Apertamente

Tina Anselmi“Basta una sola persona che ci governa ricattata o ricattabile, perché la democrazia sia a rischio” (Tina Anselmi, Presidente della Commissione Bicamerale inquirente sulla Loggia massonica P2) Tina Anselmi nel suo lavoro di Presidente della Commissione Bicamerale sulla P2 di Licio Gelli – dicembre 1981, estate 1984 – annotò quotidianamente su foglietti di carta, sorta di post–it, tutti gli incontri, gli scontri le confessioni e le delazioni di cui era testimone.
Tina li ha scritti per sé, per meglio muoversi in quel circo di verità e menzogne, in quel linguaggio omertoso pieno di mezze ammissioni e omissioni e voleva che restassero a documentare la rete di connivenze, illegalità, complicità che stava intaccando il corretto funzionamento dello Stato Democratico.
Il libro getta una luce forte su quegli anni bui e ugualmente documenta il momento in cui s'incrociano la storia individuale di una donna coraggiosa e quella di un paese lacerato, seguendo le tracce di sangue che da piazza Fontana vanno a piazza della Loggia (Brescia), dal treno Italicus alla Stazione di Bologna, fino al delitto Moro. In questo sangue innocente, negato, la cui verità si conosce, ma del quale le vittime non sono mai riuscite ad avere
giustizia, affonda il potere di chi oggi ci governa. E se la storia di Gelli e della Loggia P2, ha in sé la tragedia tuttavia si accompagna, nel corso degli anni, alla farsa ieri come oggi. Di fronte alle reticenze di uomini che avrebbero dovuto essere classe dirigente, Tina si chiedeva come fosse possibile che non si vergognassero della propria mancanza di coraggio nell'assumersi le proprie responsabilità. Invece, come si nota chiaramente dalle sintesi, raccolte nei diari segreti, delle numerose audizioni alle quali la Presidente della Commissione assisteva, essi ondeggiavano tra ingenuità e senso d'impunità. In ogni caso, ancora rifletteva Tina, difficile stabilire quali dei due atteggiamenti fosse il peggiore. Una classe dirigente non dovrebbe essere consapevole, accorta, e adamantina nei comportamenti?
Oggi Gelli non è più seduto nel mezzo della geometria piduista, alla base della piramide rovesciata, nel punto d’incontro con il vertice della piramide sottostante, tra notabili dei piani alti e quelli dei piani bassi, solerte notaio, a tempo pieno archivista, lui che tutto controllava affinché regnasse ordine e ignoranza: “chi entrava nella P2 sapeva che nessuno sapeva che lui entrava e lui non sapeva di altri”, come annotava Tina in uno dei suoi post‐it. Gelli solo conosceva i nomi, coperti e scoperti, lui che si muoveva tra ombra e luce. Oggi – in cui altri forse sono gli archivisti? – grazie anche al lavoro di Tina e della Commissione, la vittoria della P2 non si è del tutto compiuta: resiste lo stato di diritto e la democrazia pur aggredita ancora reclama ascolto. Molto, tuttavia, sopravvive di quei tempi, con quel molto a lungo, ahimè, bisognerà fare i conti. Sfogliando le pagine dei diari, viene da pensare, che uno dei lasciti peggiori di quella cultura piduista, sia l'intreccio nell'odierna classe dirigente, politici per caso, di nefandezze che si tingono di vezzi da vaudeville, e raggiungono Pulcinella e Arlecchino: del resto le fortune del piccolo Cesare nacquero nell'avanspettacolo, nel retrobottega del potere e
di loro l'uomo lombardo mai si sarebbe liberato. E forse proprio questa schizofrenia, stringe d'assedio il nostro Paese e ancora ci trascina dietro al carro di un Crono moderno, divoratore di vergini e figli: nessuno succeda al re!
Anna Vinci.

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