Apertamente

Il vertice del G-20 di Cannes ha fatto due vittime: il referendum greco sul piano europeo di salvataggio e la residua credibilità del governo italiano. Il premier Papandreou ha ritirato il suo progetto di fronte alle pressioni di Sarkozy e Merkel, per i quali un eventuale rifiuto popolare degli aiuti condizionati della troika avrebbe avvicinato Atene alla porta di uscita dall'Unione Europea. Hanno pesato anche le divisioni all'interno dell'esecutivo greco (il presidente del Consiglio è sopravvissuto a un voto di fiducia venerdì, ma potrebbe comunque dover lasciare presto l'incarico) e la considerazione che senza il prestito di Commissione europea, Fmi e Bce la Grecia non avrebbe soldi in cassa per arrivare al 2012. Zittite le pretese democratiche dei greci, ci si è concentrati sull'Italia: la nostra economia, terza per dimensioni all'interno dell'Ue, è alle prese da anni con un debito pubblico che ha raggiunto i 1900 miliardi di euro e una crescita bassa. A differenza di Atene, Roma è solvente, ha "fondamentali" (pil, inflazione, disoccupazione, risparmio...) relativamente migliori, ed è meno esposta verso l'estero: più di metà del suo debito è in mani italiane. L'incapacità dell'esecutivo italiano di implementare le riforme promesse è uno dei motivi della recente ondata speculativa abbattutasi sui nostri titoli di Stato, che attualmente devono offrire un rendimento superiore al 6% per essere appetibili sui mercati. Secondo gli analisti, oltre il 7% gli investitori non comprano titoli sovrani: solo nel primo trimestre del 2012 il nostro paese deve rinnovare quelli in scadenza per 91 miliardi di euro.

Un eventuale default italiano in prospettiva preoccupa per due motivi: 1) data la grandezza della sua economia, avrebbe un effetto sull'euro e sui mercati molto più dirompente del suo equivalente greco; 2) ne farebbero le spese le banche francesi e tedesche, che detengono gran parte della quota del nostro debito pubblico in mani straniere.

L'Italia ha richiesto la "sorveglianza rafforzata" da parte del Fondo monetario internazionale, oltre a quella della Commissione europea già decisa nell'eurovertice di settimana scorsa. L'Fmi potrebbe in un secondo momento aprire una linea di credito verso il nostro paese, ma innanzitutto verificherà l'attuazione delle riforme promesse, al fine di garantire la stabilità interna e internazionale. Il problema di quelle riforme, ha riconosciuto la direttrice del Fondo Christine Lagarde, è la mancanza di credibilità: difficile che esse vengano attuate da chi, al governo da anni, non si è mai mosso in tal senso.

La battaglia di Cannes non ha quindi risolto la guerra: i problemi della Grecia persistono, quelli italiani pure, l'ampliamento e la riforma dell'Fmi sono stati enunciati ma mancano i dettagli. Gli Usa hanno fatto essenzialmente da spettatori, mentre la Cina ha già messo in chiaro che non lascerà apprezzare la propria valuta. Il comunicato finale del vertice rischia di restare lettera morta.

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