Apertamente

femminismoIl termine femminismo è stato rimosso dal vocabolario pubblico italiano ed è perciò spesso del tutto ignoto alle giovani generazioni e liquidato frettolosamente dalle meno giovani. Per femminismo intendiamo un ampio e complesso processo collettivo che inizia nel mondo occidentale alla età dell’Ottocento, quando prende corpo la cosiddetta “prima ondata”, che prosegue più o meno fino agli anni Venti del secolo successivo.

In tale prima fase, connessa idealmente alle grandi conquiste =lluministe e rivoluzionarie, il cammino è tutto in salita, e una salita assai =ipida: si tratta di rimontare da un lato uno stato antico di inferiorità =orale e giuridica e dall’altro una moderna sistemazione della =iflessione sul soggetto.
Sulla base della tradizione misogina e patriarcale che aveva =ià provveduto a condannare variamente la donna come materia informe e caos primigenio = come “agente del Male e del Disordine”, il pensiero moderno =nfatti ristruttura nuovamente tale malcerta posizione, sempre al confine =ell’umano. La divisione della vita in due sfere rigorosamente separate, pubblica e privata, =ssegna alla donna il compito fondamentale della cura e della riproduzione, il =E2��peso del corpo”, lasciando libero l’uomo di adempiere pienamente =lla sua funzione intellettuale e politica di comprendere e dominare il mondo. Si =hiarisce così in termini nuovi, a partire da una radicata economia o logica =E2��binaria” che declina la serie infinita delle opposizioni gerarchiche (uomo/donna, forma/materia, mente/ corpo, intelletto/emozione, cultura/natura, ragione/sentimento), quel concetto di soggetto universale che fonda il =uovo individuo borghese. Quel soggetto non è in verità universale, =a innanzitutto maschile, e l’altro si configura pertanto gerarchicamente come =ggetto.

 

Il primo femminismo coinvolge innanzitutto le donne della variegata classe =edia, in possesso di strumenti culturali che, prendendo alla lettera le =ichiarazioni dei diritti fondamentali, chiedono accesso alla vita pubblica e =ittadinanza: diritto di voto, diritto all’educazione e alla proprietà, =ccesso alle professioni. Questo fenomeno, senza precedenti, nel giro di alcuni =ecenni coinvolge in diverse forme associative decine di migliaia di donne in un =movimento che, per la prima volta, mette a fuoco e sotto gli occhi =ell’opinione pubblica un concetto rivoluzionario: l’“asservimento =elle donne” non si basa su fatti naturali, ma piuttosto su eventi storici, che hanno portato a quel =ominio degli uomini che tiene più di metà degli esseri umani in =ondizioni di soggezione e di inferiorità. La specificità e unicità di =ale condizione non sfugge del resto neanche ai pensatori politici più interessanti del =empo: John Stuart Mill da un lato, Fourier e più tardi Marx ed Engels =all’altro, considerano la condizione delle donne come decisivo punto di =sservazione per valutare il livello di civiltà raggiunto da una società, e =edono con chiarezza appunto il nodo cruciale del problema, la collocazione cioè =ell’asservimento all’interno della famiglia. Si apre un inedito ambito di =ibattito e di scontro politico, si pongono questioni di grande rilevanza particolare e =enerale, si mettono in moto energie intellettuali e passioni che erano state =enute fuori dalla politica e dalla riflessione collettiva.

La personalità =eorica più rilevante del periodo intermedio tra le due ondate del movimento è =enza dubbio alcuno Virginia Woolf, a cui si deve una riflessione di straordinaria originalità sulla possibilità stessa di una autonomia delle =onne nella società patriarcale, che si spinge a indagare le condizioni non solo materiali, =a culturali e simboliche nelle quali le donne operano. È a partire da =n’analisi di tali profondi condizionamenti che, se Woolf da un lato auspica il =assimo accesso possibile delle donne all’istruzione e allo spazio =ubblico, dall’altro postula la necessità della costruzione di uno spazio separato e =utonomo, dove sia possibile costituire e riconoscere un’autorevole autonomia =emminile («trovare nuove parole e inventare nuovi =etodi»),1 rappresentato nel suo specifico dall’individuazione di una =radizione autoriale al femminile. Si tratta di un nodo delicato e molto importante, quello =i una diversità che deve riconoscersi e affermarsi e non si coniughi =ecessariamente come “estraneità” ma cerchi le forme e i tempi per =arsi politica. Nodo problematico e mai risolto fino in fondo, che tende a riproporsi nel =empo. Solo negli anni Sessanta una generazione di donne occidentali =E2��emancipate”, che hanno creduto cioè nella promessa di parità, e l’hanno =raticata con fiducia, scopre che qualcosa non ha funzionato, e probabilmente non può funzionare, =elle conquiste pur fondamentali del primo femminismo. La parità, che ha =ermesso loro di accedere all’istruzione superiore e alla cittadinanza, non =onsente appunto né la possibilità di un’autorevolezza riconosciuta, =é uno spazio di creatività autonoma, ma solo la fatica di adeguarsi a un modello maschile cui sono costitutivamente estranee. Nel giro di qualche anno, all’interno = al margine dei movimenti per i diritti civili e del Sessantotto, si compie una =celta simbolicamente molto forte, quella del separatismo, il sottrarsi =ioè alla sterile e defatigante dinamica per conquistare voce e riconoscimento in =no spazio misto, per concentrarsi invece sulla scoperta delle proprie =omande, esigenze e proposte, legate a una nuova dimensione conoscitiva: è =l secondo femminismo o “seconda ondata”. Con la scoperta =ell’ambito del “personale” come terreno politico e intellettuale si apre alla riflessione e =ll’analisi uno spazio tradizionalmente ritenuto intimo, si svela la dimensione =ulturale e generale di questioni vissute come segrete e indicibili, si cerca una =uova voce attraverso un’interlocuzione con il medesimo (le altre donne) in =na relazione non gerarchica.

La sessualità e il corpo, da sempre nella sfera =el privato, sono sottratti al silenzio e alla censura e restituiti alla storia e =lla politica: sono le donne a prendere parola per rinominare =’esperienza, per prendere distanza da una sessualità spesso eco del desiderio =ell’altro, per interrogarsi per la prima volta sul proprio desiderio. La riflessione =ulla “relazione con l’altro” richiede strumenti =onoscitivi nuovi poiché le categorie politiche e interpretative in uso nei vocabolari correnti dimostrano la =oro totale inefficacia: i termini sfruttamento, schiavitù, =mancipazione, segregazione, oppressione, liberazione, rivendicazione sono usati e poi abbandonati perché parzialmente utili ma imprecisi e =ostanzialmente sterili. Più utile e stimolante è invece quel linguaggio della =sicanalisi che permette di tener conto del corpo, cerca soprattutto di dar voce =ll’inconscio e al non detto, ai legami profondi e ambivalenti di odio e amore che tengono =nsieme le polarità del nuovo terreno politico che porta con sé una =ratica politica nuova: il partire da sé e l’autocoscienza.

Si tratta di uno =postamento assai significativo, che pone l’esperienza e la riflessione su di essa =ome base ineludibile di qualsiasi analisi e proposta politica. Nella pratica dell’autocoscienza si viene a formare la coscienza di una nuova =oggettività, si cerca di definire una diversa autorevolezza che, emarginata =all’ordine simbolico fallocentrico dominante, tenti la costituzione di un ordine =imbolico al femminile, non per sostituirsi all’altro, ma per metterlo =rofondamente in discussione, a partire dalla accettazione della parzialità del =unto di vista sessuato e dalla restituzione di autorevolezza alla figura materna. =C3� la nascita di un nuovo soggetto: dall’ordine dell’Uno e del =edesimo, l’universale astratto e incorporeo, a quello del due, parzialità sessuate, passaggio =ecessario alla esistenza simbolica del corpo.

Precisamente attraverso il =iconoscimento di tale differenza costitutiva del genere umano e la decostruzione =ell’intera economia binaria su cui si fonda l’ordine simbolico dominante, =iviene possibile scoprire e valorizzare altre differenze che naturalmente attraversano =nche i due generi. Differenze già manifestatesi conflittualmente =ll’interno dello stesso movimento femminista, in particolar modo negli Stati Uniti, nella =rivendicazione delle differenze tra le donne sul piano del carattere =tnico o su quello della preferenza sessuale. In ambito teorico, invece, si è =ffermata una diversa impostazione politico-filosofica che, a partire dalla nozione di =ueer, identifica nell’eterosessualità normativa il principale =stacolo a una liberazione non solo dalle categorie di genere ma anche di sesso, =iconducendo così anche il soggetto collettivo donna alla più generale e =ssoluta frammentazione del soggetto moderno. Tale posizione teorica è =ilevante soprattutto per le sue ricadute politiche: la cancellazione di fatto del =soggetto politico titolare della politica femminista, rinunciando alla =fida a nominare al proprio interno le pur significative differenze, affrontando =conflitti e contraddizioni. Le infinite differenze precipitano =ell’irrilevanza politica.

Proprio la costituzione del nuovo soggetto collettivo donna ha =postato l’accento politico dalla rivendicazione dei diritti alla =isignificazione del mondo, ha messo in agenda una rilettura del sapere, una trasformazione =i tutte le istituzioni civili, non per includere le donne, quanto per permettere =oro di abitare la scena pubblica, pienamente e non come uomini mancati. Un =ambiamento epocale che deve investire l’organizzazione pratica della vita e =a cultura di tutti, per impedire che le donne continuino a essere caricate in modo =sclusivo del lavoro di cura e per permettere agli uomini di condividerne la responsabilità e la ricchezza. Non si tratta dell’impegno =i una sola generazione, ma le più importanti istituzioni internazionali =egnalano con chiarezza l’urgenza e la necessità di dare mano ai grandi =ambiamenti indispensabili, non solo e non tanto per un elementare principio di =iustizia, ma perché dal coinvolgimento delle risorse di metà del genere =mano dipende la sorte del mondo, anche dal punto di vista economico. D’altro =anto in alcuni paesi, come l’Italia, dove il movimento ha mostrato sia forza =olitica e capacità di mobilitazione di massa che originalità di pratica = di riflessione teorica, si assiste a un crescente attacco alle conquiste delle donne e = un tentativo di cancellazione della nozione stessa del movimento =emminista. Mentre dati inequivocabili parlano di una condizione delle donne italiane che =on ha paragoni negli altri paesi industrializzati, con il più basso tasso =i occupazione e allo stesso tempo di natalità, con il grave deficit =i servizi alla persona, con l’irrisoria presenza ai vertici della politica = della società civile, con la grottesca immagine pubblica riservata alle =onne.

Eppure nel corso del tempo il movimento delle donne ha presentato in Italia =aratteri particolari rispetto ad altri paesi europei, per vivacità e =mpiezza della partecipazione e degli interessi, per passione verso la politica: dal =ontributo alla riflessione costituente, alla straordinaria esperienza =ell’UDI (Unione Donne Italiane) e delle donne cattoliche, al secondo femminismo, al =rande impegno delle donne nei partiti e nei sindacati. È certo necessario =nterrogarsi su cosa sia accaduto rispetto al grande sforzo di elaborazione e =ambiamento compiuto dalle donne italiane e infine dopo l’occasione storica =ancata, per il paese e per la sinistra, dai governi del centrosinistra, che non hanno =aputo cogliere l’opportunità del salto culturale e politico di =na massiccia e paritaria partecipazione delle donne alla trasformazione del =aese.
Tale fallimento ha avuto conseguenze politiche profonde che vanno ancora =omprese e analizzate fino in fondo. Ha inoltre pesato enormemente sulla =apacità di elaborazione e di rinnovamento culturale dell’intero =entrosinistra, e d’altro canto anche sulla vittoria ottenuta dalla rivoluzione culturale =eazionaria nel nostro paese.

 

Scritto da Maria Serena Sapegno Mercoledì 23 Febbraio 2011

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