari che avete. Svilupperemo qualcosa cui non potete rispondere, ovvero l’etica, l’umanità, la solidarietà e la giustizia".

Il provocatorio presidente non si è fatto mancare l’affondo finale: "gli Stati Uniti quest'anno hanno stanziato circa 81 miliardi di dollari per modernizzare le loro armi nucleari, mentre il bilancio annuale per la ricerca nucleare in Iran è di appena 250 milioni di dollari."

Di tono naturalmente opposto le reazioni occidentali. Il Regno Unito e la Francia, dopo aver manifestato "profonda preoccupazione per la dimensione militare del programma nucleare iraniano", hanno chiesto "nuove e forti sanzioni". Il ministro degli Esteri francese Alain Juppé ha sollecitato la convocazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ritenendo necessarie qualora "l'Iran rifiuti di attenersi alle richieste della comunità internazionale e respinga tutte le iniziative serie di cooperazione" delle “misure senza precedenti” necessarie ad "impedire all'Iran di continuare a ottenere le risorse che gli consentono di svolgere le proprie attività in violazione di tutte le regole internazionali".

In una dichiarazione alla Camera dei Comuni il ministro degli Esteri britannico William Hague ha dichiarato: "Le affermazioni di questi ultimi anni da parte iraniana secondo le quali il loro programma nucleare era interamente a scopi pacifici sono completamente screditate da questa relazione." Qualora Teheran non entri in serie negoziazioni "dobbiamo continuare ad aumentare la pressione e stiamo valutando con i nostri partner una serie di misure aggiuntive in tal senso". Infine lady Catherine Ashton ha affermato che il recente rapporto sul programma nucleare iraniano "aggrava seriamente" le preoccupazioni dell'Unione Europea.

Di parere contrario Mosca, che inizialmente aveva dichiarato: "è importante capire se ci sono davvero fatti nuovi, e attendibili, che confermano i sospetti relativi alla presenza di componenti militari del programma nucleare iraniano, o se stiamo parlando di una esacerbazione intenzionale e controproducente di emozioni"; è poi passata a "non sosterremo un inasprimento delle sanzioni," in quanto qualora ciò dovesse avvenire, "verrebbe interpretato dalla comunità internazionale come uno strumento per favorire un cambio di regime a Teheran". La Russia reputa che nel rapporto "non ci sono elementi fondamentalmente nuovi ma soltanto fatti conosciuti usati per una operazione di montatura politica".

Posizione leggermente più sfumata da parte di Pechino, che ha criticato sia l'Iran sia l'Aiea, invitando Teheran ad essere "responsabile, flessibile e collaborativa", ma sottolineando maliziosamente come l'agenzia delle Nazioni Unite debba essere "oggettiva". Se è prevedibile che le posizioni iraniane siano così critiche nei confronti dell’Aiea è tuttavia strano riscontrare come le cancellerie di Mosca e Pechino si siano spinte così avanti, mettendo in dubbio l’oggettività del rapporto. Forse ci sono delle falle nella relazione o il direttore non è imparziale?

Pesa sulla professionalità ed indipendenza di Amano un cable di WikiLeaks datato venerdì 16 ottobre 2009 - poco tempo prima che succedesse a Mohammad El Baradei alla direzione dell’Aiea. Nel dispaccio si legge che nel corso di un incontro con diplomatici americani "Amano ha ricordato all’ambasciatore in più occasioni che avrebbe bisogno di fare concessioni al G-77 - che correttamente gli imponeva di essere imparziale e indipendente - ma di essere saldamente nel campo degli Stati Uniti su ogni decisione strategica fondamentale, dalle nomine del personale d’alto livello al trattamento del presunto programma iraniano di armi nucleari." Il direttore dell’Aiea ha concesso ulteriore acqua al mulino dei propri oppositori recandosi, riferisce il New York Times, alla Casa Bianca il 28 di ottobre per incontrare alti funzionari del National Security Council per discutere della relazione che avrebbe dovuto pubblicare a distanza di una decina di giorni.

In base a ciò sono in molti a reputare che l’agenda dell’Aiea si sia spostata da una posizione prettamente scientifica e tecnologica verso una direzione più politicizzata e filoccidentale, perdendo l’approccio cauto e misurato che caratterizzava la gestione El Baradei. Pesa inoltre il ricordo di quando, in prospettiva dell’inizio delle ostilità irachene, l’amministrazione statunitense mentì volontariamente alla comunità internazionale sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. Al contempo le cancellerie e gli esperti sono consapevoli del fatto che l'Aiea non abbia mezzi indipendenti per comprovare le informazioni, e soprattutto le disinformazioni, che riceve dalle nazioni consociate. El Baradei non ne faceva segreto e “vagliava” molto attentamente le rivelazioni altamente politicizzate sul dossier nucleare iraniano.

Il rapporto rappresenta essenzialmente un rimaneggiamento di quello presentato al Consiglio dei governatori dell’Aiea a febbraio del 2008 da Olli Heinonen. Relazione che all'epoca venne minimizzata dal direttore El Baradei. In questo ambito anche l’idea di pubblicizzare i contenuti della relazione molto prima della sua pubblicazione ha portato in molti a fiutare una traccia di faziosità.

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov aveva criticato questo avvenimento, sostenendo che avrebbe diminuito i margini di negoziazione con Teheran. Lavrov aveva affermato: "abbiamo seri dubbi circa la giustificazione della procedura consistente nel rivelare i contenuti del rapporto a un vasto pubblico, in special modo ora che c'è qualche possibilità che riprenda il dialogo tra il 'sestetto' dei mediatori internazionali e Teheran".

Scremato delle faziosità di parte e dato il giusto peso al fatto che lo stesso recente rapporto dell’Aiea ha riconosciuto che "la capacità dell'agenzia di comprendere le attività in Iran dopo la fine del 2003 è ridotta a causa delle informazioni limitate di cui dispone", si può dire che esso sia in realtà molto in linea con la National intelligence estimate (Nie) del novembre 2007, che affermava che Teheran aveva interrotto il suo programma nucleare militare nel 2003.

Settimana prossima, in concomitanza con la riunione (17-18 novembre) del Consiglio dei governatori dell’Aiea, cercheremo di vedere quali misure possano essere deliberate a proposito del controverso programma nucleare iraniano e, soprattutto, se le paventate minacce di un attacco israeliano a Teheran siano credibili o meno.

 

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