Apertamente

Nasce "E", il mensile di Emergency. Direttore, Gianni Mura. Editore Gino Strada. Un'intervista a due voci per raccontare una scommessa: "Bella ed elegante scrittura, in una cornice etica e civile"di LUIGI BOLOGNINI - Le prove generali - o come si dice in gergo giornalistico il numero 0 - sono finite. E il 6 aprile uscirà il numero 1 di E, testata che riprende il simbolo di Emergency: 128 pagine, prima tiratura 150mila copie, vendita in edicola a 4 euro. Direttore, Gianni Mura. Che col suo editore, Gino Strada, racconta che giornale sarà.  E allora Mura, come sarà? GM "Due aggettivi, bello e utile".  Iniziamo da bello GM "Sarà a colori, ricco di foto, elegante nella grafica, con articoli spesso molto lunghi, molto più di quelli a cui i giornali hanno ormai abituato i lettori negli ultimi anni. E ci tengo molto che sia scritto bene: nel senso che non ci devono essere refusi, neanche per i termini stranieri, ma anche nel senso della bella scrittura, elegante e ariosa".

Utile.

GM "Cercherà piccole e grandi storie vere, esemplari, ma non necessariamente deamicisiane: nel primo numero ad esempio c'è una ragazza palestinese che legge il Corano in carcere a Padova, un romano che ripara computer e li regala, un operaio che lavorava all'Ilva di Taranto e ha messo in piedi un comitato, un prete emiliano che ospita chi ha bisogno a casa sua, e così via. Ma parliamo anche di temi come la privatizzazione dell'acqua, le condizioni di lavoro in Cina, c'è un reportage dal Nord Africa fatto prima che scoppiasse la protesta. E poi una lunga intervista a qualcuno che abbia qualcosa da dire - in questo primo numero è
Mariangela Melato (13 cartelle) - e due viaggi, uno da Bari a Matera in treno, un altro nella Parigi dei ribelli di una volta come Rimbaud e Ho Chi Minh. E ancora, rubriche in cui terremo il conto delle violenze sulle donne in ambito familiare, dei morti sul lavoro, dei caduti in guerre, quelle dimenticate e quelle nascoste. Insomma, faremo politica senza occuparci di politica in senso stretto".

Gino Strada, ma chi gliel'ha fatto fare?
GS "Un misto di sentimenti in cui prevale l'indignazione. In questo paese succedono cose drammatiche e disgustose, si è abbandonata una cultura della civiltà che secondo me passa anche dall'informazione. E siccome io vedo in giro un'informazione malata, mi è sembrato giusto e doveroso fare qualcosa".

Ma perché Emergency, che tutti conoscono come dedita ad altre attività?
GS "È vero, di noi si può dire tutto quel che vuole, ma di certo noi abbiamo curato oltre 4 milioni di persone tra Afghanistan, Sierra Leone, Iraq, il resto è fisioterapia della mandibola".

E quindi?
GS "E quindi per favore, non cada anche lei nell'idea che - siccome ci occupiamo di assistenza a vittime della guerra - dobbiamo stare zitti su tutto il resto. Io invece credo di poter dire che mi vergogno di vivere in un paese governato da un premier sporcaccione e da una classe politica alla sua altezza  morale, una classe politica marcia, corrotta dal denaro e dal potere, una casta che si autoperpetua. E serve anche a questo, a poter raccontare questa casta, ad avere un organo di informazione che dice le cose come stanno".

Il modello sembra un giornale bello e glorioso, ma defunto, Diario.
GM "È vero, e non a caso ci sono diversi redattori di quel settimanale. Vorremo fare una rivista così, di quelle che era bello leggere. Evitando di diventare, vista la principale attività di Emergency, una raccolta di disgrazie e di articoli strappacuore, sperando invece di dire le cose che altri non dicono".

Ad esempio?
GS "Le faccio l'ultimo esempio, quello dell'alpino appena morto in Afghanistan. Come si può scrivere che 13 blindati erano andati a fare una missione umanitaria e crederci pure? E come si può non scrivere che siamo lì da una durata doppia della Seconda Guerra Mondiale solo perché siamo servi degli Usa? Serve una rivista che certe cose abbia il coraggio di dirle".

Ma ce l'avevate già: la rivista di Emergency.
GS "È vero, è un bollettino trimestrale che va in mano a 220mila persone circa. Ma ci andava un po' stretta e abbiamo deciso di osare. Sperando che in Italia ci siano ancora abbastanza persone perbene".

Una c'è. Anzi, come ha convinto Mura a fare da direttore?
GS "Sa, in Emergency non servono mai molte spiegazioni, quando si capisce che una cosa si deve fare si fa. Gianni è uno di noi, è uno che crede in certe cose, è stato tutto molto naturale".

Conferma, Mura? Per quello a 65 anni compiuti si è messo a fare il direttore?
GM "Certo. E anche perché le cose bisogna farle, bisogna metterci la faccia, tentare di cambiare qualcosa. Mi affascina l'idea di provare a fare un giornalismo molto diverso da quello attuale che - con poche eccezioni - mi piace poco perché è frenetico, superficiale, prigioniero della grafica, sciatto, poco etico. Voglio vedere se in  questo Paese si può tentare qualcosa di diverso"

Strada, ci spiega l'attivismo italiano di Emergency? Siete nati come associazione che operava in Paesi di guerra, ora agite in Italia.
GS "È vero, abbiamo aperto ambulatori a Palermo e Marghera, presto lo faremo in altre città. Il punto è che di queste cose c'è bisogno, e questo spiega quanto è peggiorato il Paese. Devo confessare che in Italia sto abbastanza poco, il minimo indispensabile, e non riuscirei a starci di più".

Adesso le toccherà un po' di Italia, per presentare E.
GS "Sì, ma non vedo l'ora di ripartire e tornare alle mie operazioni. Io sono e resto un chirurgo".

E lei, Mura, resterà tutto solo?
GM "Solo proprio per nulla. Avrò moltissimi amici ad aiutarmi. Anzitutto la rete di Peace Reporter, l'agenzia di notizie di Emergency, la cui redazione si è integrata con quella di E. Ma anche collaboratori come Claudio Bisio  e Lella Costa, che cureranno la posta, Neri Marcorè che scriverà di libri, Patrizia Valduga che criticherà l'uso di parole e luoghi comuni, Flavio Soriga che sarà il critica tv, poi ancora Giulio Giorello, Gino & Michele, Enrico Bertolino, e più avanti Vinicio Capossela, Ligabue, Jovanotti, Moni Ovadia, Erri De Luca, Piero Colaprico, Antonio Tabucchi. Nel primo numero si inizierà anche un racconto inedito di Andrea Camilleri, I fantasmi. Tutti hanno assicurato la loro amichevole e disinteressata collaborazione, per il puro piacere di fare qualcosa per Emergency".

E lei?
GM "Scriverò anche io, certo. Una rubrica che si chiamerà Mad in Italy e che sarà un colpo d'occhio sulle cose buffe e grottesche e sbagliate che capitano in Italia. Anche se temo che servirebbe una rivista solo per quelle, ormai".

 

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