Apertamente

di Andrea Bernardoni, Antonio Picciotti da Sbilanciamoci.info del 5/7/2017 - Le imprese sociali possono contribuire rendere l’Italia più equa e meno diseguale. Il focus nel libro di Andrea Bernardoni e Antonio Picciotti pubblicato da Franco Angeli
Jacopo ha dieci anni, capelli castani, occhi marroni, suona il violoncello, pratica atletica e odia il calcio. Aurora ha anche lei dieci anni, capelli ricci castani, grandi occhi scuri, fa danza classica, gioca a pallavolo e adora stare insieme ai nonni. Niccolò sette anni, capelli biondi, occhi verdi e un sorriso beffardo stampato in viso, gioca a calcio ed ama le costruzioni Lego. Jacopo, Aurora e Niccolò sono nati tra il 2007 ed il 2010, negli stessi anni in cui ha avuto inizio la grande crisi globale di cui, ancora oggi, paghiamo le conseguenze. Quando guardiamo le foto dei loro compleanni e delle estati trascorse con spensieratezza al mare, ci rendiamo conto di quanto siano cresciuti e di come sia stata lunga e profonda la crisi.

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News - Economia

di Carlo Clericetti da Repubblica del 1/7/2017 - Gli economisti discutono se l’allungamento dell’età pensionabile riduca le nuove assunzioni. Ma il punto è se si sceglie come obiettivo la piena occupazione o si accetta un’organizzazione sociale che sconta che ci siano disoccupati. “E’ una società stolta e miope quella che costringe gli anziani a lavorare troppo a lungo e obbliga una intera generazione di giovani a non lavorare quando dovrebbero farlo per loro e per tutti”. Le parole del Papa hanno rilanciato un dibattito che impegna da tempo economisti, politici e sindacalisti. Gli anziani tolgono il lavoro ai giovani? Le due posizioni contrapposte, di chi ne è convinto e di chi lo nega, hanno ancora i loro militanti, specie tra gli economisti con indefettibili convinzioni ideologiche (come il direttore dell’Istituto Bruno Leoni, Alberto Mingardi), ma oggi sembrano tendere a un compromesso, come mostra nella sua ottima rassegna sull’argomento Nicola Salerno (economista che lavora all’Ufficio parlamentare di bilancio).

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News - Economia

di Alfio Mastropaolo da Sbilanciamoci.info del 5/7/2017 - Un’analisi delle recenti tornate elettorali in Italia, Francia e Regno Unito conferma il successo del voto di protesta e rivela l’affermazione di una nuova forza “politica”: il fronte degli ammutinati
I significati delle parole e dei gesti notoriamente cambiano. Nello spazio e nel tempo. Tra i gesti e le parole e i gesti che stanno attualmente cambiando di significato c’è pure il voto. Che è già cambiato altre volte. Una cosa era il suo significato iniziale, quando il suffragio era ristretto, e il voto era una testimonianza di deferenza, o d’amicizia, di un pugno di elettori nei confronti di un notabile, un’altra cosa è divenuto il voto al tempo del suffragio universale.

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News - Italia

di Roberto Romano da Sbilanciamoci.info del 27/6/2017 - Sebbene la ricerca e sviluppo sia il miglior modo per sciogliere i vincoli che costringono la crescita, negli ultimi anni gli investimenti in ricerca e innovazione in Italia sono crollati. Il Rapporto RIO della Commissione Europea. La Commissione Europea, attraverso il JRC Science for policy Report[1], ha presentato un rapporto che indaga lo stato della ricerca e dell’innovazione per Paese (RIO- Rapporto Paese 2016: Italia, – L. Nascia, M. Pianta e L. Isella -). La cornice economica, sociale e di struttura del Paese che emerge dal rapporto è quella tipica di un sistema industriale ed economico che ha rinunciato a misurarsi con le sfide che le imprese e la pubblica amministrazione dovrebbero aver già affrontato da tempo.

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News - Italia

di Vittorio Filippi da East Journal del 20/6/2017 - Sopravvivere a Sarajevo. Condizioni urbane estreme e resilienza: testimonianze di cittadini nella Sarajevo assediata (1992-1996). Una guida alla Sarajevo che ce l’ha fatta. Una guida paradossale ed amara ma anche piena di voglia di vivere. Non solo di sopravvivere, come recita il titolo, ma di vivere, possibilmente. Nel senso pieno del verbo. Nonostante un assedio di 1.395 giorni costato 11 mila morti. Un assedio che non aveva la comprensibile “logica” politica e bellica dei tanti assedi che i manuali di storia raccontano.

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News - Europa

di Matteo Zola da Easy Journal del 12/07/2017 - Ci sono parole in cui si racchiude un tesoro, forziere di orizzonti in cui si trova un’eredità inesauribile, ricchezza da spendere e dissipare, perché è la ricchezza della speranza. Questo è quanto ci hanno lasciato due uomini, tra loro diversi, che forse mai si sono conosciuti: Luca Rastello e Alexander Langer. Se ne sono andati entrambi, in modi diversi, in questi primi giorni di luglio, ed entrambi sono costante ispirazione e modello per molti di noi, e per questo vogliamo ricordarli insieme. Con la loro fragile tenacia hanno spinto lo sguardo oltre gli steccati e i muri che gli uomini e la storia hanno costruito, cercando di costruire ponti, di alleviare la pena, di descrivere e individuare una via d’uscita, un’alternativa. Le guerre balcaniche sono state il loro crocevia.

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News - Cultura

di Fausto Panunzi da LaVoce.info del 7/7/2017 - La globalizzazione genera perdenti e il welfare state non è capace di rispondere alla loro domanda di protezione. A fornire ricette semplici sono i movimenti populisti, di destra e di sinistra. L’Italia sembra terreno fertile per vederne l’affermazione. I perdenti della globalizzazione. In un suo recente saggio Dani Rodrik, economista della Harvard University, discute dei rapporti tra la globalizzazione e la nascita di movimenti politici populisti.
I primi movimenti definiti populisti risalgono agli Usa alla fine del 1800 in seguito all’introduzione del Gold Standard. Oggi Rodrik denota come tali, tra gli altri, Syriza e Podemos in Europa, Donald Trump negli Usa e più in generale i movimenti che si oppongono alla globalizzazione nelle sue varie forme, che si dicono anti-establishment e che spesso hanno un debole per i governi autoritari.

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News - Europa

di Marta Fana da MicroMega del 22/6/2017 - Affrontare il tema del lavoro irregolare presenta ampi margini di complessità legati sia alla natura del fenomeno, che per definizione si sottrae alle informazioni ufficiali, sia alle variegate modalità con cui si presenta. Stando alle definizioni ufficiali, utilizzate dall’Istat, le unità di lavoro irregolare sono quelle «relative a prestazioni lavorative svolte senza il rispetto della normativa vigente in materia lavoristica, fiscale e contributiva, quindi non osservabili direttamente presso le imprese, le istituzioni e le fonti amministrative»[1]. Dal quadro d’insieme, riportato dall’Istituto Nazionale di Statistica e aggiornato fino al 2014, emerge che il contributo al pil del lavoro irregolare ammonta a 77,2 miliardi di euro, corrispondente a circa il 5,3% del valore aggiunto totale. A questi dati corrisponde una stima di 3 milioni 667mila unità di lavoro irregolare, di cui 2 milioni 595mila relative a posizioni di lavoro subordinato e 1 milione e 72mila a lavoro indipendente (o autonomo).

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News - Economia

di Maurizio Ambrosini da LaVoce.info del 27/6/2017 - Il Senato discute tra aspre polemiche la legge sul cosiddetto ius soli, che stabilisce nuove regole per la concessione della cittadinanza. Tra l’altro, prevede un riconoscimento del ruolo della scuola quale istituzione centrale per la formazione dei cittadini. Come si definisce una nazione. Non c’è da stupirsi se sulla legge di riforma della cittadinanza, il cosiddetto ius soli (che tale non è), si siano registrate intemperanze al Senato e voltafaccia politici, come quello clamoroso dei 5 Stelle. Le urne si avvicinano e le politiche legate all’immigrazione sono diventate una materia incandescente, su cui scoppiano tumulti parlamentari che un tempo riguardavano temi come l’adesione alla Nato o la legge elettorale.

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News - Italia

di Frank Menichelli da Il CAmpo delle Idee del 28/06/2017 -  Lo schema è quello classico della spartizione delle banche in crisi in due parti: da un lato la bad bank, dove la SGA si occuperà del recupero dei crediti problematici, e dall’altro la good bank che Intesa acquisisce a condizioni estremamente favorevoli. Non solo perché fa cherry picking selezionando a suo gradimento gli attivi delle due banche venete (compresi 26 miliardi di crediti in bonis a basso rischio) ma anche perché ha dettato al Governo tutte le condizioni per la propria discesa in campo. Si sa: business is business, e così Intesa ha ottenuto dallo Stato 4,785 miliardi di euro pronta cassa più altri 12 miliardi di garanzie pubbliche.

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