Apertamente

LocandinaConflitto tra identità nazionale e di partito: una lacerazione che nelle terre del Friuli Venezia Giulia ha contraddistinto il secondo dopoguerra e che forse ancora adesso non è del tutto metabolizzata. Su questo filone si è svolta, venerdì sera, la presentazione a Monfalcone del libro «Frontiera Rossa», di Patrick Karlsen, a cura dell'associazione Apertamente.

Ad aprire la discussione, seguita da un folto e attento pubblico, Stelio Spadaro (in sostituzione della professoressa Vinci, assente per malattia) introdotto da Stefano Pizzin. «Nel nostro territorio il conflitto si è sviluppato tra l'identità nazionale (italiana, slovena) e quella comunista – ha spiegato Pizzin. - A trovare più facilmente l'unione tra questi due concetti è il partito comunista sloveno, a differenza di quello italiano, che ha preferito ignorare la questione».

Il passato ormai è passato? è la domanda che si è posto nel suo intervento Stelio Spadaro. «Altrove il resistente si chiamava ''patriota'', qui non è possibile farlo. Non si riflette sul concetto di patria, restando quindi esclusi dal processo storico. E questa estraneità, in particolar modo nella Venezia Giulia, si sente: il Pci non ha mai inserito le nostre terre nell'idea di ''nazione'', perchè le considerava un prodotto ''spurio'' della conclusione della guerra, anche se tutta l'Istria era in realtà veneta per lingua e tradizioni». Il merito del libro di Karlsen è l'obiettività che riesce a mantenere mentre spiega questi concetti. «E ciò ci fa capire che, finalmente, il passato è passato, la gente ha saputo superare tali conflitti, e a dimostrarlo c'è un volume che non può essere usato come ''strumento di lotta politica''».

A confutare parzialmente l'idea del ''passato che è passato'' è stato il giornalista Roberto Covaz (come ha detto ironicamente lui stesso, «sono completamente d'accordo a metà con il mister»). «Il passato non è passato, basta chiederlo ai goriziani. Ancora adesso ci sono conflitti legati al concetto di nazione, e mentre il resto d'Italia festeggerà il prossimo anno i 150 anni l'Unità d'Italia, mi fa rabbia pensare che noi non siamo ancora stati in grado di festeggiare il nostro Risorgimento». Il libro di Karlsen fa un passo importante nella giusta direzione. «Essendo un autore giovane, meno ''coinvolto'', riesce a essere super partes – ha continuato Covaz - .Ha dimostrato di essere bravo nella ricerca, ma ancora più bravo nell'essere indipendente, a differenza di tanti altri storici».

E' stata quindi la volta dell'autore, che spiegato la genesi del testo. «Il libro è nato come debito di riconoscenza verso la città che mi ha formato – ha spiegato – e poi scegliere un tema locale a Trieste non è fare del localismo, anzi, è riconoscere la giusta funzione al ''laboratorio giuliano'', che permette di spiegare fenomeni ben più ampi. Il secondo motivo è che i libri che avevo letto sul tema mancavano di chiarezza, perchè appartenevano tutti al clima politico della guerra fredda». Ritornando sul tema del ''laboratorio'', Karlsen ha spiegato che «quando mi sono messo alla ricerca di documenti nell'archivio storico del Pci, ne ho trovati migliaia. Quello che è saltato agli occhi è che i partiti comunisti sloveno e italiano hanno collaborato ma anche avuto rapporti conflittuali, rispecchiando le linee di Stalin e Tito. Quindi il confine orientale era un laboratorio eccellente per studiare entrambe le politiche a confronto diretto».

 

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