Apertamente

di Franco Berlci - Com’era prevedibile, una volta passata la nuova occasione di visibilità mediatica offerta dall’approvazione da parte del Parlamento della norma statutaria che attribuisce al Consiglio regionale la possibilità di istituire la “città metropolitana”, l’intensità della discussione è scemata fino a scomparire. E’ lecito attendersi peraltro una nuova impennata nel momento in cui a qualche politico verrà in mente di utilizzare il tema per avere, per una settimana o per un mese, l’attenzione dei quotidiani. Non riesco ad apprezzare questo approccio, forse perché provengo da una lunga esperienza sindacale e sono abituato a ragionare su fatti concreti, su percorsi realizzabili, su obiettivi raggiungibili.

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News - Italia

di Massimiliano Nuccio e Davide Ponzini da LaVoce.info del 18/8/2016 - Va per la maggiore l’assunto secondo cui qualsiasi politica culturale genera crescita economica. Ma molti dei progetti proposti dai distretti culturali italiani sono falliti, per scarsa innovazione, localizzazioni e gestioni discutibili. Rimettere in discussione quanto fatto finora per migliorare. Il valore economico della cultura. In una visita al sito archeologico di Pompei, il Presidente della Repubblica Mattarella ha dichiarato: “Gli investimenti che si fanno nella cultura non sono solo un dovere di qualità della vita sociale ma provocano ricaduta di crescita economica”.

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News - Cultura

di Mario Faraone - Ignorant and prejudiced people talk of Italian affairs as if that nation were subject to some tyranny
which it would willingly throw off. With that rather morbid commiseration for fanatical minorities
which is the rule with certain imperfectly informed sections of British public opinion, this country long
shut its eyes to the magnificent work that the Fascist régime was doing. I have several times heard
Mussolini himself express his gratitude to the Daily Mail as having been the first British newspaper to
put his aims fairly before the world2.
Fascism is culturally and intellectually a species of dementia praecox – a refusal any longer to carry
the burden of being human, and a slipping back, happy sometimes but always disgusting, into the
primeval slime. The writer, poet or artist who says the whole thing is no concern of his is either a
knave or a fool, or more probably both3.
1 Konstantinos Kavafis, “Aspettando i Barbari” (1898-1904), in Poesie, trad. di Filippo Maria Pontani, Mondadori,
Milano 1961. Konstantinos Petrou Kavafis (1863-1933), poeta e giornalista greco, nato ad Alessandria d’Egitto.
Patrocinatore della rinascita della cultura e letteratura greca sia in patria che all’estero, Kavafis scrive 154 poesie
complete, mentre diverse altre decine rimangono incompiute. In vita non vuole pubblicare alcuna antologia, preferendo
come forme per veicolare i suoi scritti quotidiani, riviste e la distribuzione individuale a chi sia interessato. “Arrivano i
Barbari” è probabilmente la sua opera più conosciuta, ed è considerata sia un’allegoria della resa della civiltà alla
violenza della forza bruta, sia una denuncia della psicosi di dovere per forza avere un nemico come scusa per
giustificare la restrizione della liberta. Nemico che, temuto e atteso con speranza, alla fine della poesia non arriva: “E
ora, che sarà di noi senza Barbari? / Loro erano una soluzione”.
2 Mr. Ward Price, affermazione comparsa sul Daily Mail nel 1932 e citata in George Orwell, “Who are the War
Criminals?” Tribune, October 22 1943, pp. 293-4; pp. 292-7 in Peter Davison (a cura di), The Complete Works of
George Orwell. Vol XV: Two Wasted Years, 1943; London, Secker & Warburg, 1986-87. George Ward Price,
giornalista britannico, inviato del Daily Mail a Berlino, è un personaggio molto controverso e ferocemente discusso
negli anni Trenta. Amico intimo di Oswald Mosley, capo del British Union of Fascists (BUF), ha rapporti amicali e
solidali con Joseph Goebbels e Adolf Hitler, e incontra diverse volte anche Benito Mussolini. Per tutto il decennio tiene
un profilo pro-fascismo e pro-nazismo, salvo cercare di “smarcarsi” (senza riuscirci) negli scritti post-conflitto
mondiale. Il suo testo più importante è, probabilmente, I Know These Dictators (1937), panegirico monocorde intriso di
elogi e complimenti a Hitler e alla sua condotta politica.
3 Victor Gollancz citato in Valentine Cunningham (a cura di), Spanish Front: Writers on the Civil War, Oxford, O.U.P.,
1986, p. 53. L’affermazione è la risposta data al questionario di Left Review, fatto circolare da Nancy Cunard tra gli
intellettuali inglesi nel giugno del 1937. Sir Victor Gollancz (1893-1967), umanista ed editore britannico, uno degli
2
In queste due affermazioni, appropriatamente appartenenti all’inizio e alla fine degli anni
Trenta, è racchiusa una vera e propria summa del dibattito creatosi nei circoli letterari, intellettuali e
politici a proposito della natura del concetto di “fascismo”, concetto sostanzialmente alieno alla
cultura inglese ma che, come Oswald Mosley, fondatore del British Union of Fascists (BUF),
ipotizza nei suoi scritti e come vedremo in questa trattazione, alieno del tutto non risulta essere.
Infatti, la classe borghese, il ceto industriale e imprenditoriale e una buona parte dell’aristocrazia
del periodo condividono con il fascismo italiano prima e con il nazismo tedesco poi più di
un’istanza e di un fine, e anche nell’analisi dei metodi impiegati per perseguire i propri scopi è
possibile rilevare analogie e somiglianze. Se, come pare certo, il movimento fascista non è in linea
con gli ideali atavici di libertà e democrazia del popolo inglese e se, come è stato dimostrato, il BUF
non ha mai costituito altro che un fenomeno pittoresco e marginale nella vita politica inglese del
decennio4, tuttavia diversi dei suoi elementi fondanti godono a lungo di un certo favore e
affascinano intellettuali e politici inglesi.
Quando nel 1943 “Cassius” pubblica The Trial of Mussolini5, testo curioso nella forma ma
dirompente nell’analisi e soprattutto nelle conclusioni, l’autore non fa altro che procedere a una
rilettura sistematica di molte affermazioni positive sul fascismo espresse nel corso degli anni Trenta
da rappresentanti dell’establishment, dell’industria e della aristocrazia britannica. Lo stratagemma
narrativo è curioso e al tempo stesso di notevole sagacia: un processo immaginario, che infatti nel
sottotitolo si dice dovrà essere celebrato nel 1944 o 1945, porta Mussolini sul banco degli imputati e
come testi a discarico vengono chiamati appunto personalità eminenti della politica e dell’economia
inglese che, con le loro affermazioni degli anni Venti e Trenta, apprezzavano il comportamento
politico del Duce e di fatto “sdoganavano” il fascismo agli occhi della classe moderata inglese. Tra
le altre, celebre è la pubblica approvazione di Sir Winston Churchill a Mussolini:
If I had been an Italian I am sure I should have been whole-heartedly with you in your triumphant
struggle against the bestial appetites and passions of Leninism... (Italy) has provided the necessary
antidote to the Russian poison. Hereafter no great nation will be unprovided with an ultimate means of
protection against the cancerous growth of Bolshevism6.
Chi sono i barbari? E come vengono percepiti e visti dalla civiltà che essi si apprestano a
distruggere? E questa civiltà ha una visione statica e rigida del suo nemico oppure l’ottica cambia
nel tempo e a un moderato entusiasmo iniziale piano piano si sostituisce la percezione dell’angoscia
per la venuta dei barbari; la devastante e umiliante intuizione di aver frainteso la loro natura; l’ansia
della trappola nella quale lentamente si sta cadendo e dalla quale è sempre più difficile uscire? E,
infine, la civiltà aggredita e devastata dai barbari, non ha forse una qualche responsabilità
nell’evento? L’azione dei barbari non è forse resa possibile da un decadimento dei valori e da una
conduzione miope della politica e dell’economia interna ed estera?
intellettuali di sinistra di maggior spicco, responsabile dell’importante iniziativa del Left Book Club, che permette alla
piccola borghesia ma soprattutto ai lavoratori e al proletariato di potere acquistare (e quindi leggere) mensilmente con
una modica spesa testi di politica, economia, storia e letteratura tra i più attuali e scientificamente validi degli anni
Trenta.
4 Per un approfondimento sul ruolo politico del movimento fascista nelle lettere e nella società inglese, argomento che
solo tangenzialmente riguarda questa trattazione, i testi scientificamente più validi sono quelli di Colin Cross, The
Fascists in Britain, London, Barrie & Rockliff, 1961; Jim Fyrth (a cura di), Britain, Fascism and the Popular Front,
London, Lawrence and Wishart, 1985; e Alastair Hamilton, The Appeal of Fascism: A Study of Intellectuals and
Fascism, 1919-1945, London, Blond, 1971.
5 “Cassius”. The Trial of Mussolini, London, Victor Gollancz, 1943. Il testo è stato anche pubblicato in Italia, con il
titolo Un Inglese difende Mussolini¸ per i tipi delle edizioni Riunite nel 1946. “Cassius” è lo pseudonimo di Michael
Mackintosh Foot (1913-2010), letterato e politico britannico, uno dei futuri leader del Partito Laburista. Il testo è
recensito da George Orwell nel suo “Who are the War Criminals?”, cit.
6 George Orwell, “Who are the War Criminals?”, cit., p. 293.
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2
L’obbiettivo della presente trattazione7 è di analizzare alcune rappresentazioni del fascismo
e del nazismo nella letteratura e nella saggistica britannica nel ventennio che intercorre tra i due
conflitti mondiali; e seguire l’evoluzione del fenomeno e della progressiva presa di consapevolezza
del significato del fascismo e del nazismo da parte del pubblico di lettori e intellettuali inglesi. Il
fenomeno è piuttosto articolato e presenta tipologie di rappresentazione ben distinte, vincolate
molto spesso alla contingenza storica e sociale. Infatti, in un primo momento, tra gli anni Venti e
l’inizio degli anni Trenta, personalità come Evelyn Waugh, Wyndham Lewis, Roy Campbell, G.B.
Shaw, Philip Gibbs, G.K. Chesterton ed Ezra Pound, spesso culturalmente diverse seppure
socialmente omogenee, esprimono nei loro scritti posizioni talvolta non lontane da quelle canoniche
dell’ideologia fascista, salvo poi ritrattare o rimeditare quelle stesse posizioni verso la fine degli
anni Trenta, quando la natura imperialista, guerrafondaia e aggressiva del fascismo è ormai palese e
annulla del tutto i lati positivi, seppure ve ne erano stati, posti in luce da questi e altri intellettuali
borghesi conservatori. E in un secondo momento, che inizia verso la fine degli anni Venti e dura per
l’intero decennio precedente al conflitto, scrittori e letterati politicamente impegnati, aderenti o
meno al Popular Front che cerca di opporsi fermamente all’effetto dirompente e bellicoso dei
totalitarismi di Italia e Germania, analizzano in modo più sistematico l’ideologia fascista e ne
offrono rappresentazioni nei loro saggi, nei loro diari e nei loro componimenti narrativi e poetici. Si
tratta anche in questo caso di un gruppo eterogeneo di intellettuali marxisti, liberali o comunque
politicamente impegnati a sinistra, gruppo che annovera personaggi del calibro di John Strachey,
Leonard Woolf, Victor Gollancz, W.H. Auden, George Orwell, Stephen Spender, Edward Upward e
Christopher Isherwood.
Pur non potendo strutturare la presente trattazione in modo rigorosamente cronologico per
non perdere una visione prospettica d’insieme del problema privilegiando invece singole
elaborazioni letterarie dello stesso, è tuttavia utile individuare due momenti ben distinti del rapporto
della cultura inglese con il fascismo prima e il nazismo poi: due letture quasi antitetiche eppure
complementari che permettono di analizzare quali elementi del fascismo facciano presa su
intellettuali e lettori anglosassoni, per poi essere rivalutati alla luce degli accadimenti successivi. La
prima lettura, molto distratta, spesso superficiale e decisamente naïve, contraddistingue gli interi
anni Venti e genera una sorta di fiducia diffusa nel fascismo italiano, fiducia che si concretizza nella
nascita del BUF di Oswald Mosley, nel 1932. La seconda lettura, analiticamente critica, via via
sempre più disincantata e frutto spesso di conoscenze di prima mano da parte di molti giovani
intellettuali britannici che si recano in Germania e in Spagna, contraddistingue invece la quasi
totalità degli anni Trenta e l’intero secondo conflitto mondiale.
Spartiacque tra questi due momenti successivi può essere considerato l’anno 1933,
importante certamente per gli eventi accaduti in Germania8, ma anche per la comparsa di una serie
7 Un mio saggio embrionale su questo argomento, decisamente molto più contenuto e conciso sia per ampiezza di
trattazione che per profondità di analisi, è comparso nel passato. Si veda Mario Faraone, “‘Barbarians at the Gate’:
immagini del fascismo nella narrativa e nella saggistica inglese degli anni Trenta”, Igitur, V (Nuova Serie; Roma;
ISSN: 1120-9658), gennaio-dicembre 2004, pp. 43-62.
8 Una vera e propria escalation di fatti violenti e liberticidi. Il 29 gennaio il presidente della Repubblica di Weimar Paul
von Hindenburg nomina Adolf Hitler cancelliere tedesco, e il 30 gennaio Hitler forma il suo governo; il 4 febbraio
Hindenburg emana un decreto che limita la libertà di stampa; nella notte tra il 27 e il 28 febbraio brucia il Reichstag a
Berlino, probabilmente su iniziativa delle SS, ma ne viene accusato il minorato mentale socialista Marinus van der
Lubbe, che viene trovato nell’edificio mentre accende piccoli incendi. Incriminato, viene ritenuto colpevole, e si
scatenano rappresaglie e arresti come conseguenza; il 28 febbraio, solo un giorno dopo l’incendio, il governo passa la
Reichstagsbrandverordnung, legge speciale in materia di sicurezza pubblica, che sospende di fatto gran parte dei diritti
civili garantiti dalla costituzione del 1919 della Repubblica di Weimar; il 3 marzo viene arrestato Ernst Thälmann,
segretario generale del Partito Comunista di Germania (KPD); il 24 marzo il parlamento vota ad ampia maggioranza
4
di scritti saggistici che arricchiscono analiticamente la progressiva creazione dell’immagine del
nazi-fascismo nella cultura inglese. Tra questi testi ci sono The Coming Struggle for Power di John
Strachey e di The Intelligent Man’s Way to Prevent War, collettanea di studi multidisciplinari a cura
di Leonard Woolf, testi su cui avremo modo di tornare. Ma l’evento che sconvolge il dibattito sul
fascismo e sul nazismo è costituito dalla comparsa in Inghilterra di The Brown Book of the Hitler
Terror9, un’antologia di scritti sui crimini perpetrati in Germania dal nazionalsocialismo. Il testo ha
una diffusione incredibile, tradotto in 23 lingue e distribuito, in tutta Europa, in 600.000 copie.
L’assenza di un autore specifico e la dichiarazione che “it had been prepared by the World
Committee for the Victims of German Fascism”, insieme a una introduzione di Lord Marley10,
chairman del comitato, contribuiscono al tono di reportage e al suo successo: è in pratica il primo
resoconto ufficiale che mostra agli inglesi (e al resto d’Europa) il vero volto del nazismo, il suo
comportamento nei confronti degli oppositori comunisti e degli ebrei, e svolge un ruolo di primaria
importanza nel creare un’attenzione maggiore nell’opinione pubblica inglese.
Elementi costitutivi dell’ideologia politica ed economica del fascismo prima e del nazismo
poi, sono riscontrabili in entrambe queste fasi, e spesso si tratta degli stessi elementi
successivamente rimeditati e rielaborati. Ma un altro elemento opera un distinguo importante:
mentre nella prima fase, eccezion fatta per qualche sporadica voce fuori dal coro di generali
approvazioni, l’opposizione della pubblicistica inglese al fascismo di Mussolini è quasi nulla, nel
secondo periodo emerge soprattutto la constatazione e la denuncia delle barbarie del nazifascismo
in tutta Europa. Di conseguenza, le raffigurazioni di un presupposto tipo fascista sono talvolta simili
ma mentre negli anni venti viene messa in luce soprattutto la qualità rivoluzionaria e affascinante
del movimento e dei suoi leader, nei successivi anni Trenta si pone in risalto la qualità grottesca e
talvolta caricaturale di certe tipologie ormai ben note attraverso la stampa quotidiana. E mentre
nella prima fase sono principalmente il resoconto di viaggio e l’articolo giornalistico a illustrare
raffigurazioni del fascismo, nel secondo e sempre di più verso lo scoppio del conflitto, accanto ai
saggi sono i racconti, i romanzi e altre forme artistiche a mostrare con tecniche eterogenee i tratti
caratteristici della natura del fascismo.
È soprattutto la personalità eclettica ed estroversa di Benito Mussolini ad affascinare il
pubblico di lettori inglesi, generalmente digiuno di conoscenze di politica internazionale. In una
situazione politica statica come quella inglese subito dopo la fine del primo conflitto mondiale, e in
una situazione economica internazionale progressivamente difficile, culminata con la ben nota crisi
del 1929, non è incomprensibile che l’Italia di Mussolini, in grado di esportare un’immagine di
organizzazione e stabilità interna e di sostanziale armonia economica, potesse costituire
un’attrattiva affascinante per il lettore anglosassone. Questa “immagine positiva” accompagna
spesso gli scrittori borghesi (considerati “reazionari” dai giovani intellettuali di sinistra), molti dei
quali soggiornano a lungo in Italia, attratti dal clima e spesso proprio da quella stabilità politicoeconomica
a cui si accennava.
Del resto, “l’innamoramento” del borghese inglese, benestante e di media cultura, nei
confronti del Duce del fascismo è un fenomeno molto diffuso, anche perché l’Inghilterra vive la
preoccupazione di una possibile rivoluzione bolscevica, che possa sfociare nel sangue come quella
l’Ermächtigungsgesetz, una legge che conferisce i pieni poteri a Hitler; il 10 maggio a Berlino i nazisti, in Piazza
dell’Opera (Opernplatz), danno luogo al Bücherverbrennung, un rogo di libri in cui finiscono bruciati 20.000 volumi di
autori messi all’indice; il 14 ottobre il governo nazionalsocialista annuncia il ritiro della Germania dalla Società delle
Nazioni.
9 Il titolo completo è The Brown Book of the Hitler Terror and the Reickstag Fire e, sebbene l’antologia viene
pubblicata anonima, l’autore pare sia il comunista tedesco Wilhelm "Willi" Münzenberg (1889-1940). Il testo è
pubblicato nel 1933 da Victor Gollancz.
10 Dudley Leigh Aman, primo barone Marley (1884-1952), militare britannico pluridecorato durante la Grande Guerra,
e politico laburista.
5
russa del 1917. Ecco il significato di affermazioni come questa di Lord Rothermere del 1928, che
contribuiscono a creare l’immagine di un Mussolini baluardo della civiltà e della democrazia
occidentale e che troveranno riscontro, verso la metà degli anni Trenta, nell’immagine di un
Mussolini costruttore di ponti per il dialogo tra Francia, Inghilterra e Germania e preservatore della
pace Europea:
In his own country [Mussolini] was the antidote to a deadly poison. For the rest of Europe he has been
a tonic which has done to all incalculable good. I can claim with sincere satisfaction to have been the
first man in a position of public influence to put Mussolini’s splendid achievement in its right light. ...
He is the greatest figure of our age11.
Non bisogna inoltre dimenticare che, per tutta la durata degli anni Venti, la conoscenza che
il cittadino inglese medio ha della politica internazionale e della situazione italiana è davvero molto
limitata e che soprattutto la gioventù anglosassone vive eventi come la rivoluzione russa, l’ascesa
del fascismo e del nazismo e la grande depressione economica come lontani e spesso
incomprensibili. È quello che ad esempio ci dice Christopher Isherwood12 a proposito del periodo
dei suoi studi universitari a Cambridge, tra il 1923 e il 1925:
[…] this was the winter of Hitler’s Munich Putsch, of Mussolini’s final campaign against the
democrats, of the first English Labour Government, of Lenin’s Death. Hitler’s name was, I suppose,
then hardly known to a dozen people in all Cambridge. Mussolini was enjoying a certain popularity:
rugger and rowing men, at this epoch, frequently named their terriers “Musso”13.
11 Lord Rothermere, affermazione comparsa nel Daily Mail del 1928 e citata in George Orwell, “Who are the War
Criminals?”, cit., p. 294. Harold Sidney Harmsworth, primo visconte Rothermere (1868-1940), rampante affarista di
notevole successo, tycoon della carta stampata negli anni venti e trenta, possiede di fatto il Daily Mail, il Daily Mirror e
l’Evening News, giornali di grande tiratura, sempre schierati con l’establishment e con il pensiero conservatore.
All’inizio degli anni Trenta, la posizione di Lord Rothermere si sposta ancora più a destra, divenendo un aperto
sostenitore delle idee del fascismo italiano. Nel 1931 appoggia l’avventura politica di Oswald Mosley dalla creazione
del New Party alla successiva costituzione del British Union of Fascsists, e spesso scrive elogi del capo del fascismo
inglese, celebrando “[his] sound, commonsense, Conservative doctrine” nel celebre pezzo “Hurrah for the Blackshirts”,
Daily Mail, 15th January, 1934, articolo apologetico delle azioni delle camicie nere inglesi, che suscita un vespaio di
polemiche. La concezione che Lord Rothermere ha del fascismo è, ovviamente, in linea con quella espressa da Oswald
Mosley in The Greater Britain (1932; seconda edizione 1934): una forza autoritaria, necessaria per salvaguardare il
paese dal caos e dall’anarchia a qualunque costo. Cfr. Harold Sidney Harmsworth Lord Rothermere, “Hurrah for the
Blackshirts”, cit.: “[… Italy and Germany are] beyond all doubt the best-governed nations in Europe today […] We
must keep up with the spirit of the age. That spirit is one of national discipline and organisation. [...] Britain’s survival
as a great power will depend on the existence of a Great Party of the Right with the same directness of purpose and
energy of method as Hitler and Mussolini have displayed”.
12 Christopher William Bradshaw Isherwood (1904-1986), romanziere, saggista e narratore di viaggi britannico di
nascita e poi naturalizzato Americano. Vive a Berlino dal 1929 al 1933 ed è testimone diretto dell’ascesa di Hitler al
potere, esperienza autobiografica poi romanzata nei suoi Mr. Norris Changes Trains (1935) e Goodbye to Berlin (1939),
considerati due tra le opere maggiori degli anni Trenta. Amico per tutta la vita dell’intellettuale marxista e narratore
britannico Edward Upward, e dei poeti W.H. Auden e Stephen Spender, nel 1938 è inviato in Cina insieme a Auden in
qualità di reporter, per vivere e raccontare la guerra sino-giapponese. Sempre con Auden nel 1939 emigra
definitivamente negli Stati Uniti e, dopo un primo deludente periodo trascorso a New York, abbandona l’agone politico
e si stabilisce in California, a Santa Monica, convertendosi alla filofia e religione orientale del Vedanta e lavorando
come sceneggiatore per Hollywood. Figura di estremo interesse nel panorama della arti e lettere britanniche degli Anni
Trenta, può essere considerato uno dei narratori più innovativi dell’intero Novecento. Per approfondire, si vedano i miei
Un uomo solo: Autobiografia e romanzo nell’opera di Christopher Isherwood, Roma, Bulzoni, 1998 (ISBN: 88-8319-
214-1); e Il morso del cobra: Percorsi autobiografici e rinascita spirituale in Christopher Isherwood, Roma, Sapienza
Universitaria Editrice, 2012 (ISBN: 978-88-95814-86-5).
13 Christopher Isherwood, Lions and Shadows (1938), New York, Pegasus, 1969, p. 73. Il testo di Isherwood è
pubblicato nel 1938, in epoca addirittura successiva alla sua esperienza tedesca del 1929-1933 (della quale parlerà solo
nel 1977 in Christopher and His Kind). Tuttavia, l’argomento di Lions and Shadows riguarda proprio il periodo dal
1920 al 1929, ed è per questo pertinente all’argomento di questa trattazione.
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Immagini di Mussolini a torso nudo su cavalli, motociclette e sugli sci, sono molto frequenti
nei periodici inglesi e contribuiscono a creare l’immagine vincente dell’uomo saldo e affidabile.
Anche quei letterati che nei loro scritti offrono una qualche immagine del fascismo italiano o
riflessione a proposito del suo significato politico, come è il caso Ezra Pound, in generale
rimangono colpiti dall’apparenza più che dalla sostanza. Data la lunga infatuazione per la politica e
negli ideali del fascismo, Pound può essere considerato un caso particolare. Tuttavia anche alcune
sue dichiarazioni, spesso estemporanee o dettate da passioni subitanee, mostrano chiari limiti
argomentativi: “I personally think extremely well of Mussolini. If one compares him to American
Presidents (the last three) or British premiers, etc., in fact one can NOT without insulting him. If the
intelligentsia don’t think well of him, it is because they know nothing about the “state,” and
government, and have no particularly large sense of values”14. Il machismo e l’esibizionismo di
certe apparizioni pubbliche di Mussolini affascinano Pound a tal punto che il poeta è sempre
propenso ad esaltare il coraggio del duce e giunge a paragonarlo a un altro grande esempio di
mascolinità esasperata, il connazionale Earnest Hemingway: “As a PERSON M[ussolini] is more
alive than anyone […] Hem[ingway] may shoot lions; but he don’t play with ‘em, in the domestic
cage. I like my photo of M[ussolini] with a live one, better than Hem[ingway]’s with a dead one.
[…] Put it in this way: AS A MIND, who the hell else is there left for me to take an interest IN??”15.
Stephen Spender, intellettuale di sinistra, poeta, narratore e saggista facente capo alla
cosiddetta “Auden Generation”, commenta sarcasticamente questi scrittori della generazione
precedente, che condividono appunto una fascinazione nei confronti di Mussolini spesso basata su
elementi effimeri e contingenti:
The attitude of many writers, even of very highbrow writers, is fascist in a more or less disguised form.
Mr. Pound and Mr. Satcheverell Sitwell unite to defend fascism in Italy, for obscure reasons, but
apparently because Mr. Sitwell finds that Mussolini is good at preserving ancient monuments, and
because Mr. Pound sees him as a glorified Major Douglas. […] Indeed it is difficult to label any writer
as definitely fascist; it is only that in many quarters one sees growing up an admiration for the fait
accompli in Germany and Italy, and a willingness to surrender liberty to efficiency16.
14 Letter to Harriet Monroe, Rapallo, 30 November 1926, in D.D. Paige (a cura di), The Letters of Ezra Pound, 1907-
1941, New York, Hatcourt, 1950, p. 205. Le maiuscole sono di Pound. Aldilà dell’inconfutabile valore poetico di Pound
e della consistenza delle sue riflessioni politiche sul fascismo italiano, resta tuttavia da ammettere una certa
superficialità, talvolta immatura, nella sua infatuazione epidermica per il personaggio di Mussolini. Pound giunge a
farsi fabbricare della carta da lettere con la data del calendario fascista, secondo il quale data la propria corrispondenza.
E le frequenti lettere (molto spesso in italiano) che invia al duce per ottenere incontri ed esporgli varie e stravaganti
teorie economiche, spesso mettono in imbarazzo la segreteria di Mussolini a causa della calligrafia che giunge a essere
illeggibile.
15 Letter to Arnold Gingrich 28 August 1934, in Humphrey Carpenter, A Serious Character: The Life of Ezra Pound,
London, faber & faber, 1988, p. 492. Le maiuscole sono di Pound. Anche il celebre Jefferson and/or Mussolini (1933),
scritto appositamente per delineare una qualche somiglianza tra le politiche ed economie dello statista americano e del
duce italiano, ha un valore relativo e subisce pesantemente il fascino che Mussolini esercita sul poeta americano,
mostrando inoltre una certa visuale ristretta sulla condotta del fascismo. Cfr. Humphrey Carpenter, op. cit., pp. 499-500:
Of Mussolini’s specific actions and policies we learn almost nothing from the book. It appears (yet again) that he
has drained marshes; he has ‘persuaded the Italians to grow better wheat, and to produce Italian colonial
bananas’; but few other facts are supplied. Ezra denies that the Fascist censorship of the press amounts to more
than the gentle reprimanding of editors who disagree with the Government, and says he prefers to the selfcensoring
attitude of the English press, which simply dares not publish reports on the true state of the nation: “A
great deal of yawp about free Press proves on examination to be a mere howl for irresponsibility.” As for
personal liberty, the ‘freedom’ valued by present-day liberals is merely a shunning of responsibility, and “NOT
the ideal liberty of the eighteenth-century preachers.” Certainly one should demand justice, “but Mussolini has
been presumably right in putting the first emphasis on having a government strong enough to get the said
justice”.
16 Stephen Spender, “Politics and Literature in 1933”, The Bookman, 85, 507, December 1933, p. 147. Sir Sacheverell
Reresby Sitwell, sesto baronetto (1897-1988), poeta, viaggiatore e scrittore britannico, noto come critico musicale e
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La libertà individuale sacrificata sull’altare dell’efficienza, come vedremo, è un tema
ricorrente nella critica che gli intellettuali di sinistra muovono al fascismo nel corso degli anni
Trenta. Eppure, fino ad almeno il 1932-1933 non sono pochi gli uomini di lettere, i viaggiatori, i
giornalisti che in qualche misura subiscono il fascino dell’Italia capace di preservare le tradizioni e
la cultura contadina, facendo al contempo sposare il tutto con una sostanziale capacità innovativa,
con un industrialismo in grado di alzare il tenore di vita dei suoi abitanti e di far superare al paese la
crisi della congiuntura economica. In generale si tratta di illusioni generatesi in seguito a una lettura
miope e incompleta del tessuto sociale italiano e comunque destinate a sparire molto presto.
Tuttavia, non sono segni da considerare in modo superficiale perché rappresentano tanto una sorta
di ingresso di servizio attraverso il quale il fascismo comunque riesce a fare capolino nella società
inglese, quanto un elemento formidabile di distinguo che fa sì che fin dentro alla seconda metà del
decennio il fascismo venga visto come qualcosa di diverso, meno violento e meno totalitario,
rispetto al nazismo.
Questo è il caso di Philip Gibbs, cronista e viaggiatore inglese che tra gli anni Venti e gli
anni Trenta si reca spesso in Europa, visitando in pratica tutti i paesi che sono alla ribalta della
scena politica internazionale, intervistando personalità eminenti e individui del popolino, cercando
continuamente di fornire un’immagine quanto più approfondita dello specchio della situazione.
Gibbs è un intellettuale raffinato, una penna fine che interpreta con acume e con preoccupazione la
situazione, soprattutto nel suo celebre European Journey (1934), in un periodo in cui almeno in
Germania non sembrano esserci più dubbi sulla vera natura del nazismo. Eppure anche lui è
soggetto a una prima visione edulcorata e fortemente entusiasta della politica di Mussolini, visione
che gli viene da una serie di visite precedenti, nel corso delle quali aveva potuto osservare una
situazione in parte rassicurante secondo l’ottica borghese conservatrice, anche a costo della perdita
di alcune importanti libertà della cultura democratica:
Mussolini, pensavo, ha le grandi qualità del genio. Per quanto si possa criticare il suo concetto di
governo, il suo disprezzo per ogni libertà, compresa quella di parola, non si può negare che egli abbia
dato all’Italia un nuovo senso di potere, un rinnovato ardore.
Qualsiasi giudizio si possa esprimere sulle brutalità del primo periodo fascista, con le persecuzioni di
uomini dalla mente aperta e liberale, con l’invio degli intellettuali al domicilio coatto nelle isole,
bisogna pur riconoscere che oggi l’Italia ha un tenore di vita migliore che non nei giorni della sporcizia
e dello squallore prima dell’avvento del Fascismo, e che il popolo ha ora il senso del rispetto di sé e
dell’orgoglio nazionale17.
L’elemento economico e un miglioramento sostanziale del tenore di vita, seppure di facciata, sono
aspetti che accomunano il giudizio di Gibbs a quello di molti altri uomini di lettere appartenenti alla
borghesia medio-alta. Gibbs sviluppa la sua opinione su Mussolini durante una precedente visita in
Italia, in occasione di un anno santo, visita nel corso della quale soggiorna a lungo a Roma e ha
l’occasione di intervistare diverse personalità, nonché un celebre cardinale, del quale tuttavia non
d’arte di spessore. I suoi testi su Mozart, Liszt, e Domenico Scarlatti sono tuttora ritenuti di grande importanza. Fratello
di Edith Sitwell e di Osbert Sitwell, una famiglia aristocratica associata in molti modi all’Italia, alle sue arti e alla sua
politica durante il ventennio fascista.
17 Philip Gibbs, European Journey. Being the Narrative of a Journey in France, Switzerand, Italy, Austria, Hungary,
Germany and the Saar in the Spring and Summer of 1934 with an authentic record of the ideas, hopes and fears moving
in the minds of common folk and expressed in wayside conversations (1934); Viaggio nell’Europa del 1934; traduzione
di Nora Gigli Storai; Padova: Franco Muzzio, 1994, pp. 178-9.
8
rivela il nome. Anche l’opinione del cardinale, che Gibbs puntualmente riporta, non diverge da
quella di una sostanziale approvazione di Mussolini sia come uomo che come statista:
Ha una grande forza di volontà e capacità mentali eccezionali […]. La sua parola è legge. Il popolo gli
obbedisce e crede in lui. Fortunatamente Mussolini lavora per la pace in Europa; non gli piace l’idea di
una nuova guerra. E questo, dopo tutto, è qualcosa! Ha fatto grandi cose per l’Italia, in molti campi.
Ma che cosa accadrà il giorno in cui morirà? Nessuno può dirlo!18
L’insostituibilità del leader, al quale guarda la gioventù italiana come un bisogno primario
secondo un’altra affermazione del cardinale citato da Gibbs, è uno degli elementi costitutivi
dell’“Uomo Forte” secondo quanto professato da Oswald Mosley nel suo manifesto programmatico
sulla necessità di un movimento fascista in Inghilterra. E l’immagine del duce del fascismo come
baluardo per la salvaguardia della pace in Europa è un altro degli elementi di fascinazione nei
confronti del borghese britannico. Gran parte dell’aristocrazia e della borghesia ha questa
convinzione e non si tratta di qualcosa di stravagante e di singolare perché molti letterati borghesi
moderati, per nulla impegnati politicamente, rimangono di questa idea per gran parte degli anni
Trenta. È il caso di A.A. Milne19 il quale, in Peace with Honour (1934), studio sull’opportunità di
perseguire la pace a tutti i costi, infatti afferma: “Ten years ago it was generally felt that Italy was
the chief menace to the peace of Europe. Few people think so now. Indeed it would be fair to say
that Mussolini is commonly regarded as one of the safeguards of peace. Yet he feels it necessary,
for domestic reasons, to extol the glories of war […] . So, if a German Nazi also talks like a boy’s
adventure story, we need not despair. It is often said that Germany prepares for war while paying
lip-service to peace. The truth may be that she prepares for peace while paying lip-service to war”20.
Grazie al colloquio con un altro italiano, un giovane funzionario del ministero degli affari
esteri che incontra a Palazzo Chigi sempre in occasione di questa prima visita poi raccontata nel
testo del 1934, Gibbs rileva la notorietà che Mussolini rapidamente sembra raggiungere nell’ambito
diplomatico. Rimproverato di essere stato poco benevolo verso il fascismo italiano in articoli
giornalistici precedenti, Gibbs ammette di aver avuto torto e di guardare al fascismo ora con occhi
diversi, più attenti:
Ed infatti sono ora meglio disposto verso il Fascismo e il Signor Mussolini per le ragioni che ho già
esposto. La gente ha migliori condizioni di vita. I bambini sono più puliti e più sani. I quartieri
fatiscenti di molte città sono stati demoliti. I contadini cantano, mentre lavorano, anche se vivono sotto
una dittatura. C’è felicità in Italia, nonostante la depressione economica, sebbene non se ne veda tra gli
uomini di affari e gli industriali. E se, come abbiamo visto, Mussolini è un costruttore di ponti per
l’avvento della pace, bisogna augurargli ogni bene. Ha grandi qualità di coraggio e gentilezza. Vuole
elevare il livello di vita della sua gente. Come Robin Hood, deruba i ricchi per donare ai poveri, il che
sta a dimostrare la sua gentilezza d’animo – verso i poveri – sebbene ciò possa portare alla rovina della
nazione21.
18 Philip Gibbs, op. cit., p. 212.
19 Alan Alexander “A.A.” Milne (1882-1956), poeta e narratore britannico, celebre soprattutto per essere il creatore
dell’universo di Winnie Pooh e di Christopher Robin, uno dei miti dell’infanzia inglese d’inizio secolo. Partecipa a
entrambe le guerre mondiali: nella Grande guerra è inquadrato come ufficiale nel Royal Warwickshire Regiment, viene
ferito il 17 luglio 1916 nella Battaglia della Somme e trasferito al MI7B, il servizio d’intelligence militare dove
compone messaggi di propaganda; nella seconda guerra mondiale è capitano della British Home Guard ad Hartfield &
Forest Row dove, nonostante il grado, insiste per essere chiamato dai suoi uomini semplicemente “Mr. Milne”.
20 Cfr. A. A. Milne, Peace with Honour: An enquiry into the war convention, London : Methuen & Co., 1934, pp. 151-
2. Il brano è inoltre citato in D. Garman, “Good Enough for ‘Punch’? (Book Review)”, Left Review, II: 2: November
1935, p. 94.
21 Philip Gibbs, op. cit., pp. 220-1.
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Se è vero che in occasione del viaggio del 1934 il giudizio di Gibbs è sottoposto a una
profonda revisione, è tuttavia evidente una certa qualità naïve nelle affermazioni di cui sopra. La
volontà di essere rassicurati e di poter credere in un personaggio politico deciso e autoritario, spinge
spesso gli intellettuali inglesi a sovrastimare le qualità apparenti di Mussolini e a sottostimare, di
converso, quelle più nascoste ma nondimeno preoccupanti. Questa fascinazione per il carisma e
l’autorità di Mussolini (e in parte di Hitler, del quale come vedremo, vengono esaltate ben altre
caratteristiche) dura in pratica sino alla seconda metà degli anni Trenta, come ci mostra
un’affermazione di Nancy Mitford proprio a proposito delle qualità che deve avere “a good
Leader”: “[…] we British Fascists […believe] that our Leader, Sir Oswald Mosley, has the
Character, the brains, the courage and the determination to lift this country from the slough of
despond in which it has for too long weltered”22. Mitford, come diversi altri intellettuali borghesi
conservatori del suo periodo, è convinta che il metodo parlamentare sia del tutto inadeguato per
risolvere i problemi sociali ed economici dello stato e che quindi, in linea con quanto verificatosi in
Italia, sia necessario un “uomo forte” che avochi tutti i poteri e prenda su di sé tutte le
responsabilità, impedendo all’inefficienza e alla procrastinazione di farla da padrone e di
paralizzare la vita pubblica. Per lo meno è quello che la Mitford annuncia come programma politico
del futuro Leader di una Inghilterra fascista:
No wonder that [the Cabinet Ministers] dread that day when the real sun shall dawn with a heat that
will shrivel all those who are not true at heart, that day when the Leader shall stand by their dissolute
bedsides, a cup of castor oil in one hand, a goblet of hemlock in the other, and command them to
choose between ignominy and a Roman death.23.
Aldilà delle pittoresche e veementi intenzioni della Mitford, questa immagine di “deus ex machina”
venuto a sciogliere il paese dalle pastoie parlamentari è in perfetta sintonia con quanto pontificato
da Oswald Mosley nel già accennato manifesto del BUF Mosley sottolinea con ridondanza e
retorica pomposa come l’azione sia sempre meglio di cento parole:
The rigour of Fascist Government is in very exact proportion to the degree of chaos which precedes it.
[…] Whatever measures a Fascist Government employs must depend on the enthusiastic acceptance of
the people and must emanate from their demand for action. Fascism is not a creed of governmental
tyranny. But it […] is a creed of effective government in strong contradistinction to the present
decadence of the Parliamentary system. Parliament is, or should be, the mouthpiece of the will of the
people; but, as things stand at the present, its time is mainly taken up with matters of which the nation
neither knows nor cares. It is absurd that anybody is the better for interminable discussion of the host
of minor measures which the Departments and local interests bring before Parliament to the exclusion
of major issues24.
22 Nancy Mitford, “Fascism as I See It”, The Vanguard, July 1934. Nancy Freeman-Mitford (1904-1973), biografa,
giornalista e romanziera britannica. La più grande delle celebri “Mitford Sisters”, sei sorelle: Jessica, Nancy, Diana,
Unity e Pamela, alle quali si aggiunge un fratello, Thomas. Come gran parte della sua famiglia, anche Nancy vede con
ammirazione il fascismo di Mussolini. Certo, nulla in confronto alla sorella Diana la quale, sposata nel 1929 con lo
scrittore aristocratico Bryan Walter Guinness, lo lascia nel 1933 con grande scandalo per divenire l’amante (e poi nel
1936 la moglie) di Oswald Mosley, il capo del British Union of Fascists, matrimonio che si svolge a casa di Joseph
Goebbels e che vede in Adolf Hitler l’ospite d’onore. E nulla anche in confronto alla sorella Unity, che accanita
sostenitrice di nazismo e fascismo, diviene adepta del circolo stretto di amicizie di Hitler, del quale è dichiaratamente
innamorata. Sulla creazione dell’immagine di Mosley come uomo forte ispirato all’insegnamento di Mussolini,
creazione che è immediatamente contemporanea alla creazione del BUF e alle prime comparse in pubblico del suo
leader, si veda A.K. Chesterton, Oswald Mosley: Portrait of a Leader, London, Action Press, 1937.
23 Nancy Mitford, ibidem.
24 Cfr. Oswald Mosley, The Greater Britain (1932), 2nd edition, London, BUF Publications, 1934, p. 27. Il brano è citato
anche in Patrick Deane (a cura di), History in Our Hands. A Critical Anthology of Writings on Literature, Culture and
Politics from the 1930s, London, Leicester U.P., 1998, p. 32. Il decisionismo e la necessità di una politica efficace,
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E Mosley cerca anche di prevenire le preoccupazioni dell’uomo comune, affermando che questo
“uomo forte” che governerà l’Inghilterra non cadrà nella tentazione della tirannia assoluta. Le sue
parole sono un panegirico dell’autorità e di fatto non riescono nel loro intento, proprio perché sono
dirette a una classe, quella della media borghesia inglese, che non è avvezza a sentire questi discorsi
autoritari e che non ha l’autoritarismo nel sangue, come pure Mosley vorrebbe farle credere. Se in
teoria Mosley insiste su qualità fasciste che sarebbero comunque presenti nel popolo inglese, in
pratica con il suo programma finisce per negare la validità di quelle prerogative, ovvero le libertà
individuali e collettive in una salda tradizione democratica, che della cultura inglese invece
costituiscono capisaldi insopprimibili. E l’autore è costretto spesso a contraddirsi o a lasciare i
ragionamenti senza conclusione:
Constitutional freedom must be preserved, but that freedom is expressed in the people’s power,
through an elected Parliament, to choose the form and leadership of its government. Beyond this it
cannot go. In complicated affairs of this kind, somebody must be trusted, or nothing will ever be done.
The Government, once in power, must have power to legislate by order: and Parliament must have
power to dismiss the Government by vote of censure. This is the kernel of our Parliamentary
proposals. To some it may seem to imply the suppression of liberty, but we prefer to believe that it will
mean the suppression of chaos25.
Mosley sistematizza un percorso ideologico che lo ha contraddistinto per anni e che finisce
per farlo identificare con il fascismo italiano. Ma non è affatto il primo ad esprimersi in questo
senso. Negli anni Venti, una delle voci che più chiaramente si esprimono a favore della necessità di
una “fascistizzazione” della società e della politica inglese, è quella di Nesta Webster26. Figlia di
Robert Bevan27, studia al Westfield College e sposa il capitano Arthur Webster28. Nesta Webster
diviene nota per le sue teorie revisioniste in ambito storico quando, nel 1919, pubblica il
controverso The French Revolution: A Study in Democracy, testo che sostiene la sostanziale
responsabilità di una congiura ebraica nel progettare e realizzare la rivoluzione francese. Il testo,
anche se accolto con freddezza dalla cultura ufficiale e in seguito del tutto ignorato, diviene in breve
poche parole e tutti fatti, sono una delle caratteristiche che contraddistinguono la visione politica di Mosley, anche
quando è ancora capo del suo New Party. Infatti, nell’editoriale che scrive per il primo numero del periodico Action, che
come il partito è destinato ad avere brevissima durata, Mosley si lancia in un panegirico sulla necessità di ordine,
disciplina e fermezza nelle decisioni, un’immagine che anticipa di poco molti dei suoi discorsi sul fascismo in veste di
capo del BUF. Cfr. Action, I: 1: 1:
We must create a movement which aims not merely at the capture of political power; a movement which grips
and transforms every phase and aspect of national life to post-war purposes; a movement of order, of discipline,
of loyalty, but also of dynamic progress; a movement of iron decision, resolution and reality; a movement which
cuts like a sword through the knot of the past to the meaning of the modern State. If you would serve such a
movement, do it now.
25 Oswald Mosley, op. cit., pp. 30-1. Il corsivo è di Mosley.
26 Nesta Helen Webster (1876-1960), autrice molto controversa, rivitalizza un insieme di teorie cospiratorie vecchie e
nuove, tutte sostanzialmente incentrate sul circolo degli Illuminati. Secondo Webster, i membri della celebre società
segreta erano tutti occultisti, intenti a complottare un dominio comunista del mondo, nascosti dietro alla cabala
giudaica, ai massoni e all’ordine dei gesuiti. Tra gli sconvolgimenti internazionali attribuibili a questo complotto, ci
sarebbero la Rivoluzione Francese, i Moti rivoluzionari del 1848, la Grande Guerra e, naturalmente, la Rivoluzione
bolscevica del 1917. Per approfondire la conoscenza di questo curioso e stravagante personaggio, i testi migliori
sembrano essere Richard M. Gilman, Behind “World Revolution”: The Strange Career of Nesta H. Webster, Ann
Arbor, Insights Books, 1982; e Martha F. Lee, “Nesta Webster: The Voice of Conspiracy”, Journal of Women’s
History, XVII, 3, Fall, 2005.
27 Robert Cooper Lee Bevan (1809-1890), latifondista, uomo d’affari di notevole successo e banchiere, “senior partner”
della Barclay’s bank. Nesta è l’ultima dei sedici figli avuti dai suoi due matrimoni.
28 Arthur Templer Webster (1865-1942), capitano dell’esercito, ispettore distrettuale della polizia di Fatehgarh, India, e
poi sovrintendente della polizia inglese in India
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tempo così influente da colpire anche un personaggio come Winston Churchill. Nel corso del
ventennio tra le guerre, la Webster insiste con le sue teorie e propugna, sempre più chiaramente, un
avvento di una politica filo-fascista in Inghilterra. Testi come World Revolutions: The Plot Against
Civilisation (1922), Secret Societies and Subversive Movements (1924), The Need for Fascism in
Great Britain (1926) e The Origin and Progress of the World Revolution (1932) permettono alla
Webster di esporre progressivamente quella che diviene l’idea principe della sua politica e che la
pone in gran simpatia nei circoli politici e intellettuali vicini al fascismo: esisterebbe un complotto
bolscevico e giudaico per una rivoluzione globale in grado di porre il mondo sotto il dominio degli
ebrei e dei comunisti29. Negli anni Trenta la Webster diviene ufficialmente coinvolta sia nel
movimento dei British Fascists, fondato nel 1926 da Rotha Lintorn-Orman, sia nel successivo BUF,
fondato da Oswald Mosley nell’ottobre del 1932.
Oswald Mosley, personaggio pittoresco e controverso, vero “escursionista” dell’intero arco
parlamentare nel corso della sua avventura politica, è il tipico letterato borghese che ha tutte le
caratteristiche per essere soggetto al fascino di Mussolini30. È la visita in Italia del gennaio del 1932
che porta Mosley sulle posizioni fasciste, e la sua visione politica ed economica è interamente in
linea con quella rivoluzionaria del fascismo italiano, una politica che privilegia l’azione alla
trattativa e alle “lungaggini parlamentari”. Mosley è molto esplicito nelle sue dichiarazioni su come
superare la congiuntura di crisi che attanaglia la società britannica e il mondo occidentale:
29 Le teorie del complotto dietro a qualunque evento storico colpiscono la Webster a tal punto da ipotizzare l’esistenza
di un complotto anche dietro la stessa rivoluzione russa del 1917. Questa volta la “joint venture” sarebbe stata realizzata
da occultisti, satanisti, massoni e cavalieri templari. Ma è naturalmente in testi come The Need for Fascism in Great
Britain (1926) che la Webster traccia le qualità positive che attribuisce all’ideologia fascista. Ed è in quello che può
essere considerato il suo testo fondamentale, Germany and England (1938), che la Webster attribuisce al fascismo e
nazismo il ruolo di ideologie salvifiche, le uniche in grado di porre un argine al devastante potere politico ed economico
degli ebrei che starebbero per conquistare l’Europa e poi il mondo. Cfr. Nesta Webster, Germany and England, London,
Boswell, 1938, p. 26:
Ever since the war the Jewish power has been growing [...] It was this which up to 1933 tried to turn us against
France and since then against Germany [...] As long as the Jews do not hold Germany they can never realise their
final aim - world domination. Therefore, Hitler must be overthrown and the Jewish power restored. It is idle to
say that this vast ambition has been falsely attributed to the Jewish race. The dream of a Messianic era when they
shall rule the world runs all through their “sacred” writings.
Le teorie deliranti della Webster sono molto popolari tra le fasce sociali e culturali della popolazione inglese più
sensibili alla necessità dell’“uomo forte” e alla salvaguardia dell’integrità nazionale, tesi propugnate da Oswald Mosley.
La Webster è anche intellettuale di riferimento di The Patriot, rivista anti-semita dell’estrema destra, nella quale la
scrittrice propugna e sostiene la necessità di una politica persecutoria nei confronti degli ebrei, plaudendo a quella
portata avanti dai nazisti. Cfr. The Patriot, April 1933, p. 7: “Those of us in England who have been subjected for years
to a real boycott organized by Jews, can hardly be expected to shed tears over the turning of the tables.”
30 Oswald Ernald Mosley, sesto Baronetto di Ancoats (1896-1980), presta servizio durante la Grande Guerra nei Royal
Fluing Corps, ma con poca fortuna, perché precipita durante una dimostrazione e riporta fratture che lo segnano con
un’andatura claudicante. Inquadrato successivamente nel 16° Queen’s Lancers, combatte sul fronte occidentale, ma non
essendosi completamente ristabilito dall’incidente, sviene per il dolore durante la battaglia di Loos (25 settembre - 13
ottobre 1915), ed è costretto a terminare la guerra dietro a una scrivania del Foreign Office. Inizia a far parte del
parlamento inglese già nel 1918, il più giovane deputato inglese eletto tra i conservatori nel distretto di Harrow nel
Middlesex. Mosley inizia prestissimo la sua carriera di trasformista politico perché, deluso dalla politica dei Tories, si
candida nello stesso distretto come indipendente e vince le elezioni del 1922-1924. Poi cambia ancora schieramento e
diviene MP per i laboristi nel distretto di Smethwick sia nelle elezioni del 1924 che in quelle del 1926-1931. Ma
evidentemente i tradizionali schieramenti dell’arco costituzionale non lo soddisfano, perché nel 1929 fonda il New
Party, di orientamento socialista, il cui scopo principale è quello di alleviare il peso causato dalla disoccupazione. Il
partito si dota anche di un organo di stampa autogestito, Action, dall’orientamento politico ambiguo, per il quale
scrivono personalità diversissime, persino il giovanissimo Christopher Isherwood, successivamente schierato a sinistra
con l’intera Auden Generation. Ma anche questo esperimento non è destinato ad alcun successo e allora, dopo un
viaggio in Italia e un incontro con Mussolini, durante il quale rimane letteralmente plagiato dalla forte personalità del
duce, Mosley fonda il BUF nell’ottobre del 1932, pubblicando The Greater Britain, il suo scritto più celebre, vero e
proprio manifesto del fascismo inglese.
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In such a situation, new ideas will not come peacefully; they will come violently, as they have come
elsewhere. In the final economic crisis to which neglect may lead, argument, reason, persuasion vanish
and organised force alone prevails. In such a situation, the eternal protagonists in the history of all
modern crises must struggle for the mastery of the State. Either Fascism or Communism emerges
victorious; if it be the latter, the story of Britain is told31.
Compare sin da quest’affermazione la qualità sbrigativa e istintiva dell’azione politica del fascismo,
che Mosley abbraccia senza mezzi termini. La lotta per la conquista del potere viene vaticinata
come violenza fisica e non come agone politico. Il disprezzo del metodo parlamentare, del resto,
ben noto nel contesto italiano, è professato da Mosley come la panacea alla paralisi delle istituzioni
borghesi, e come tale è accolto con favore da gran parte degli intellettuali conservatori e soprattutto
dal mondo della finanza e dell’industria. L’immagine del fascismo che Mosley propone può
risultare ostica a un possibile elettorato moderato, e l’autore è ben consapevole di questo problema.
Con una prosa basata sulla retorica e sulla pomposità, che si avvale di ridondanze a ogni piè
sospinto, di litoti e di strutture anaforiche, l’autore tenta anche abili dimostrazioni della assoluta
legalità del fascismo, cercando di inquadrarlo in quello stesso metodo parlamentare che sta
disprezzando:
In our new organisation we now combine within our ranks all those elements in this country who have
long studied and understood the great constructive mission of Fascism; but we have no place for those
who have sought to make Fascism the lackey of reaction, and have thereby misrepresented its policy
and dissipated its strength. In fact Fascism is the greatest constructive and revolutionary creed in the
world. It seeks to achieve its aim legally and constitutionally, by methods of law and order; but in
objective it is revolutionary or it is nothing. It challenges the existing order and advances the
constructive alternative of the Corporate State. To many off us its creed represents the thing which we
have sought throughout our political lives. It combines the dynamic urge to change and progress with
the authority, the discipline and the order without which nothing great can be achieved32.
Ma che non vi siano dubbi sulla qualità decisionale, sommaria, arrogante e spesso aggressiva di
questo movimento è chiaro da ogni pagina del testo di Mosley. L’autoritarismo, che negli anni
successivi sfocia nel totalitarismo di molti paesi europei, è una componente decisiva, che a sua volta
spinge verso la lotta e la fisicità, il mostrare i muscoli e la cieca determinazione:
[England needs] a New Movement, not only in politics, but in the whole of our national life. The
movement is Fascist, (i) because it is based on a high conception of citizenship […] (ii) because it
recognizes the necessity for an authoritative state […] The Modern Movement, in struggle, and in
victory, must be ineradicably interwoven with the life of the nation. No ordinary party of the past,
resting on organisations of old women, tea fights and committees, can survive in such a struggle. Our
hope is centred in vital and determined youth, dedicated to the resurrection of a nation’s greatness and
shrinking from no effort and from no sacrifice to secure that mighty end. We need the sublime
enthusiasm of a nation, and the devoted energies of its servants. 33
Proprio in virtù dei suoi metodi sbrigativi e spesso brutali, e per l’essere costantemente
coinvolto in risse e sommosse, risolte frequentemente con cariche della polizia, il movimento
fascista britannico negli anni Trenta riscuote generalmente un consenso ristretto, limitato di solito a
fasce violente di emarginati e di disoccupati sobillati dalla capacità retorica di Mosley e dei suoi
accoliti a individuare negli ebrei e nei bolscevichi i principali responsabili della crisi economica e
della disoccupazione che attanaglia l’Inghilterra. Tra il 1933 e il 1934 il movimento è in costante
crescita tanto che Mosley tiene un comizio a ben 10000 persone alla Royal Albert Hall, e ottiene il
31 Oswald Mosley, op. cit., p. 181.
32 Oswald Mosley, op. cit., p p. 21-2. Il corsivo è di Mosley.
33 Oswald Mosley, op. cit., pp. 19 e 33.
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sostegno del magnate della stampa Lord Rothermere, che gli mette a disposizione il suo Daily Mail.
Ma nel giugno del 1934, il famoso Olympia Rally mette in luce l’atteggiamento brutale e
scalmanato dei suoi adepti, facendo perdere a Mosley l’appoggio di Lord Rothermere e anche le
simpatie del pubblico dei moderati34. Geoffrey Lloyd35, presente al Rally, ha solo amare parole di
condanna:
I am bound to say that I was appalled by the brutal conduct of the fascists. . . . There seems little doubt
that some of the later victims of the Blackshirt stewards were Conservatives and endeavouring to make
a protest at the unnecessary violence of the proceedings .... I can only say it was a deeply shocking
scene for an Englishman to see in London .... I could not help shuddering at the thought of this vile
bitterness, copied from foreign lands, being brought into the centre of London. I came to the
conclusion that Mosley was a political maniac, and that all decent English people must combine to kill
this movement36.
È interessante notare come Lloyd tenda a sottolineare che questi gratuiti ed eccessivi atti di
violenza siano “copied from foreign lands”, quindi non siano innati nella cultura e nell’agone
politico britannico. L’evento decisivo che causa al BUF la definitiva perdita di credibilità, è però
l’altrettanto celebre “Battle of Cable Street”37, che avviene il 4 ottobre del 1936 e che, per l’alto
numero di fatti estremamente violenti che sconvolgono l’opinione pubblica, spinge il governo a
intervenire ufficialmente38. Alla manifestazione indetta dal BUF di Mosley con evidenti finalità
provocatorie da risponde una campagna anti-fascista organizzata da laburisti, comunisti e sindacati
e ben presto la contesa si sposta sul piano fisico. La violenza non è un fatto isolato, perché spesso
accade ai rallies fascisti inglesi. Percy Harris39, parlamentare liberale, descrive la tecnica utilizzata
34 Il 7 giugno 1934, le camice nere del BUF indicono l’Olympia Rally, un meeting di grandi dimensioni. Nonostante le
pubbliche dichiarazioni di Mosley secondo le quali il partito avrebbe avuto 40000 adepti, al Rally non partecipano piuù
di un migliaio di fascisti. Una contromanifestazione di circa 5000 antifascisti, appartenenti a diversi schieramenti,
contesta le visioni politiche del BUF. Seguono risse e scontri, durante le quali le camice nere fanno ricorso a pugni di
ferro e rasoi per allontanare i contestatori. La stampa e gli osservatori delle forze dell’ordine registrano moltissimi atti di
violenza.
35 Geoffrey William Geoffrey-Lloyd, barone Geoffrey-Lloyd (1902-1984), politico conservatore, segretario personale di
Stanley Baldwin, primo conte Baldwin of Bewdley (1867-1947), il quale all’epoca dei fatti è Lord President of the
Council (dal 1931 al 1935) e poi Primo Ministro britannico (dal 1935 al 1937).
36 Geoffrey Lloyd, dichiarazione riportata sullo Yorkshire Post, 9 June 1934.
37 La “Battle of Cable Street” ha per teatro le strade dell’East End. A parte il Lancashire e lo Yorkshire, infatti, Mosley
e il BUF riscuotono un notevole seguito proprio in questa zona di Londra, appunto tra emarginati, disoccupati e
facinorosi dediti alla violenza fine a se stessa, laddove i simpatizzanti degli altri quartieri, decisamente più moderati,
sono membri della piccola borghesia. La battaglia di Cable Street è uno scontro tra i fascisti di Mosley da una parte e i
simpatizzanti della sinistra moderata, gli ebrei e i comunisti dall’altra. La scelta dell’East End non è casuale. Infatti, la
zona è un ottimo esempio di “melting pot” e negli anni Trenta il 60% circa della popolazione degli ebrei londinesi vive
proprio qui. Nel 1936 l’anti-semitismo, uno dei pilastri ideologici del BUF è in continuo aumento, proprio in virtù della
propaganda fascista la quale, approfittando delle condizioni sociali disastrose in cui vivono gli abitanti dell’East End, e
avvalendosi del delirante The Protocols of the Elders of Zion (abile contraffazione alla maniera di documento ufficiale,
prodotta pare dalla Okhranka, la polizia zarista, per denunciare un complotto ebraico volto alla conquista del mondo)
solleva grandi fasce di lavoratori dell’East End appunto e li spinge a una manifestazione anti-semita.
38 I numerosi feriti e gli arresti avvenuti in seguito a questa sommossa popolare spingono il governo ad approvare il
Public Order Act che entra in vigore nel gennaio del 1937 e che, tra le altre cose, proibisce di indossare uniformi per
scopi politici come raduni e manifestazioni, e cerca di limitare la costituzione e l’esistenza di forze paramilitari,
giungendo a vietare anche l’effettuazione di sfilate e cortei se i motivi di ordine pubblico dovessero consigliarlo. Questi
provvedimenti sono un colpo definitivo che portano il BUF a perdere molti dei suoi consensi e a sciogliersi piano piano
come neve al sole. Per una contestualizzazione storica della breve ma intensa stagione del fascismo britannico sotto
Mosley si veda M. Pearce e G. Stewart, British Political History: 1867-1995. Democracy and Decline, London and
New York, Routledge, 1992, pp. 407-9.
39 Sir Percy Alfred Harris, primo baronetto (1876-1952), politico liberale britannico con forti tendenze radicali e devoto
a cause sociali.
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dalle camicie nere di Mosley e ipotizza una certa collusione con le forze dell’ordine, collusione che
sebbene non venga dimostrata, contribuisce alla dimensione generale angosciante dell’attività del
BUF:
[The fascists] are resorting now to methods that are irritating, annoying and stirring up bad feelings. I
have been present at least one of their meetings. They commence by annoying the populace by
marching in military formation and wearing uniforms of semi-military character, headed by a band and
taking a very aggressive attitude. The one thing the East End does not like is the military. When there
is any trouble at the docks, everybody knows that the one thing to do is to keep away the soldiers.
There is something in our free traditions in Great Britain that dislikes military organisation. The very
fact that the members of this body wear uniforms and march in military formation is provocative in
itself to the public at large. One of their meeting places is Victoria Park Square. A large van looking
like a police van, which in itself is irritating, arrives on the scene with a spot light, and in due course
there marches on the scene the military organisation of the Blackshirts. The next thing that happens is
that a body of police arrives. If the police do not arrive there is a fear of riot, but if they do arrive the
general impression is that they are there to give special protection to these organised semi-military
bands. […] There is a feeling going right through the East End that somehow or other the police are
acting in collusion with the Fascists. Frankly, I do not believe there is a word of truth in that
suggestion; but I do say that this new form of holding public meetings in organised military fashion is
most undesirable and may lead to serious repercussions40.
4
Aldilà delle fascinazioni superficiali, delle teorizzazioni esteriori e dei coinvolgimenti
empatici, esiste comunque nell’Inghilterra degli anni venti una serie di pensatori e di letterati che in
diversa misura vengono colpiti dagli aspetti più appariscenti del fascismo, ovvero la sua qualità
rivoluzionaria e l’autorità con cui sa imporsi nel dibattito politico italiano. Uno di questi intellettuali
è certamente James Strachey Barnes41, che nel suo The Universal Aspects of Fascism (1928) celebra
gli aspetti a suo parere positivi del movimento politico italiano, tra i quali il fermo rifiuto del
materialismo e di ogni conseguente concezione materialistica dello stato e la volontà di riconciliare
la Chiesa e lo Stato in Italia e di costituire un rinnovamento tale che la chiesa riesca ad assimilare la
cultura moderna. Lo scritto di Barnes scatena un interessante dibattito sulle riviste scientifiche del
tempo, e non passa inosservato a T.S. Eliot che lo recensisce nel suo Criterion42. A questo articolo
di Eliot, peraltro pieno di encomi e di apprezzamenti, Barnes decide di rispondere con ulteriori
chiarimenti, sottolineando gli elementi che a suo dire sono maggiormente importanti nella ideologia
fascista.
40 Percy Harris, intervento al dibattito parlamentare del 10 luglio 1936: “HC Deb 10 July 1936 vol 314 cc1547-636”,
interamente consultabile online sul sito ufficiale del Commons and Lords Hansard, the Official Report of debates in
Parliament, all’URL: <http://hansard.millbanksystems.com/commons/1936/jul/10/police-england-and-wales>. Una
parte del brano di Harris è riportata in Julian Symons, The Thirties. A Dream Revolved, London, Cresset, 1960, pp. 52-
3.
41 James Strachey Barnes (1890-1955), autore e politico britannico, considerato uno dei maggiori teorici del fascismo.
Anglo-indiano di nascita, cresciuto in Italia presso i nonni, convertitosi nel 1914 al cattolicesimo romano, durante la
Grande Guerra Barnes presta servizio nei Royal Flying Corps e, una volta congedato, lavora nell’intelligence del
Foreign Office fino al 1919. In seguito, sprezzante nei confronti dell’Inghilterra e del suo stile di vita, si trasferisce in
Italia, dove vive a lungo, diviene membro del Partito Nazionale Fascista, e amico personale di Benito Mussolini. Leader
di spicco del Centre International des Études Fascistes (CINEF) a Lausanne in Svizzera, dopo la guerra rimane a vivere
in Italia. Il suo testo di punta è, ovviamente, The Universal Aspects of Fascism, London, Williams & Norgate, 1928.
42 T. S. Eliot, “The Literature of Fascism”, The Criterion, VIII, 31, December 1928, pp. 280-90.
15
La qualità rivoluzionaria del movimento sembra costituire proprio la molla funzionale,
molto apprezzata da Barnes, per il quale nessun sacrificio sembra essere esagerato pur di
conseguirla:
[…] I think I have demonstrated clearly enough the revolutionary character of Fascism. […] Fascism
was achieved by violence and its temper, like that of all revolutions, is intolerant. A great tolerance in
Italy to-day would spell civil war. Of that there can be no doubt, and until the new generation,
animated by the new spirit begins to grow up, until the new constitutional forms of the corporative
State have shot their roots, a tight hand is needed on the situation, a certain tough diminishing
intolerance as time goes on must remain the order of the day, and severe limits must be set, as in times
of war, to certain liberties of the subject43.
Limiti alle libertà democratiche individuali, procedura d’obbligo per l’esistenza stessa del
movimento fascista in Italia, sono un qualcosa di alieno alla cultura liberale inglese. Tuttavia,
Barnes e altri con lui sembrano disposti a tollerare questo sacrificio, senza dubbio tanto più a cuor
leggero quanto il problema investe (per il momento) un popolo di fatto lontano. La privazione di
una serie di diritti costituzionali e individuali ha per finalità, nell’ottica di Barnes, il conseguimento
di uno stato centrale più forte e più coeso nell’intento di garantire il benessere collettivo. Che il
prezzo da pagare per conseguire questo successo rappresenti parte della democratica struttura di
convivenza che secoli di piccole rivoluzioni sociali hanno raggiunto non sembra costituire un
problema per il letterato. Anzi. È sua opinione che il fascismo italiano abbia avuto mani di velluto,
ben altri avrebbero potuto essere i metodi:
The limitations of liberties to-day in Italy should in the first place be read in the light of these facts;
and if it is, one can only be surprised at the moderation actually shown in Italy by the revolutionaries.
Other great revolutions have certainly a different tale of death and horror to tell. On the other hand, it
must be realized that the whole question of liberty is viewed by fascists in a very different light from
that in which it is viewed by doctrinaire liberals44.
Per Barnes, i principi del fascismo come la sovranità dello stato a scapito della sovranità del popolo,
sono giusti anche se spesso sono stati applicati nel modo sbagliato. L’idea del corporativismo al
servizio di un ideale nazionale, patriottico e che superi le fratture e le divisioni sociali in uno stato
forte e centralizzato serpeggia nelle pagine di Barnes, il quale è assolutamente convinto
dell’immagine di un fascismo saldo e vincente, immagine che gli viene dalla lettura della realtà
italiana e degli scritti di Mussolini. Una vittoria che non può non essere sicura e ormai prossima
proprio perché costruita sul pragmatismo e non sulla teorizzazione. Ed ecco che riemergono, in
forma più analitica certamente, molte delle dichiarazioni d’intenti espresse da Mosley:
In the long run, the success of any government depends on the ability of the governing class.
Fascism would not deny this and Fascism is certainly seeking to devise a machinery which is
calculated to produce a wiser and more efficient governing class than do parliamentary institutions
and an individualistically organized system of elections, which tend to throw up demagogues rather
than statesmen. But, when all is said and done, Fascism, once one gets away from principles and
comes down to ways and means, is entirely pragmatic45.
La rappresentazione che Barnes offre del fascismo ai suoi lettori inglesi è certamente
costruita su criteri scientifici e accademici, basata sull’analisi economica e sociale di una realtà
italiana che Barnes conosce e ammira al punto tale da chiedere (e ottenere) la cittadinanza italiana
43 J.S. Barnes, “Fascism”, The Criterion, VIII, 32, April 1929, pp. 445-59, p. 451.
44 J.S. Barnes, op. cit., p. 453.
45 J.S. Barnes, ibidem.
16
dopo il conflitto. E Barnes stima e ammira moltissimo anche Mussolini, al quale attribuisce la
capacità di aver realizzato questo ideale politico ed economico e di aver così dimostrato la sua
validità anche al mondo esterno. L’immagine di un Mussolini in linea con la tradizione romana,
un’immagine che tornerà spesso negli scritti celebrativi ed eulogisti del periodo tra le due guerre,
prende corpo nelle pagine di Barnes:
I am convinced that Fascism will endure in Italy, even should Mussolini, through some mishap,
disappear. His disappearance at some earlier date would probably have plunged the country into open
civil war, from which Fascism might have emerged temporarily defeated. But it would, in my opinion,
have arisen again and in all probability triumphed finally after a long drawn-out period of instability. I
am convinced of this because I really do believe that Fascism is the outburst of pent up forces in a
rejuvenated Italy, the expression of those pre-Renaissance traditions, which in my book I have called
Roman, which Italy throughout her long sleep has preserved intact. Thanks, however, to the genius of
Mussolini, the situation has been controlled46.
5
L’analisi di Barnes, che riscuote un notevole successo in Inghilterra, è della fine degli anni
Venti. Da qui a poco, dopo un decennio circa di fascinazione da lontano, l’Inghilterra avrà la
possibilità di sperimentare di persona il fascismo con l’esperienza di Mosley. La prima
formulazione complessiva e approfondita del fascismo in chiave economica e sociale, che tenga
conto di questa esperienza autoctona, che abbia un forte risalto nella cultura inglese e che influenzi
l’opinione pubblica è costituita da The Coming Struggle for Power (1932) di John Strachey47. Si
tratta di un testo molto importante, una accurata disanima del rapporto conflittuale tra classi nei
primi trent’anni del ventesimo secolo e una ragionata e particolareggiata analisi dei meccanismi
sociali ed economici che tale rapporto sottendono. John Strachey è intellettuale rigoroso, dotato di
una visione d’insieme del periodo in cui vive, tra le più lucide e profonde48.
L’analisi economica sviluppata da Strachey nei primi capitoli del suo studio lo porta a
concludere che il capitalismo si sia ben presto reso conto della necessità di impiegare nuovi metodi,
spesso violenti, per mantenere il proprio sistema economico: “Everywhere the capitalist states are
actually adopting methods of unparalleled violence both against the workers and against each other.
We noticed that a name for the most characteristic expression of these new methods of capitalism
has been found. They are called fascism”49. L’immagine che Strachey ritrae del fascismo è una delle
prime basate su considerazioni economiche e sociali, distanti dalle impressioni epidermiche o naïve
46 J.S. Barnes, op. cit., p. 455.
47 Evelyn John St Loe Strachey (1901-1963), scrittore e politico laburista. Aderisce al Partito Laburista nel 1923,
diviene curatore delle riviste Socialist Review e The Miner, ma poi nel 1931 diviene segretario particolare del New party
di Oswald Mosley, ma nel 1934 si deve essere già convertito alla lotta anti-fascista, perché diviene segretario del
Committee for Coordinating Anti-Fascist Activities creato e sponsorizzato dal World Committee Against War and
Fascism e quando il 9 settembre del 1934 il BUF organizza una manifestazione di 9000 fascisti ad Hyde Park, Strachey
risponde coordinando una contromanifestazione di 20000 antifascisti. Nel 1936 collabora con l’intellettuale ed editore
marxista Victor Gollancz a organizzare e fondare il Left Book Club, un’impresa editoriale che permette a proletari e
piccoli borghesi di acquistare e leggere pubblicistica letteraria e saggistica politica di grande rilievo. Nel 1936 collabora
alla fondazione del Popular Front, il maggior movimento antifascista paneuropeo degli anni Trenta.
48 Strachey è uno dei pochi personaggi spinti da forti istanze sociali oltre che da motivazioni personali di grande rilievo.
In questo senso la sua autorevolezza è notevole. Si veda il breve e incisivo ritratto “politico” che ne fornisce Neal
Wood, Communism and British Intellectuals, New York, Columbia UP, 1959, p. 44: “He knew what he was about, and
he said it fairly clearly. There was little nonsense or naiveté in his advocacy. The goal was a Soviet Britain, and the
instrument of realization a revolutionary communist party patterned after the Bolshevik Model”.
49 John Strachey, The Coming Struggle for Power (1933), New York, The Modern Library, 1935, p. 266.
17
che abbiamo visto finora. Il fascismo emerge come un fenomeno sfuggente, difficile da inquadrare
perfettamente perché, laddove nel passato lo si è considerato un movimento precipuamente e quasi
unicamente italiano, nei primi anni trenta movimenti di ispirazione fascista sono sorti un po’ in tutta
Europa:
It has become clear that there is nothing peculiarly Italian about fascism: that it is a political
phenomenon which appears wherever certain economic conditions prevail. Specifically fascist parties
have appeared in countries such as Germany, Poland and Austria, which are in the grip of violent
economic crises, and where the workers acutely threaten the stability of the capitalist state. Moreover,
methods and catchword which resemble those of the specifically fascist parties begin to appear almost
everywhere50.
In questo senso, è possibile notare una certa comunanza di idee tra Strachey e Mosley, con il
quale l’intellettuale marxista aveva condiviso per un breve periodo l’esperienza del New Party. Uno
degli elementi costanti nel testo di Mosley, è proprio la preoccupazione quasi ossessionante di
convincere i propri lettori e i fruitori del suo discorso della “non alienità” del concetto di Fascismo.
Secondo Mosley, il Fascismo si chiama così perché è nato dapprima in Italia, ma è comunque un
qualcosa di intrinseco alla natura stessa del popolo inglese così come lo è a quella dei qualunque
popolo. La condizione universale dell’ideologia fascista è una sorta di tappa obbligatoria per
rassicurare proprio la “Englishness” dei propri sostenitori. Mosley, ribadendo la non alienità del
Fascismo alla cultura britannica, sottolinea che aderire al movimento fascista non vuol dire
importare un elemento culturale straniero: in realtà, questo elemento è presente in Inghilterra, così
come in ogni altro stato, e consiste nel volere salvaguardare la propria economia, le proprie
tradizioni e la propria cultura, cioè un elemento che contraddistingue un po’ tutte le identità
nazionali.
Ma Strachey prende distanze da questa posizione ineluttabile. Tenta allora un’ipotesi
definitoria del fenomeno fascista e vede come una delle caratteristiche principali sia proprio l’essere
“braccio attivo” del capitalismo affinché questo possa mantenere il proprio potere: “For the fascist
method essentially implies the attempt to create a popular mass movement for the protection of
monopoly capitalism. Its adoption means that the directing capitalist groups consider that the
regular State forces at their disposal are inadequate or unsuitable for repressing the workers”51. In
altre parole, Strachey si rende conto che i metodi consueti della democrazia parlamentare,
garantendo una serie di diritti ai lavoratori, rendono difficile al grande capitale seguitare lo
sfruttamento su cui è principalmente basato il proprio potere economico.
Strachey non è il solo ad analizzare gli aspetti economici e a individuare in essi tipologie
comportamentali del connubio tra capitalismo e nazi-fascismo. Harold Laski52, analizza con
attenzione la politica economica interna e la politica estera dei totalitarismi nazi-fascisti e illustra,
con precisione e logica ferrea, come l’aggressività militare che contraddistingue ormai sempre di
più l’immagine del nazi-fascismo in tutta Europa, nasconda precisi motivi di espansionismo
economico, un imperialismo tanto più efferato quanto più necessario per dirimere contrasti sociali
ed economici interni:
50 Cfr. John Strachey, op. cit., p. 266.
51 Cfr. John Strachey, op. cit., pp. 266-7.
52 Harold Joseph Laski (1893-1950), teorico politico marxista, economista, autore e conferenziere britannico, chairman
del British Labour Party nel 1945-1946, docente alla London School of Economics dal 1926 al 1950. Negli anni Trenta
aderisce al marxismo e sostiene apertamente il conflitto di classe e il bisogno di una rivoluzione dei lavoratori che, a sua
detta, potrebbe anche essere violenta. Il portavoce più influente per le politiche del socialismo tra le due guerre, Laski è
importante anche per l’influenza avuta nella formazione di diversi uomini politici divenuti poi importanti nel periodo di
dissoluzione dell’impero e di transazione a stati nazionali, come ad esempio il futuro primo ministro indiano Jawaharlal
Nehru (1889-1964).
18
[…] Fascism is deliberately militant in temper. It seeks to preserve the vested interests it expresses
against the assault upon them which has come, in the period since the French Revolution, in the name
of Socialist equality. To do so effectively, it has to discover the secret of economic recovery without
disturbance of those vested interests; and that drives it, by the mere fact that it is capitalist, to a
feverish search for markets abroad. For only imperialism can give to the vested interests the economic
leeway within which to make concessions to the masses whom they must somehow satisfy. The
foreign policy of both Mussolini and Hitler is impossible to explain upon any other hypothesis; even
their lip-service to peace contradicts the plain meaning of their acts. The demands for colonies, the
exaltation of war as the supreme embodiment of the state-power, the eager search for prestige, the
development of the armed forces of the state, are all an announcement that behind the policy adopted is
the power, if necessary, to enforce it by conflict. Every Fascist state is a threat to peace; and every
Fascist state is the necessary outcome of the attack on privilege. Wealth is sought abroad to prevent an
attack on privilege at home.53
L’espansionismo militare come diretta conseguenza delle necessità economiche. Questi, per Laski,
sono tratti caratteristici dei totalitarismi e l’immagine del fascismo che egli fornisce è dunque
diametralmente differente dall’immagine che, intorno al 1933-1934, ancora resiste in diversi circoli
conservatori della borghesia inglese. Mussolini inizia a non essere più visto soltanto come “il
costruttore di ponti” delle descrizioni di Gibbs, o come l’uomo che può preservare la pace
nell’analisi di Barnes. Da qui a pochi anni, l’invasione dell’Abissinia renderà chiaro a una grande
fascia della popolazione inglese come di fatto sia questa offerta da Laski l’immagine più veritiera
del nazi-fascismo.
L’ostilità del capitalismo imperialista e del movimento fascista nei confronti delle procedure
democratiche della concertazione è sottolineata anche da Mosley il quale, come abbiamo visto, fa
della condanna dei metodi parlamentari uno dei fondamenti della propria argomentazione:
Parliament is, or should be, the mouthpiece of the will of the people; but, as things stand at the present,
its time is mainly taken up with matters of which the nation neither knows nor cares. It is absurd to
suppose that anybody is the better for interminable discussion of the host of minor measures which the
Departments and local interests bring before Parliament to the exclusion of major issues. Such matters,
in which the public interest is small, take up far too much parliamentary time. The discussion, too, is
usually futile; most of the Bills before Parliament demand technical knowledge; but they are discussed,
voted on, and their fate decided, by men and women chosen for they assiduity in opening local charity
bazaars, or for their lung power at street corners. […] Whatever movement or party be entrusted with
government must be given absolute power to act. […] The present Parliamentary system is not the
expression, but the negation of the people’s will. Government must have power to legislate by Order,
to carry out the will of the majority without the organised obstruction of minorities who at present use
Parliamentary procedure to frustrate the will of the nation.54
53 Harold Joseph Laski, “The economic foundation of peace” (1933), in Leonard Woolf, (a cura di), Intelligent Man’s
Way to Prevent War (The), With a new introduction for the Garland Edition by Stephen J. Stearns; New York, Garland
Publishing, 1973, pp. 538-9.
54 Oswald Mosley, op. cit., pp. 27-8. Il corsivo è di Mosley. Come si è detto, nel tentativo di “sdoganare” l’ideologia
fascista e di renderla appetibile al pubblico dei suoi lettori inglesi, Mosley si lancia in uno slalom equilibrista tra
necessità di fermezza e garantismo parlamentare che non chiarisce affatto il problema ma anticipa, già nel 1932,
un’angosciante delirio contraddittorio che costituirà la base dei totalitarismi europei. Inoltre, vale la pena considerare
che nella prima edizione di The Greater Britain (1932), al posto della frase “to carry out the will of the majority without
the organised obstruction of minorities who at present use Parliamentary procedure to frustrate the will of the nation”
presente nell’edizione del 1934 c’era “subject to the power of Parliament to dismiss it by vote of censure”, e questo è
indicativo di come in appena due anni, Mosley sia sempre di più preda della deriva totalitarista, e reputi del tutto inutile
persino il ruolo di controllo che in democrazia il parlamento svolge nei controlli dell’esecutivo.
19
6
L’attacco alla democrazia e alla rappresentatività parlamentare è uno degli aspetti
connotativi del totalitarismo fascista più rappresentati nella narrativa degli anni trenta. In esso è
possibile rilevare sia la prorompente sicumera sia il completo disinteresse nei confronti delle
opinioni differenti e del dibattito politico. Un esempio illuminante è rappresentato dal discorso
allucinato che Tod Ewing, violento e arrogante esponente del BUF, pronuncia in occasione del
comizio in Journey to the Border (1938) di Edward Upward55. Tod riscalda la folla dei convenuti,
affermando che le forze dell’ordine, e i miliziani del partito, sono riusciti a individuare i facinorosi e
i sediziosi che, infiltrandosi nel tendone dove si tiene la riunione, cercano di portare il caos e il
tumulto:
We are in possession of the names of the leaders. As was to be expected, all of them came from
outside the district and the majority from abroad. […] We recognize that this plot is a sign of
dsperation.… Having failed to ruin the M.F.H. by financial trickery, they are resorting to criminal
violence…. International Jewry […] At last the criminal forces have come into the open. They have
thrown off the humanitarian, peace-loving, progressive disguises with which they hoped to fool the
more sentimental and wooly-minded of our fellow-countrymen….56
Accanto alla condanna ai metodi democratici, perciò, si noti l’irriverente disprezzo verso i pacifisti,
uno dei movimenti d’opinione più attivi e più numerosi, benché comunque destinati al fallimento,
nel corso del decennio. Nelle parole di Tod, vera rassegna di luoghi comuni e di stereotipi
pregiudiziali, l’esaltazione è riservata a una serie di valori nazionalistici e tradizionali e l’onta
investe, senza mezzi termini, proprio gli elementi rappresentativi delle forze sociali, come i
parlamentari e i sindacalisti:
It is our privilege today to strike a blow for all that is best in the national heritage. For honour, for the
spirit, for idealism, for everything that makes life worth while. Against the cowardly hypocrisy of
politicians, against the disloyalty, against money-grubbing materialism, against the selfishness of the
55 Edward Falaise Upward (1903-2009), intellettuale marxista, romanziere e saggista britannico. è stato un narratore,
saggista e intellettuale britannico. Frequentando la Repton School, è divenuto amico di Christopher Isherwood amicizia
durata per tutta la vita e che ha costituito fonte di reciproche influenze culturali e letterarie. Pur iniziando come poeta
durante la sua carriera universitaria al Corpus Christi College di Cambridge, Upward in seguito si è concentrato quasi
unicamente su romanzi, racconti e saggi politici. Insieme allo stesso Isherwood, a W. H. Auden e a Stephen Spender,
Upward ha a lungo costituito un cenacolo culturale e intellettuale di grande importanza ed estrema influenza per la vita
artistica e politica della cosiddetta generazione degli anni Trenta. Dopo un lungo apprendistato sui testi teorici classici
del socialismo e del comunismo, e dopo un viaggio di approfondimento in Unione Sovietica, nel 1932 Upward ha
aderito al CPGB, il Partito Comunista di Gran Bretagna, esperienza che ha molto influenzato i suoi scritti. Insieme alla
moglie Hilda Percival, dirigente della locale cellula a Dulwich, è rimasto fedele alla linea internazionalista e alla
battaglia per il socialismo fino al 1948, anno in cui entrambi hanno lasciato il partito per insanabili disaccordi con la
linea politica della dirigenza inglese, fermamente convinti che questa linea fosse ormai appiattita sullo stalinismo più
retrivo, e avesse ormai cessato la sua vera azione rivoluzionaria. L’abbandono del partito ha, paradossalmente, risolto
l’impasse creativa nella quale Upward era caduto, facendogli ritrovare la vena artistica e spingendolo ad una nuova
primavera creativa che ha reso molto prolifico il cinquantennio successivo della vita dell’autore. Dagli inizi degli anni
Sessanta fino al 2003, Upward ha vissuto a Sandown sull’isola di Wight, dove la famiglia ha sempre avuto una
residenza, e anche questo ritorno ai luoghi atavici ha contribuito non poco ad alimentare nuovamente la penna
dell’autore il quale, anche se ha abbandonato il partito, ha proseguito la lotta politica nell’attività sociale di tutti i giorni,
collaborando a lungo con il CND, il movimento per il disarmo nucleare, e con parecchie associazioni di volontariato
civile. Ritiratosi infine a Pontefract, è morto nel 2009 all’età di 105, considerato all’epoca l’autore più longevo vivente
nel Regno Unito. Un autore di estrema importanza per la comprensione del dibattito teoretico, ideologico e politico
degli anni Trenta. Uno studio analitico dettagliato della sua opera è il mio L'isola e il treno: L'opera di Edward Upward
tra impegno politico e creatività artistica. Con un'intervista inedita all'autore e una bibliografia ragionata sugli anni
Trenta. Roma, Sapienza Università Editrice, 2012, ISBN: 978-88-95814-84-1.
56 Edward Upward, Journey to the Border (1938), London, Enitharmon, 1994, p. 91.
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profiteering employer, against the whining discontent of the socialistic trade unionist…. To restore the
moral fibre of our nation…. We shall not falter…57
Nel romanzo, Upward sottolinea che il capo della locale falange del BUF oltre a essere un
politico fascista, è anche un facoltoso signorotto di campagna, impegnato anche nel mondo della
finanza, un’implicazione che fa rientrare questo esempio nell’ottica indicata da Strachey, il quale
esamina in modo lucido e dettagliato i pericoli che un movimento fascista può costituire per lo
stesso potere capitalista che lo ha fomentato per tutelare i propri interessi. E sottolinea come la
“qualità rivoluzionaria”, che pure è sbandierata dagli intellettuali della destra europea e indicata da
Mosley come l’essenza stessa del BUF, sia di fatto una copertura di comodo:
For fascism is a “revolutionary” […] force in but a very limited sense of the word. It does not seek to
substitute the rule of one class for that of another, which is the only genuinely revolutionary act: on the
contrary, its whole purpose is to preserve the rule of the capitalist class. But in certain circumstances
fascism may become in a sense revolutionary. […] the fascists become “revolutionary,” not in order to
destroy the rule of the capitalist class, but in order to destroy weak capitalist governments which
supinely allow the strength of the workers to grow to unmanageable proportions58.
7
L’analisi di Strachey è interessante e ci illustra nuovi orizzonti da esplorare affinché non si
corra il rischio di cadere nella fin troppo semplice equazione “violenza = fascismo”. Infatti,
Strachey si chiede se il capitale ritenga sempre doveroso difendere i propri interessi ricorrendo al
movimento fascista per negare i diritti dei lavoratori. La risposta è no: molto spesso le strutture
amministrative e politiche dello stato sono facilmente controllabili dal capitalismo e allora è
sufficiente trasformare le esistenti forze politiche conservatrici e le forze dell’ordine in strumenti
atti “for the withdrawal of democracy and the forcible suppression of working-class organizations,
thus avoiding the necessity of creating a new specifically fascist party”59. Allora bisogna chiedersi
se questi nuovi strumenti di violenza debbano essere chiamati “fascisti”, e per Strachey è evidente
che lo sono solo per analogia. Egli illustra con lucida convinzione, e con allarmante precisione, i
passi attraverso i quali le società capitaliste e i governi totalitaristi (fascisti o meno) da esse
sostenuti, costruiscono il consenso, limitando le libertà individuali: controllo della stampa, dei
mezzi d’informazione, del cinema e della radio e loro manipolazione sino a utilizzarli come
strumento del potere. La modernità della percezione che Strachey ha di questo pericolo è
sorprendente, e lo pone in un ruolo di rilievo nell’ambito degli intellettuali anglosassoni60.
57 Edward Upward, ibidem.
58 John Strachey, op. cit., p. 268.
59 John Strachey, ibidem.
60 Si noti che l’utilizzo per finalità di propaganda dei mezzi d’informazione non è certo una novità. Nel corso della
prima guerra mondiale, diversi governi europei avevano fatto ricorso a campagne stampa “sapientemente
addomesticate” per fare leva sul consenso popolare all’intervento, e spazzare via le remore dei non interventisti. Inoltre,
nella seconda parte degli anni Trenta, anche il governo inglese si avvale dei mezzi d’informazione più popolari,
trasmissioni radio e cine-giornali, per veicolare messaggi propagandistici il cui contenuto è palesemente anti-Hitleriano
e a favore di un sentimento nazionale di resistenza al pericolo nazista, o anche propagandistico dei sentimenti patri e del
carattere nazionale inglese. Noti sono infatti i celebri filmati del GPO (General Post Office), alla realizzazione di alcuni
dei quali partecipa anche il poeta e intellettuale W.H. Auden, che propagandano la capacità di organizzazione del
popolo inglese, le sue virtù, e la necessità della resistenza ad oltranza al veleno nazista. Il più famoso di questi filmati,
per la regia di John Grierson, la musica di Benjamin Britten e i versi di Auden, è Night Mail (1936) che insiste sul senso
di unità della nazione attraverso l’immagine dei treni che la collegano interamente e che consegnano la posta
quotidianamente. A questo proposito si veda Keith Williams, British Writers and the Media, 1930-1945, Basingstoke,
MacMillan, 1996, pp. 178-9.
21
L’utilizzo di diffusori acustici per veicolare messaggi di propaganda è molto frequente in occasione
delle adunate sia nella Germania nazista che nell’Italia fascista, e con il passare degli anni Trenta
diviene un elemento costante in molti esempi di narrativa che illustrano immagini e
rappresentazioni del fascismo.
Un esempio è costituito dal romanzo di Edward Upward, Journey to the Border, nel quale è
descritta una grande manifestazione che si tiene in un gigantesco tendone, vera e propria adunata
della locale sezione del partito fascista. Uno scoppio di applausi e di ovazioni saluta l’ingresso
dell’M.F.H., il “Master of Fox Hound”. Tipico squire di campagna, potente signorotto ammirato e
idolatrato dalla gentry e dalla borghesia, l’M.F.H. è il capo della locale falange fascista e come tale
viene salutato dagli adepti del suo movimento. Per i sensi allucinati e deviati del “tutore” – il
protagonista senza nome, personaggio nevrotico e sull’orlo di una crisi protratta per tutto il
romanzo, che lo spingerà a una presa di coscienza della propria immaturità, all’adesione al partito
comunista e all’attivismo politico – sembra che ci sia un altoparlante che diffonde brani e
frammenti del discorso del M.F.H., effetto che sottolinea la qualità frammentaria della
comunicazione: l’uomo in crisi non è in grado di percepire il discorso in modo logico e
consequenziale: “Most of the words were inaudible, but now and again a phrase or a sentence
reached the tutor so clearly and loudly that it might have come from an amplifier hanging within a
few yards of his left hear”61.
Verso la fine del decennio, la possibilità che un governo dittatoriale possa prendere pieno
possesso dei mezzi d’informazione e così manipolare la coscienza della popolazione e la sua
conoscenza della realtà dei fatti diviene realtà e tratto caratteristico delle rappresentazioni del nazifascismo.
Si tratta di una consapevolezza angosciante che si diffonde rapidamente tra gli
intellettuali inglesi e trova posto in molti dei loro scritti. In The Professor (1938) di Rex Warner, il
professore, cancelliere liberale e democratico di uno stato dell’Europa centrale che in qualche modo
ricorda l’Austria del periodo dell’Anschluss, decide di ricorrere a un messaggio alla nazione per
denunciare il pericolo d’invasione da parte della potenza totalitarista confinante, che nel romanzo
rappresenta la Germania nazista. Il messaggio deve essere diffuso via radio e il professore
effettivamente pronuncia il suo discorso, un discorso coinvolgente e ispirato ai valori della libertà e
della tolleranza, della pace e della giustizia:
Let me begin with my first point. What do we mean by democracy? I ask the question because it is a
good thing from time to time to remind ourselves that democracy, so far from being, as some
extremists assert, a decadent and outworn system of government, is in fact the most brilliant of man’s
ideals, an ideal that, pointing as it does farther than we can see into the future, can never be outworn,
never be, if properly understood, anything but inspiring. […] Let us never, fellow-countrymen, think of
descending again into the alleys, into the darkness of superstition, of intolerance, of tyranny62.
Il lungo discorso del professore ha per finalità illustrare come la democrazia sia il massimo ideale
della civiltà umana. Ma il professore è un idealista che vive in stretto contatto con la civiltà greca
del passato, quell’Atene periclea del quinto secolo che rappresenta la sua visione utopica del
mondo. La realtà è ben diversa, come gli mostra il fido Jinkerman, un poliziotto leale e coraggioso
che ha già avuto occasione di salvargli la vita, e che gli comunica che non una singola parola del
suo discorso è stata ascoltata dalla popolazione. Infatti il Colonnello Grimm, capo della polizia e
persona nella quale il professore riponeva la massima fiducia per il mantenimento della legalità e
61 Edward Upward, op. cit., p. 165. A tal proposito, è interessante quanto Isherwood scrive a John Lehmann, in una
lettera dell’agosto del 1934, riguardo al libro di questi, The Noise of History, che era sul punto di essere pubblicato. Cfr.
John Lehmann, “Two of the Conspirators”, Twentieth Century Literature, XXII, 3, October 1976, pp. 264-75, p. 268:
“What noise does History make? I imagine something like the loud speaker of the radio at the German Cafè in Orotava,
a superhuman bass voice speaking through whistles, crackling and loud pops.” Anche in questo caso, la voce arrogante
e violenta di un dittatore viene diffusa in modo imperfetto e disturbato, per cui si smorza il risultato voluto.
62 Rex Warner, The Professor (1938), London, Lawrence & Wishart, 1986, p. 189.
22
delle prerogative democratiche, ha effettuato un colpo di stato, ha preso possesso della stazione
radio, ha interrotto la trasmissione del professore e sta trasmettendo un proprio discorso, nel quale
aizza la folla contro il professore accusandolo di tradimento con prove fabbricate ad arte,
promettendo di realizzare gli stessi programmi dell’anziano capo di stato, in una sorta di proclama
paradossale e delirante che, afferma Jinkermann, fa subito presa sulle folle. Le menzogne
sull’operato del cancelliere per screditarlo di fronte alla folla che pure lo sosteneva non sono l’unico
obbiettivo del nuovo dittatore. Warner è molto preciso nell’indicare un altro degli elementi tipici del
totalitarismo, ovvero mostrare l’ineluttabilità dell’azione nell’interesse stesso della popolazione che
la subisce. Infatti, nel suo delirante discorso il colonnello Grimm afferma che
In view of the very grave disorders which have been planned by some of the Chancellor’s supporters
and which were timed to start at noon to-day I have had to take emergency measures. I have had to ask
for the assistance of troops from across the frontier. […] I think that we must all be grateful to that
mighty country which is our neighbour for helping us at this time to retain our liberty, our lives, and
our property. Let me repeat that there is no question of sacrificing our country’s independence. I ask
you to consider the soldiers who will soon be among you not as soldiers but as policemen, as guardians
of law and order. It has been a very near thing, my friends. An hour or two more and revolution might
have reared its ugly head in our back streets and in our principle thoroughfares. Bitterness and class
war might, in their cancerous growth, have imperilled our very lives63.
Come si vede, il discorso del colonnello ricalca alcuni degli elementi che abbiamo già visto nella
propaganda di Mosley e abbiamo già indicato come fondamentali dell’immagine del nazi-fascismo:
l’esigenza di evitare il pericolo della rivoluzione comunista; le menzogne sull’operato del
cancelliere; la rassicurazione che l’indipendenza e la libertà non sono a rischio; la necessità
dell’uomo forte e la “temporaneità” della sua azione. Sono diversi gli elementi importanti in questo
lungo brano, che comunque è solo una piccola parte del discorso capzioso trasmesso dal colonnello.
Oltre a introdurre l’ipotesi che l’anziano professore cancelliere stesse progettando una conquista del
potere assoluto, Grimm presenta i vicini come provvidenziali alleati nella salvaguardia di quelle
stesse libertà democratiche che proprio lui, con il suo colpo di stato, ha sradicato. L’essenzialità
dell’atto, secondo Grimm, era tanto più urgente quanto più rapida si profilava la conquista del
potere da parte delle “forze eversive” e vediamo come nella retorica del dittatore le forze eversive
siano sempre rappresentate dalla rivoluzione, la paura nei confronti della quale giustifica il ricorso
alla privazione delle libertà appunto.
Il tema del complotto, a opera dei comunisti e di quelle fasce sociali prive di valori nazionali
e di rispetto per l’amor patrio, è un altro degli elementi ricorrenti nelle raffigurazioni del
totalitarismo fascista offerte dalla narrativa anglosassone degli anni Trenta. È il complotto dei
comunisti, degli ebrei, dei sovversivi, che cerca di distruggere la sana vitalità della nazione,
borghese e capitalista: questo almeno quello che il “Master of Fox Hounds”, l’M.F.H. di Journey to
the Border di Edward Upward sembra voler comunicare al pubblico riunito nel tendone della fiera,
sotto al quale si svolge il comizio fascista. Anche in questo caso gli stereotipi e i luoghi comuni
sono quelli che ricorrono usualmente nei discorsi dei leader fascisti degli anni Trenta e che Upward
condensa, con abile maestria, nel discorso allucinato e fuorviante di questo alto papavero del BUF:
… I am at liberty now to tell you the whole truth…. It has been a very close thing indeed…. Our
untiring vigilance…. Their object was first of all to paralyse transport and the mines, and thus to
cripple our munitions industry… The docks… Their agents… The police were able to make a number
of important arrests early this morning…. A mere question of hours before we get the others.… With
your co-operation.… It is a very great victory.… No cause for complacency… We have smashed the
internal attack and now we may expect the external.… At any moment.… Yes…. Thank God we are in
a better condition to face it than we were, than we should have been, if…. But we are not yet out of the
63 Rex Warner, op. cit., p. 194.
23
wood…. The common effort of a united nation… Our defences have been criminally neglected…. I
say it with shame…. Our responsibility too…. Happily there is yet time….64.
Ma anche lo stesso colonnello Grimm del romanzo di Rex Warner è dell’idea che bisogna essere
forti, decisi, uniti, contro il complotto di queste forze destabilizzanti, che rivendicano diritti per
fasce “emarginate” della popolazione che non ne hanno e che comunque vogliono sovvertire
l’ordine costituito. C’è bisogno di una persona decisa, di un saldo punto di riferimento attorno al
quale raccogliersi, che possa difendere i diritti e i privilegi acquisiti di una classe, quella borghese e
capitalista, che su questi diritti e privilegi basa la propria supremazia sociale. Il governo proclamato
dal novello dittatore ha la precipua finalità di salvaguardare “your wives and children, your homes,
your little gardens, your hard-won possessions from the horror of revolution and anarchy”65. La sua
permanenza al potere sarà limitata al conseguimento di questi obbiettivi. È però necessaria, perché
solo lui può garantire “peace, discipline, and absolute fair play”.
Il ricorso all’uomo forte, attorno al quale il popolo possa riunirsi per vedere rispettati i
propri diritti e garantite le proprie legittime aspettative, è una delle figure ricorrenti nella narrativa e
nella saggistica del decennio. Ancora una volta è proprio Oswald Mosley a teorizzarne la necessità
già sin dal 1932. La necessità di una autorità assoluta, di un polso fermo, di un individuo deciso che
carichi su di sé l’intera responsabilità del progresso di una nazione per spingerla al successo,
chiedendo in cambio cieca e assoluta obbedienza e disciplina, è uno dei punti fermi del programma
di Mosley:
Voluntary discipline is the essence of the Modern Movement. Its leadership may be an individual, or
preferably, in the case of the British Character, a team with clearly allocated functions and
responsibility. In either case, the only effective instrument of revolutionary change is absolute
authority. We are organised, therefore, as a disciplined army, not as a bewildered mob with every
member bellowing orders. Fascist leadership must lead, and its discipline must be respected.66
8
Questi pochi esempi bastano a far vedere come The Coming Struggle for Power di John
Strachey sia emblematico nell’analisi approfondita e particolareggiata che fa dei vari aspetti
tipologizzanti il concetto di “fascismo”, e come anticipi molti dei temi trattati nella narrativa
successiva. L’autore sottolinea come il capitale, che alleva masse di diseredati violenti e
insoddisfatti per sovvertire l’ordine parlamentare e assumere il potere tramite l’uomo forte e un
governo assolutista, si avvalga di qualunque genere di propaganda, vuota e frusta, comunque
efficace perché fa leva su pregiudizi atavici, invidie e falsi sensi di superiorità e pericolo. Nazismo e
Fascismo nascono da sensi d’insoddisfazione e di rabbia anche contro il grande capitale, ma sempre
finiscono per essere da questi strumentalizzati per i propri fini. L’inganno e il plagiarismo sono
utilizzati dai vertici nei confronti della base, e anche questo è un aspetto caratteristico che, partendo
dalla saggistica, si ritrova spesso nella narrativa degli anni Trenta:
For the rank and file of the fascist parties cannot possibly be allowed to realize that this is the only
purpose for which they are to be used. A continual stream of the wildest appeals to all sorts of
contradictory prejudices must be kept up. The German fascists have developed this technique to the
greatest extent. Every emotion, which the hearts of backward members of the ruined middle class of
64 Edward Upward, op. cit., p. 104.
65 Rex Warner, op. cit., pp. 196-7.
66 Oswald Mosley, op. cit., p. 31. Il testo della seconda edizione del 1934 si discosta pochissimo da quello del 1932,
perlopiù nella scelta di sinonimi e nello spostamento di concetti all’interno di una stessa frase.
24
Germany may cherish, is played upon. The fact that these emotions are of a confusedly anti-capitalist
character does not worry the paymasters of the German fascists67.
Strachey porta l’esempio del fascismo italiano che, nato da stravaganti propagande anti-capitaliste,
si è per un certo tempo fatto carico delle rivendicazioni di contadini, reduci dal fronte, operai. Ma i
tanto sbandierati successi sociali dello stato corporativo del fascismo italiano sono di fatto rimasti
sulla carta, e niente è stato conseguito che non potesse essere conseguito con i sistemi tradizionali
della rappresentazione sindacale, della libertà di stampa, della democrazia parlamentare68. Non solo:
il fascismo di Mussolini (come anche il nazismo di Hitler) è divenuto in poco tempo il braccio
armato con il quale il capitalismo mantiene il potere.
Questo è un altro motivo tipico della rappresentazione del fascismo nella saggistica e nella
narrativa inglese. In “The Armaments Scandal” (1938), articolo sul capitalismo che ammaestra la
stampa per scatenare la corsa agli armamenti, Edward Upward pone sotto accusa la stessa politica
dell’industria bellica, fatta di terrore, corruzione e pressione per la corsa al riarmo. Upward, come
sua abitudine, è molto esplicito: “Modern wars are fought in order to defend and extend the profits
of privately owned industry […] war and war-preparations are highly profitable for at least one
section of our industrialists – the private manufacturers of armaments”69. Esaminando The Private
Manufacture of Armaments (1936)70, uno dei testi contemporanei più significativi sull’argomento,
Upward sottolinea come vi siano ben sei incriminazioni ufficiali nei confronti dei produttori di armi
in esame presso la Lega delle Nazioni71. Uno dei punti più interessanti del suo saggio è costituito
dalla constatazione che il governo inglese si oppone alla nazionalizzazione della produzione e del
commercio delle armi, sulla scorta di una falsa convinzione che “privato = maggiore efficienza”. La
struttura circolare del saggio permette a Upward di chiudere esattamente come aveva iniziato e così
attribuire agli enormi interessi capitalistici in gioco la corsa agli armamenti che spinge l’Europa
verso la guerra72.
67 John Strachey, op. cit., p. 269.
68 Strachey, inoltre, mette in luce come il fascismo abbia fatto ricorso a immagini diversificate di pericoli a seconda
dell’obbiettivo a cui ha diretto la sua propaganda per plagiare le folle. Cfr. John Strachey, op. cit., p. 271: “Thus, the
more elegant Italian theories of fascism, the Corporative State and all the rest of them, prove on examination to be just
as much a set of catch-phrases as are the crude herd cries of the Nazis. The only difference is that the ‘national
planning,’ ‘Corporative State,’ phrases are designed to catch intellectuals, and the ‘kill the Jew,’ ‘Nordic Brotherhood’
phrases are designed to catch shopkeepers”.
69 Edward Upward, “The Armaments Scandal”, New Ploughshare, I, 3, June 1938, pp. 11-2, p. 11.
70 Philip John Noel-Baker, The Private Manufacture of Armaments, London, Victor Gollancz, 1936.
71 Upward sottolinea che gli illeciti commessi dalle imprese che producono e vendono materiale bellico sono di varia
natura: dal forzare la pubblicazione a mezzo stampa di notizie false e tendenziose che spingono a una corsa al riarmo
alla creazione di falsi rapporti sul progressivo riarmo di stati limitrofi e rivali. Per una visione complessiva del problema
del riarmo si consulti Robert Paul Shy, British Rearmament in the Thirties Politics and Profits, Princeton, Guildford
Princeton University Press, 1977.
72 Il testo scientificamente più articolato sulla controversia a proposito della condotta morale o meno tenuta
dall’industria manifatturiera privata di armi in Inghilterra durante gli anni Trenta è David G. Anderson, “British
rearmament and the ‘merchants of death’: The 1935-36 Royal Commission on the Manufacture of and Trade in
Armaments”, Journal of Contemporary History, 29, January 1994, pp. 5-37. Anderson esamina la formazione della
Royal Commission on the Manufacture of and Trade in Arms, istituto creato dal governo per alleviare l’ansia del
pubblico inglese sulla controversia stessa. Secondo l’autore il governo inglese, utilizzando vari strumenti tra i quali la
composizione moderata della commissione d’inchiesta, riesce a porsi al riparo da un senso generale di critica mosso
dalla opinione pubblica inglese. Le conclusioni di Anderson sono più o meno in linea con gli atti d’accusa di “fascismo
guerrafondaio” mossi al governo dagli intellettuali di sinistra come Upward: poiché la politica di riarmo, sostenuta dal
governo inglese in modo pressoché continuo durante gli anni Trenta, dipende strettamente dalle industrie private, il
governo stesso “insabbia” la Royal Commission avvalendosi di un comitato interdipartimentale che scarta
sistematicamente ogni proposta della commissione non in linea con i desiderata governativi.
25
John Strachey, Harold Laski e altri intellettuali individuano dunque tratti caratteristici
dell’ideologia e della natura del fascismo nell’economia e nella gestione politica della cosa pubblica
e sottolineano come, oltre a costituire un pericolo per la cultura inglese, questi elementi (spesso
davvero propri della cultura inglese stessa) creino tensioni anche nei rapporti internazionali. Ma
esistono anche altri ambiti nei quali intellettuali e letterati trentisti riscontrano la presenza di questi
aspetti tipici del fascismo, e uno di questi è rappresentato dalla scuola.
L’ambiente scolastico visto come centro di addestramento alla mentalità fascista e come
luogo dove è possibile incontrare e sperimentare sulla propria pelle varie tipologie di fascista è un
tema che compare in molti degli scritti degli autori dl periodo. Presidi autoritari si sfogano su
maestri e professori frustrati che, per paura di perdere il posto, si adattano ad applicare discipline
maniacali e deliranti basate sulle violenze fisiche o, il che è persino peggio, psicologiche, ledendo
l’allievo in un modo o nell’altro e comunque nella sua sensibilità e dignità. E violenze di vario
genere che vengono attuate da studenti più grandi su quelli più piccoli, innescando un ciclo senza
fine. Anche Edgell Rickword73, altro intellettuale marxista di calibro notevole, profondamente
calato nel dibattito sull’arte e sulla propaganda, esamina in uno dei suoi scritti l’ambito scolastico,
individuando una sorta di componente adolescenziale nei comportamenti del fascismo, che quindi
trova nella scuola uno degli ambiti di maggior sviluppo e maggiore espressione: “Psychologists
have observed that where any repression is at work, the individual instinctively reverts to earlier
forms of satisfaction […] The emotional foundations of Fascism, and hence its art phantasies, are
predominantly adolescent”74. Per Rickword, che nel saggio analizza alcuni dei possibili antecedenti
del fascismo nella società inglese, l’atteggiamento bullesco, la costituzione di bande per lotte e
vendette personali, a capo delle quali di solito vi è un ragazzo che si atteggia in modo dittatoriale,
sono elementi che non lasciano spazio a dubbi di sorta. La scuola è una palestra d’allenamento per il
futuro Leader, personaggio violento e di solito incapace di conseguire successo negli studi:
Dressing-up, the gang-spirit, the devotion to the Leader, were an important part of existence up till the
age of fourteen. And what are Hitler, Mosley or Mussolini like, more than those big backward boys
who in every school get stuck in the Fourth Form, and who by a mixture of bullying and toadying
attract a certain amount of unattached idealism to themselves? 75.
Edgell Rickword è un intellettuale di spicco. Fa parte del gruppo originale dei fondatori e
curatori di Left Review, e molti dei suoi saggi sono di estrema importanza per una corretta
comprensione del dibattito politico trentista76. Il suo saggio, una analisi puntuale e profonda della
situazione culturale della borghesia inglese nei quindici anni trascorsi dalla fine della prima guerra
mondiale, è come spesso accade nei saggi degli intellettuali marxisti del periodo, dotato di una
struttura complessa e non sempre lineare, che tuttavia riesce nel suo intento originale, ovvero
passare in rassegna una serie di figure che, talvolta involontariamente, altre per adesione agli ideali
73 John Edgell Rickword (1898-1982), poeta, critico letterario, saggista, uno degli intellettuali comunisti più attivi e
influenti degli anni Trenta. Durante la Grande guerra presta servizio sul fronte occidentale, inquadrato come ufficiale
nell’Artist’s Rifles e poi nel 5° battaglione del Royal Berkshire Regiment, venendo decorato con una Military Cross.
Dal marzo del 1925 al luglio del 1927 fonda e pubblica The Calendar of Modern Letters, prestigiosa rivista letteraria
dell’epoca. Aderisce al CPGB nel 1934 e, insieme a Douglas Garman, dal 1934 al 1938 fonda e pubblica The Left
Review, certamente la rivista politica e letteraria più influente degli anni Trenta.
74 Edgell Rickword, “Straws for the Wary: Antecedents to Fascism”, Left Review, I, 1, October 1934, p. 22.
75 Edgell Rickword, ibidem.
76 I saggi di Rickword, numerosi e spesso molto articolati, sono raramente ristampati ma i più importanti sono
sostanzialmente tutti raccolti in due antologie decisamente cruciali per l’approfondimento di un argomento tanto a lungo
dibattuto quanto ancora ben lungi dall’essere compreso nella sua interezza, e rappresentano tuttora uno degli apici del
pensiero marxista britannico. Si tratta di Essays and Opinions, 1921-1931, a cura di Alan Young, Cheadle, Cheshire,
Carcanet, 1974; e Literature in Society: Essays and Opinions, 1931-1978, a cura di Alan Young, Manchester, Carcanet,
1978.
26
della classe di appartenenza, altre ancora per completa “ignoranza” politica e arroganza culturale,
possono essere considerati alla stregua di “antecedenti”, veri e propri precursori potremmo dire,
dell’immagine del fascista e del nazista come ormai nel 1934 sono ben noti al pubblico di lettori
inglesi77.
Di elementi che mostrano tipologie fasciste nell’ambito scolastico si occupa anche W.H.
Auden78. Il suo “The Liberal Fascist” (1934) è un resoconto della vita scolastica, un’esperienza
comune e una tipologia letteraria ben precisa nel processo di mitologizzazione degli anni Trenta da
parte degli stessi trentisti. La public school in cui studia Auden, la Gresham’s School di Holt è
un’istituzione molto buona e seria, dove i ragazzi godono della massima libertà e subiscono il meno
possibile il fagging, l’umiliante pratica a cui i ragazzi della nuova generazione venivano sottoposti
per disciplina, fino a una trentina di anni fa79.
Ma aldilà di questo elemento che comunque procura fastidio all’Auden del 1934, quello di
cui si lamenta e che denuncia come un male ancora del tutto comune alla public school degli anni
Trenta, è l’esistenza di un “honour system”, un vero e proprio codice d’onore, basato su tre
promesse solenni da fare al momento dell’iscrizione: “(1) Not to swear. (2) Not to smoke. (3). Not
to ay or do anything indecent.” Non sono tanto le promesse su cui Auden ha da ridire, quanto il
comportamento da tenere in caso di infrazione, un vero e proprio sistema basato sull’obbligo della
confessione e sulla delazione: “(1) If you broke any of these promises you should report the
breakage to your housemaster. (2) If you saw anyone else break them, you should endeavour to
persuade him to report and if he refused you should report him yourself”80. Auden afferma che un
regolamento del genere spinge facilmente gli adolescenti a trasformarsi in tanti piccoli nevrotici,
schegge impazzite al soldo di una struttura di controllo reciproco, di fatto molto simile a quella
evocata da George Orwell in 1984. Nel quattordicenne, a detta di Auden, il sentimento di lealtà e di
onore è spontaneo: “By appealing to it, you can do almost anything you choose […] like a modern
dictator you can defeat almost any opposition from other parts of the psyche”. La figura del
77 La rassegna di Rickword è eterogenea e se da un lato mostra l’ostilità dei giovani letterati trentisti verso gli
intellettuali della generazione precedente, dall’altra mette in luce comportamenti che fascisti non si direbbero, almeno a
un primo esame, ma che poi tali risultano essere alla luce di considerazioni tipiche del dibattito politico contemporaneo.
Tuttavia, talvolta Rickword si mostra rigido nella sua analisi ed esagera nell’individuare derive fasciste un po’
dappertutto. Ad esempio, uno degli “antecedenti” del fascismo che Rickword indica in questo lungo e per altri versi ben
strutturato saggio, è la figura del “Nuncio” nell’omonima poesia di Herbert Read pubblicata nel numero di Marzo di
Life and Letters. Nel numero successivo di Left Review, Herbert Read stesso sente il bisogno di interviene per negare
recisamente che la sua poesia abbia propositi fascisti. Cfr. Left Review, I, 2, November 1934, p. 28: “A DENIAL. We
have received from Mr. Herbert Read a denial that the poem quoted by Edgell Rickword in an article in the last issue of
the Left Review can be interpreted as showing Fascist sympathies. The poem is, he says, objective”. Sir Herbert Edward
Read (1893-1968), storico d’arte, poeta, critico letterario e filosofo esistenzialista di grande spessore, molto influente
nel dibattito politico e artistico degli anni Trenta. Assertore dell’importanza del ruolo dell’arte nell’istruzione, è cofondatore
dell’Institute of Contemporary Arts.
78 Wystan Hugh Auden (1907-1973), poeta, critico letterario, saggista e intellettuale britannico di nascita e naturalizzato
americano. Negli anni Trenta è il poeta di riferimento di un vasto gruppo di letterati che in diversa misura a lui si
associano. Per intensità dei temi, sperimentalismo metrico e profondità dell’impegno politico, è certamente
l’intellettuale che maggiormente spicca nel panorama delle lettere britanniche degli anni Trenta.
79 Il fagging è un termine che indica una pratica tipica delle public school britanniche, basata su “servizi fatti da allievi
delle prime classi ad allievi delle classi superiori”. Si tratta di un sistema gerarchico basato sull’esercizio dell’autorità
da parte di uno studente più anziano (“study-holder”), normalmente incaricato di gestire un dormitorio in una delle
“boarding-school”, e sull’imposizione della disciplina da parte di questi su studenti più giovani, solitamente al primo
anno di corso (“fag”), imponendo loro lavori manuali dai più inutili ai più faticosi, e punendoli corporalmente (“caning”
/ “bumming”) in caso di fallimento, con lo scopo di educarli alla disciplina, in un’ottica deviata e deviante per la quale
la vittima di oggi diviene automaticamente il carnefice di domani.
80 W.H. Auden, “X – The Liberal Fascist” (1934), in The English Auden, a cura di Edward Mendelson. London and
Boston, Faber and Faber, 1977, pp. 321-7, p. 325. Il testo è originariamente pubblicato in un volume di reminiscenze di
intellettuali britannici dedicate alle loro esperienze nelle public school. Cfr. W.H. Auden, “Honour [Gresham’s School,
Holt]”, pp. 1-12 in The Old School(1934), a cura di Graham Greene, Oxford, O.U.P., 1984.
27
dittatore moderno che opera sulla psiche dell’adolescente e così manipola la sua coscienza e la sua
capacità di decidere cosa è bene e cosa è male è, nell’ottica di Auden, in perfetta linea con i
procedimenti fascisti di obnubilamento della coscienza individuale e di massa. Il sistema, ben lungi
dall’essere limitato a interferire con il singolo individuo, è basato sulla sfiducia verso la comunità, e
mostra come già nella scuola siano presenti degli elementi tipici che costituiscono la natura dello
stato fascista: “It meant that the whole of our moral life was based on fear, on fear of the
community, not to mention the temptation it offered to the natural informer, and fear is not a
healthy basis. It makes one furtive and dishonest and unadventurous. The best reason I have for
opposing Fascism is that at school I lived in a Fascist state”81.
Ma l’istituzione scolastica offre altri esempi che contribuiscono a delineare e comporre
l’immagine del fascismo e che emergono negli scritti dei trentisti. Edward Upward, che negli anni
Trenta è maestro di scuola, contesta la “militarizzazione” della gioventù inglese scagliandosi
veementemente contro l’istituzione dell’Officers Training Corps (OTC)82 nel suo “Two Views of
the OTC” (1935). Avvalendosi di un confronto dialettico tra le posizioni “A” (pro) e “B” (contro),
citando regolamenti, lettere ricevute, dichiarazioni e discorsi ufficiali, Upward illustra la natura
dell’OTC, e il modo in cui questa istituzione spinge i ragazzi in età scolare a privilegiare il
militarismo e, di conseguenza, a crescere con una personalità aggressiva e violenta. L’autore sceglie
sempre esempi estremamente indicativi e direttamente collegati al materiale documentario reperito
sull’argomento. Upward pone l’accento su come l’OTC insista sul “fighting instinct” che ogni
essere umano possiede; sulla corsa al riarmo da parte della Germania (del resto favorita da una
politica industriale inglese che vende di fatto armamenti al governo nazista); sull’intenzione per
nulla pacifista dello stesso governo inglese (riferimento al Patto Navale Anglo-Tedesco83) che ha
bisogno di creare una riserva fresca di giovani ufficiali in caso di crisi (“General Principles” del
regolamento ufficiale dell’OTC). L’elemento più indicativo della natura “perversa” di questa
istituzione è per Upward il sistema di pressioni, allettamenti e imposizioni che ben presto hanno
trasformato la libera adesione dello scolaro all’OTC in una sorta di obbligo patriottico e sociale,
evitare il quale risulta sempre molto difficile per bambini e ragazzi, la cui personalità è in via di
definizione e quindi molto manipolabile: “A.: Anyway the O.T.C. is good for discipline. / B.: For
what sort of discipline? Self-discipline or the sort that requires unquestioning obedience to
authority? For democratic discipline or for fascist discipline?”84.
81 W.H. Auden, ibidem. La preoccupazione di Auden è tanto più giustificata quanto più ci si rende conto che il
fenomeno non è affatto limitato alla sua scuola ma è comune, in diverse forme, a tutti gli istituti d’istruzione dello stato.
Cfr. W.H. Auden, op. cit., pp. 325-6: “Holt […is] only an extreme example of a tendency which can be seen in the
running of every school, the tendency to identify the welfare of the school with the welfare of the boys in it […]”. La
visione della società come struttura di massa, basata sulla collettività anonima e non sul singolo individuo dotato do
potere raziocinante è, ovviamente, un altro dei tratti distintivi dei totalitarismi (sia di destra che di sinistra) che più
emergono dagli scritti dei trentisti.
82 Si tratta del ben noto OTC che nel primo trentennio del secolo costituisce una vera e propria istituzione paramilitare
in cui vengono addestrati i futuri ufficiali britannici. Nata nel 1907 e organizzata nella maggior parte delle università e
public school inglesi, in occasione della Grande Guerra era stata in grado di fornire circa 29500 ufficiali e sottufficiali
nei primi sette mesi di conflitto. Dalle pagine di The Ploughshare spesso traspare l’attacco all’istituzione dell’OTC,
vista come un campo scuola paramilitare e fascista, nel quale si insegna ai bambini l’arte della belligeranza. Contro
l’OTC si schiera gran parte dell’opinione intellettuale di sinistra. A questo proposito, si veda Neal Wood, op. cit., p. 51.
83 L’accordo navale anglo-tedesco è un accordo bilaterale firmato fra la Gran Bretagna e la Germania nazista il 18
giugno 1935 per regolamentare il riarmo navale tedesco. Con tale accordo, le due potenze accettano che le rispettive
marine abbiano lo stesso numero di sommergibili e che il tonnellaggio della marina tedesca non superi il 35% di quella
britannica. Tappa del generale processo politico dell’Appeasement europeo nei confronti della Germania nazista,
l’accordo di fatto legalizza le violazioni naziste degli articoli 181-197 della sezione II, parte V del trattato di Versailles
(1919) che limitano ben più pesantemente il tonnellaggio complessivo e la composizione della marina tedesca.
84 Edward Upward, “Two Views of the OTC”, The Ploughshare, 9, September-October 1935, pp. 5-6.
28
9
Immersed though he was in the battle Slesser saw things there that he would never forget. A
policeman catching a woman in a vicious grip, hitting her head against a wall, and kicking her down
in the road … and then the policeman pounded senseless by a hail of retaliatory blows from a trio of
brawny dockers. And he himself, seized in powerful arms, kicking at blue-clad shins and sinking his
teeth in the sweaty flesh of a hand that groped for his throat. And there a man with a blood-spattered
nose, flattened on his face by a baton’s swing. There another with both eyes closed by a punch,
staggering along in a sightless attempt to escape. […] Flashes, momentary visions, each seen for a
fleeting second, but imprinted in his mind ineradicably as he fought in that bitter battle.85
Joe Slesser, il protagonista di October Day (1939) di Frank Griffin, non è un intellettuale
politicamente impegnato né un eroe della working class, ma piuttosto un uomo qualunque, annoiato
e curioso della realtà che lo circonda che, aggirandosi per le strade dell’East End, quasi casualmente
s’imbatte in un comizio del BUF durante il quale avvengono degli episodi di violenza. È
interessante notare come alla violenza dei provocatori fascisti la polizia e le forze dell’ordine
reagiscano con una violenza uguale se non maggiore in potenza. Siamo nel 1936: l’episodio
descrive i fatti accaduti durante la “Battaglia di Cable Street”, e il romanzo racconta la presa di
coscienza politica e la decisione di schierarsi attivamente in quella che sempre di più diviene la lotta
contro la violenza e l’intolleranza del BUF di Mosley da una parte, contro il pericolo che sempre di
più rappresentano le dittature nazi-fasciste in Europa.
La percezione ormai evidente di questo pericolo opera anche dei mutamenti culturali e
linguistici nella società inglese. Ben presto, l’uso dei termini “Fascist, Fascism, Nazist, Nazism”
viene esteso per antonomasia a ogni atto violento o retrivo perpetrato nella società, a ogni
atteggiamento reazionario volto ad esaltare virtù maschie e nazionaliste o a reprimere ogni
aspirazione a democratiche estensioni delle garanzie liberali. Evelyn Waugh86, letterato decisamente
simpatizzante con il fascismo italiano e incline a una certa infatuazione verso Mussolini, scrive
protestando contro l’uso indiscriminato del termine “Fascist” nel dibattito politico ma anche nella
società civile, paragonandolo all’uso che negli anni venti si faceva del termine “Bolshie” per
ribattere, tacitandoli, a tutti coloro che chiedevano riforme sociali ed estensioni di vantaggi politici
ed economici anche alle classi lavoratrici:
I believe we are in danger of a similar, stultifying use of the word ‘Fascist’. There was recently a
petition sent to English writers […] asking them to subscribe themselves, categorically, as supporters
of the Republican Party in Spain, or as ‘Fascists’. When rioters are imprisoned it is described as a
‘Fascist sentence’; the Means Test is Fascist; colonization is Fascist; military discipline is Fascist;
patriotism is Fascist; Catholicism is Fascist; Buchmanism is Fascist; the ancient Japanese cult of their
Emperor is Fascist; the Galla tribes’ ancient detestation of theirs is Fascist; fox-hunting is Fascist… Is
it too late to call for order?87.
85 Frank Griffin, October Day. A Novel, London, Secker & Warburg, 1939, p. 115.
86 Arthur Evelyn St. John Waugh (1903-1966), biografo, scrittore di narrativa di viaggio e romanziere britannico.
Rivitalizza la satira, genere di grande rilievo nella letteratura di lingua inglese, e i suoi Decline and Fall (1928), A
Handful of Dust (1934) e Brideshead Revisited (1945) – per citare solo alcuni dei suoi numerosi titoli – sono considerati
veri capolavori del Novecento.
87 Evelyn Waugh, “Fascist”, New Statesman and Nation, 5 March 1938, citato in Valentine Cunningham, (a cura di),
Spanish Front: Writers on the Civil War, Oxford, O.U.P., 1986, p. 53. Il means test è un metodo per determinare se un
individuo o un gruppo familiare abbia o meno diritto a sussidi governativi, basandosi sulla rilevazione dei mezzi
(means) da esso o essi posseduti o meno. Sin dall’inizio degli anni Venti nel Regno Unito un generale risentimento
verso questo tipo di test porta alla nascita nel 1921 del National Unemployed Workers’ Movement (NUWM), per
difendere i diritti dei disoccupati soprattutto in un grande periodo di crisi come quello dello Sciopero Generale del 1926
e del Crollo di Wall Street del 1929. Negli anni Trenta, il NUWM indice moltissime hunger marches, (lett.: marce degli
affamati), per contestare il sistema del means test. Con Buchmanism Waugh si riferisce all’attività svolta dal reverendo
29
La difesa che Waugh fa del termine che, soggetto a un uso indiscriminato rischia di logorarsi presto
(come infatti accade nella pubblicistica e nella stampa inglese del decennio), è forse troppo incline
all’autocommiserazione ma in perfetta linea con il pensiero e la posizione “right wing” di Waugh.
Tuttavia, la sua preoccupazione non è di scarsa importanza. Infatti Waugh, oltre a indicare con una
certa chiarezza la somiglianza nella condotta dittatoriale tra Nazismo, Fascismo e Stalinismo, teme
che il grido di “Al lupo! Al lupo!” da parte dell’intellighenzia inglese “left wing” finisca per causare
la nascita inosservata di un vero e proprio partito fascista di una certa consistenza, cosa della quale
qualunque uomo di lettere, di qualsivoglia idea politica, finirebbe per subirne le conseguenze.
Nella seconda metà degli anni Trenta, molti sono gli scritti che illustrano immagini di
violenze, torture, terrori e incitamenti alla guerra. Il pericolo è ormai identificato con l’ambigua e
sempre di più inquietante politica interna ed estera di Adolf Hitler, che rapidamente sempre di più
sostituisce il personaggio di Mussolini nell’attenzione degli scrittori inglesi. Un testo in particolar
modo, che compare proprio alla fine del decennio, permette di riflettere in modo analitico sugli
aspetti più evidenti del pericolo e della violenza nazi-fascista. Si tratta di Barbarians at the Gate
(1939) di Leonard Woolf88. Il testo di Woolf è importante perché, in un certo modo, opera da glossa
all’intero decennio. Terminate le speranze e le illusioni di poter evitare un conflitto bellico di
proporzioni immani con la corsa al riarmo, con gli schieramenti multinazionali unitari del tipo del
“Popular Front” e con la politica dell’Appeasement89, molti intellettuali riflettono sul periodo
dottore Franklin Nathaniel Daniel Buchman (1878-1961), un religioso protestante cristiano evangelico statunitense,
fondatore del cosiddetto “Oxford Group”, ufficialmente noto come Moral Re-Armament, movimento religioso
d’opinione che con varie modalità (alcune anche molto naïve) tenta di promulgare la pace e il pacifismo negli anni
Trenta. Al termine della Seconda guerra mondiale, Buchman riceve decorazioni dai governi francese e tedesco per la
sua opera di riconciliazione tra i due popoli.
88 Leonard Sidney Woolf (1880-1969) teorico politico, narratore, editore britannico, marito della ben più celebre
Virginia Woolf. Durante gli studi universitari al Trinity di Cambridge, entra a far parte del prestigioso circolo
intellettuale dei Cambridge Apostles, tra i quali membri vi sono il narratore e biografo Lytton Strachey, l’economista
John Maynard Keynes, il filosofo George Edward “G. E.” Moore e il romanziere e saggista Edward Morgan Forster.
Con loro e con altri diversi intellettuali di grande calibro come la moglie Virginia, la pittrice e designer Vanessa Bell, il
poeta Julian Bell e l’artista e pittrice Dora Carrington da vita al Bloomsbury Group, cerchia di artisti, intellettuali e
scrittori altrettanto influente e prestigiosa.
89 L’appeasement, che in lingua italiana possiamo tradurre con i termini “riappacificazione”, “accordo”,
“accomodamento”, è la linea politica adottata da Inghilterra e Francia negli anni Trenta, per placare (o tentare di
placare, come piano piano divenne chiaro, e con scarsi risultati) le mire espansionistiche di Hitler e conseguentemente
scongiurare l’intervento militare contro la Germania. In Gran Bretagna, soprattutto, la politica dell’appeasement
riscuote successo presso l’opinione pubblica, che riconosce l’iniquità del trattato di Versailles nei confronti della
Germania. Tra i principali sostenitori di questa linea politica c’è il politico conservatore Arthur Neville Chamberlain
(1869-1940) primo ministro dal maggio del 1937 al maggio del 1940, il quale è convinto di poter far leva sul senso
della decenza di Hitler, assecondandolo appunto sulle rivendicazioni che ritiene più ragionevoli. In questo Chamberlain
è appoggiato dalle forze politiche più conservatrici, che ritengono Hitler possa costituire un vero e proprio “baluardo” in
grado di arginare a Est la Russia sovietica. In Francia, invece, la paura della Germania è molto forte, ma ancora di più si
teme una nuova guerra, perché il paese è sostanzialmente in ginocchio a livello economico e lacerato politicamente al
suo interno. Il politico radicale Édouard Daladier (1884-1970), tre volte primo ministro francese delle quali l’ultima
dall’aprile del 1938 al marzo del 1940, sceglie di far rimanere il paese sulla difensiva e segue una politica subalterna
all’Inghilterra. Le cause di tensione aumentano in modo esponenziale (accettazione dell’Anschluss dell’Austria del
marzo del 1938; crisi dei Sudeti nel maggio del 1938) e portano a molto alla Conferenza di Monaco del 29-30 settembre
1938, nella quale viene riconosciuta ogni richiesta di Hitler e nell’ottobre successivo la Cecoslovacchia è costretta a
cedere i Sudeti alla Germania nazista. Il fallimento della politica dell’Appeasement risulta evidente nel successivo
marzo 1939, quando Hitler infrange bellamente l’accordo e le truppe naziste entrano a Praga, di fatto provocando lo
smembramento del territorio cecoslovacco. Tra i testi più significativi coevi agli eventi ci sono Collin Brooks, Can
Chamberlain Save Britain? The Lesson of Munich, London, Eyre & Spottiswoode, 1938; George Lloyd George, The
Truth about the Peace Treaties, 2 volumi Londres, Gollancz, 1938; Victor Gollancz, Is Mr Chamberlain Saving Peace?
London, Gollancz, 1939. Importanti studi analiti sono invece quelli di R.J.Q. Adams, British Politics and Foreign
Policy in the Age of Appeasement, 1935-1939. Stanford, Stanford UP, 1993; e R. Coickett, Twilight of Truth:
Chamberlain, Appeasement and the Manipulation of the Press, London, Weidenfeld & Nicolson, 1989.
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trascorso anche alla luce del patto di non aggressione Molotov-von Ribbentrop90 che, insieme alla
frattura interna del fronte repubblicano in Spagna, getta una nuova luce sulla politica internazionale
dell’Unione Sovietica. Woolf, infatti, esamina il rapporto tra barbarie e civiltà studiando tutti i
totalitarismi europei del periodo e, sebbene la sua attenzione sia ovviamente concentrata su Italia e
Germania, l’analisi della situazione staliniana che emerge dalle sue pagine non è di scarso rilievo91.
Woolf è dell’idea che Hitler, Mussolini, il ricorso alle maniere forti e alla guerra siano solo
parte di un processo ben più articolato, iniziato già nella prima metà del XIX secolo e irrigiditosi
dagli anni Novanta dell’800 in poi. Continuando un percorso di studio che contraddistingue
numerosi dei suoi testi, Woolf insiste sulle evidenze sempre più sconcertanti di una reazione,
politica, legislativa, verbale e infine fisica, da parte di una minoranza borghese, elitaria, in possesso
di tutte le chiavi del potere politico ed economico, che ha reagito (e reagisce) in tutti i modi ai
tentativi della maggioranza delle popolazioni, affamate e tenute lontane da benessere e progresso
scientifico ed economico per tanto, troppo tempo. In quest’ottica, e perfettamente in linea con
quanto espresso da Strachey, Woolf è dell’idea che Fascismo e Nazismo siano solo gli ultimi
escamotage (in ordine di tempo) proposti dai padroni del vapore per rifiutare per l’ennesima volta
l’ingresso del proletariato e dei lavoratori nella propria cittadella fortificata di privilegi e
abbondanza. La civiltà europea, in altre parole, è stata aggredita e minacciata dai barbari, ma questi
barbari hanno operato dentro la civiltà e non fuori di essa.
La violenza fisica, conseguenza dell’intolleranza politica, è uno degli argomenti centrali
dell’analisi di Woolf e, benché problemi del genere fossero presenti anche nell’Europa del periodo
precedente al primo conflitto mondiale, l’autore è dell’idea che i vent’anni appena trascorsi abbiano
incancrenito il dibattito politico, spostando le modalità risolutive dal dialogo e dal confronto allo
scontro e all’aggressione, e che questo sia in qualche modo da attribuire all’imbarbarimento dei
rapporti tra popoli e tra gruppi di interesse, dovuto alle ideologie totalitarie:
The practice and psychology of persecution are intimately connected with civilization and barbarism
and it has hitherto been agreed that they are discouraged and decay, where men are civilized, and
90 Il patto Molotov-Ribbentrop è un trattato di non aggressione fra la Germania nazista e l’Unione Sovietica, firmato a
Mosca il 23 agosto 1939 dal ministro degli Esteri sovietico Vjačeslav Molotov e dal ministro degli Esteri tedesco
Joachim von Ribbentrop. Stalin è dubbioso della reale volontà delle potenze europee occidentali di opporsi
all’espansionismo aggressivo della Germania nazista, e cerca un accordo con Hitler per contenerne la spinta verso est,
per acquisire vasti territori appartenuti all’impero zarista e per dirottare le mire tedesche verso ovest, guadagnando così
tempo per rafforzare i suoi preparativi militari. Hitler accoglie prontamente la sorprendente disponibilità sovietica,
contando di sfruttare l’accordo per concentrare le sue forze a ovest, senza temere minacce alle spalle pur mantenendo le
sue mire strategiche a lungo termine verso le terre dell’est. Le conseguenze immediate più importanti del trattato sono la
spartizione del territorio polacco tra sovietici e tedeschi e l’occupazione delle repubbliche baltiche da parte dell’Armata
Rossa.
91 Per evidenti ragioni di spazio, il totalitarismo stalinista non è argomento della presente trattazione. Inoltre, mentre
esiste una progressione palese dell’immagine che del fascismo hanno pubblico dei lettori e intelligenzia inglesi, la
percezione dello stalinismo sovietico è vista per molto tempo come monolitica e unilaterale, vera panacea ai mali
economici e politici del periodo. Solo dopo il crollo del fronte spagnolo, appunto, e quindi verso la fine degli anni
Trenta, intellettuali come Woolf e Orwell affrontano sistematicamente il problema, evidenziando moltissime
somiglianze di intenti e di metodi nella condotta politica del fascismo italiano, del nazismo tedesco e dello stalinismo
russo. Cfr. Bernard Bergonzi, Reading the Thirties: Texts and Contexts, London, Macmillan, 1978, pp. 134-5:
Without doubt uncomfortable facts about Soviet Russia were available in England in the thirties, though the
intellectuals of the time were too blinded by ideology to want to know anything about them. [...] For the leftwing
writers of the thirties, the immediate, inescapable reality was that capitalism seemed to be collapsing, as
evidenced by slump and mass unemployment and general misery in the Western democracies, and the triumph of
Fascism - seen in Marxist terms as the ultimate, most vicious form of capitalism - in Italy and Germany. [...]
Very few intellectuals - Orwell, after his return from Spain was one of them - had the independence and courage
to be equally opposed to Fascism and Communism. Instead, a simplistic sentimental Russophilia was pervasive:
one finds it, for instance, in the pages of Left Review, where the sharpness of the anti-capitalist polemic is in
striking contrast to the naivety of the pro-Soviet propaganda. The Russophilia died down with the Hitler-Stalin
pact in 1939, then revived on an enormous scale after Germany invaded Russia in 1941.
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flourish, where they are savage. The psychology of persecution is founded upon hatred and usually
upon hatred, not of individuals, but of classes or groups other than those to which the persecutor
belongs. The capacity for hatred in the human heart is such that almost any group characteristic may
provide – indeed one might almost say, has provided – an excuse for persecution under favourable
circumstances92.
Woolf prende in esame il concetto di “gruppo” che riferisce soprattutto al mondo scolastico. Come
abbiamo visto, diversi sono gli intellettuali che nel corso del decennio hanno riflettuto su questo
particolare ambito di crescita dell’immagine più reazionaria e repressiva del fascismo. Per Woolf, è
solo uno dei possibili teatri dove la barbarie rappresenta la sua quotidiana sfida alla civiltà. Woolf,
borghese e liberale, analizza soprattutto la mancanza di umanità mostrata dai totalitarismi nei
confronti degli avversari politici, e il frequente ricorso a pratiche di tortura e violenza fisica per
annientare qualunque oppositore. Nella tradizione dell’intellettuale borghese britannico, Woolf
analizza gli esempi di Montaigne e Voltaire che, nei loro rispettivi periodi storici, hanno dovuto
assistere a qualcosa di molto simile. Dopo aver considerato anche l’esempio di Gladstone,
conservatore vittoriano per certi versi molto vicino alla causa liberale, al punto da indignarsi per la
detenzione e la tortura di prigionieri politici nel 1850 nelle carceri napoletane, Woolf passa ad
analizzare la situazione sua contemporanea, lamentando la progressiva scomparsa, dalla scena
politica e pubblica europea, di quegli elementi che costituiscono uno spartiacque tra la civiltà e le
barbarie93:
The use of force, unrestricted by laws, rules, customs, or agreements, by governments against States,
classes, and individuals has become an everyday incident of European life. Hundreds of thousands of
Europeans have been deliberately deprived by their governments of all legal security of life and
property. Large numbers of persons are continually being killed, imprisoned, tortured, or beaten,
without any kind of legal trial or process, by European governments or at the instigation of the
governments. The rule that no man can be arrested, charged, or convicted for any action which was not
a punishable offence under the law at the time when he so acted – a rule which for hundreds of years
has been accepted as the basis of justice, law, and order in civilized societies – has been abolished94.
Molti sono i testi narrativi che riportano scene di arresti e detenzioni illegali, pestaggi e
aggressioni, umiliazioni ed eliminazioni fisiche ad opera di squadre di fascisti, soprattutto nella
seconda parte degli anni Trenta. Nel romanzo In the Second Year (1936), Storm Jameson95, ad
esempio, descrive il brutale pestaggio al quale il poeta ebreo Myers è stato sottoposto da parte di
92 Leonard Woolf, Barbarians at the Gate, London, Victor Gollancz Left Book Club, 1939, pp. 23-4.
93 Woolf, in altre parole, è preoccupato che i totalitarismi che stanno per trascinare l’europa intera nel baratro della
guerra finiscano per esportare a tutta la civiltà occidentale la loro cultura di barbarie che è soprattutto basata sulla
negazione dell’apparato democratico e delle libertà individuali e collettive che, se sono un tratto comune alle varie
democrazie del mondo libero, costituiscono un caposaldo della cultura e della civiltà inglese.
94 Leonard Woolf, op. cit., 1939, pp. 33-4.
95 Margaret Storm Jameson (1891-1986), giornalista, romanziera e intellettuale di formazione socialista. Presidente del
British Branch della International PEN Association, from 1939, molto attiva nell’aiutare scrittori rifugiati politici.
Jameson è membro fondatore della Peace Pledge Union, associazione estremamente importante nell’agone politico propacifismo,
anche se con pochissimi risultati pratici. Verso la metà degli anni Trenta, il dibattito a sostegno del pacifismo
produce addirittura due schieramenti ben distinti, la League of Nations Union presieduta da Lord Robert Cecil, che nel
1935 organizza il celebre Peace Ballot, che raccoglie il consenso di oltre 11 milioni di persone; e la Peace Pledge
Union, fondata nel 1934 e presieduta da Hugh Richard Lawrie “Dick” Sheppard, decano di Canterbury e canonico di St.
Paul, con circa 100.000 membri. Le cifre e il prestigio degli ideatori non illudano più di tanto. Cfr. Samuel Hynes, The
Auden Generation: Literature and Politics in England in the 1930s, London, Bodley Head, 1976, p. 194: “Neither of
them was more than a widespread expression of feeling, and neither developed a programme that was politically
intelligent”. Un’analisi approfondita del significato di queste associazioni nel dibattito politico sull’incipiente secondo
confitto mondiale è certamente rappresentata da Andrew Thorpe, Britain in the Era of the Two World Wars, 1914-45,
London, Longman, 1994.
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una squadraccia fascista in un’Inghilterra del futuro, governata dai tedeschi che hanno vinto la
guerra. Il filone della “Coming War” è molto prolifico negli anni Trenta, e soprattutto verso la fine
del decennio produce una serie di romanzi ambientati in un futuro non molto lontano96. Jameson
descrive la scena in modo molto vivido e le sue parole evocano la brutalità collettiva di un attacco
barbaro quanto ingiustificato:
There were five young men, two of the Special Guards and three others. They came in and one held
Mrs. Myers while the other got [Mr. Myers] out of the bed. The one holding her told her calmly that if
she kept quiet and waited nothing would be done to her husband. ‘Just a little correction’, he said. He
told her that one of them would come back to see whether she had kept quiet, and if she had they
would bring her husband back intact; if not she might be very sorry when she saw him. Then they tied
her in her chair and left her, taking Myers with them. She waited two hours, until four o’clock. Then
the same young Special Guard returned […] The others came in carrying Myers. He was in – I don’t
think any part of him was whole. He was unconscious. She thought at first he was finished. They laid
him on the floor and went away […Myers] did come round and he told [his wife] what happened. The
five men took him in a car to some room, put a blanket over him and battered him with spanners and a
leaded stick. The young man, the leader who did all the talking, was called Eckart. He was very young,
almost a boy, and perfectly calm all the time. Two of the others […] were very nervous and anxious to
get it over […] Eckart reproved them in the coldest way. They put a rope round Myer’s neck and
dragged him up and down a passage after the beating. He said he thought they had lost their heads,
except Eckart. Without Eckart they would either have let him off with an ordinary trashing or killed
him out of nervousness. Eckart looked him over and said: “No, don’t quite do for him”97.
Contestualizzare la narrazione in un futuro prossimo e in un paese sostanzialmente
democratico come l’Inghilterra suscita un vespaio di polemiche all’uscita del romanzo, che subisce
attacchi e critiche negative sia da destra che da sinistra. Ma interpretazioni lucide e criticamente
strutturate del suo scritto non mancano, e mostrano come sin dall’inizio a intellettuali del calibro di
Alec Brown l’operazione di denuncia che la Jameson intende effettuare risulti essere chiarissima:
The close parallel of characters and dates with recent German history, and the viewing of it all in the
first person, through a New-Statesmanish liberal, surely makes it clear what Storm Jameson is aiming
at. She is showing what actually has happened in Germany, and showing too that this has been through
the failure of the moderate, liberal minded democratic forces to recognize that in history one either
moves forward or painfully backward […] It is to make more vivid and understandable that Storm
Jameson has translated German events into English dress98.
Christopher Isherwood, in Goodbye to Berlin (1939), illustra con la sua prosa “fotografica” e
incisiva la cruda immagine di uno di questi pestaggi violenti, eventi casuali e rapidi che tormentano
la vita e la coscienza dei cittadini berlinesi i quali si aggirano sempre più preoccupati, ma di fatto
96 A tal proposito si consulti Andy Croft, Red Letter Days: British Fiction in the 1930s, London, Lawrence & Wishart,
1990, pp. 220-42.
97 Storm Jameson, In the Second Year, London, Cassell, 1936. La scena, dal titolo “Circa 1942”, è pubblicata in Left
Review, II: 4: January 1936, p. 146.
98 Alec Brown, “It needn’t happen here – Review of Storm Jameson’s In the Second Year”, Left Review, II, 6, March
1936, p. 280. Storm Jameson afferma che l’idea del romanzo le è venuta sin dai giorni successivi al 30 giugno 1934,
ascoltando alla radio le cronache della brutalità perpetrata da Hitler nella “Notte dei lunghi coltelli”. Cfr. Storm
Jameson, Journey from the North: The Autobiography of Storm Jameson, vol. 1; London, Collins & Harvill, 1969, p.
335: “What I wanted to do was to expose why a dictator is forced, almost always, to kill the very men who fought for
him when he was only a brutal adventurer. I thought I knew why, and I could imagine an English Fascism, the brutality
half-masked and devious with streaks of Methodist virtue”. La “Notte dei lunghi coltelli”, nota in lingua tedesca come
Röhm-Putsch, è l’eccidio perpetrato nella notte fra il 29 giugno e il 30 giugno 1934, con il quale per ordine di Hitler le
SS epurano drasticamente e sanguinosamente i vertici delle SA, le squadre d'assalto naziste, dopo averli riuniti nella
cittadina di Bad Wiessee, unitamente ad altri oppositori del regime, vecchi nemici o ex compagni politici di Hitler, e
altre persone estranee alla vita politica o militare tedesca.
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privi di reazione, per una città sempre più pericolosa e in mano alla violenza dei singoli e dei
gruppi:
All at once, the three S.A. men came face to face with a youth of seventeen or eighteen, dressed in
civilian clothes, who was hurrying along in the opposite direction [...] “That’s him!” [...] He uttered a
scream, and tried to dodge, but they were too quick for him. In a moment they [...] were standing over
him, kicking and stabbing at him with the sharp metal points of their banners [...] I could hardly
believe my eyes [...] As [we] picked him up, I got a sickening glimpse of his face - his left eye was
poked half out, and blood poured from the wound99.
Leonard Woolf lamenta soprattutto la progressiva e sistematica distruzione di tutti i
fondamenti dello stato di diritto, e pone in rilievo con una certa inquietudine una passiva
accettazione dei popoli europei verso questa politica dei soprusi e della violenza fisica. In altre
parole, l’immagine del fascismo che il fascismo ha esportato sembra ormai essersi talmente diffusa
fino ad assuefare i popoli e a farsi accettare:
Torture and persecution on a large scale are practised, encouraged, and glorified by governments.
Freedom of speech, of opinion, of the Press – all the most elementary fors of civil liberty – have been
destroyed. These are concrete facts, but a no less concrete fact is the psychological reaction to them –
the fact that vast numbers of people have come to accept them as the normal rule and incidents of
European life100.
Questa situazione di progressiva assuefazione alla logica della barbarie è la stessa che Isherwood
pone in rilievo in Goodbye to Berlin, raccolta di racconti in forma di diario sulla sua esperienza in Germania
tra il 1932 e il 1933. Soprattutto nell’ultimo dei racconti, “A Berlin Diary, Winter 1932-1933” parlando di un
nuovo cambiamento d’opinione da parte di Frl. Schroeder, la padrona di casa presso la quale ha vissuto nella
sua permanenze berlinese. La capacità di assuefazione politica viene paragonata con l’adattabilità morale
non solo della anziana signora, ma anche dell’intera popolazione che non è stata in grado di reagire alla
progressiva erosione nazista dei diritti civili e sociali:
Already she is adapting herself, as she will adapt herself to every new regime. [...] If anybody were to
remind her that, at the elections last November, she voted communist, she would probably deny it
hotly, and in perfect good faith. She is merely acclimatizing herself [...] like an animal which changes
its coat for the winter. [...] After all, whatever government is in power they are doomed to live in this
town101.
Analizzando il nazismo e la politica hitleriana, Woolf individua tracce del pensiero pericleo
e greco classico nei discorsi del leader tedesco. Ma, affermando che la società della greca classica
era ben lungi dalla perfezione perché comunque conservava la pratica della schiavitù e relegava le
donne in un ruolo subalterno, Woolf inizia a esporre la sua teoria sulla persistenza della struttura
“master vs. slave” (padrone – schiavo) nella civiltà occidentale moderna, struttura sulla quale fanno
leva fascismo e nazismo:
One of the subjects which Herr Hitler is continually talking about is leadership and its corollary
discipline. He prides himself on having destroyed democracy in Germany and on having substituted
for it National-Socialism with its system of “leadership and discipline”, which is the antithesis of
democracy. The system depends upon the implicit obedience of the many to the few in every
department of communal life. The few are chosen to command, the many are drilled to obey102.
99 Christopher Isherwood, Goodbye to Berlin (1939), London, Methuen, 1987, pp. 247-8.
100 Leonard Woolf, op. cit., pp. 34-5.
101 Christopher Isherwood, op. cit., p. 225.
102 Leonard Woolf, op. cit., p. 74.
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Riportando un discorso di Hitler comparso sul Times del 31 gennaio 1939 sulla necessità
dell’obbedienza per esercitare il potere, Woolf sottolinea come alla base del programma hitleriano
ci sia la volontà esplicita di creare un nuovo tipo di società, e come questa volontà sia presente,
mutatis mutandi, anche nel programma stalinista. Woolf è particolarmente lucido su questi due
punti: “The society which [Hitler] aims at is one in which all decisions with regard to communal
action are taken by the few, by the Leader and his subordinate leaders. They act, of course, to
maintain ‘the interests of the people’, but what are or are not the interests of the people is
determined by the leaders; the people themselves have no say in it”103. Secondo Woolf, la società
occidentale contemporanea è basata sul rapporto di potere esistente tra padrone e servi, e su questo
hanno allignato facilmente fascismo e nazismo:
The basis of western civilization is thus the acceptance of freedom and equality as the standards of
social value. But there is another type of society the image of which we found in the heads of the
Spartans and Hitler. It is an association of masters and slaves, masters and servants, or, in politer
language, of rulers and ruled or leaders and led. The common purpose of this association is power; its
standards of value are power, discipline, and obedience104.
Julius Vander, l’ufficiale della falange, ex studioso antichista ed ex amico e collega del Professore
nell’omonimo romanzo di Rex Warner, è esplicito nel condannare la morale liberale della pace e
fraterna convivenza come fasulla, perché crede di sapere quale sia la morale che regola i rapporti
umani e che è alla base dell’immagine del fascismo che traspare dal romanzo. Vander afferma che
uno dei motivi fondamentali per i quali ha aderito al programma ideologico della falange, del quale
comunque non condivide e forse non comprende tutto, è proprio la brama di potere e la volontà di
imporsi sugli “inferiori” e sui “succubi”:
The real morality does not change […] Its roots in man’s being are too deep, for it springs from the
ineradicable desires of the human body - blood, bone and senses. […] It has more in common with
hatred than with what you call love. For its is, in its perfect form, the morality of the proud and
lonely individual, who does not cringe when he is threatened with danger. You call this the morality
of the tribe, but it is really the morality of the Man. For when has any tribe preserved its fellow
feelings for a moment longer than external pressure made unity a necessity for self-preservation? No,
real morality is the pride of man in himself, in his possessions, and in the power he can exercise over
others. This is the deepest thing in man, has always been so and will always be so105.
La mancanza assoluta nell’ideologia nazi-fascista della ricerca del potere di un qualunque freno
inibitorio che possa in qualche modo essere simile alle libertà democratiche occidentali, della
classicità ma anche dell’Inghilterra sua contemporanea, si accompagna alla necessità di fedeltà
cieca e assoluta. Sono elementi questi che portano Woolf ad acute considerazioni, non prive di un
qualche velo d’angoscia:
Obedience and discipline are the sole duties of the people, and even the leaders do not require
knowledge or science, but merely the faculty of obtaining obedience through ‘character’, for the
primary object of communal organization is to unite the people in absolute discipline behind the leader
who can then use the organized community as ‘the all-important factor of power’ for implementing his
decisions106.
103 Leonard Woolf, op. cit., p. 76.
104 Leonard Woolf, ibidem.
105 Rex Warner, op. cit., pp. 112-3.
106 Leonard Woolf, op. cit., pp. 76-7.
35
Obbedienza e disciplina. I totalitarismi, di qualunque colore politico, sono ovviamente fondati su
questi due assiomi e, se negli anni Venti anche alla luce delle avanguardie letterarie, parate e marce
militari sono salutati da Futurismo e Vorticismo come salutari espressioni dell’attivismo e della
vitalità della gioventù moderna, nel corso degli anni Trenta la loro reiterazione assume ben presto il
valore di dimostrazione dei muscoli e, dopo i fatti dell’Austria, l’invasione dell’Abissinia e le varie
dichiarazioni di Hitler, suscita inquietudine e apprensione nella borghesia e nel proletariato inglese.
Tra questi uomini di lettere che, già dal 1934, mostrano di essere affascinati e al contempo
preoccupati da sfilate e riviste militari, c’è senz’altro Philip Gibbs, il giornalista che attraversa
l’Europa in cerca di testimonianze e dichiarazioni che diano un senso alla tensione e all’angoscia
che il vecchio continente sta attraversando. Dai capitoli dedicati a Italia e Germania è possibile
ravvisare una certa benevola infatuazione di Gibbs per il personaggio di Mussolini, che descrive sì
come dittatore e tiranno ma del quale mette in luce molti degli elementi positivi. Invece verso
Hitler, sin dalle prime pagine Gibbs sembra mostrare preoccupazione e disgusto verso un
personaggio fanatico che cerca ossessivamente di conseguire la purezza della razza. E lo stesso
accade nelle sue descrizioni delle adunate militari alle quali assiste.
La visione di Gibbs è quella di un tipico esponente della borghesia tardo edoardiana,
analitico ma incline all’idealismo. Il suo pregio maggiore è quello di intrattenere conversazioni con
una tipologia eterogenea di persone, da uomini d’affari a politici e pubblici amministratori, da
elementi ufficiali delle gerarchie nazi-fasciste a commercianti e semplici uomini della strada. Gibbs,
da autentico giornalista di alta classe quale aveva dimostrato di essere seguendo dalle prime linee
l’intero conflitto mondiale del 1914-18, spesso si avventura in domande dirette e talvolta
imbarazzanti, che riguardano la situazione economica di Italia e Germania sotto le dittature nazifasciste,
la soddisfazione della gente rispetto al passato, la possibilità o meno che scoppi un’altra
guerra. Le risposte, talune delle quali ripetitive, mostrano popolazioni spaccate nel giudizio: gli
anziani generalmente poco soddisfatti dalla piega presa dalle cose, preoccupati da un prossimo
conflitto, sentito sempre più come sicuro man mano che il tempo passa; e i giovani, entusiasti e
coinvolti nella grande propaganda hitleriana e mussoliniana, convinti di fare parte di un grande
ingranaggio che porterà al benessere sociale ed economico e alla sicurezza del paese da attacchi
esterni.
Le descrizioni di queste masse di giovani mostrano proprio l’allegria e la spensieratezza
della loro età, rigidamente inquadrate però in un ambiguo apparato militare. È il caso della scena
che si presenta agli occhi di Gibbs al risveglio in un alberghetto del paese di Baveno, una delle tante
tappe del suo viaggio nell’Italia del Nord:
La giovane Italia era in piedi a Baveno. Era uno dei miracoli di Mussolini. Lo spirito del Fascismo
presso il Lago Maggiore era più forte della dolce indolenza della natura. Uscii sul balcone in pigiama
[…] ad osservare la scena sottostante. Era molto animata. Gruppi di ragazzi gridavano e ridevano […].
Poi giunsero le note di una marcia militare […]. Suonava una musica che avevo sentito in Italia subito
dopo la guerra e che non hanno più smesso di suonare. È Giovinezza, il canto della Gioventù. La
banda era seguita da un battaglione di ragazzini in uniforme di balilla – berretti neri, camicie nere,
pantaloni corti grigi e una leggera sciarpa azzurra sulle spalle. Erano seguiti da bambine, anch’esse in
uniforme – berretti neri, bluse bianche, gonne nere e guanti bianchi – tutte molto eleganti e accurate,
tutte perfette come soldati della guardia, tutte unite nel coro di Giovinezza. Due ragazzi reggevano un
lungo gagliardetto da cui pendeva il verde, rosso e bianco dell’Italia Fascista con due mani che si
stringevano al centro. La banda si fermò. I balilla e le bambine marciarono intorno a una colonna –
monumento ai caduti – e si fermarono. […] Echeggiò uno squillo di tromba. I tamburi rullarono.
Centinaia di braccia si levarono ad un angolo di trenta gradi, dritti dall’estremità delle dita alla spalla,
come in una scena teatrale pensata da Reinhart che ama l’effetto di braccia levate107.
107 Philip Gibbs, op. cit., pp. 177-8.
36
La scena ha forti connotati teatrali, sia nella scenografia che nella sceneggiatura. Se paragonata a
una qualsiasi di quelle osservate in Germania, spicca immediatamente per il tono tranquillo e
armonico con cui è descritta. Infatti, in Germania la stessa scena affascina comunque Gibbs, ma
provoca in lui inquietudine e preoccupazione al tempo stesso. Gibbs si trova a Berlino e si è appena
svegliato al suono di trombe e al battito di tamburi. L’armonia della scena precedente e l’allegria
solare dei giovani fascisti italiani lascia spazio a un comportamento rigido, quasi rituale, una specie
di “rito di passaggio” di questa gioventù militarizzata che è convenuta nella capitale per giurare
fedeltà al Führer. Questa sensazione di plagio ideologico e di allucinazione collettiva, pur non
espressa chiaramente, traspare nelle parole minuziose della descrizione di Gibbs:
Vidi battaglioni di giovani nazisti che marciavano in file perfette, con un ritmo splendido. Recavano
decine di bandiere con la svastica, alte sulle loro teste. E per tutto quel giorno le bandiere sventolarono,
i tamburi rullarono, le trombe squillarono. […] In tutta la Germania, come qui a Berlino, centinaia di
migliaia di giovani convenivano nei posti prestabiliti, per giurare fedeltà a Hitler […]. Quella mattina
assiste alla marcia delle Truppe d’Assalto e di battaglioni della Hitler Jugend, ragazzi del movimento
giovanile che un giorno, speravano, sarebbero divenuti anch’essi Storm Troopers a servizio di Der
Führer. Era impossibile non essere affascinati da quella splendida gioventù germanica, così come è
impossibile non essere attratti dalla vitalità e freschezza della gioventù, ovunque la si incontri nel
mondo. Quei ragazzi marciavano solennemente. I loro volti erano severi. Erano belli, nell’insieme
perfettamente addestrati alla disciplina della marcia. Sembrava che recassero le loro bandiere,
centinaia di bandiere, come se adempissero ad un dovere sacro. C’era qualcosa che commuoveva in
questo esercito di giovani. Ma c’era anche, in qualche recondita cellula del mio cervello, un senso di
apprensione. Tutto questo orgoglio, questa disciplina avrebbero potuto essere usati, un giorno, da
menti malvagie per scopi sinistri. Questa devozione al dovere, questo essere pronti al sacrificio […]
avrebbero potuto condurre di nuovo una nazione alla rovina108.
La trasformazione della società civile in un serbatoio para-militare, prima, e militarizzato,
poi, è una realtà ben chiara agli occhi degli intellettuali britannici negli anni conclusivi del
decennio. Ma, come si è detto, doveva essere una realtà percepibile anche agli inizi del decennio
stesso, per lo meno a quelli tra di loro che per motivi vari avevano potuto vivere direttamente
l’esperienza della presa del potere del nazismo, grazie a un soggiorno più o meno lungo in
Germania. Un’immagine di giovani strumentalizzati e trasformati in automi obbedienti al culto
della personalità hitleriana e dell’organizzazione capillare per trasformarsi in macchina efficiente ai
fini bellici è presente in uno dei racconti di Goodbye to Berlin di Christopher Isherwood, “On
Reugen Island”109. Sull’isola di Reugen, dove si trova in vacanza con gli amici Otto e Peter,
“Christopher Isherwood” (narratore omonimo, alter ego dello scrittore) conosce un medico nazista,
“a little fair-haired man with ferrety blue eyes and a small moustache”110, patito della disciplina a
tutti i costi, che di fatto cerca di applicare anche nei giochi sulla spiaggia: “The little man, after
introducing himself as a surgeon from a Berlin hospital, at once took command, assigning to us the
places where we were to stand. He was very firm about this – instantly ordering me back when I
attempted to edge a little nearer, so as not to have such a long distance to throw”111. Ma non è solo
una sensazione limitata a un singolo individuo. “Christopher Isherwood” si accorge che qualcosa è
cambiato nelle tradizionali usanze delle famiglie tedesche sulla spiaggia. Infatti:
Each family has its own enormous hooded wicker beachchair, and each chair flies a little flag. There
are the German city-flags – Hamburg, Hanover, Dresden, Rostock and Berlin, as well as the National,
Republican and Nazi colours. Each chair is encircled by a low sand bulwark upon which the occupants
108 Philip Gibbs, op. cit., pp. 274-5.
109 Il testo di Isherwood esce nel 1939, ma descrive la situazione dell’estate del 1931.
110 Christopher Isherwood, op. cit., p. 109.
111 Christopher Isherwood, ibidem.
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have set inscriptions in fir-cones: Waldesruh. Familie Walter. Stahlelm. Heil Hitler! Many of the forts
are also decorated with the Nazi swastika. The other morning I saw a child of about five years old,
stark naked, marching along all by himself with a swastika flag over his shoulder and singing
“Deutschland über alles”112.
Il piccolo medico nazista illustra chiaramente a “Christopher Isherwood” la tendenza del “nuovo”
popolo tedesco e identifica, con una serie di stereotipi ben noti, il nemico di turno: “‘You really
ought to come round to the other beach,’ he tells us. ‘It’s much more amusing there. […] The young
people here are a magnificent lot! I, as a doctor, know how to appreciate them. The other day I was
over at Hiddensee. Nothing but Jews! It’s a pleasure to get back here and see the real Nordic
types!”113. Ma se gli ebrei costituiscono un pericolo per l’integrità etnica del giovane popolo
tedesco, sono i comunisti a costituire il pericolo maggiore, per il “contagio ideologico” che emerge
dalle loro idee “allucinanti”: “Because there isn’t any such thing as communism. It’s just an
hallucination. A mental disease. People only immagine that they’re communists. They aren’t
really”114. Anche il piccolo dottore una volta la pensava così: “But my work at the clinic convinced
me that communism is a mere hallucination. What people need is discipline, self-control. I can tell
you this as a doctor. I know it from my own experience”115.
La negazione stessa dell’esistenza di un’ideologia diversa da quella propria è un elemento
comune alla rappresentazione dell’immagine del totalitarismo negli anni trenta. Leonard Woolf
offre, con tragica chiarezza, un’articolata ed efficace definizione dell’essere civili a fronte
dell’essere barbari:
The immediate satisfaction of the simple and primitive instincts is characteristic of those forms of
society which are the antithesis of civilization and which we may call barbarism. The barbarian is,
therefore, not only at our gates; he is always within the walls of our civilization, inside our minds and
our hearts. In times of storm and stress within any society, his appeal is very strong. He offers
immediate satisfaction of the simple instincts, love, hatred, and anger. […] He gives us the simple
satisfaction of violence and destruction, the destruction of society, of the complicated network of rules
and regulations, standards and morality which constitute civilization […]116.
Il testo di Woolf è dei primi mesi del 1939. Da qui a poco, questa distruzione e violenza
contenute nel concetto stesso di totalitarismo troveranno una dimostrazione pratica negli eventi che,
precipitando, scateneranno la negazione della ragione e lo scoppio del secondo conflitto mondiale.
Ma letterati e scrittori inglesi, rappresentando il fascismo nelle loro opere, immaginano anche come
potrà essere il mondo se barbarie e violenza avranno la meglio sulla civiltà e sulla cultura. Sono
molti i romanzi “apocalittici” appartenenti al cosiddetto filone della “Coming War”, e certamente
l’esempio maggiore è Swastika Night (1937) di Katharine Burdekin117, la quale immagina il mondo
circa 720 anni dopo Hitler: gli ebrei sono stati annientati, il Cristianesimo messo al bando, la donna
112 Christopher Isherwood, op. cit., p. 110.
113 Christopher Isherwood, ibidem.
114 Christopher Isherwood, op. cit., p. 111.
115 Christopher Isherwood, ibidem.
116 Leonard Woolf, op. cit., pp. 83-4.
117 Katharine Burdekin (1896-1963), romanziera impegnata politicamente a sinistra, alla nascita Katharine Penelope
Cade e poi nota con il nom de plume di “Murray Constantine”, pseudonimo con il quale pubblica diversi testi, tra i quali
anche Swastika Night, uno dei testi fondamentali del cosiddetto genere “distopico”. Swastika Night descrive uno
scenario futuro nel quale il mondo è stato spartito tra due poteri militari, i Nazisti e i Giapponesi. Ambientato in un
futuro distante centinaia di anni, il romanzo distopico descrive un Reich nazista quasi del tutto sterile e morente: ha
sradicato il “problema” degli ebrei, ma anche marginalizzato i cristiani, sostituendo la loro religione con il culto di
Hitler venerato come Dio. Parimenti, prevale il “culto della mascolinità”, e le donne sono stato sottoposte a “riduzione”:
private dei loro diritti, sono tenute in campi di concentramento, e destinate al solo ruolo della riproduzione.
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ridotta a un animale, privata delle prerogative della sua femminilità, relegata a mero strumento di
riproduzione della stirpe degli eletti, la razza germanica naturalmente; Hitler elevato agli onori degli
altari e il suo culto praticato nella chiesa nazista. Molte altre sono le caratteristiche di questo mondo
allucinato e in preda all’autodisgregazione, ma l’elemento forse più importante ai fini delle
immagini dei tratti caratteristici del fascismo è la creazione di una religione hitleriana di stato,
basata su una serie di menzogne che, distruggendo definitivamente ogni esempio di cultura e civiltà
altra e annullando il senso generale di memoria, ha costituito nei secoli una storia alternativa le cui
radici sono leggendarie:
Il popolo Germanico a quel tempo era tronfio di insensato orgoglio, di folle vanità, per la quale
naturalmente trovava un sacco di giustificazioni. Però […n]el profondo del loro orgoglio si annidava la
paura, non di qualcosa di fisicamente reale, bensì la paura della Memoria stessa [una sorta di isterismo]
cristallizzato in un libro. Il suo autore …] si chiamava Von Wield, uno sputasentenze […]
completamente isterico e nevrotico. Un uomo che bramava sguazzare in fiumi di sangue, ma che, a
causa di una malformazione fisica, doveva accontentarsi di vuotare fiumi di inchiostro. […] Questo
libro di Von Wield proclamava la natura divina di Hitler, in quanto non generato bensì esploso,
l’esclusione della donna, una sorta di primate, dalla razza umana, e la necessità di cancellare tutto ciò
che era stato detto e fatto e pensato prima dell’avvento di Hitler. […] Von Wield portò al culmine
l’ossessione della memoria, e prontamente suggerì il rimedio più ovvio secondo la natura teutonica: la
distruzione: Tutta la storia, la psicologia, la filosofia, l’arte, eccetto la musica, tutta la scienza medica,
salvo quella puramente anatomica e fisica, ogni libro e immagine e statua che ricordasse ai tedeschi del
passato doveva essere distrutta. Avrebbero creato un immenso vuoto che nessuno sarebbe mai stato
capace di colmare di nuovo118.
La civiltà occidentale dell’intera Europa e poi del mondo trasformata nel vuoto, nel nulla, nell’anticiviltà,
nella distruzione, nell’annichilimento di ogni espressione del pensiero. Questa ipotesi
angosciante fa spesso capolino negli scritti dei trentisti ed è associata al delirio del progetto nazista.
In Prater Violet (1945) di Christopher Isherwood, Friedrich Bergmann, stravagante regista
cinematografico ebreo austriaco, dotato di grandi capacità artistiche e di profonda visione
dell’essere umano e del difficile momento storico che l’Europa sta attraversando, espone al
“Christopher Isherwood” personaggio una visione apocalittica del mondo come potrebbe essere se
vincessero i nazisti:
And then he would begin to describe the coming war. The attack on Vienna, Prague, London and Paris,
without warning, by thousands of planes, dropping bombs filled with deadly bacilli; the conquest of
Europe in a week; the subjugation of Asia, Africa, the Americas; the massacre of the Jews, the
executions of intellectuals, the herding of non-Nordic women into enormous state brothels; the burning
of paintings and books, the grinding of statues into powder: the mass-sterilization of the unfit, massmurder
of the elderly, mass-conditioning of the young; the reduction of France and the Balkan
countries to wilderness, in order to make national parks for the Hitler Jugend [.]119.
10
Fascism deliberately aims at creating a master-slave society, founded upon force and upon the social
relation between the few who command and the many who blindly obey. That is the only social ideal
of those who control the German and Italian Governments, and their suppression of liberty and truth,
their violence, intolerance, and savage inhumanity spring naturally from their ultimate aims. Being
118 Katherine Burdekin, Swastika Night; La notte della svastica (1937), traduzione di Daniela Della Bona; prefazione di
Carlo Pagetti. Roma, Editori Riuniti, 1993, pp. 89-90.
119 Christopher Isherwood, Prater Violet (1945), London, Methuen, 1984, pp. 32-3. Il romanzo di Isherwood è del 1945.
Tuttavia, occupandosi di argomenti in gran parte autobiografici che si svolgono durante i tragici fatti autriaci del 1933-
1934, è decisamente pertinente all’argomento di questa trattazione.
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barbarians they follow out consistently the logic of their facts and of barbarism; hat is the part of their
strength120.
Come tutti gli scritti del 1938 e del 1939, anche Barbarians at the Gate di Leonard Woolf è
successivo al progressivo precipitare degli eventi storici, naturale conclusione della scalata alla
conquista del potere dei totalitarismi fascista e nazista: l’invasione dell’Abissinia; l’Anschluss
austriaco; l’annessione del distretto della Saar tramite referendum fortemente influenzato dalla
paura della violenza; il patto russo-tedesco di reciproca non aggressione Molotov-von Ribbentrop;
la sconfitta del governo legittimo repubblicano in Spagna; la farsa dell’incontro di Monaco;
l’invasione e conseguente annessione della Cecoslovacchia. Eventi che sono sempre più forieri
dell’ineluttabilità dell’evento supremo, lo scoppio del secondo conflitto mondiale, che tutti cercano
di evitare per l’intero decennio ma che di fatto nessuno sembra dimostrare di avere la forza e la
volontà politica di scongiurare una volta per tutte. Per questo motivo, le immagini del fascismo e
del nazismo che percorrono questi scritti, siano opere letterarie o di saggistica, sono particolarmente
esplicite. Come dice Samuel Hynes: “The fascist [in the works of 1938] are rendered [...] brutal and
irresistible - not men in a political movement, but a collective force of evil, stronger than good
because it acknowledges no limits to human action. [...] fascism is treated not as an historical event,
but as the end of history - an apocalypse, a dark night the end of which is beyond imagining”121. E
la Storia ha raggiunto l’immaginazione, si è messa al suo passo e l’ha superata. La guerra, tanto
temuta, è alla fine scoppiata da due mesi scarsi quando Virginia Woolf, fuggita per qualche tempo
alla claustrofobica situazione londinese nel tranquillo paesino di Lewes nel Sussex, scrive una
lettera all’amico Edward Sackville West, nella quale lo ringrazia per aver apprezzato il suo romanzo
The Waves (), e parla di barbarie e civiltà:
[… A] word of praise from a reader like you almost persuades me that I could back to that world in
spite of the war. [… But] I rather think we shall stay here mostly: leaving London was rather drawing
the curtains and finding it a fine day. The old man who brings the milk is far better company than
Kingsley Martin and that ilk. My only comfort lies in the obvious horror we all feel for war: but then
with a solid block of unbaked barbarians in Germany, what’s the good of our being comparatively
civilised?122.
La domanda di Virginia Woolf è, come sempre nel caso di questa straordinaria intellettuale,
molto acuta e va a toccare l’ambito di indagine che abbiamo visto interessare il marito Leonard.
Sempre di più i trentisti offrono immagini di violenza collettiva e individuale di un fascismo
esaltato e ormai intenzionato alla soluzione brutale nei confronti di ogni oppositore. Romanzi come
The Aerodrome (1941) di Rex Warner, opere teatrali come Trial of a Judge: A Tragedy in Five acts
(1938) di Stephen Spender, poesie come Full Moon at Tierz (1937) di John Cornford, testi di
saggistica come Studies in a Dying Culture (1938) di Christopher Caudwell, reportage giornalistici
come Journey to a War (1939) di W. H. Auden e Christopher Isherwood non tendono più a
riflettere sulla natura del fascismo e del nazismo e sulle loro qualità più o meno negative ma,
seppure con tecniche e generi narrativi diversi, tentano di realizzare l’istanza del realismo oggettivo,
120 Leonard Woolf, op. cit., p. 192.
121 Samuel Hynes, op. cit., p. 300.
122 Letter to Edward Sackville West, 25th October 1939, in Nigel Nicolson e Joanne Trautmann, The Letters of Virginia
Woolf. Vol. VI: Leave the Letters till We’re Dead, 1936-1941, London. Chatto & Windus, 1980, p. 366. Edward Charles
Sackville-West, quinto barone Sackville (1901-1965), critico musicale e romanziere britannico, poi negli ultimi anni
membro della House of Lords, pur partecipando molto poco ai lavori parlamentari. Basil Kingsley Martin (1897-1969),
giornalista e politico britannico, curatore dal 1930 al 1960 della rivista politica New Statesman. Socialista e pacifista
dichiarato, durante la Grande guerra è obiettore di coscienza, ma presta servizio civile nella Friends’ Ambulance Unit
sul fronte occidentale.
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che è una delle aspirazioni che l’arte marxista impegnata politicamente ha perseguito per tutto il
decennio:
The world they image is a world without history, for apocalypse is the end of history. [...] Being
without history, these parables are descriptive rather than prophetic. Fascism did not need to be
predicted - it was already there - and beyond fascism there was no imaginative future. And so, though
revolution is taken for granted as the only possible response to fascism, none of these books imagines a
victorious one, or the new world after the war123.
Ormai non c’è più bisogno di predire l’avvento del fascismo, perché è già lì. Non c’è più bisogno di
illustrare i barbari, perché sono davanti agli occhi di tutti. Qualunque descrizione, nel bene e nel
male, sarebbe riduttiva. Semmai c’è un disperato bisogno di rendersi conto che quel nazismo e quel
fascismo su cui si è a lungo riflettuto, forse davvero non era del tutto alieno dalla cultura inglese,
come sentenziava pomposamente Mosley: forse davvero i barbari che si temeva irrompessero nella
cittadella, avevano all’interno buoni alleati che, almeno in parte, condividevano una visione politica
ed economica della società, come denunciava Leonard Woolf. Un fascismo che è un germe
contagioso, una malattia morale dalla quale anche il governo britannico non sembra essere rimasto
immune, come afferma Peter Chalmers Mitchell:
Fascism is a pathological condition, a disease of Society. Unfortunately it is contagious. Its leading
symptoms are exaggerated selfishness and moral atrophy. In its more virulent phase, as in Germany,
Italy and Spain it glorifies and justifies crime. In its weaker forms, as in the British Government and
the majorities of the two Houses of Parliament, it appears as a complacent and selfish cowardice. But it
is the same disease, and I fear that a very slight change in economic conditions would produce the
virulent phase even in England124.
Una malattia che bisogna contrastare, e i letterati e gli intellettuali degli anni Trenta la
contrastano con i loro scritti e il loro attivismo politico e sociale, perché l’unica risposta possibile da
dare alla barbarie è quella di preservare, in qualche modo, la civiltà. E forse una delle immagini più
eloquenti del fascismo che questi scrittori ci consegnano, la traccia ancora una volta Leonard
Woolf, affidandola alla sue memoria autobiografiche solo molto più tardi. Il luogo è la quieta
Monk’s House a Rodmell nell’East Sussex, ma lo scenario è quello ben noto dell’angosciante tarda
estate del 1939. Leonard Woolf è lo stesso l’intellettuale che pochi mesi prima ha scritto la brillante
analisi su civiltà e barbarie. E ora l’intellettuale è impegnato in un lavoro manuale, piantare dei
bulbi di fiori nel suo giardino, la volontà di creare bellezza per sconfiggere l’orrore, di preservare
l’ordine della civiltà contro il caos della barbarie:
One of the most horrible things at that time was to listen on the wireless to the speeches of Hitler, the
savage and insane ravings of a vindictive underdog who suddenly saw himself to be all powerful. We
were in Rodmell during the late summer of 1939, and I used to listen to those ranting, raving speeches.
One afternoon I was planting in the orchard under an apple-tree iris reticulata, those lovely violet
flowers which, like the daffodils, ‘come before the swallow dares and take the winds of March with
beauty’. Suddenly I heard Virginia’s voice calling to me from the sitting-room window: “Hitler is
making a speech”. I shouted back: “I shan’t come. I’m planting iris and they will be flowering long
123 Samuel Hynes, op. cit., p. 314.
124 Peter Chalmers Mitchell, “Epigraph” a E.A. Osborne (a cura di), In Letters of Red, London, Michael Joseph, 1938.
L’affermazione di Chalmers Mitchell è la risposta data al questionario di Left Review, fatto circolare da Nancy Cunard
tra gli intellettuali inglesi nel giugno del 1937. Sir Peter Chalmers Mitchell (1864-1945), zoologo britannico, segretario
della Zoological Society of London dal 1903 al 1935, lungo mandato durante il quale dirige la politica del London Zoo
e crea il Whipsnade Wild Animal Park, primo esempio al mondo di parco zoologico all’aperto.
41
after he is dead.” Last March, 21 years after Hitler committed suicide in the bunker, a few of those
violet flowers still flowered under the apple-tree in the orchard125.
Mario Faraone, agosto 2016
Bibliografia
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Per confermare che l’idea dell’arte e il senso di umanità sono sopravissuti ai barbari, l’intellettuale del Novecento si rifà
al grande poeta e drammaturgo del periodo Elisabettiano.
42
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1941, London. Chatto & Windus, 1980, p. 366.
MARIO FARAONE nasce a Tripoli (Libia) nel 1960, esperienza interculturale che lo ha oltremodo segnato,
indirizzandone scelte ed esperienze, e stimolando molti dei suoi interessi e passioni, come la cucina, il
bricolage, il decoupage, l’andare per sentieri di montagna come direttore di escursione del CAI di Roma, e
l’amore per le letterature di lingua inglese. È dottore di ricerca in Letterature dei Paesi di Lingua Inglese
(Università di Roma «La Sapienza» - Istituto Universitario Orientale, Napoli), e Fellow della Christopher
Isherwood Foundation at the Huntington, Los Angeles. Ha insegnato «Letteratura Inglese» e «Letterature dei
Paesi di Lingua Inglese» presso il Corso di laurea in Scienze e Tecniche dell’Interculturalità all'Università di
Trieste, e alle università di Roma, Cassino, Pescara e Foggia. Dirige insieme a Gianni Ferracuti la rivista
Studi Interculturali (interculturalita.it). Ha pubblicato Un Uomo Solo, studio monografico su narrativa
autobiografica e rinnovamento spirituale nell'opera di Christopher Isherwood, autore che rappresenta uno dei
suoi maggiori ambiti di indagine e di ricerca. Ha inoltre pubblicato studi e saggi su politica e letteratura negli
anni Trenta; “Englishness” e “Britishness”; la Diaspora indiana e caraibica nel Regno Unito; le influenze
interculturali di filosofie e religioni orientali nella cultura britannica e americana; William Shakespeare,
Jonathan Swift, William Beckford, Cristina Trivulzio di Belgioioso, Florence Nightingale, Ralph Waldo
Emerson, Anthony Trollope, James Joyce, T.S. Eliot, Thomas Wolfe, Christopher Isherwood, Edward
Upward, Rex Warner, Giorgio Manganelli, Anthony Powell, Samuel Beckett, e su Sherlock Holmes tra
Oriente e orientalismo in racconti canonici, apocrifi e adattamenti cinematografici e televisivi. Dopo aver
curato con Martina Bertazzon, Giovanna Manzato e Roberta Tommasi Scorci improvvisi di altri orizzonti:
sguardi interculturali su letterature e civiltà di lingua inglese (LULU, 2008), volume di saggi sulle
letterature dei paesi anglofoni, tratti da tesi in “Scienze e Tecniche dell’Interculturalità” di cui è stato relatore
all’ateneo di Trieste (<http://www.lulu.com/>), ha recentemente pubblicato L’isola e il treno, studio
monografico su impegno politico e produzione artistica nell'opera dell'intellettuale marxista britannico
Edward Upward; Il morso del cobra, studio sulla ricezione artistica della religione Vedanta negli scritti di
Christopher Isherwood; Su il sipario, Watson!, la prima edizione critica e annotata dei drammi teatrali di
William Gillette e Arthur Conan Doyle su Sherlock Holmes; e ha curato con Gianni Ferracuti e Valentina
Oppezzo La più nobile delle arti: saggi, racconti e riflessioni su bugia, falsità, inganno e menzogna, volume
collettaneo multidisciplinare per i tipi di LULU, Morrisville, North Carolina.

News - Mondo

di Niccolò Cusumano, Federico Pontoni e Antonio Sileo da LaVoce.info del 24/8/2016 - A giugno l’energia elettrica generata in Italia da fonti rinnovabili, idroelettrico incluso, ha superato quella da fossili. Un sorpasso ottenuto anche grazie ai bassi consumi, ma che potrebbe segnare l’inizio di una nuova epoca. Riusciremo a governare il cambiamento? E che fine ha fatto il Green act?

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News - Economia

Racconti tratti dal libro "Cartoline dal mondo. Insolite avventure nei cinque continenti", di Cristina Cristofoli - ARMENIA Il taxista in versione Frankenstein. A distanza di vent'anni dalla laurea, ispirata da un sentimento nostalgico per gli anni dell'università, all'improvviso mi ritrovo catapultata nel ruolo di studentessa, seppur in pieni anni "anta", impegnata in un improbabile dottorato di ricerca in materia di Comunicazione, studi audiovisivi e cinema. Per prima cosa mi invento un "viaggio a tema", ovvero la partecipazione al Golden Apricot, il festival internazionale del cinema di Yerevan. Francamente non so nemmeno io perché, tra le centinaia di festival del cinema, abbia scelto proprio quello armeno.

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News - Mondo

di Stefano Pizzin - A Monfalcone vivono poco meno di duemila cittadini del Bangladesh. Lavorano prevalentemente nell'indotto di Fincantieri, risiedono in città con le loro famiglie, i loro figli frequentano le nostre scuole, hanno alcuni piccoli negozi e abitano quasi esclusivamente nel centro cittadino. La presenza dell'immigrazione dal Paese asiatico dura da almeno venti anni e oggi i bengalesi sono la comunità straniera più presente in una città dove la percentuale di immigrati supera il venti per cento.
Ma cosa sappiamo di una comunità cosi numerosa e presente da ormai lungo tempo? Poco, a dire il vero. Sappiamo che vengono da un Paese poverissimo, che sono musulmani, che le donne sono prevalentemente velate, seppure di un velo leggero e assai colorato, che hanno una cucina simile a quella indiana e poco altro. Non molto, in effetti, per una comunità che da due decenni è parte integrante della società cittadina.

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News - Mondo

di Maria Pia Monteduro da Vespertilla - Inserito nell’interessante collana di gialli I luoghi del delitto, grazie alla quale “i lettori possono indagare aspetti sconosciuti di città notissime o di intere regioni”, il romanzo di Elena De Vecchi si svolge nella zona di confine Gorizia-Nova Gorica. L’ambiente, come si evince chiaramente dalle coordinate della collana editoriale, è importante, se non addirittura decisivo. La storia si sviluppa e ha la sua ragion d’essere in un crocevia di lingue, culture, tradizioni popolari, retaggi storici che, finalmente, nel primo decennio del XXI secolo, hanno trovato la strada della pacifica convivenza e del reciproco rispetto.

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News - Cultura

di Marco Magni da MicroMega del 24/8/2016 - I libri dedicati alla scuola ne ignorano quasi sempre il carattere sociale. I tratti dominanti del discorso sono costituiti, da un lato dall’idealizzazione del merito, dell’efficienza, della razionale allocazione della spesa, della libertà di scelta tra pubblico e privato o, per converso, dalla istanza della difesa della natura “pubblica” e democratica della scuola, dalla valorizzazione della passione per l’insegnamento e della sua (platonica) dimensione erotica. La diseguaglianza sociale rimane normalmente, perlomeno nella letteratura più diffusa e di successo, una glossa o una nota a margine.

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News - Cultura

di Azra Nuhefendić da balcanicaucaso.org del 18/8/2016 - L’ultima epidemia di vaiolo in Europa fu nel marzo 1972. Nei trent’anni precedenti si credeva che la malattia fosse stata sradicata, ma riapparve a Belgrado, allora capitale della Jugoslavia. Un trentacinquenne kosovaro era tornato dal suo pellegrinaggio alla Mecca e aveva portato il virus. 175 persone si ammalarono e 35 morirono. L’ospedale dove furono sistemati i primi ammalati fu letteralmente sigillato. Le porte, le finestre e la fognatura, tutto venne sbarrato e intorno fu messo un cordone di poliziotti con l’ordine di sparare se qualcuno avesse provato a scappare.

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News - Mondo

di Francescomaria Tedesco da Il Fatto Quotidiano del 22/7/2016  - Per l’amor di Dio, si può non trasformare la battaglia per il No al referendum costituzionale di ottobre nella battaglia dei vecchi arnesi della politica venuti a dirci come si sta al mondo? Questa deve essere una battaglia dei giovani per il futuro. È chiaro che qualcuno voglia trasformarla in effetti nella resa dei conti, nell’Armageddon che farà cadere il governo Renzi (se si vuol prestare fede alle promesse del presidente del Consiglio e dei ministri Padoan e Boschi), ma noi che c’entriamo? Certo è stato Renzi a farla diventare tale, per l’appunto legando il destino del governo all’esito del referendum.

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News - Italia

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di Maria Pia Monteduro da Vespertilla - Inserito nell’interessante collana di gialli I luoghi del delitto, grazie alla quale “i lettori possono indagare aspetti sconosciuti di città notissime o di intere regioni”, il romanzo di Elena De Vecchi...

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davvero significativa all’interno delle ricerche, delle analisi e delle teorizzazioni
delle scienze sociali.

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La notte della Repubblica

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