Apertamente

Michela MarzanoLa cosa pubblica ha bisogno più che mai di una morale. Laica e pragmatica. Che con il moralismo non c'entra nulla. Ma si basa sulla capacità di farsi domande. L'appello della filosofa Michela Marzano. Un Paese in cui la strada più breve per avere un figlio in provetta passa da Barcellona. Che non riesce a fare una legge sul fine vita senza cadere nello scontro di civiltà. Che non sa come combattere il crescente disprezzo verso metà del genere umano - le donne.

Un Paese che ha un problema serio a conciliare etica e politica, princìpi e azioni. Ma è davvero così l'Italia, oppure la crisi dell'etica è un problema comune? Ne abbiamo parlato con Michela Marzano, ordinario di Filosofia morale alla Sorbona, esempio eclatante di "cervello in fuga" che da qualche anno in qua torna volentieri: per lanciare i suoi pamphlet ormai famosi ("Sii bella e stai zitta", "La filosofia del corpo"), per scrivere su "Repubblica", per intervenire a manifestazioni come quella che l'11 marzo, al Conservatorio Santa Cecilia di Roma, la vede parlare dei tagli alla cultura insieme a Ivana Monti e Susanna Camusso.

In nome della filosofia morale questa giovane pensatrice affronta temi scottanti: dalla fecondazione artificiale alla "guerra giusta", dall'uso degli Ogm alla tortura. Tutto con grande chiarezza e con una vera passione per una branca della filosofia che, ci ricorda, ha come oggetto finale "la considerazione della fragilità della condizione umana". E che in questa intervista spiega perché abbiamo bisogno della filosofia per vivere decentemente.

Dai festini di Arcore alla bioetica, dalla legge sulla fecondazione assistita alla guerra in Afghanistan, il dibattito politico nel nostro Paese si arena sempre più spesso su questioni etiche. L'Italia ha un problema con l'etica o è un'impressione sbagliata, e tutto il mondo è paese?
"Affrontare temi etici in Italia è più difficile che altrove. In gran parte questo è dovuto a una presenza particolarmente forte della Chiesa e dello Stato Vaticano. E' per questo che le posizioni si polarizzano e non c'è confronto, ma scontro: da una parte i difensori dell'etica cattolica, dall'altra oppositori sempre più radicali. Questo impedisce un dialogo costruttivo tra le parti, come avviene anche se con fatica negli altri Paesi. Prendiamo le leggi sulla bioetica. In Francia la prime norme sul tema risalgono al 1994, ma sono state riviste nel 2004 e sono di nuovo in via di revisione - si arriverà a un risultato nel 2012. E' giusto così: sono leggi che vanno continuamente riconsiderate, aggiornate rispetto alle nuove conoscenze, alle nuove sensibilità. Si arriva a dei compromessi e le cose evolvono".

Basta la coscienza individuale per decidere? L'etica può essere solo personale?
"No. La legge francese sul fine vita per esempio chiarisce i principi chiave che permettono di affrontare situazioni che non riguardano soltanto la coscienza di un individuo che deve affrontare una sofferenza irreversibile, ma l'intera società. In Italia invece su temi come questo ci si spacca. E le norme sulla fecondazione assistita sono così restrittive, rispetto ad altre nazioni, che chi se lo può permettere semplicemente parte e va a cercare in un altro luogo una situazione più adatta. In questo modo la mancanza di dialogo sui temi bioetici finisce per ingrandire le differenze tra chi è benestante e può fare ciò che vuole e chi invece per motivi economici è costretto a sottomettersi alle leggi: una palese ingiustizia".

Tra "dolce morte" e "giusta guerra", Ogm e prostituzione, il suo "Etica oggi", in uscita da Erickson, sembra un "instant book" sul dibattito italiano degli ultimi mesi.
"Non lo è affatto. E' nato nel 2008 per la collana "Que sais-je" della Presse Universitaire de France, una collezione di brevi testi introduttivi a temi di attualità o di fondo. Il mio compito era far conoscere un ambito della filosofia morale: si chiama "etica applicata". Spesso sono argomenti politici, perché si deve trovare una soluzione legislativa a problemi che sono prima di tutto morali. La cosa interessante per un filosofo non è trovare la soluzione, ma indicare i principi in base ai quali si può impostare la ricerca di una soluzione politica. Lo scopo della filosofia non è normativo, ma critico: non fornire risposte pronte, ma insegnare a porre le domande giuste. Su queste domande si può poi costruire quel consenso che nelle società pluralistiche è sempre più difficile trovare".

 

di Angiola Codacci-Pisanelli

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